Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, mar 21, 2016  Roberta Buscherini
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Quali sono gli elementi fondamentali da conoscere per un dipendente della scuola pubblica, che abbia necessità di recuperare le ore di riposo compensativo? Il tema possiede evidenti ed interessantissimi risvolti pratici a livello di gestione dell’orario di lavoro per quello che riguarda coloro che sono impiegati presso le scuole pubbliche (o presso lo Stato a livello generale). In che modo è strutturata la concreta gestione del recupero di queste ore? In questo articolo un sintetico ed utile vademecum per rispondere a questa importante domanda (con l’aggiunta di un esempio finale concreto).

riposocompensativo scuolaIn via introduttiva è necessario affermare come il riposo lavorativo sia un concetto ed un diritto tutelato dalla nostra Carta Costituzionale: l’art. 36 recita infatti che il diritto al riposo settimanale per il lavoratore dipendente è irrinunciabile. Tale contrafforte costituzionale contribuisce a fornire la struttura basilare a questo istituto. Inoltre, la fondamentale importanza del riposo compensativo scuola è stata più volte sottolineata dalle Sezioni Unite della Cassazione nel corso dei decenni, a partire dagli anni ’80.

 

 

Riposo compensativo scuola : che cos’è (una premessa)

Piccola premessa per chiarire il tema a livello di definizione: il riposo compensativo scuola è un concetto che fa riferimento alla gestione degli orari e delle retribuzioni dei dipendenti statali, con un peculiare ambito applicativo rivolto alle forze dell’ordine. Di fatto, esso è un intervallo lavorativo utile a creare una compensazione nei confronti di una prestazione lavorativa che in termini quantitativi abbia superato i limiti della prestazione ordinaria prevista e retribuita come tale dal contratto esistente. A disciplinare il riposo compensativo insegnanti è il decreto legislativo 8 aprile 2003, n. 66 (“Attuazione delle direttive 93/104/CE e 2000/34/CE concernenti taluni aspetti dell’organizzazione dell’orario di lavoro”): in esso si afferma che i contratti collettivi possono consentire che, in alternativa o in aggiunta alle eventuali maggiorazioni retributive previste, i lavoratori usufruiscano di tali riposi compensativi. Il riposo compensativo matura in tutti i casi in cui il dipendente non abbia fruito della giornata di riposo settimanale: ovvero, di uno stacco di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni.

 

Recupero ore riposo compensativo scuola : focus sui dipendenti statali

 

Il riposo compensativo per la categoria dei dipendenti della scuola o i dipendenti pubblici si configura come un giorno non lavorativo idoneo a compensare la mancata fruizione di un giorno ordinario di riposo (come ad esempio la domenica o un qualsiasi giorno festivo) in cui il dipendente, per esigenze aziendali, abbia dovuto effettuare la prestazione lavorativa. Ecco un esempio concreto per capire immediatamente la questione: se un dipendente pubblico lavora sette giorni di seguito, inclusa la domenica, nei giorni successivi è tenuto ad usufruire di una pausa dalla sua attività (più precisamente si parla di un intervallo di 24 ore consecutive dopo un periodo di lavoro continuato di 6 giorni). In ulteriore istanza, il riposo compensativo possiede anche la funzione di compensare la gravosità di un determinato lavoro che costringe il dipendente a sostenere turni notturni fuori dall’ordinario orario d’ufficio (oppure qualora il dipendente stesso sia esposto a condizioni di lavoro logoranti).

 

Riposo compensativo  insegnanti (e non solo): un esempio concreto

 

 

riposo compensativo insegnantiUn interessante caso di specie in materia di riposo compensativo si può analizzare attraverso l’analisi di un orientamento applicativo dell’ARAN che ha preso in considerazione il seguente caso reale: può un ente organizzare lo svolgimento di attività formative per il personale nella giornata del sabato, in presenza di una settimana lavorativa articolata su cinque giorni (dal lunedì al venerdì)? Ed entra qui in gioco il riposo compensativo scuola? L’Agenzia, nei suoi orientamenti applicativi, aveva già evidenziato che “secondo le regole generali, nel caso di corsi di formazione o di aggiornamento professionale organizzati dall’Ente o comunque autorizzati dal medesimo Ente presso altri soggetti pubblici o privati, le ore effettive di  partecipazione alle attività formative devono essere considerate come servizio prestato a tutti gli effetti e, quindi, anche come orario di lavoro, ai fini del completamento del debito orario delle 36 ore settimanali”.

