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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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Archivi per la categoria 'Pubblica Amministrazione'

ven, nov 18, 2016  Roberta Buscherini
Tredicesima e indennità integrativa speciale: scompare l’incompatibilità
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A partire dal prossimo mese di dicembre, l’INPS procederà al pagamento della tredicesima mensilità e dell’indennità integrativa speciale su pensioni percepite in costanza di attività lavorativa erogate a carico delle gestioni esclusive dell’assicurazione generale obbligatoria (ovverosia Inpdap, Ipost, Fs). In tale maniera, mediante una circolare appena emessa e pubblicata proprio la scorsa settimana, l’istituto si adegua a due fondamentali pronunce della Corte costituzionale (nello specifico la 566/1989 e 232/1992) che hanno dichiarato l’illegittimità degli articoli 97 e 99 del d.P.R. 1092/1973 (“Approvazione del testo unico delle norme sul trattamento di quiescenza dei dipendenti civili e militari dello Stato”).

 

Tredicesima e indennità integrativa speciale

Tredicesima e indennità integrativa speciale; La circolare INPS che abbatte l’incompatibilità

 

Assume pertanto rilievo per il Pubblico Impiego la sopra menzionata circolare INPS 10 novembre 2016, n.195 recante rubrica “Corresponsione della tredicesima mensilità e dell’Indennità Integrativa Speciale su pensioni percepite in costanza di attività lavorativa erogate a carico delle Gestioni esclusive dell’Assicurazione Generale Obbligatoria”. L’INPS, in condivisione con il Ministero del lavoro e delle politiche sociali, adotterà ora una soluzione in via amministrativa volta al riconoscimento degli emolumenti in esame, anche in assenza e a prescindere dalla proposizione di ricorsi da parte degli interessati.
Di conseguenza, per le pensioni decorrenti dalla data di pubblicazione della circolare in esame, gli emolumenti in esame dovranno essere corrisposti integralmente e dalla medesima data e gli interessati potranno richiedere alla sede INPS che gestisce la relativa pensione la corresponsione della tredicesima mensilità, oppure (non necessariamente in alternativa) dell’indennità integrativa speciale su pensione in godimento in costanza di attività lavorativa dipendente.

 

Tredicesima e indennità integrativa speciale su pensioni percepite in costanza di attività lavorativa

 

All’interno della circolare INPS n. 195 sono presenti tutte le indicazioni sull’acquisizione della domanda, sulle modalità e quantificazione del ripristino degli importi di indennità integrativa speciale e/o di tredicesima anche in ipotesi di ricorsi amministrativi pendenti o in corso di istruttoria.

 

L’intervento dell’INPS è da imputare alla inerzia legislativa del Parlamento che non si è prodigato nell’attività di adeguamento alle disposizioni e agli avvertimenti contenuti nelle citate sentenza della Consulta. In questo modo si dà soluzione alla questione mediante via amministrativa riconoscendo le somme finora non erogate, dinnanzi ed alla luce della consolidata giurisprudenza in materia, facendo anche riferimento al superamento della incumulabilità tra pensione e redditi da lavoro autonomo e dipendente.

 

Altre novità per il Pubblico Impiego

 

A proposito di Pubblico Impiego, rammentiamo nel frattempo che uno dei temi più rilevanti affrontati all’interno della Legge di Bilancio 2017 (la Manovra per il prossimo triennio), è quello del rinnovo dei contratti dei dipendenti statali: gli ultimi aggiornamenti dalla Camera dei deputati vedono i tecnici affermare la opportunità di “acquisire i dati relativi alla determinazione degli importi e alle loro ripartizione” tra i singoli interventi: si tratta del rafforzamento della dote relativa al rinnovo all’interno del monte complessivo di risorse a disposizione per l’area tematica. Ovverosia 1,48 miliardi da ripartire tra rinnovi, riordino carriere del personale del comparto sicurezza-difesa e stabilizzazione per lo stesso comparto del bonus degli 80 euro.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

 

Roberta Buscherini

 

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lun, nov 7, 2016  Patrizia Caroli
Pensioni Pubblico Impiego: come fruire dell’APE (Anticipo pensionistico)
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A partire dall’anno prossimo (2017) i lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 di contributi potranno smettere di lavorare fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto al raggiungimento della pensione di vecchiaia? Questo quello che affiora dal disegno di Legge di Bilancio 2017 presentato dal Governo il 29 ottobre scorso. Il testo transiterà all’esame delle commissioni della Camera in questo mese di novembre e poi al Senato per l’approvazione finale da ottenere (dopo la necessaria pausa per il referendum costituzionale del 4 dicembre) entro Natale. Ma cerchiamo di capire meglio come dovrebbe essere applicato l’istituto dell’anticipo pensionistico (APE, che esisterà in 3 tipologie, volontario, aziendale e social) o anticipazione pensionistica ai lavoratori del Pubblico Impiego. Una novità molto importante presente nelle bozze di quella che fino all’anno scorso era denominata Legge di Stabilità.

