Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 

Archivi per la categoria 'Pubblica Istruzione'

lun, giu 29, 2015  Marco Brezza
Vota Questo Articolo

È giunto giovedì scorso in Senato il sospirato ok alla riforma della scuola: dopo circa un mese di esame Palazzo Madama ha approvato il provvedimento sulla Buona Scuola, redatto dal Governo Renzi, con un computo finale di 159 voti favorevoli e 112 contrari. Il Governo aveva posto la fiducia sul provvedimento (tra le polemiche). Ora il passaggio finale alla Camera. Non dovrebbero esservi sorprese, il provvedimento dovrebbe ricevere l’ok definitivo di Montecitorio entro pochi giorni (il prossimo 7 luglio, tra 8 giorni).
Il rafforzamento dell’autonomia scolastica, ovverosia una maggiore libertà nella gestione degli edifici, della didattica, dei progetti formativi e dei fondi a disposizione di ogni singola scuola, è sicuramente uno dei temi centrali della riforma dell’ambito scolastico. Ma andiamo ad esplorare tre punti-chiave relativi alle novità che si concretizzeranno a partire dal prossimo anno scolastico per i docenti impiegati presso la scuola pubblica.

 

Riforma scuola

Fonte: clipartpanda.com

Ok definitivo all’assunzione di 100mila docenti

 

Confermata (ed è il punto al centro del palcoscenico mediatico in questi giorni) l’assunzione, da quest’anno, di circa 100mila docenti: i vincitori, gli idonei del concorso a cattedre del 2012 e gli iscritti nelle graduatorie ad esaurimento. Rimangono fuori dal Piano straordinario di assunzioni gli abilitati della seconda fascia delle graduatorie di istituto. Un prima stralcio di riforma riguarderà le immissioni in ruolo al fine di coprire i posti vacanti, che rimarrà con le modalità ordinarie del turover. Le immissioni in ruolo disposte dopo il 15 settembre 2015 (anche su organico dell’autonomia) prevederanno nomina giuridica dal 1° settembre 2015, mentre la nomina economica sarà dal 1° settembre 2016. Le assunzioni costeranno a regime (alla macchina dello Stato) 2,1 miliardi l’anno.

 

Il rafforzamento dell’autonomia scolastica

 

Tramite l’art.1 del provvedimento viene confermata l’autonomia scolastica da attuare mediante compositi strumenti: in primo luogo con la possibilità di rimodulare il monte ore annuale di ciascuna disciplina e con il potenziamento del tempo scuola anche oltre i modelli e i quadri orari. Inolte viene concessa la possibilità di effettuare una programmazione plurisettimanale e flessibile dell’orario complessivo. Gli istituti scolastici saranno tenuti a garantire l’apertura pomeridiana e potranno rimanere aperti anche durante il periodo estivo. Nei periodi di sospensione dell’attività didattica, infatti, gli istituti e gli enti locali potranno promuovere attività educative, ricreative, culturali, artistiche e sportive da svolgersi all’interno degli edifici scolastici.

 

L’era della supplenze non è finita

 

Leggendo il testo del maxiemendamento del Governo si scopre inoltre che non è ancora terminata l’era delle supplenze: nel mese di settembre si continueranno a firmare contratti a tempo determinato, vista la tempistica sfasata delle immissioni in ruolo. Tra due mesi e mezzo in cattedra saliranno 47.476 professori, con i restanti 55.258 docenti dell’autonomia entreranno in gioco in corso d’anno.
Insomma serviranno ancora supplenti: ecco il perché dell’inserimento nel maxi-emendamento della norma che autorizza l’istituzione di “un ulteriore contingente di posti” volto a soddisfare in extremis questa esigenza. In connessione a ciò si è anche deciso di spostare al settembre 2016 il divieto di autorizzare incarichi temporanei superiori a 36 mesi, anche non continuativi.

 

Fonti: orizzontescuola.it, Sole24Ore

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, giu 22, 2015  Marco Brezza
Vota Questo Articolo

Vige la massima incertezza sulle sorti della riforma della scuola 2015, con particolare riferimento al nodo delle assunzioni: l’obiettivo, secondo le ultime informazioni giunte, è quello di trovare una mediazione con tutti i gruppi e riuscire ad approvare il ddl Scuola al Senato entro la prima settimana di luglio.