Ciò comporta anche la conseguenza ulteriore che, per la parte eccedente l’orario d’obbligo giornaliero, devono essere considerate lavoro straordinario, con l’applicazione della specifica disciplina. “Evidentemente, nei termini sopra descritti, venendo in considerazione attività rese in orario di lavoro, di esse si terrà conto a tutti gli effetti stabiliti dalla legge (D.Lgs.n.66/2003), ivi compresi la durata massima della prestazione lavorativa e i riposi”. In tal senso, prosegue l’ARAN, la prestazione lavorativa resa, in via occasionale, in giorno feriale non lavorativo (il sabato) in presenza di un’articolazione dell’orario di lavoro su cinque giorni, dà titolo “a richiesta del dipendente, ad equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario non festivo”.

Pertanto, il dipendente che, secondo l’articolazione qui abbozzata, svolga la prestazione lavorativa nella giornata del sabato ha facoltà di chiedere, in via opzionale: o il riposo compensativo di durata equivalente alle ore di lavoro rese, oppure il riconoscimento, per le medesime ore, del compenso per lavoro straordinario.

 

Fonte: aranagenzia.it

 

Roberta Buscherini

 

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ven, feb 12, 2016  Patrizia Caroli
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La lunga e luminosa strada verso casa: potrebbe essere il titolo di un trailer di quello che accadrà a molti insegnanti della scuola pubblica a partire dal prossimo mese di settembre 2016. Il Ministero dell’istruzione e sindacati hanno infatti appena siglato il contratto integrativo in merito alle regole per la mobilità straordinaria per il 2016/2017 prevista dalla legge 107 del 2015 (la legge cardine della riforma della scuola fortemente voluta dal Governo Renzi), che disciplina anche la mobilità degli insegnanti con ambiti territoriali.

 

mobilità scuola 2016

Mobilità straordinaria insegnanti 2016: ecco la nuova disciplina

 

Viene infatti superato in maniera del tutto eccezionale il vincolo triennale di permanenza nella provincia di assunzione per chi richiede il trasferimento: in tale maniera potrà partecipare agli spostamenti anche il personale assunto da uno o due anni. Si tratta di un numero cospicuo di persone: le cifre sono infatti importanti e si aggirano intorno a 250mila insegnanti che avranno facoltà di presentare l’istanza di mobilità. In ulteriore battuta, il contratto integrativo firmato pochi giorni fa ieri conduce al debutto degli ambiti territoriali introdotti dalla “fresca” riforma della scuola. Un debutto caratterizzato da alcuni (e ben definiti) limiti. Stiamo parlando in questo caso della “chiamata diretta” dei professori che finiranno negli ambiti: criteri e regole di assegnazione dei professori dovranno essere oggetto di un’apposita sequenza contrattuale.

 

I numeri della mobilità insegnanti 2016

 

Piccolo particolare da sottolineare (senza cattiveria): tramite questo contratto integrativo si spalancano pertanto i cancelli di una mobilità dai numeri davvero elevati, mettendo probabilmente in secondo piano le esigenze degli studenti e delle famiglie e evidenziando ancora una volta quel rischio di aggravare i sintomi della “supplentite” presente nel nostro sistema. Nessun tetto al potenziale turn-over è infatti stato edificato. “Un altro passo indietro rispetto alla legge 107/2015, evidenzia il rappresentante dell’Anp, l’Associazione nazionale presidi, Giorgio Rembado, che parla senza troppi giri di parole di una “controriforma”.

