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Pubblico Impiego: in Italia l’età media più alta d’Europa



Pubblico Impiego: in Italia l’età media più alta d’Europa
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Trasformazione della Pubblica Amministrazione in pieno divenire: è di questi giorni l’ufficiale entrata in vigore del primo decreto attuativo (quello sulla trasparenza) che conferisce la prima sterzata concreta al progetto di “ristrutturazione” dell’architettura nel nostro ordinamento amministrativo. Passaggi ancora più importanti dovranno essere intrapresi nei prossimi mesi, con quella che si preannuncia come la più rilevante operazione di cambiamento della macchina amministrativa dello Stato nella storia repubblicana. Ma qual è lo stato di salute della complessiva macchina della Pubblica Amministrazione italiana?

 

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Lo stato di salute (precario) della PA italiana

 

Per comprendere in maniera lucida i profili e l’entità di questo percorso progressivo risulta senz’altro utile analizzare alcuni punti emersi all’interno di un interessante studio condotto da ForumPa, il Forum della Pubblica Amministrazioni in corso questa settimana a Roma. La Pubblica Amministrazione alla vigilia della completa attuazione della riforma targata Marianna Madia si presenta come un gigante di argilla immobile, in procinto di consumarsi senza essere pienamente governato.

 

Pubblico Impiego: un confronto europeo per capire

 

Il confronto europeo, nella comparazione elaborata dagli esperti di ForumPa, mette sotto i raggi X l’ultimo periodo della PA italiana in rapporto alle dinamiche registrate negli altri Paesi (in particolare Francia e Regno Unito). E il confronto appare impietoso. I blocchi reiterati su turnover e contratti danno alla Pubblica Amministrazione italiana il record (negativo) dell’età media dei dipendenti, destinata a oltrepassare quest’anno la barriera dei 50 anni. Contestualmente va detto che i suddetti blocchi non hanno in alcun modo contribuito ad alleggerire il peso economico degli uffici pubblici sui conti del Paese. La flessione della ricchezza nazionale, che nel 2015 è faticosamente ritornata ai livelli del 2008 dopo la doppia caduta di questi anni, ha annullato gli effetti dei tagli pesanti a cui la PA è stata sottoposta. Nel 2007 l’Italia destinava agli stipendi pubblici il 10,9% del Pil e oggi gira il 10,6%: un effetto praticamente nullo, tanto più se paragonato all’entità (sanguinosa) degli sforzi effettuati.

 

I giovani, la vera generazione perduta?

 

Oggi la Pubblica Amministrazione italiana arruola nelle sue fila meno del 15% degli occupati totali, mentre il medesimo indicatore tocca il 20% nella media OCSE, con punte del 25% nel Regno Unito dell’irreale 35% nei Paesi scandinavi. Il colmo della situazione è che i tagli effettuati alle Pubbliche Amministrazioni in questa epoca di “austerity” non risultano uguali per tutti, con le entità più leggere le strutture più leggere: vedi piccoli e medi Comuni chiamati a veri e propri i miracoli per ricomporre organici sempre più stiracchiati e far quadrare i bilanci.
Vittime assolute di questa sciagurata “austerity” pubblica sono poi loro, vessati e “mazziati”, i giovani, vera generazione perduta di questa temperie storica nel Pubblico Impiego: meno di un dipendente su mille ha meno di 25 anni contro il 5% abbondante degli altri Paesi europei, soltanto il 7% è nella fascia tra 25 e 34 anni (negli altri paesi questa fascia di età vale il triplo), mentre gli over 50 sono ormai netta la maggioranza. Una forza lavoro così composta si imbatte in evidenti problemi del cambiare dall’interno un sistema che ha probabilmente smarrito i connotati dell’efficienza.

 

Fonte: IlSole24Ore

Patrizia Caroli

 

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