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Riforma del lavoro: cosa prevede in realtà?



Riforma del lavoro: cosa prevede in realtà?
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Dopo 7 ore di riunione fiume del consiglio dei ministri, 10 capitoli e 26 pagine di riforma del lavoro sono stata approvati. Non senza polemiche. Non senza oppositori. Ma in piena coscienza di aver compiuto, dice il governo, un passo importante per fermare la recessione che attanaglia l’Italia.
Nella premessa del testo della riforma infatti si esprimono gli obbiettivi concreti di questo documento, ovvero: “…realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, ripristinando al contempo la coerenza tra flessibilità del lavoro e istituti assicurativi… ”. (Blog Panorama)

 

OBBIETTIVI

Mario Monti (blog panorama)

Ma cosa prevede davvero questa riforma? Prima di tutto viene introdotto un nuovo ammortizzatore sociale, l’ASPI, che prenderà il posto dell’indennizzo di disoccupazione e di mobilità. Il passaggio inizierà già dal prossimo anno per completarsi poi nel 2016 e proprio come adesso riguarderà tutti i lavoratori che hanno completato in un biennio almeno 52 settimane di lavoro; l’ASPI avrà una durata massima di 18 mesi per coloro che hanno già compiuto i 55 anni, mentre rimarrà di 12 per chi non ha superato questa soglia di età.
Oltre all’ASPI la riforma del lavoro 2012 prevede una serie di novità che mirano a tutelare maggiormente categorie di lavoratori più deboli. Ad esempio è stata prevista una tutela giuridica a carico del datore di lavoro per i lavoratori anziani che raggiungano i requisiti di pensionamento nei prossimi 4 anni. Anche per le donne e la pratica piuttosto diffusa delle dimissioni in bianco  è stato creato un sistema di controllo che punta a eliminare l’abuso di questa formula.
In merito ai contratti di lavoro la riforma prevede che le aziende che assumeranno con contratti a tempo indeterminato riceveranno dal governo un premio di stabilizzazione. Negli intendi del governo c’è quello di trasformare il contratto di apprendistato come il primo step dei giovani che si affacciano al mondo del lavoro, mentre il contratto a progetto dovrà rispettare parametri più precisi per godere di maggiori benefici di applicazione.

 

Una delle parti più criticate e sulle quali non si è trovato un’intesa completa tra le parti sociali è certamente quella che riguarda la disciplina dei licenziamenti, ovvero la materia dell’articolo 18 che nelle ultime settimane ha riempito la stampa italiana. All’interno dello statuto dei lavoratori questo fondamentale articolo prevede il principio per cui le imprese con un numero di dipendenti superiori ai 15, nel caso di licenziamento senza giusta causa sono obbligate al reintegro del lavoratore.

 

In effetti l’articolo 18 è stato in parte modificato in quanto il governo con questa riforma del lavoro ha suddiviso i licenziamenti tra quelli che avvengono per motivi economici, per motivi disciplinari e per motivi discriminatori. Sono proprio i primi due ad aver subìto modifiche importanti. Infatti a differenza di prima non esisterà più l’obbligo di reintegro sul posto di lavoro, ma prenderà vita una forma di conciliazione che potrebbe concludersi con un accordo economico. Un altro punto di controversia e l’applicazione di questo articolo per quel che riguarda i dipendenti pubblici.
I sindacati hanno già dichiarato scioperi e proteste proprio per questo mentre per il ministro del lavoro Elsa Fornero questa riforma non intacca in modo negativo la condizione dei lavoratori: “Non ci sembra che le modifiche previste per l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori costituiscano un cambiamento che stravolge i diritti. Non ci sembra che questo sia calpestare i diritti. Non ci sembra che questo sia creare motivi per gravi tensioni sociali ”. (Fonte: adnkronos)

 

Il premier rincara poi la dose, dichiarando di non essere disposto a fare passi indietro per accontentare tutte le parti sociali: “credo che io sia stato chiamato per rimediare ai mali derivati nel corso di decenni da molte occasioni di ascolto come questa nelle quali chi governava è stato reso talmente sensibile ai problemi delle diverse categorie ed ha tanto cercato di venire incontro a quei problemi per avere poi un consenso che ha finito per prendere decisioni che non hanno tenuto presente l’interesse generale ”. (Fonte: La Repubblica)

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3 Commenti a “Riforma del lavoro: cosa prevede in realtà?”

  1. Dipendenti statali -il Blog- » Blog Archive » Il Pd afferma che l’articolo 18 va applicato anche agli statali. Says:

    [...] governo ha approvato la Riforma del Lavoro, dopo sette ore di riunione, con l’obbiettivo di “…realizzare un mercato del lavoro dinamico, [...]

  2. Pasquale p. Says:

    Ho letto una proposta per la strada e mi sembra molto interessante: che chi licenzia sia in regola con le norme sulla sicurezza, da imporre come condizione nel nuovo decreto lavoro. Oggi 3 morti sul lavoro, penso che è il momenti di parlarne.

  3. Serena Says:

    I dipendenti pubblici hanno già tanti privilegi, devono essere esclusi anche qui? Non mi sembra il caso.

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