 

Pensioni Pubblico Impiego: APE

APE; L’Anticipo pensionistico nella Legge di Bilancio: cosa sappiamo

 

Già nello scorso mese di luglio uno dei nodi più rilevanti delle mosse programmatiche del Governo Renzi in vista della Manovra d’autunno era rappresentato dal progetto dell’APE e dalla sua potenziale estensione anche al Pubblico Impiego. L’ipotesi era quella della composizione di un pacchetto specifico per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione: anche a questi ultimi si punta pertanto a garantire l’APE, tenendo conto delle leggere differenze che attualmente sopravvivono in parte sulle “uscite” e in toto sulle liquidazioni, accantonate figurativamente nel pubblico impiego sotto forma di Tfs.

 

Come fruire dell’APE

 

L’art. 25 della attuale bozza della Legge di Bilancio, recante rubrica “Anticipo Finanziario a garanzia pensionistica – APE sociale” disciplina infatti la possibilità di accedere alla pensione in via anticipata a decorrere dal 1 maggio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, attraverso l’attivazione dell’istituto di un prestito finanziario fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. I requisiti per poter accedere a tale istituto sono i così enumerati: è necessario essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata, aver una età anagrafica minima di 63 anni, aver maturano il diritto ad una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi ed essere in possesso del requisito contributivo minimo di 20 anni. Per accedervi non si può già essere già titolari di un trattamento pensionistico diretto.
Qualora si sia in possesso dei requisiti richiesti, i soggetti sono tenuti ad inoltrare domanda direttamente o tramite un intermediario autorizzato all’INPS, tramite il suo portale. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, una volta verificati i requisiti, sarà in grado di comunicare al soggetto richiedente l’importo minimo e l’importo massimo dell’APE ottenibile. Importante sottolineare come l’eventuale domanda di APE e di pensione non sono revocabili.

 

L’esito della domanda di accesso all’Anticipo pensionistico

 

Inoltre nella domanda prestata dal soggetto richiedente, deve essere assolutamente indicato il finanziatore cui richiedere l’APE, oltre all’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Nel caso di esito positivo, l’INPS avrà il compito di trattenere successivamente sulla pensione mensile l’importo della rata per il rimborso del finanziamento riversandolo al finanziatore tempestivamente e comunque non oltre 180 giorni dalla data di scadenza della medesima rata.

 

Fonte: IlSole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

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mar, ott 18, 2016  Patrizia Caroli
Legge di Stabilità 2017: le novità per Pubblico Impiego e forze dell’ordine
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La Legge di Stabilità 2017 (che a partire da quest’anno si chiama Legge di Bilancio) è stata varata lo scorso weekend (sabato 15 ottobre) dal Governo Renzi, tra le critiche di sindacati ed opposizione ed i plausi moderati di alcuni tra gli addetti ai lavori. Ora la lunga la corsa verso l’approvazione nel dibattito presso la Camera dei deputati. Un percorso che non sarà scevro da ostacoli. Ma vediamo immediatamente i punti chiave della Manovra 2017 per Pubblico Impiego e forze dell’ordine.

 

Legge di Stabilità 2017

Pubblico Impiego: novità dalla Legge di Bilancio 2017

 

La cifra (ovverosia lo stanziamento previsto) relativa al Pubblico Impiego da mettere in evidenza ammonta a quota 1,9 miliardi: un dato coerente con quanto definito in ambito di principi guida nelle slide (in attesa vista dei documenti ufficiali che sono invece in via di definizione, ieri è stato inviato alla Unione europea il Documento programmatico di bilancio 2017). Al centro dell’attenzione, oltre al rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione, sono collocati anche gli interventi sulle forze dell’ordine (500 milioni di euro) e le 10mila assunzioni annunciate dal premier Renzi nei giorni scorsi. Quest’ultima misura, in realtà, non dovrebbe pesare troppo sulle dinamiche di finanza pubblica, perché si tradurrà soprattutto in stabilizzazioni nel settore sanitario, interessando quindi personale che già riceve uno stipendio dalla Pubblica Amministrazione.

L’agognato rinnovo dei contratti sarà accompagnato con tutta probabilità da una revisione delle regole sul salario accessorio. Tuttavia per raggiungere l’obiettivo sarà necessario ritoccare le griglie rigide introdotte dalla riforma Brunetta del 2009 e rimaste inattuate. “Ora confronto aperto su regole e priorità”, afferma il ministro per la Funzione Pubblica Marianna Madia. Un confronto che non sarà affatto facile, con i sindacati sulle barricate.

