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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

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Archivi per la categoria 'Pubblica Istruzione'

mar, apr 22, 2014  Marco Brezza
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Finanziamenti competitivi, distribuzione di risorse viziata da ineffabili criteri programmatici ed una carenza di fondi che nell’ultimo anno si è fatta sentire con prepotenza: sono alcuni dei temi che si affollano al centro della vessata questione delle risorse da destinare alle università italiane, in quella che è stata definita come la questione degli atenei senza merito 2014. Ma osserviamo meglio ciò che è avvenuto e sta avvenendo in questo trapasso tra il 2013 ed il 2014.

 

atenei senza merito 2014

Atenei senza merito 2014: la riduzione delle risorse

 

Il primo dato che balza agli occhi è la riduzione (e la carenza) di risorse che ha afflitto le università del Belpaese nel 2013. I rettori sono sul piede di guerra poiché il taglio di risorse economiche agli atenei è un fatto: dai 6,9 miliardi di euro complessivi distribuiti nel corso del 2008 si è transitati ai 6,2 miliardi del 2013, esattamente il 10,2 per cento in meno. Una riduzione che manifesta i suoi effetti esiziali attraverso la combinazione con una distribuzione dei finanziamenti oltremodo curiosa.

 

Un meccanismo di ripartizione dei fondi capzioso ed inefficace

 

I fondi di ogni università rimangono in larga parte appesi ai parametri della spesa storica: attraverso un complicato meccanismo che mette insieme quote premiali, clausole di salvaguardia e capziosi ingranaggi che impediscono a chi riceveva troppo in passato di subire un congruo adeguamento verso il basso della quota di fondi devoluti, si è venuto a creare un sistema che somiglia ad un colabrodo da punto di vista di correttezza, linearità ed efficacia. Ed è proprio a causa di ciò può essere utilizzato l’icastico titolo atenei senza merito 2014.
L’arretramento generale è divenuto ufficiale lo scorso anno: ben 20 atenei hanno perso il 5 per cento dei finanziamenti, ad esempio alla Sapienza di Roma sono stati tolti 26 milioni. E dalle cifre si è notato che molti atenei senza merito ricevono più denaro delle università con i risultati di rendimento migliori: tra le palesi contraddizioni che affiorano non può non essere citata quella che riguarda la Bicocca di Milano, il migliore ateneo del paese secondo i parametri ministeriali, la quale ha ricevuto meno soldi di Messina, il peggiore ateneo (sempre osservando i suddetti parametri).  Oppure, l’Università della Tuscia di Viterbo, che non si è distinta quasi in nulla, ha avuto 6647 euro per ogni iscritto, mentre il Politecnico di Milano (spesso distintosi per qualità) si è vista destinare solo 2871 euro, due volte e mezzo in meno. Insomma la grande contraddizione degli atenei senza merito 2014 evidenzia la colossale discrasia presente nel nostro ordinamento con riferimento al settore della istruzione universitaria.

 

Atenei senza merito 2014, la realtà italiana

 

Tra i fattori che incidono negativamente su questa ripartizione dei fondi agli atenei va poi anche segnalato anche il fatto che per la distribuzione si deve tenere conto anche dei fondi in più che erano stati assegnati agli atenei con maggiori spazi per le assunzioni per il piano straordinario degli associati, ma che non sono stati spesi perché i tempi dell’abilitazione nazionale non lo hanno permesso.
Quello che emerge da tutto questo discorso è che la realtà italiana continua a stringere i cordoni della borsa per ciò che riguarda l’istruzione universitaria: un comportamento che si pone in netta controtendenza rispetto al “trend” che si impone in altri paesi mondiali (ci si riferisce qui in particolare al mondo anglosassone, ma anche alle “madri” europee Francia e Germania). Quella degli atenei senza merito 2014 rischia di diventare una questione problematica: urgono provvedimenti governativi che interrompano questo meccanismo che di premiale pare non possedere proprio nulla.

