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Pubblico impiego, esuberi: tra protesta e prepensionamenti



Pubblico impiego, esuberi: tra protesta e prepensionamenti
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La riforma della Pubblica Amministrazione attraversa le crude boscaglie dello scontro frontale: Governo da una parte, sindacati e dipendenti pubblici dall’altra. La manifestazione di piazza degli scorsi giorni ha certamente fornito un messaggio importante al paese: ma qual è, analizzando a mente fredda la situazione, la reale conformazione della congiuntura che colpisce i dipendenti statali in questo momento, con particolare attenzione al tema degli esuberi?

 

Pubblico impiego, esuberi:

Esuberi statali: la questione delle province

 

Il tema diventa certamente caldo nel momento in cui si parla di province: le Regioni sono infatti tenute ad accelerare e redistribuire le funzioni appartenenti alle ex province entro la fine del 2014, perché sui tagli ai fondi degli enti di area vasta previsti dalla Legge di Stabilità il Governo non ha intenzione di fare marcia indietro. La patata bollente da gestire è la seguente: una trasformazione che secondo le stime governative più aggiornate può spostare anche oltre 20mila dipendenti, lasciandone 18mila per le funzioni fondamentali che rimangono alle Province “di secondo livello”, cioè non più elette direttamente dai cittadini, e altri 10mila per le attività in collaborazione con Regioni e Comuni.
Secondo il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio è assolutamente necessario un piano nazionale di redistribuzione del personale, che il Governo stesso sta elaborando con i ministri degli Affari Regionali Lanzetta e della Pubblica Amministrazione Marianna Madia. Secondo quest’ultima il piano della mobilità non è altro che “l’occasione per incentivare finalmente professionalità che nella situazione attuale sono sottoutilizzate, perché accanto ad amministrazioni con troppo personale abbiamo settori pubblici che non riescono a funzionare per mancanza di persone”.

 

Un tema delicato

 

Osservando la situazione da un punto di vista per così dire “panoramico”, si intravedono differenti rimedi e escogitati dal Governo Renzi per ottenere un generale ed ampio sfoltimento di personale pubblico: dai pre-pensionamenti con eliminazione di posizioni, alla reintroduzione degli esoneri dal servizio. In tale direzione si palesa anche la concreta possibilità di un collocamento in disponibilità del personale in esubero con contemporanea riduzione della retribuzione.

 

Pubblico impiego: le istruzioni per i prepensionamenti

 

A tal proposito durante l’anno sono emerse le istruzioni per i prepensionamenti annunciati nella spending review per i dipendenti pubblici: a diramarle è stato proprio il Governo. Dalla individuazione del concetto di soprannumero alla definizione posizioni in eccesso: al fine di segnalare i casi di eccedenza o di organici oltre il numero massimo, i dirigenti dovranno seguire la procedura descritta nell’articolo 33 del decreto legislativo 165/2001 e l’articolo 2 del decreto 95/2012. Ovverosia, una volta individuati i potenziali esuberi, le singole amministrazioni dovranno coinvolgere le sigle sindacali per un tavolo di confronto da svolgersi entro trenta giorni.
Nel caso in cui questo tentativo vada a vuoto, toccherà allora all’ente dichiarare l’esubero e aprire la messa in mobilità del lavoratore: la prima strada da seguire sarà quella di cercare un’occupazione in un differente ente della stessa regione, qualora risulti scoperta una analoga mansione. Qualora questa strada non possa essere percorsa non si dovrà giocoforza ricorrere al prepensionamento.
Ovviamente le amministrazioni che dichiarino esuberi dovranno certificare il risparmio in termini economici, senza avviare le pratiche per nuove assunzioni tramite concorso, fino a che non si saranno ristabilite nuove posizioni da riempire a seguito delle scansioni del pensionamento ordinario.

 

Fonti: leggioggi.it, sole24ore.it

 

Marco Brezza

 

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