 

Legge di Stabilità 2017: Cosa cambia dal 2017 per le forze dell’ordine

 

Con il varo della nuova Legge di Stabilità arriva anche il momento della riorganizzazione della carriera di militari e agenti di polizia? Sembrerebbe proprio di sì. Il disegno di Legge di Bilancio varato dal Governo riapre la prospettiva. Vengono stanziati 390 milioni di euro, da sommare a 119 milioni già disponibili. Si tratta del cosiddetto “rifinanziamento del riordino”. Sono presenti i fondi indispensabili per rimodulare gli scatti, gli avanzamenti e le promozioni, i titoli richiesti nelle qualifiche, i passaggi dai ruoli dei sottufficiali, nel caso specifico del personale militare, a quelli dei sottoufficiali.

 

Legge di Stabilità 2017: Aumenta la busta paga per le forze dell’ordine?

 

Ma quanto denaro in più entrerà in busta paga a partire dall’anno prossimo? In una bozza di ipotesi distribuita ai sindacati di polizia dal dipartimento di Pubblica Sicurezza, guidato dal prefetto Franco Gabrielli, si delinea una possibile modifica dei parametri di stipendio. Ecco gli aumenti che dovrebbero concretizzarsi dal 1 gennaio 2017: per gli agenti l’incremento sarà del 3%, per l’assistente capo con cinque anni di anzianità del 5%, mentre per un sovrintendente capo con otto anni di qualifica ammonterà al 5,5%. A parere del ministro dell’Interno, Angelino Alfano, con il finanziamento il nuovo riordino delle carriere sarà “una vera e propria legge sul merito”, aggiungendo che sono stati “resi strutturali gli 80 euro” di bonus. Misure di rilevo per tutto il personale impiegato presso le forze dell’ordine.

 

Fonte: Sole 24 Ore

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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mar, ott 11, 2016  Patrizia Caroli
Licenziamento nella pubblica amministrazione: unico rimedio la reintegra
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Licenziamento nella pubblica amministrazione. Personale e Pubblico Impiego, nessun risarcimento in alternativa alla reintegra: è quanto affiora da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (più precisamente la sentenza 20056/2016) in materia di licenziamenti di cui sia stata dichiarata l’illegittimità nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico. Un tema che assume tantissima rilevanza in questo momento, anche alla luce della complicazioni di sistema, non risolte troppo brillantemente dalla Legge Fornero. Ma cerchiamo di capirne di più.

 

Licenziamento nella Pubblica Amministrazione: unico rimedio la reintegra

Licenziamenti PA: nessun risarcimento in alternativa alla reintegra

 

A tale tipologia di licenziamento viene applicato il regime di tutela reale previsto dall’articolo 18 della legge 300/1970 nella sua formulazione precedente alle modifiche introdotte dalla legge 92/2012 (cd. Legge Fornero). Ma cerchiamo di capire dove alloggia il nodo della questione dal momento che proprio pochi giorni prima della sopracitata sentenza degli Ermellini è stata pubblicata una differente pronuncia (sempre ad opera della suprema Corte) all’interno della quale è stato statuito che anche ai dipendenti della Pubblica Amministrazione si applica il regime di tutela introdotto dall’art. 1 della legge 92/2012 di riforma dell’articolo 18 del cosiddetto Statuto dei Lavoratori (l. 300/1970). In forza di tale norma, la tutela reintegratoria (qualora il giudice abbia accertato la sussistenza o la insussistenza del fatto alla base del licenziamento) può risultare alternativa alla tutela risarcitoria nell’ipotesi di recesso datoriale illegittimo.

Il nodo alloggia proprio qui: la giurisprudenza di legittimità risulta non uniforme (e piuttosto ondivaga) in merito alla rilevante applicabilità ai lavoratori della Pubblica Amministrazione delle modifiche introdotte dalla legge Fornero con specifico riferimento agli effetti sanzionatori del licenziamento invalido.

 

Licenziamento pubblico impiego; l’orientamento della Cassazione

 

La sentenza 20056/2016 mette pertanto in evidenza un orientamento di legittimità che “carsicamente” riaffiora: secondo tale orientamento (che potrebbe presto trasformarsi in consolidato indirizzo) le modifiche apportate dalla legge 92/2012 non possono in alcun modo essere estese automaticamente ai dipendenti della Pubblica Amministrazione, se non ad opera di un intervento di diritto positivo, ovverosia un atto di armonizzazione definito ed emesso dal Ministero per la Pubblica Amministrazione capitanato da Marianna Madia (come previsto dall’art. 1, commi 7 e 8, della stessa Legge Fornero) in questo momento alle prese con la grande opera di riassetto della Pubblica Amministrazione. Un provvedimento (quello di armonizzazione) che tuttavia non dovrebbe tardare a giungere e collocarsi all’interno dell’ordinamento.