 

Fonti: repubblica.it, ilsole24ore.com

 

 

 

 

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lun, dic 16, 2013  Patrizia Caroli
Come Diventare Insegnanti Scuola Infanzia? 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Insegnanti Scuola Infanzia: uno dei mestieri più belli che sicuramente si possa realizzare nella vita, soprattutto per quelle persone appassionate dai bambini. Gli insegnanti scuola infanzia sono responsabili di bambini la cui età oscilla tra i due anni e mezzo e i cinque anni. Proprio per questo motivo si tratta di un mestiere importante, gli anni che questi bambini trascorrono nella scuola dell’infanzia, ex scuola materna, sono decisivi. Gli insegnanti scuola infanzia devono essere professionisti molto preparati per soddisfare le necessità ed esigenze dei loro alunni. Infatti, è un mestiere che necessità di una forte vocazione.

 

Competenze degli Insegnanti Scuola Infanzia

 

Gli insegnanti scuola infanzia si occupano degli alunni tra due e sei anni, approssimativamente, e propongono attività didattiche, educative e di socializzazione durante questi primi anni dei bambini. Questo tipo d’istruzione non è obbligatoria, ma importante per la formazione della personalità dei bambini e il loro  futuro insegnamento. Alcuni obblighi e responsabilità degli insegnanti scuola infanzia sono sviluppare e stimolare la creatività, l’apprendimento e l’autonomia dei bambini.

 

Come diventare Insegnanti Scuola d’Infanzia

 

Come abbiamo appena accennato, la cosa più importante per diventare insegnanti scuola infanzia è passione per i bambini e per la scuola. Il lavoro degli insegnanti scuola infanzia non è adatto a persone senza pazienza e senza valori collegati all’educazione e l’insegnamento. Delle volte può sembrare una professione semplice e comoda, ma non lo è. Al contrario, richiede di tanta tolleranza, spirito di coinvolgimento, immaginazione e serenità.

Per diventare insegnanti scuola d’infanzia oggi non è come una volta che bastava possedere il diploma magistrale e poi fare un concorso. Attualmente è necessaria una laurea in Scienze della Formazione Primaria, di durata 5 anni. Per accedere alla laurea però, è necessaria la realizzazione di un test preliminare con domande sulla lingua italiana, la storia, la geografia, la pedagogia, la logica e qualche domanda di chimica, fisica e matematica.

Per accedere alla laurea per diventare insegnanti scuola infanzia è necessario essere sempre aggiornati riguardo le date delle prove di accesso. Queste date sono diverse per ogni università italiana e quindi, bisogna controllare periodicamente i rispettivi siti.

Nei bandi di concorso delle diverse università per la realizzazione del test previo alla laurea per diventare insegnanti scuola infanzia sono presenti informazioni utili come il versamento da realizzare, le date della prova e i posti disponibili per ogni università. Una volta superato il test e uscite le graduatorie non resta altro che realizzare la matricola per diventare insegnanti scuola infanzia.

 

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ven, nov 22, 2013  Roberta Buscherini
Mobilità Personale: Mobilità Professionale e Mobilità Intercompartimentale 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Mobilità Personale Docente: Informazioni utili sulle tipologie di trasferimenti nella pubblica istruzione e i criteri richiesti per l’accesso alla mobilità personale.

Le normative vigenti nell’ambito della scuola prevedono tre tipologie di mobilità del personale: mobilità territoriale, mobilità professionale e mobilità intercompartimentale.

 

Mobilità personale: Mobilità Professionale scuola

 

La mobilità professionale, nella scuola, è il trasferimento di personale, di un ruolo all’altro, oppure il passaggio di cattedra (da una classe di concorso ad un’altra dello stesso ruolo).

Questa tipologia di mobilità del personale ha come obiettivo principale risolvere e prevenire il soprannumero ma docenti, ma anche valorizzare le esperienze acquisite dai docenti. Nello specifico, la mobilità personale professionale prevede:

-          Riassorbimento delle eccedenze del personale

-          Valorizzazione della professionalità degli insegnanti

 

Requisiti per l’accesso alla mobilità personale – professionale

 

La mobilità personale della scuola, professionale, è accessibile agli insegnanti, o personale educativo, che hanno superato il periodo di prova (tanto i giorni di servizio come il periodo di formazione) e in possesso dell’abilitazione per il ruolo richiesto.

 

Mobilità Professionale: chiarimenti

 

La mobilità del personale docente – professionale è legata alle necessità di risorse professionali in ogni momento.

