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Reperibilità operatori sanitari: cosa cambia nel riposo compensativo



Reperibilità operatori sanitari: cosa cambia nel riposo compensativo
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Novità in arrivo per la disciplina del riposo compensativo con riferimento al settore della sanità: è stata infatti emessa nelle scorse settimane una sentenza che introduce alcuni cambiamenti a livello di principi complessivi che reggono la materia. Si tratta, in realtà, di una precisazione che però possiede un ampio riflesso su un tema importante, toccando anche aspetti non trascurabili come quelli relativi alla pronta reperibilità del personale.

 

Reperibilità operatori sanitari

Riposo compensativo in sanità: parola alla Cassazione

 

In primo luogo è necessario fornire una definizione condivisa di riposo compensativo: si tratta dell’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale che dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.
La sezione lavoro della Corte di Cassazione ha affermato, mediante sentenza n. 26723 del 18 dicembre 2014, che il servizio di reperibilità nel giorno festivo non dà diritto ad un riposo compensativo per il prestatore, ma soltanto ad un trattamento economico aggiuntivo. La precisazione fatta dalla suprema corte accoglie il ricorso di un’Asl (Azienda sanitaria locale) contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma che, a conferma della decisione del giudice di primo grado, rigettava l’opposizione dell’azienda sanitaria avverso i decreti ingiuntivi emessi su istanza di alcuni medici ed operatori sanitari a titolo di differenze retributive relative a giorni di riposo non goduto, avendo gli stessi prestato servizio di pronta reperibilità nei giorni festivi.

 

La reperibilità: una prestazione strumentale ed accessoria

 

La Cassazione ha di fatto ribaltato le valutazioni della corte di merito affermando in via preliminare che “la reperibilità prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa; conseguentemente il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta, salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva, il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, non può trarre origine dall’art. 36 della Costituzione”.

 

La pronta disponibilità

 

Va detto che la disciplina del servizio di pronta disponibilità per gli operatori sanitari prevede che il lavoratore sia immediatamente reperibile e che lo stesso sia obbligato a raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite in sede di concertazione. Tale servizio può essere svolto soltanto dai dipendenti addetti alle attività operatorie presso le strutture di emergenza, in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità e, normalmente, dal personale della stessa unità operativa. Per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura può essere svolto anche dal personale tecnico e da operatori appartenenti alla categoria D.

 

Marco Brezza

 

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