 

Licenziamento dipendenti pubblici. Le conclusioni dei giudici: elemento chiave per i dipendenti PA

 

Gli Ermellini affermano che il lavoro privato e il lavoro pubblico (sebbene contrattualizzato) sono caratterizzati da una obiettiva diversità, poiché nel comparto pubblico è presente (a differenza del privato,) la necessità di far prevalere la tutela dell’interesse collettivo al buon funzionamento e all’imparzialità della Pubblica Amministrazione (fondamentale principio che sovrintende a tutto il funzionamento della PA, con dignità costituzionale). Rispetto a questa esigenza, a parere della suprema Corte di Cassazione, la sanzione reintegratoria si configura come l’unico strumento di rimedio a fronte di un licenziamento di un dipendente pubblico illegittimo. Ciò avviene poiché la sola tutela risarcitoria attraverso riconoscimento di un indennizzo economico non risulta in alcun modo idonea a rimuovere il pregiudizio arrecato all’interesse collettivo. Una pronuncia ed un precedente certamente importanti per tutto il Pubblico Impiego.

 

Fonte: Sole 24 Ore

 

Patrizia Caroli

 

 

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gio, ott 6, 2016  Patrizia Caroli
Sblocco contratto statali, è certezza: ecco da dove arriveranno le risorse
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Il 2017 sarà l’anno dell’anelato rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione. Lo ha promesso il premier Renzi nelle scorse settimane ed inoltre la previsione fa capolino nelle bozze della prossima Legge di Stabilità, con un’avanguardia relativa alle coperture economiche già presente nella Nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza redatto dal Governo pochi giorni fa.

 

Sblocco contratto statali

Rinnovo contratto statali: aumenti legati alla produttività

 

Uno degli obiettivi di tale azione è anche quello di aumentare la produttività del Publico Impiego. Il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha infatti confermato che che l’aumento degli stipendi non sarà a pioggia (ovverosia per tutti), bensì legato a merito e produttività, oltre che al livello degli stipendi. Sono infatti da definire le modalità di erogazione delle somme, ed alcune incognite interessano la mole complessiva dello stanziamento che sarà destinato allo sblocco dei contratti del Pubblico Impiego stesso, ma l’aumento degli stipendi si concretizzerà, questo è certo.

 

Un contratto innovativo, capace di valorizzare il lavoro

 

Ecco le dichiarazioni dei sindacati in merito alla trattativa in corso con l’ARAN in questi giorni “Vogliamo per pubblico e privato stesse regole sulla democrazia e stesse opportunità per la contrattazione. Che vuol dire stesse responsabilità, ma anche stesse possibilità di sviluppo professionale e valorizzazione delle competenze. E stesso ruolo nel definire le regole del gioco. Per questo porteremo al governo la nostra proposta: un contratto innovativo che valorizzi il lavoro, riassegnando alla contrattazione la funzione di regolare condizioni e organizzazione del lavoro”.
Ma per recuperare la somma di denaro necessario allo “scongelamento” dei contratti PA fermi ormai da 7 lunghi anni, il Governo andrà a lavorare sulla fase 3 della “spending review” con un impatto ridotto rispetto ai due cicli precedenti e un rapporto spesa-Pil in calo: in questo senso i richiami della Nota di aggiornamento del Def, varata dal Governo, al contenimento delle uscite della Pubblica Amministrazione sono ripetuti sia in termini di obiettivi da centrare nei prossimi anni che di risultati già conseguiti.

 

Spending review (ovvero, dove reperire le risorse): la fase 3

 

Il Governo nella sua pianificazione esordisce con la riduzione strutturale già programmata con la “fase 2” della revisione della spesa: 25 miliardi nel 2016, 28 nel 2017 e 29 miliardi nel 2019. Anche se la Nota di aggiornamento al Def non fornisce dettagli e cifre, con la prossima Legge di Stabilità saranno adottati altri interventi per almeno 4 miliardi ai quali sta lavorando già da diverse settimane il commissario Gutgeld.

L’idea è quella di suddividere a metà tra revisione della spesa e proventi dalla lotta all’evasione (con ulteriori mini-misure fiscali) gli 0,5 punti di Pil (circa 8-9 miliardi) della manovra vera e propria garantita all’Unione Europea che, insieme ai margini di deficit utilizzati, concorrerà a comporre la prossima Manovra. La dote di revisione di spesa verrà assicurata in prima battuta dal rafforzamento del processo di centralizzazione degli acquisti della Pubblica Amministrazione dal quale giungeranno circa 1,2 miliardi che si andranno ad aggiungere dal risparmi “extra” realizzato da Consip nel 2016. Ulteriori 2 miliardi dovranno essere assicurati dal capitolo fondi nazionali e ministeri, mentre un contributo supplementare sarà fornito dalla tanto sbandierata attuazione della Riforma Madia della Pubblica Amministrazione.

Fonte: Sole 24 Ore

 

Patrizia Caroli

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