La mobilità personale docente professionale può essere presentata anche per cambiamento di provincia. In questo caso però, viene concessa solo se ci sono posti disponibili dopo la mobilità professionale di quella provincia e i movimenti interprovinciali.

 

Mobilità Personale Scuola intercompartimentale

 

Si tratta di una tipologia di mobilità nella quale, l’amministrazione di appartenenza e differente a quella di destinazione. Ad esempio, chiedere il trasferimento dalla scuola ad un altro ente pubblico.

L’Iter da seguire per la mobilità del personale- intercompartimentale è:

 

-          Controllare la pubblicazione di posti messi a disposizione per la mobilità , sulla Gazzetta Ufficiale

-          Accertarsi di possedere i requisiti richiesti

-          Produrre una domanda al capo d’Istituto

-          Fare domanda all’Amministrazione di destinazione

-          Attendere che l’Amministrazione di “arrivo” produca una graduatoria.

 

 

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mer, nov 13, 2013  Valentina
Anno Scolastico Iniziato. Ma Con Le Vecchie Regole 4.25/5 (85.00%) 4 Vota Questo Articolo

 

untitledIl decreto istruzione (…)  non ha accolto nessuna delle modifiche da noi richieste rispetto al testo approvato dalla Camera. I tempi troppo stretti hanno impedito una discussione approfondita e partorito una legge che presenta molte più ombre che luci”. Questo il commento a caldo dei rappresentanti di Gilda, dopo che lo scorso 7 novembre il senato ha approvato, il decreto legge in tema di scuola e istruzione, lasciando nuovamente da parte questioni importanti come la quota 96, o la monetizzazione delle ferie dei precari o ancora gli scatti di anzianità e i contratti di lavoro.

 

Gli unici punti sui quali il governo si obbliga a un intervento di riforma, anche a causa dei quasi 9000 ricorsi presentati ai tribunali amministrativi dai docenti o aspiranti tali, sono:

 

1- La tutela delle categorie dei soggetti abilitati; a occuparsi di questo punto sarà il sottosegretario Rossi Doria che ha anticipato agirà su due distinti fronti. Il primo per rispondere alle esigenze più impellenti delle categorie dei soggetti abilitati e il secondo, molto più ambizioso, con lo scopo di superare la distinzione tra TFA e PAS, unificando di fatto il percorso di abilitazione all’insegnamento.

 

2- Il mantenimento dell’equilibrio tra le assunzioni per concorso e gli scorrimenti di graduatoria, senza dimenticare il rispetto del principio del merito; alla base di questo punto sembra delinearsi una perfetta spartizione dei posti disponibili tra graduatorie e concorso.

 

3- lo smaltimento del precariato, anche attraverso il ricorso al corso-concorso per l’accesso all’insegnamento preso le istituzioni scolastiche. Questo è senza dubbio il punto che suscita maggiore curiosità e timore, in prima battuta perché non è ancora definito e lascia quindi troppo spazio a speculazioni anche solo teoriche.

anno scolasticoDi fatto però si tratterebbe di corsi/concorsi che una rete di istituzioni scolastiche organizzata potrebbe creare in condivisione. Sembra quasi la concretizzazione di quanto un esponente del PD, in fase di campagna elettorale chiese a gran voce, ovvero l’avviamento di concorsi a livello territoriale che rispondessero alle esigenze delle scuole della zona. Il punto più oscuro al momento rimane quello del rapporto tra questa nuova tipologia di reclutamento e i concorsi nazionali: rimarranno entrambi oppure i nuovi andranno a sostituirsi agli altri? Il ministro rassicura che si tratterà in ogni caso di “reclutamento in senso meritocratico e trasparente, eliminando la stratificazione di norme“.

 

4- Anche la semplificazione normativa è uno dei punti caldi  sul quale il governo ha espresso il suo impegno per rendere le regole da applicare meno burocratiche e più facilmente riconoscibili, mentre la situazione attuale è di “un groviglio di fonti normative in tutti i settori che afferiscono al Ministero tale da generare confusione, ampi margini di discrezionalità, minori garanzie per gli interessati, eccessivo contenzioso”. Concretamente quindi si interverrà con una rioganizzazione delle disposizioni legislative  divise per settori omogenei o materie e con un adeguamento alla giurisprudenza costituzionale.

