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Riforma scuola: cosa cambia per gli scatti stipendiali insegnanti



Riforma scuola: cosa cambia per gli scatti stipendiali insegnanti
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È marcia indietro del Governo Renzi sulla riforma degli stipendi degli insegnanti: a spiegarlo è Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione della compagine governativa, il quale ha illustrato per filo e per segno in quale modo andranno a scandirsi e configurarsi nel futuro prossimo gli aumenti di stipendio per gli oltre 700mila docenti della scuola italiana (anzi, presto 850mila, grazie al maxi-piano di assunzioni previsto dal piano della “Buona scuola” presentato lo scorso 3 settembre). Ma ecco le novità anticipate da Faraone.

 

scatti stipendiali insegnanti

Scatti stipendiali insegnanti, un tetto finanziario

 

In prima battuta, in materia di scatti stipendiali, viene spostata la discriminante dei tetti massimi dai docenti alle risorse. Non più quindi esclusione di un terzo dei docenti dagli scatti, bensì un limite finanziario complessivo da non oltrepassare, per evitare odiose disparità di trattamento. “Ci sarà – spiega Davide Faraone – una quota dei fondi destinati alla premialità degli insegnanti che sarà per due terzi determinata dal merito. La quota non corrisponderà ad una quota di insegnanti, ma corrisponderà alla cifra delle risorse destinate al merito”. Insomma il tanto vituperato (e controverso) 66% di docenti premiati non esiste più. È pertanto stata messa la parola fine ad una misura davvero criticata nelle scorse settimane. All’indomani della presentazione della pianificazione con i contenuti del piano di riforma della scuola, i sindacati erano infatti scesi sul piede di guerra contro l’ipotesi di una quota prefissata di docenti meritevoli.
In tale direzione tale impostazione era stata aspramente da Francesco Scrima, numero uno della Cisl Scuola, il quale aveva definito “ideologica l’idea che contrappone in modo forzoso anzianità e merito dividendo assurdamente la categoria fra due terzi di competenti e un terzo di presunti incompetenti”. Contestualmente la Flc Cgil, mediante il proprio segretario Domenico Pantaleo, aveva battezzato la questione degli scatti di merito un “colossale imbroglio”, chiedendo l’immediato ritorno agli scatti stipendiali ogni sei anni per tutti.

 

I criteri di valutazione per attribuire gli scatti

 

Ma quasi saranno i requisiti e le caratteristiche idonee a dare forma ai criteri di valutazione per l’attribuzione degli scatti stipendiali basati sul merito? A questi fini ad essere valutata non sarà soltanto l’attività didattica: saranno infatti premiati quei docenti che, accanto alle ore tradizionali di lezione, svolgono attività a scuola “diverse rispetto alle tradizionali”, come ad esempio l’istituzionalizzazione delle buone pratiche, il modo di relazionarsi con gli studenti, la capacità di edificare le attività didattiche non tradizionali.
Insomma, tale nuova valutazione dovrà essere in grado di prendere in esame il modo in cui gli insegnanti svolgeranno attività coerenti con quelle dell’istituto, come la partecipazione all’apertura pomeridiana, e lo sviluppo delle attività di collegamento tra scuola e lavoro. Saranno questi i tasselli dell’ideale mosaico capace di dare una forma coerente al processo di valutazione dei docenti della scuola pubblica.

 

E i sindacati cosa dicono?

 

Ma ai sindacati, fin da ora, non pare andare giù questa inedita scansione: le prospettive stipendiali sono infatti state definite da questi ultimi aleatorie e inconsistenti. Non sarebbero, a parer loro, previste risorse aggiuntive per premiare il merito degli insegnanti: “Saranno i vecchi scatti, ridotti di due terzi – spiegano -, a remunerare i docenti più bravi”. Ma la verità dove sta?

 

Fonti: repubblica.it, orizzontescuola.it.

 

Marco Brezza

 

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