 

Assunzioni scuola

Riforma scuola: l’ultimo tentativo del Governo

 

A questo punto è quindi necessario un passaggio velocissimo alla Camera (apponendo la fiducia, e su questo si affolleranno le polemiche), al fine di far partire il ddl Scuola entro metà luglio e in questo modo rendere possibili le 100mila assunzioni previste. “C’è l’intenzione per approvare il provvedimento sulla scuola nei tempi più rapidi possibili ma chiediamo allo stesso tempo alle opposizioni di collaborare perché con 3mila emendamenti non si può approvare la riforma e se si continua così è solo un modo per rallentare i tempi”: sono queste le parole esplicative rilasciate dal capogruppo alla Camera del Pd, Ettore Rosato, al termine della riunione sulla Buona Scuola.

 

Nodo assunzioni: una storia infinita

 

Un percorso davvero tormentato quello intrapreso dalla Riforma della Scuola 2015 (ne parlavamo la scorsa settimana proprio su queste pagine). Ma cosa è accaduto la scorsa settimana? Il premier Renzi ha deciso di dare il via ad una serie di incontri operativi in merito al dossier sul cambiamento della scuola. Grande attenzione è stata assicurata dalla compagine governativa al capitolo assunzioni: un segno di apertura è giunto anche dalla minoranza Pd. “La riforma della scuola va fatta, ci sono le condizioni per portare a casa il risultato – ha affermato Maurizio Martina, esponente della corrente Sinistra è cambiamento del Pd e ministro dell’Agricoltura – , possono essere cambiati dei singoli punti del ddl per migliorarlo, ma va fatto in fretta. Possiamo avere sia la riforma sia le assunzioni. Anche da Palazzo Chigi abbiamo avuto dichiarazioni in questa direzione”.

 

La Buona Scuola: un breve riassunto

 

Ciò che emerge, sganciandosi dalla pura attualità ed effettuando una riflessione sulla strada percorsa dal provvedimento di riforma della scuola, è che rispetto al documento licenziato nello scorso mese di marzo con grande entusiasmo (“La Buona Scuola”) oggi non sembrerebbero essere rimasti in vita molti elementi. Dal grande progetto sugli scatti di anzianità basati sul merito (oggi praticamente abortito, con il solo fondo di 200 milioni sopravvissuto per premiare il 5% dei professori meritevoli) alle altre grandi marce indietro: dopo il primo passaggio alla Camera gli arretramenti sono stati cospicui, con il ruolo del preside ridimensionato in ossequio al principio di una presunta “collegialità” nella gestione dell’istruzione. Ed oggi, sul filo di lana per una approvazione efficace del provvedimento per il prossimo anno scolastico, quello che rimane sul campo è un disegno di legge molto distante dal progetto iniziale. E come se non bastasse le proteste di docenti e sindacati (e non soltanto) sono aumentate, anziché diminuite.
Le ombre continuano ad affollarsi sul grande piano di riforma della scuola: il “gong” del tempo limite risuonerà con il sopraggiungere della prima settimana di luglio. Entro l’inizio della prossima settimana si potrà finlmente capire se il nodo assunzioni verrà sciolto, oppure rimandato al 2016.

 

Fonti: Repubblica, Sole24ore

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, giu 15, 2015  Marco Brezza
Vota Questo Articolo

Cominciano oggi le votazioni ufficiali in Commissione Istruzione per definire gli emendamenti alla Riforma della scuola 2015. Tra i temi interessati da tali valutazioni fanno capolino: school bonus, numero di precari da assumere, fondi da attribuire alle scuole paritarie, valutazione del merito in relazione ai professori, vincoli idonei a delimitare il potere decisionale dei presidi-manager. Ma un inquietante spettro aleggia su tutto il piano di riforma: che debba essere rimandato tutto di un anno?

 

Riforma della scuola 2015

Riforma scuola, 15 giorni decisivi: Renzi si prepara a fermare tutto?

 

La ragione è presto detta: è una questione di tempi. Il premier, dopo le critiche, gli scioperi e la evidnete mancanza di condivisione su diversi temi in sno proprio alla maggiornaza, aveva fornito 15 giorni di tempo in più per discutere. Pertanto a partire da oggi, la commissione dovrebbe “darsi una mossa” per poter trasferire all’aula del Senato la riforma, in maniera tale che possa essere varata la settimana successiva. Il testo a quel punto dovrà tornare alla Camera (“navette” parlamentare imprescindibile): considerando il presumibile ostruzionismo delle opposizioni a Montecitorio, la riforma potrebbe slittare oltre la data segnata in rosso dal ministro dell’Istruzione Giannini, il 30 giugno. Oltre questa data, a parere del vertice del dicastero dell’istruzione non si può andare; per evidenti problematiche organizzative da parte degli uffici per per la ricezione degli effeti della riforma stessa.

