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Riforma PA. Inizia La fase due



Riforma PA. Inizia La fase due
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La spending review ci sta consentendo di fare una grande verifica sui conti pubblici, trovare gli sprechi e gli eccessi proprio per questo siamo sempre più convinti che occorra andare avanti con il riordino delle Province, che sarà la base per riorganizzare il nuovo assetto dello Stato“. A dirlo è il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. È su queste basi che si provvede a tagli e ridimensionamenti.
Questa delega al Governo per modificare la macchina amministrativa con lo scopo di migliorare in termini di risparmio ed efficienza si sta rivelando ogni giorno di più un boomerang fatale.

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Dopo la prima fase della legge Madia, si aprirà adesso la seconda parte, che ha messo nel mirino l’amministrazione dello stato e i suoi dipendenti. Più in dettaglio i prossimi provvedimenti riguarderanno: i ministeri e la loro organizzazione, i poteri del primo ministro sugli altri ministeri, il controllo sulle agenzie fiscali e la riorganizzazione delle amministrazioni statali sul territorio.

 

Riforma PA. Cancellati i doppioni amministrativi

 

 

 

Il primo obiettivo di questa riforma in tema di riorganizzazione delle amministrazioni statali è quello di eliminare i doppioni e accorpare o addirittura eliminare alcuni enti pubblici.  Negli anni scorsi, per alleggerire il lavoro dei ministeri infatti era stata partorita la nascita dei cosiddetti “authority”, ovvero dipartimenti composti da 4 o 5 tecnici teoricamente indipendenti, ma nella pratica legati a doppio filo alla politica.
Con questa riforma questi authorities, che di fatto sono dei veri e propri doppioni, dovrebbero scomparire.
Il passaggio di risorse dovrà essere, negli intenti del legislatore, veloce e dovrebbe rendere maggiormente efficace il dicastero superstite.

 

Riforma PA. Via anche le prefetture

 

 

 

Le prefetture, tra gli enti statali, saranno quelli che subiranno la maggiore decurtazione in termini di unità, seguendo lo stesso schema utilizzato per le Camere di Commercio. In termini numerici si dovrebbe passare da 105 a 80.
Questo ente però, a differenza di altri, la cui incidenza sulla quotidianità cittadina è inferiore, hanno un impatto forte sulla società. Sono infatti chiamate ad essere garanti di coesione sociale, sicurezza e legalità.
Un filo conduttore della riforma è quello di accentrare il potere decisionale sulla presidenza del consiglio, diminuendo di fatto l’autonomia dei singoli dicasteri anche in termini di nomine. Una modalità di azione che spaventa molti.
In questo contesto, più volte palesato, la cancellazione di molte prefetture ha un sapore molto più amaro di quanto ci si aspettasse.
Fonte:  Repubblica – La Stampa
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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