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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Ruolo docenti'

mar, set 9, 2014  Marco Brezza
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Parte idealmente proprio in questi giorni l’anno scolastico 2014/2015 della scuola pubblica italiana. Attraverso la circolare n. 34 emessa lo scorso 1 di aprile infatti sono state diffuse le tabelle contenenti la dotazione assegnata ad ogni regione sia per ciò che riguarda il posto cosiddetto “comune” che per il sostegno.

 

Fonte: www.adnkronos.it

Fonte: www.adnkronos.it

Scuola: ecco le tabelle organici insegnanti 2014/15

 

In primissima battuta sono immediatamente piovuti giudizi non molto lusinghieri per ciò che riguarda lo sviluppo per il prossimo anno degli organici degli insegnanti della scuola: molte sigle sindacali parlano di vera e propria “delusione” sulla questione organici scuola: gli alunni che frequenteranno le aule scolastiche nel prossimo anno aumenteranno a fronte di nessun aumento dei posti docenti assegnati. È palese che questa scelta andrà ad edificare difficoltà ancora più insormontabili rispetto a quelle già ampiamente presenti negli scorsi anni scolastici.

 

La nuova circolare del Ministero dell’Istruzione

 

La circolare 34 afferma testualmente che “per l’anno scolastico 2014/2015 le dotazioni organiche sono state determinate non superando, a livello nazionale, la consistenza delle dotazioni fissate per l’anno 2011/2012. Pertanto, fatta eccezione per la scuola dell’infanzia, la quantificazione e la ripartizione, tra le Regioni, delle dotazioni dei diversi ordini e gradi di istruzione è stata effettuata tenendo conto del numero degli alunni risultanti dall’organico di fatto dell’anno scolastico 2013/2014, dell’entità della popolazione scolastica riferita all’anno 2014/15 rilevata dall’anagrafe degli alunni, dell’andamento delle serie storiche della scolarità degli ultimi anni”.
Ovviamente, in ossequio al principio di autonomia scolastica, i singoli istituti scolatici potranno  autonomamente porre in essere le azioni ritenute più funzionali e coerenti con gli specifici bisogni, valutando “la possibilità di attivare ulteriori iniziative volte al raggiungimento delle finalità di razionalizzazione e di contenimento della spesa, nel rispetto della qualità dei servizi e dell’offerta formativa”. Sarà infatti cura dell’istituzione scolastica, una volta assunta la consapevolezza delle proprie risorse di organico, articolare la gestione dell’attività “secondo criteri e modalità che consentano il migliore impiego delle risorse, l’ampliamento del servizio e l’incremento dell’offerta formativa”. Il tutto, sottolinea la circolare, “valorizzando le potenzialità proprie dall’autonomia organizzativa e didattica”.

 

Tabelle ed insegnanti: la distanza tra teoria e realtà

 

L’organico delle singole scuole verrà determinato tenendo conto della ripartizione che effettuerà ciascun Direttore Regionale per le singole province e per i vari gradi di scuola.
Sarebbe bello che l’organico scolastico tenesse conto dei parametri definiti per docenti a livello nazionale, ma nei fatti, secondo Flc-Cgil, non sarà cosi (“come sempre negli ultimi anni”, afferma la sigla sindacale in una scheda di approfondimento). Infatti, l’obbligo a rientrare nella dotazione totale provinciale assegnata, costringerà sia a sforamenti sul numero massimo di alunni per classe (con classi troppo numerose), che all’assegnazione di meno personale (tendenzialmente personale ATA), di quanto spetterebbe in uno scenario corretto.
La panoramica generale della scuola italiana per l’anno prossimo si inscrive pertanto nella temperie attuale di contenimento e revisione della spesa, nonostante la scuola e l’educazione rimangano, per il Governo in carica, priorità assolute (come dimostrato anche dalla grande attenzione per l’edilizia scolastica).

 

Fonte: flcgil.it

 

Marco Brezza

 

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mer, ago 6, 2014  Marco Brezza
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Bullismo a scuola, un tema balzato al (dis)onore delle cronache negli ultimi 5 anni. La questione, come si sa, configura gli estremi di un reato, lasciando strascichi pertanto sia da un punto di vista penale che da uno di tipo civile (con annesso risarcimento danni). E a questo riguardo emergono, per quello che riguarda gli eventi di bullismo a scuola che accadono tra gli alunni dentro le mura scolastiche, profili di responsabilità sia per quello che riguarda i genitori, ma anche per ciò cheriguarda anche i dirigenti scolastici.

 

bullismo a scuola

Fonte: giacinto.org

Bullismo a Scuola: le responsabilità della amministrazione scolastica

 

Il bullismo a scuola si configura come un fenomeno di prevaricazione e disagio che riguarda in particolare bambini e adolescenti nelle fasce di età comprese tra gli 8 e i 16 anni: pertanto dalle scuole elementari fino ai delicati anni dell’adolescenza a cavallo tra le scuole medie inferiori e superiori.
Secondo la Cassazione infatti “la responsabilità risarcitoria dei genitori di un minore capace di intendere e volere che commetta un fatto illecito, non viene meno, anche se esso è affidato a persona idonea a vigilarlo e controllarlo, dal momento che persiste la presunzione di culpa in educando, che costituisce l’altro fondamento dell’art. 2048 del codice civile”. In tale situazione, comunque, l’amministrazione scolastica rimane direttamente responsabile dell’evento accaduto, in virtù del rapporto del collegamento organico con essa del personale dipendente, con riferimento al danno che sia stato cagionato a minore nel tempo in cui è sottoposto alla vigilanza del suddetto personale.

