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Il Riposo Compensativo Dipendenti Pubblici: Cos’è e quando applicarlo



Il Riposo Compensativo Dipendenti Pubblici: Cos’è e quando applicarlo
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imagesCA1160WDIl riposo compensativo dipendenti pubblici è un giorno non lavorativo che  compensa la mancata fruizione di un giorno ordinario di riposo quale può essere il sabato (nella settimana corta), la domenica o un qualsiasi giorno festivo in cui il dipendente, per esigenze aziendali, sia stato costretto a lavorare. Per fare un esempio pratico, se un dipendente pubblico lavora sette giorni di seguito,  inclusa la domenica, nei giorni successivi  dovrebbe usufruire di una pausa dalla sua attività. Il riposo compensativo dipendenti pubblici ha anche la funzione di compensare la gravosità di un determinato lavoro che, per esempio, costringe il dipendente a sostenere dei  turni notturni fuori dall’ordinario orario d’ufficio o lo espone a condizioni di lavoro logoranti. Per quanto riguarda il lavoratore turnista che, di norma, può prestare la propria attività di notte o in un giorno festivo, il riposo compensativo dipendenti pubblici  trova applicazione quando i dipendenti pubblici vengono chiamati a lavorare nella propria giornata di riposo. Infine, quando il lavoratore presta più volte la propria attività oltre il normale orario giornaliero, al posto della retribuzione, può chiedere il recupero delle ore sotto forma di riposo compensativo utilizzando l’accorpamento delle ore di straordinario per il recupero dell’intera giornata.

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La normativa italiana sul “Riposo compensativo dipendenti pubblici”

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Così recita l’art.24 comma 1 in tema di disciplina del lavoro: “Al dipendente che, per particolari esigenze di servizio, non usufruisce del giorno di riposo settimanale, deve essere corrisposta la retribuzione giornaliera di cui all’art.52, comma 2, lett. b) maggiorata del 50%, con diritto al riposo compensativo da fruire di regola entro 15 giorni e comunque non oltre il bimestre successivo”. Il secondo comma recita così: “L’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale dà titolo, a richiesta del dipendente, a equivalente riposo compensativo  o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo”. La normativa spiega chiaramente che il giorno di pausa compensativa deve essere goduto entro 15 giorni o non oltre il bimestre successivo al giorno di riposo di cui il dipendente pubblico non aveva potuto beneficiare. Inoltre, il dipendente ha diritto ad un pagamento maggiorato del 50%, rispetto alla retribuzione ordinaria, per aver lavorato in un giorno che gli spettava di riposo. Il lavoratore, infine,  può scegliere di non godere della pausa compensativa  per richiedere, in alternativa, il pagamento di uno straordinario maggiorato  laddove avesse lavorato in un giorno festivo.

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Riposo compensativo dipendenti pubblici: Riposo allattamento

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Sempre secondo  le norme vigenti, i riposi per allattamento e i riposi compensativi possono essere cumulati nella medesima giornata lavorativa. Le lavoratrici madri, dunque, durante il primo anno di vita del bambino, possono beneficiare di due periodi di riposo cumulabili durante la giornata; ciò andrà fatto tenendo conto, da un lato, delle necessità della dipendente e, dall’altro, delle esigenze organizzative dell’amministrazione. Se l’orario giornaliero è inferiore alla sei ore però, le dipendenti hanno diritto a un solo riposo.

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Permessi elettorali e il diritto al riposo compensativo nel pubblico impiego

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Possono usufruire del riposo compensativo dipendenti pubblici o, in alternativa di una retribuzione aggiuntiva, anche coloro che nei giorni non lavorativi (ad esempio il sabato nella settimana corta) e festivi sono impegnati nei seggi elettorali; questo accade perché i giorni passati al seggio come scrutatore, segretario, presidente, rappresentante di lista o di gruppo, vengono considerati dalla legge come giorni di lavoro e, conseguentemente, sono retribuiti come se il dipendente avesse prestato la propria attività presso la propria pubblica amministrazione .

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riposo-compensativo-pubblico impiegoMancata fruizione protrattasi nel tempo del riposo compensativo

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Il riposo compensativo è irrinunciabile; è quanto si evince dalla sentenza numero 7/2013 del Consiglio di Stato, in relazione ad una richiesta di risarcimento presentata da alcuni dipendenti preposti al servizio pubblico di trasporto locale. Secondo la sentenza, il dipendente pubblico che ha lavorato per un periodo temporalmente lungo senza usufruire del riposo compensativo, ha diritto ad un risarcimento.  Il lavoratore, infatti, può considerarsi leso nella sua integrità psicofisica, in quanto stressato dal troppo lavoro e impossibilitato a  recuperare le proprie energie. Il soggetto risulta danneggiato anche sul piano esistenziale, dato che la mancanza prolungata nel tempo di riposi compensativi determina un condizionamento negativo delle proprie abitudini, delle relazioni interpersonali e dello stile di vita in generale. Il Consiglio di Stato ha chiarito che un dipendente che richieda un risarcimento per il danno subito a causa della sua ininterrotta prestazione lavorativa, può provare, tramite documenti come buste paga, istanze o diffide verso la pubblica amministrazione di appartenenza, la mancata fruizione del riposo compensativo a causa della cattiva gestione aziendale.

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Il riposo compensativo dipendenti pubblici , dunque, è un diritto del dipendente pubblico, fondamentale non solo per permettergli una buona prestazione lavorativa, ma anche e, soprattutto, per tutelare la sua integrità psico-fisica .

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Roberta Buscherini

 

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