 

Riflessioni sul piano assunzioni insegnanti 2015

 

Nel frattempo il ministro Stefania Giannini ha commentato il complessivo piano di assunzioni messo a punto proprio all’interno della legge di riforma della scuola (la sopracitata l. 107/20159 e realizzato in 4 fasi tra l’estate e l’autunno 2015. Una operazione molto vasta e complessa, di cui il Ministro ha fornito i dati. “Per quello che concerne il piano assunzionale – spiega il responsabile del dicastero della Pubblica Amministrazione – il piano ha garantito la copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto, cui si è aggiunto l’organico di potenziamento“. “Le operazioni di nomina si sono concluse nei tempi previsti, complessivamente sono state presentate per fasi B e C 71.643 domande, per le fasi zero e A assunti 30.117 docenti. Complessivamente le accettazioni dei ruoli sono state più di 86mila (86.086, ndr). A parere del Ministro l’azione di aggressione al precariato storico svolta attraversom la pianificazione governativa è stata oggettiva: i docenti precari erano 134.393, mentre a conclusione la consistenza delle GaE si è ridotta a due terzi. I docenti ancora inseriti nelle Graduatorie ad esaurimento risultano al momento 44.892. Numeri che il ministro porta ad esempio dell’efficace azione condotta dal Governo sul fronte della scuola.

 

Fonte: Sole24ore, orizzontescuola.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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lun, gen 25, 2016  Roberta Buscherini
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Il conto alla rovescia è ufficialmente partito: il momento della pubblicazione del bando per il concorso per 63.712 docenti è praticamente giunto. Per la prima volta infatti ci sono delle date certe. Ad annunciarle è il sottosegretario al Ministero dell’Istruzione Davide Faraone su Facebook: 1° febbraio, questo il giorno della pubblicazione dei bandi per la scuola pubblica. “A fine marzo la prova scritta, a giugno quella orale. A settembre in classe nuovi insegnanti che porteranno una ventata di innovazione nella scuola”.

 

Concorso scuola 2016

Concorso scuola 2016: a marzo il d-day

 

E sarà proprio l’innovazione sarà la cifra risolutiva, il solido platonico delle modalità attraverso cui verranno selezionati i docenti che entreranno in ruolo a partire dal prossimo anno scolastico. “Abbiamo fortemente voluto introdurre delle modifiche rispetto al passato perché non possiamo pensare di rivoluzionare un sistema utilizzando, però, gli stessi strumenti di sempre – spiega Faraone su Facebook -. Più merito, più riconoscimento del percorso dei docenti, più qualità. Sarà un concorso in cui, per la prima volta, verificheremo non solo quello che gli insegnanti sanno ma anche e soprattutto quello che sanno fare”.
Non vi sarà alcuna prova preselettiva: “Non l’abbiamo voluta perché esamineremo professionisti che magari insegnano già nei nostri istituti e docenti già abilitati. Un concorso interamente computer based, con un conseguente risparmio di tempo non indifferente”.

 

I posti disponibili

 

Ricordiamo che i posti disponibili con il nuovo Concorso a cattedra della scuola pubblica sono 16.300 per la scuola secondaria di secondo grado, 13.800 per la scuola secondaria di I grado, 15.900 per la scuola primaria, 6.800 per la scuola dell’infanzia. La nuova selezione, spiegava già durante lo scorso mese di dicembre il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, si pone l’obiettivo principale di fornire alle scuole “tutti i docenti di cui hanno bisogno per esercitare concretamente la propria autonomia”, oltre a soddisfare la necessità di “tornare finalmente alla Costituzione, prevedendo che d’ora in avanti si possa salire in cattedra solo per concorso”.
“Stiamo parlando di un concorso in cui passerà un docente su tre – afferma in tale direzione Faraone -, finora il rapporto è stato di uno a trenta. Uno su tre vuol dire fare passare l’eccellenza e non scegliere a caso. Vuol dire assumere solo i migliori insegnanti di cui la scuola ha bisogno.