 

L’ipotesi del bluff

 

Secondo Claudio Cerasa del Foglio, Renzi starebbe cercando di bloccare la riforma, mettendo da parte un “testo di legge concepito in modo non ottimale” (questo il punto di vista, neanche tanto nascosto, di Renzi). Per fare ciò in maniera il più possibile indolore potrebbe aver deciso di scaricare sulla minoranza del Pd le responsabilità del fallimento della riforma (ciò appunto attraverso i 15 giorni di tempo in più concessi in direzione Pd per raggiungere un potenziale accordo). In tal modo potrebbe essere raggiunto anche un secondo fine (sempre secondo l’opinione del direttore del Foglio): ovverosia risparmiare quel miliardo di euro stanziato per la riforma che potrebbe essere utilizzato in un modo diverso.

 

Un percorso tormentato per la riforma: i dubbi di costituzionalità

 

Ad ogni modo è un percorso davvero tormentato quello intrapreso dalla Riforma della Scuola 2015: come se non bastassero critiche interne, opposizioni feroci e la rivolta del corpo docente, la settimana scorsa Unicobas e alcune associazioni rappresentative degli insegnanti idonei al concorso del 2012 hanno chiesto un parere di legittimità al costituzionalista Michele Ainis. Ad esempio il nuovo disegno di legge porterebbe con sé una disparità di trattamento per il corpo insegnante con riferimento al pubblico impiego: “ Tutti hanno un posto fisso, anche chi è impiegato su di una linea di autobus, mentre con il ddl 2994 gli insegnanti verrebbero inseriti in un organico ‘funzionale’ senza una scuola fissa, per coprire le assenze dei colleghi o per piccole supplenze. La disparità riguarderebbe tutti i docenti, sia quanti andassero in esubero che quanti avessero necessità di procedere a trasferimento”. E questa è solo una delle valutazioni effettuate in merito alla possibile incostituzionalità del progetto di riforma.

 

Fonti: ilfoglio.it, lastampa.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, mag 5, 2015  Marco Brezza
Riforma scuola 2015, primo stop: ecco quello che non piace agli insegnanti 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

Primi momenti di difficoltà per il percorso (già parecchio accidentato fino ad ora) della Riforma della Scuola 2015 intrapresa dal dinamicissimo (soprattutto dal punto di vista comunicativo) Governo Renzi. “La Buona Scuola”, così è stato battezzato il grande progetto di riforma dell’apparato scolastico, incappa ora in due importanti ostacoli: lo sciopero indetto per oggi, 5 maggio, e la bocciatura del disegno di legge da parte del Comitato per la legislazione alla Camera, che avrebbe riscontrato numerosi errori formali e sostanziali all’interno della bozza.

 

Riforma scuola 2015

Riforma scuola 2015: tempi tecnici

 

La bocciatura da parte del Comitato per la legislazione alla Camera si configura come un duro colpo capace di smentire ciò che era sostenuto dal Partito Democratico, in una direzione di progressivo miglioramento ed affinamento del testo di legge di riforma della scuola: solo apparenze, denunciano i sindacati, per cui le modifiche intercorse non sarebbero in grado di modificare in realtà la sostanza dei fatti. Nel frattempo la Riforma della Scuola 2015 prosegue e dopo il “no” al termine del 14 maggio per il voto finale, il presidente della Camera Boldrini propone una nuova scadenza per martedì 19. Ma Sel e Movimento 5 Stelle non ci stanno: tempi troppo stretti – spiegano – che non consentono un’appropriata analisi e messa in atto delle modifiche presentate.

 

I primi grandi ostacoli

 

Dall’altro lato c’è la montante ondata di proteste sollevatasi nel corso degli ultimi mesi da parte degli insegnanti (e dei sindacati di categoria) a causa di alcune novità inserite nel testo di riforma: ondata che si concretizzerà proprio nella giornata di oggi nel grande sciopero che, secondo quanto emerge dal numero delle adesioni, bloccherà totalmente la scuola italiana.
Ma le ragioni dello sciopero sono giustificate? Da più parti la risposta che si solleva a questa domanda sembrerebbe positiva: secondo Valerio Golfieri, in un articolo pubblicato sul portale orizzontescuola.it, all’interno del disegno di legge sulla Buona Scuola sarebbero contenute alcune disposizioni che violano in modo palese il dettato costituzionale. Scopriamone una in particolare: si tratta della attribuzione ai dirigenti scolastici (in nome dell’autonomia scolastica) del potere di assumere direttamente i docenti attingendo da un Albo Territoriale ed esaminandone i curricula. Tale norma, secondo Golfieri, si configura come contraria alla Costituzione che all’articolo 97 afferma che all’interno della Pubblica Amministrazione si accede per Concorso e che è necessario assicurare l’imparzialità della Pubblica Amministrazione stessa.

