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Retribuzioni dipendenti pubblici, ecco i chiarimenti sulle nuove norme



Retribuzioni dipendenti pubblici, ecco i chiarimenti sulle nuove norme
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Tempo di difficoltà, tempo di sobrietà, tempo di stringere i cordoni della borsa. Questo “mantra” viene idealmente ripetuto spesso in questi ultimi mesi, ma si sta traducendo in realtà? Probabilmente sì (almeno in parte). Giungono infatti nuove regole dal dipartimento di Funzione Pubblica per ciò che riguarda le retribuzioni dei dipendenti pubblici nel nostro paese. È proprio una circolare di tipo esplicativo proveniente dal dipartimento che funge da supporto alla Presidenza del Consiglio dei ministri nell’area relativa all’organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni, a innovare nella importante e delicata materia dei trattamenti retributivi che spettano ai soggetti che operano nella Pubblica Amministrazione.

 

retribuzioni dipendenti pubblici, chiarite le nuove regole

Il tetto alla retribuzione

 

La circolare n. 3 del 18 marzo 2014 (recante rubrica “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”) indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico: l’obiettivo che è sotteso a questo tipo di controllo si sostanzia nel verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale.
Il limite massimo, il “benchmark” che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro. Questo “tetto salariale” si applica con esclusivo riguardo ai trattamenti economici erogati da amministrazioni e società inserite nell’apposito elenco Istat, e tiene conto del combinato disposto definito da stipendi, indennità, voci accessorie ed eventuali remunerazioni “extra” per consulenze o collaborazioni a vario titolo conferite da amministrazioni pubbliche, anche differenti da quella di precipua appartenenza del dipendente pubblico. Pertanto sarà la somma di tutte queste voci a non poter superare il tetto previsto dalla normativa.

 

Sotto il tetto compresi anche i vitalizi politici

 

È inoltre interessante constatare che questo nuovo limite non potrà essere superato nemmeno da coloro che sono impiegati presso le autorità amministrative indipendenti (ad esempio l’autorità Garante per la protezione dei dati personali) ed amministrazioni diverse da quelle statali.
Discreta rilevanza possiede poi anche qui il tema inerente alle pensioni: entro i margini del suddetto tetto massimo dovranno risiedere anche i compensi provenienti da trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche. Entrano quindi a far parte della somma complessiva da calmierare tutti i vitalizi, inclusi “quelli derivanti da funzioni pubbliche elettive” (come afferma testualmente la circolare) oltre che “le eventuali remunerazioni per consulenze, incarichi o collaborazioni a qualsiasi titolo conferiti a carico di uno o più organismi o amministrazioni compresi nell’elenco Istat”.

 

Una novità necessaria in questo particolare periodo

 

Pertanto gli importi derivanti da queste categorie entrano a far parte della somma complessiva di emolumenti ricevuti dal pubblico dipendente che non devono oltrepassare il limite tassativo dei 311mila euro. Una novità importante che consente evidentemente di impedire che vengano cumulate cifre enormi a beneficio di una sola persona: un provvedimento che si inserisce pertanto in maniera coerente in quel rinnovato “modus operandi” informato ad una più accentuata sobrietà, nell’obiettivo comune di risanare i conti dello Stato.

 

Fonti: ilpersonale.it, ilsole24ore.com

 

Marco Brezza

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