 

L’importanza della lingua straniera

 

Attenzione particolare sarà direzionata alla conoscenza delle lingue: delle otto domande a risposta aperta dello scritto, due saranno in lingua straniera. Per l’orale invece la prova consisterà in una lezione in classe di 45 minuti e per alcune materie, come musica o arte, anche una prova pratica.
“Ma per la prima volta, come avevamo promesso, avranno un peso importante titoli come il dottorato di ricerca e le certificazioni internazionali sulla conoscenza dell’inglese, dello spagnolo, del francese e del tedesco, ma anche aver frequentato un tirocinio abilitante e l’esperienza maturata già in classe. La figura dell’insegnante deve essere sempre più sfaccettata, aggiornata, poliedrica e dobbiamo riconoscere che chi possiede strumenti in più è una risorsa per l’intera scuola” prosegue il sottosegretario.

 

Fonte. orizzontescuola.it

 

Roberta Buscherini

 

 

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mer, gen 13, 2016  Patrizia Caroli
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Firmato lo scorso 24 dicembre il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri relativo alla autorizzazione del bando di concorso per 63.712 posti per gli insegnanti della scuola pubblica. Ecco la suddivisione ufficiale dei posti a disposizione:
- posti comuni 52.828;
- posti di sostegno 5.766;
- posti di potenziamento. 5.118.
Colpisce il dimezzamento dei posti di sostegno rispetto ai numeri che erano stati anticipati nelle scorse settimane: secondo fonti non ufficiali, erano annunciati infatti oltre 10mila posti per tale categoria. Ora nel decreto ne rimangono poco più di 5mila. Con grande probabilità i bandi del concorso scuola che usciranno tra poche settimane saranno 3: un bando per scuola dell’infanzia e primaria, uno per scuola secondaria di I e II grado ed un terzo dediato agli insegnanti di sostegno.

 

Concorso scuola 2016

Concorso scuola insegnanti 2016: il bando

 

Entro la metà di gennaio sarà tutto pronto per l’uscita del bando poiché verrà firmato il decreto sulle prove d’esame. Con riferimento alle prove e al relativo iter di selezione, i tempi di avvio previsti sembrano convergere su date collocate in primavera. Quanto, invece, alle prime immissioni in ruolo, queste ultime dovrebbero partire entro il mese di settembre 2016, compatibilmente con l’inizio del nuovo anno scolastico.
Ecco le dichiarazione del ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “Le 63.712 assunzioni che faremo nel triennio 2016/2018, per la copertura dei posti vacanti e disponibili, si sommeranno, nello stesso arco temporale, ad altri 30.000 posti, anch’essi vacanti, che saranno assegnati ai docenti rimasti nelle Graduatorie provinciali (Gae) che non sono andate esaurite con il piano straordinario di assunzioni di questa estate. Parliamo, pertanto, di più di 93mila assunzioni a tempo indeterminato nel prossimo triennio, che si aggiungono alle circa 90mila di quest’anno”.

 

Gli insegnanti destinatari del bando

 

Ma chi sono gli insegnanti destinatari del concorso a cattedra 2016? Docenti curriculari e di sostegno non di ruolo in possesso di abilitazione all’insegnamento. Si potrà partecipare al concorso per le abilitazioni possedute e per l’ordine di scuola corrispondente al titolo di specialiazzazione in possesso. Il concorso a cattedra 2016 è rivolto a tutti i docenti abilitati, inclusi i possessori del diploma magistrale entro il 2001/02.

 

Le critiche negative dell’ANIEF per l’anno appena trascorso

 

Nel frattempo, l’ANIEF (l’associazione sindacale professionale) giudica negativamente il 2015 della scuola italiana sotto il piano delle riforme: a partire dal piano straordinario di assunzioni della Buona Scuola che risulta (a parere dei vertici dell’associazione) piuttosto deludente. Le motivazioni di questa opinione negativa? “Le stabilizzazioni sono state la metà di quella annunciate in pompa magna un anno prima. Inoltre nel 2015 il ministro Giannini avrebbe prodotto meno assunzioni di quelle promesse, appena 20mila in più di quelle effettuate dal Governo Berlusconi con Maria Stella Gelmini (e solo dopo la sentenza della Corte di Giustizia Europea di fine 2014)”. Inoltre anche alcuni resoconti del 2015 prodotti dalla stampa specializzata hanno evidenziato una chiara distanza tra pianificazione e realtà: “A settembre 2014 si parlava di 150mila assunzioni, di svuotamento totale delle GAE, di cancellazione definitiva delle supplenze e di docenti aggiuntivi assegnati alle scuole in base alle reali esigenze delle istituzioni scolastiche”. Tali previsioni non sono poi state effettivamente suffragate dai fatti.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Patrizia Caroli