 

Il nodo del ruolo dei dirigenti scolastici

 

Secondo Golfieri in questo modo “il Governo dovrebbe spiegare come evitare la formazione di scuola di serie A e di scuole di serie B. Infatti, se l’assunto è la possibilità di scegliere i migliori, se ne deduce che alcuni docenti sono meno bravi di altri e, di conseguenza, alcuni potrebbero ricevere più di una proposta di assunzione mentre altri potrebbero non riceverne nessuna”. In tale caso ci si deve interrogare sul seguente dubbio: i docenti meno bravi (secondo tale peculiare metro metro di giudizio) dove sarebbero collocati? E quale atteggiamento avrebbero verso un Dirigente Scolastico che non li ha scelti? Il quesito rimane sospeso nell’aria. A proposito di tale nodo della riforma, Matteo Renzi aveva negli scorsi giorni affermato che il dirigente scolastico nelle nuove competenze distribuire dalla riforma “non sarà certo uno sceriffo, ma non potrà neanche essere un passacarte di circolari ministeriali”. Insomma, a parere del premier, la riforma si prefigge l’obiettivo di responsabilizzare il dirigente scolastico senza tuttavia soffermarsi oltre sul criticato strapotere che la “Buona Scuola” attribuirebbe ai dirigenti.

 

Fonti: blastingnews.com, orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, ott 14, 2014  Valentina
Scuola. Va Seguito l’esempio tedesco 3.33/5 (66.67%) 3 Vota Questo Articolo

 

Dobbiamo mettere a posto il sistema dell’istruzione, della scuola, perché senza la scuola non c’è futuro. Poi la Pubblica amministrazione e la giustizia“.

riforma scuolaLo dice il presidente del consiglio Renzi, riconoscendo anche quanto sia “inutile lamentarsi soltanto dell’eccessivo rigore imposto dalla Germania agli altri paesi europei. Bisogna anche riconoscere che il modello tedesco su scuola-lavoro funziona”. Sorge però spontanea una domanda: la Merkel ha sviluppato questo modello così efficiente senza un confronto costruttivo con le parti interessate?

Difficile crederlo. Eppure, nonostante i buoni propositi il nostro premier di mettersi al tavolo delle trattative con i sindacati non ha alcuna intenzione.

 

 

Scuola. Assenza di Confronto Per la Riforma

 

 

La scelta del premier Renzi di aprire il sondaggio verso gli italiani sulle linee guida della riforma fa parte secondo i sindacati di una strategia politica precisa che vede la loro esclusione dalle trattative e dalla fase decisionale.

 

C’è un punto in particolare che ha fatto andare su tutte le furie la rappresentanza sindacale GILDA: è la questione spinosa degli scatti stipendiali basati sul merito.

La riforma prevedrebbe che soltanto il 66% massimo dei docenti potrà essere ritenuto meritevole e dunque accedere agli scatti stipendiali, quindi un docente su tre verrà di fatto definito, seppure in modo indiretto, incapace di svolgere la sua professione. Secondo il Sindacato stabilire per legge chi è meritevole e chi no è una vera e propria offesa per l’intera categoria.

 

Al momento il GILDA non ha minacciato di indire scioperi, ma è più che intenzionato a denunciare al giudice di pace il premier. Quota 96. Nessun Intervento Previsto Dalla Riforma.

 

E anche durante la sua trasferta a Londra, il premier non ha resistito e ha fatto dichiarazioni che hanno indispettito non poco la categoria degli insegnanti, in particolare quelli della cosiddetta quota 96, ovvero tutti quei docenti che continuano a esercitare nonostante abbiano già raggiunto i requisiti pensionistici, a causa dei pasticci della Riforma Fornero.

 

“Consente all’Italia di avere finanze stabili” ha affermato dalle rive del Tamigi.

Ma gli oltre 4mila docenti interessati dalla Quota 96 la ritengono una discriminazione e si definiscono ostaggi del Governo Renzi, che non permette loro di andare in pensione e ritirarsi come tutti gli altri lavoratori che hanno maturato i requisiti richiesti.

 

 

 

Fonte: iltempo / orizzonte scuola / blastingnews

 

 

 

Valentina Stipa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest