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Reperibilità personale dell’esercito: le caratteristiche e il compenso



Reperibilità personale dell’esercito: le caratteristiche e il compenso
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All’interno dell’ordinamento dell’esercito italiano si allinea ovviamente anche l’istituto dello straordinario, il quale distribuisce i suoi effetti in maniera del tutto similare a ciò che accade nell’impiego pubblico “tout court”.

 

Reperibilità personale dell'esercito

Straordinari e reperibilità per i membri dell’esercito

 

Lo straordinario sorge insieme all’introduzione dell’orario di lavoro per il personale militare di cui alla legge 231/90: quest’ultimo ha comportato il diritto al recupero compensativo, ovvero un compenso in denaro per le prestazioni rese in eccedenza a tale orario. Ovviamente il lavoro straordinario non può essere usato come fattore ordinario di programmazione del lavoro e può essere svolto soltanto per adempiere alle esigenze volte al conseguimento dei fini istituzionali delle Forze Armate cui non si possa far fronte durante il normale orario delle attività giornaliere.

 

La reperibilità: caratteristiche e compenso

 

In tale direzione riveste grande importanza il tema della reperibilità per il personale impiegato nell’esercito: la reperibilità si configura infatti come l’obbligo a raggiungere l’installazione militare entro un tempo massimo di due ore. Molto importante è il seguente concetto: il compenso spettante per la posizione di “reperibile” non remunera una prestazione di lavoro effettivamente resa, bensì la disponibilità del personale a prestarla nei modi e nei termini stabiliti, con le inevitabili limitazioni alla libertà individuale. Ne consegue pertanto che qualunque prestazione di lavoro straordinario resa durante la posizione di reperibile deve essere remunerata (mediante compenso o recupero), specificatamente in base alla sua durata.
Ma come si articola il compenso per tale prestazione? Questo viene stabilito in un dodicesimo della durata del servizio, da calcolare in maniera differenziata a seconda del periodo di effettivo impiego (che cambia qualora coincida con l’arco diurno o notturno e feriale o festivo), e compete solo a partire dal compimento della dodicesima ora di reperibilità continuativa.
Inoltre qualsiasi prestazione resa nel corso del servizio di reperibilità non spezza e non interrompe in alcun modo il computo del periodo utile al compimento del servizio di reperibilità, i cui compensi (ovvero quello della reperibilità e quello afferente della prestazione) confluiscono nel medesimo ideale contenitore, cumulandosi. Il personale dell’esercito può essere comandato di “reperibilità” per esigenze di almeno 12 ore consecutive non oltre un massimo di 6 giorni feriali e due festivi ogni mese.

 

Le basi disciplinari della reperibilità per il personale dell’esercito

 

La reperibilità per il personale impiegato nell’esercito rientra da un punti di vista tematico e disciplinare all’interno del grande tema del lavoro straordinario: la gestione di tale fondamentale istituto poggia le sue basi su tre concetti necessari. Che sono i seguenti: la flessibilità dell’orario di servizio, la disponibilità incondizionata al servizio da parte del personale, la responsabilità dei Comandanti di Corpo nella gestione operativa dell’Istituto.
Deriva da ciò il seguente assunto: soltanto il Comandante di Corpo, nell’ambito delle proprie responsabilità e competenze, può gestire e curare l’allocazione delle risorse disponibili ai vari settori per garantirne la funzionalità ed il perseguimento degli obiettivi istituzionali. In tal senso assume pertanto ineludibile importanza la programmazione delle attività operative e addestrative in base alla quale il ricorso a prestazioni di lavoro straordinario sarà limitato a casi eccezionali o in presenza di significative carenze organiche.
Fonte: Direttiva dello Stato Maggiore dell’Esercito

Marco Brezza

 

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