 

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mar, gen 5, 2016  Patrizia Caroli
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Continua a montare la polemica sul nuovo Bonus insegnanti 500 euro che a partire da quest’anno viene garantito dal Ministero dell’Istruzione a tutti i docenti di ruolo della scuola pubblica, compresi coloro che si trovano in periodo di formazione e prova. Il Bonus, lo ricordiamo, dovrà essere utilizzato per l’autoformazione, e quindi “speso” per attività e servizi formativi oppure per l’acquisto di strumenti utili alla formazione. Ma su cosa si sono addensate le nubi della polemica? A chiarirlo sono le parole del presidente dell’ANIEF Marcello Pacifico: “Il bonus dei 500 euro non deve valere solo per gli insegnanti a tempo determinato ma anche per i precari”. Queste parole si sono da subito convertite in fatti concreti trasformandosi in 2mila ricorsi al TAR Lazio per far accedere all’aggiornamento professionale anche i precari, i docenti in aspettativa, il personale ATA di ruolo e supplente.

 

Bonus 500 euro insegnanti

Bonus 500 euro insegnanti: i ricorsi dell’ANIEF

 

Quello del Bonus 500 euro per l’autoformazione degli insegnanti si sta confermando fino ad ora come uno dei temi più spinosi e forse discriminanti della complessiva riforma della scuola impalcata dal Governo Renzi. L’ANIEF ha deciso di schierarsi con gli esclusi dal Bonus organizzando un ricorso gratuito contro il decreto del Ministero dell’Istruzione n. 32313 23 settembre 2015 con l’obiettivo di far accedere alla stessa somma tutti i docenti in servizio con supplenza annuale, quelli con una supplenza breve e coloro che usufruiscono di aspettativa non retribuita.

 

Obbligo di formazione: è valido per tutti

 

Secondo l’associazione sindacale, il Governo avrebbe escluso le sopracitate categorie dal finanziamento per far risparmiare alle casse dello Stato oltre 150 milioni di euro annui. A delineare i confini della questione (e le sue numerose contraddizioni) è sempre Marcello Pacifico: “Il decreto dice che il bonus viene effettivamente dato solo ai docenti di ruolo; tuttavia la legge sulla Buona Scuola parla dell’obbligo di formazione. Quando viene approvato il piano dell’offerta formativa dal collegio docenti e dal consiglio d’istituto, le attività deliberate riguardano tutti i docenti e anche il personale ATA che è incluso nelle azioni formative. È evidente che tutto l’organigramma deve fare la formazione. Non si capisce il motivo per cui i precari non possono avere i 500 euro. Stiamo parlando di un docente su dieci, insegnanti che sono essenziali”. L’ANIEF rammenta a questo riguardo che almeno tre commi della legge 107/2015 indicano “la previsione dell’obbligo di formazione in servizio per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, rispetto alle specifiche competenze”. E nel medesimo testo di legge si afferma che si “riconosce fondamentale la formazione professionale del docente nel quadro degli obiettivi formativi, che riguardano competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità”.

 

Bonus 500 euro: necessaria chiarezza

 

Il sindacato punta inoltre la sua lente d’ingrandimento sul fatto che sino ad ora continui a regnare una grossa confusione sui margini operativi dell’utilizzo del Bonus 500 euro insegnanti: “Ad oltre due mesi di distanza dalle parziali indicazioni operative fornite su come usufruire della somma, l’amministrazione non ha comunicato più nulla” prosegue Pacifico, sottolineando la mancanza di informazioni sulle effettive modalità di rendicontazione.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it

 

Patrizia Caroli

 

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