 

5- Anche lo stato giuridico e il trattamento economico del personale della scuola è oggetto di questa legge delega e mira al “superamento delle disparità di trattamento e alla definizione dei rapporti tra le diverse fonti di disciplina pubblicistica e negoziale”.

 

 

Fonte: orizzontescuola / gildains /flcgil / atnews / icdivisionejulia

 

 

Valentina Stipa

 

 

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dom, nov 3, 2013  Ranalli
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tasferimenti-scuola-primariaQuella dei trasferimenti scuola primaria alias mobilità è una peculiarità che riguarda in forma esclusiva il mondo della scuola. Così come per tutti gli ordini di scuola i docenti della scuola primaria possono produrre domanda di trasferimento o altrimenti detto mobilità una volta all’anno . In generale questo avviene nel mese di gennaio, questo è il mese entro il quale viene pubblicata la relativa ordinanza.

Ogni anno la parte pubblica unitamente alle organizzazioni sindacali di categoria maggiormente rappresentative sottoscrivono un contratto collettivo nazionale integrativo CCNI con il quale si stabiliscono i criteri per poter accedere e quindi ottenere la mobilità/trasferimenti scuola primaria che come gli addetti ai lavori sanno può essere di tipo professionale provinciale ed interprovinciale.

 

Trasferimenti Scuola Primaria: La domanda di trasferimento

 

Una volta prodotta la domanda di trasferimento che da qualche anno a questa parte avviene solo ed esclusivamente per via telematica, ragion per cui ogni docente con nomina a tempo indeterminato deve iscriversi su istante on line del ministero della pubblica istruzione, università e ricerca, previo riconoscimento di una qualsiasi istituzione scolastica ma in generale trattasi della scuola di servizio, i centri amministrativi operanti presso gli uffici scolastici regionali (CSA) stilano una graduatoria provvisoria e dopo aver acquisito eventuali ricorsi o errori materiali, quella definitiva.

Ricordo che la domanda di mobilità è prevista anche per i docenti di religione cattolica con nomina a tempo indeterminato , ma per costoro non è ancora previsto l’invio on line della domanda ma solo quello cartaceo.

 

Trasferimenti scuola primaria: Ricordo ancora che è facoltà dei CSA rettificare le graduatorie anche in presenza di graduatorie definitive di trasferimento ove mai riscontrassero delle inesattezze, delle incongruenze, il docente una volta ottenuto il trasferimento viene convocato dalla scuola di servizio che gli notifica il provvedimento di trasferimento con il relativo punteggio.

 

 l Trasferimenti Scuola Primaria in ambito provinciale

 

Il trasferimento provinciale è quello che riguarda la possibilità di trasferirsi nell’ambito della provincia ( quindi riguarda ogni comune della provincia) quello interprovinciale riguarda tutte le province d’Italia quindi lo spostamento da una regione ad un’ altra ed infine il trasferimento professionale che consente la possibilità di insegnare su altro ruolo o classe di concorso.

 

Giova ricordare che il trasferimento scuola primaria anche se non ottenuto non obbliga il docente a restare sulla stessa scuola di servizio.

 

Infatti una volta esaurita questa fase il docente a tempo indeterminato può chiedere l’utilizzazione o l’assegnazione provvisoria. La differenza tra i due istituti consiste nel fatto che il trasferimento è definitivo mentre l’utilizzazione provvisoria sono istituti contrattuali a tempo ovvero con valenza di un anno scaduto il quale si rientra nella scuola di servizio.

 

 I Trasferimenti Scuola Primaria: Le Graduatorie

 

 

La graduatoria che viene stilata dai centri servizi amministrativi operanti presso gli uffici scolastici regionali ovviamente tiene conto del possesso di tutta una serie di requisiti che poi vanno a determinare il punteggio finale.

 

Ovviamente contano i titoli di servizio ( servizio di ruolo e pre-ruolo , servizio svolto su piccole isole, in montagna ecc ecc) , i titoli familiari ( figli, ricongiungimento al coniuge ecc ecc) ed infine titoli generali ( titoli di studio, abilitazioni, corsi ed altro).

 

In genere quanti sono titolari di legge 104/92, ovvero affetti da gravi patologie, emodializzati ecc  hanno una tutela fondamentale per ottenere la mobilità.

 

 

GIANCARLO RANALLI

 

 

 

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