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Rivoluzione nel Pubblico Impiego: ok all’accordo che riduce i comparti



Rivoluzione nel Pubblico Impiego: ok all’accordo che riduce i comparti
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Il tweet del ministro Marianna Madia ha aperto la giornata di ieri consegnando la notizia del giorno: “Stanotte chiuso accordo su riduzione a 4 comparti #PA. Sistema contrattuale più semplice e innovativo per lavoratori pubblici e Paese”. E’ infatti stato firmato tra Aran (l’agenzia che rappresenta la Pubblica Amministrazione come datore di lavoro) e sindacati l’accordo che riduce i comparti del pubblico impiego a quattro. Un’intesa raggiunta dopo mesi di trattative al termine della nottata di martedì (con 17 ore di trattativa filata). Un passaggio determinante nel grande percorso di implementazione di un nuovo modello di gestione di e contrattazione nel Pubblico Impiego.

 

Rivoluzione nel Pubblico Impiego

Pubblico Impiego: la aggregazione dei comparti

 

Il punto focale dell’accordo è collocato sull’aggregazione dei comparti che da 11 (il numero di comparti in cui è diviso oggi il Pubblico Impiego) vengono ridotti a 4: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca. Inizia ora tuttavia la vera e propria partita per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, con il pallino che passa al Governo che sarà tenuto ad elaborare una proposta con i 300 milioni di euro messi a disposizione dall’ultima Legge di Stabilità, a cui si devono sommare i fondi che Regioni ed Enti locali dovranno recuperare in completa autonomia. A parere del presidente dell’Aran Sergio Gasparrini “la riduzione drastica del numero dei contratti collettivi nazionali potrà favorirne la rapida definizione, e si potrà anche provare ad utilizzare la strumentazione, rimasta nel cassetto in questi anni, per valutare performance e premi di produttività“.

 

L’accordo tra Aran e sindacati dopo mesi di trattative

 

La riforma che sta andando a compimento in questi giorni non è altro che quella prevista nel 2009 dal Decreto Brunetta. Quest’ultimo strumento, al fine di semplificare i contratti e dare una sfoltita alla rete di sigle e prerogative sindacali fissò in 4 il numero massimo dei comparti a partire dal “successivo rinnovo contrattuale”: l’anno successivo tuttavia la crisi di finanza pubblica spinse l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti a bloccare la contrattazione nel pubblico impiego, con una misura poi rinnovata due volte prima che a luglio la Corte costituzionale, con la sentenza 178/2015, imponesse di far ripartire il processo di riforma.

 

Un passo decisivo verso i rinnovi contrattuali

 

Le operazioni di accorpamento hanno riguardato 2 comparti in particolare: Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e Istruzione e ricerca (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). Le novità più rilevanti si concentrano proprio su quest’ultimo comparto: “istruzione e conoscenza” riunirà infatti i circa 100mila dipendenti dell’università (con l’esclusione dei docenti, che in regime di diritto pubblico) e i 20mila degli enti di ricerca a quel milione di persone che lavora nella scuola.
E’ pertanto ora posizionato il tassello del puzzle che darà il via al tanto atteso sblocco dei contratti nel Pubblico Impiego (congelati da 6 anni): si riapre ora il tavolo per il rinnovo dei contratti dipendenti statali, questa volta (finalmente) su perimetro semplificato di quattro comparti e quattro aree dirigenziali, con ragionevole motivo di pensare che si giungerà al rinnovo dei contratti tramite le risorse ad esso destinate.

 

Fonte: Sole24Ore, Ansa.it

 

Patrizia Caroli

 

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