 

Onere della prova

 

In tale caso l’onere probatorio gravante sul danneggiato si esaurisce nella dimostrazione che il fatto si è verificato nel tempo in cui il minore è affidato alla istituzione scolastica. Ciò è sufficiente a rendere operante il punto chiave della disciplina relativa al bullismo a scuola: ovvero la presunzione di colpa per inosservanza dell’obbligo di sorveglianza. Ovviamente spetta poi all’amministrazione scolastica dimostrare la prova liberatoria rappresentata dall’aver correttamente espletato tutte le attività di sorveglianza sugli allievi attraverso una diligenza idonea ad impedire il fatto. Prova che talora si può configurare come “diabolica” poiché risulta non facile soddisfare i gravosi requisiti imposti da tale tipo di onere sul contegno di insegnanti o personale Ata.

 

La responsabilità del dirigente scolastico nel bullismo a scuola

 

Per ciò che riguarda la responsabilità del dirigente scolastico pare utile consultare un allegato ad una nota diffusa dalla Provincia di Trento sull’obbligo di denuncia da parte delle scuole in caso di bullismo: infatti ai dirigenti scolastici non spettano compiti di vigilanza, ma di organizzazione e controllo sull’attività degli operatori scolastici e un’attività di custodia. Inoltre il Preside è ritenuto responsabile (ex art. 2043 c.c.) nel caso in cui non abbia posto in essere tutte le misure organizzative congrue ed idonee a garantire la sicurezza nell’ambiente scolastico e la disciplina tra gli alunni, in quella che si può definire come una colpa normativa di tipo organizzativo (detta anche in ambito giuridico”culpa in organizzando”).
Per questa tipologia di colpa però l’onere della prova grava sulla testa del danneggiato: rimane pertanto più tutelata qui la figura del dirigente scolastico.

 

 

Fonti: orizzontescuola.it, ilsole24ore.it, gildavenezia.it

 

 

Marco Brezza

 

 

 

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mar, lug 29, 2014  Patrizia Caroli
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Orario insegnanti scuola pubblica: L’eterna estate del cambiamento (presunto, almeno per ora) del contratto degli insegnati della scuola pubblica prosegue. Nelle scorse settimane si erano susseguite le voci (provenienti da vertici rilevanti dell’apparato ministeriale dell’Istruzione, ovvero dal sottosegretario Reggi) in merito a notevoli novità in materia scatti stipendiali basati sul merito, meccanismo delle assunzioni insegnanti, cambiamento del calendario, modifiche alla procedura di assunzione e, last but leastcambio dell’orario per gli insegnanti da 18 a 36 ore settimanali.

 

36 ore insegnanti

Orario insegnanti scuola pubblica, 36 ore: falso allarme, almeno per ora

 

Giunge ora una parziale smentita della notizia che aveva gettato nel panico parte della categoria docenti per la vicenda del orario insegnanti della scuola pubblica: il passaggio dell’orario a 36 ore non sarebbe al momento oggetto di riflessione al Ministero dell’Istruzione. Lo ha affermato il Ministro Giannini nel corso di una interrogazione parlamentare andata in scena la scorsa settimana in Parlamento. Il deputato di Forza Italia Elena Centemero (responsabile scuola per il partito di Berlusconi) ha infatti chiesto al Ministro di diradare le nebbie sulle affermazioni di quest’ultimo lo stato giuridico degli insegnanti, l’orario di lavoro e l’apertura delle scuole oltre l’orario della didattica. Il Ministro Giannini ha sottolineato i temi che attualmente fanno parte del dibattito in seno ai “pool” di lavoro ministeriali: autonomia, “governance”, competenze da trasmettere e definizione del modello educativo.
Le parole del Ministro sono riassumibili nella seguente frase: “È importante lavorare all’istituzione dell’organico funzionale, alla formazione in servizio dei docenti ai fini della carriera, ma non è ancora stato affrontato il problema dell’orario di lavoro dei docenti e non si intende affrontarlo nei prossimi mesi”. Insomma falso allarme, o così sembrerebbe.

 

Contratto insegnanti: il possibile “domino” ministeriale inciderà sui docenti?

 

È necessario comunque dire che l’eventuale ampliamento di orario per gli insegnanti della scuola pubblica avrebbe avuto una valenza prettamente cosmetica, alla stregua di una rimodulazione dell’orario idonea a legittimare le attività dei docenti che esulano dalle ore di lezione o di ricevimento genitori.
I “rumors” di palazzo parlano di dissidi tra Ministro Giannini ed altri membri del “team” ministeriale, in particolare il sottosegretario Reggi (renziano della “prima ora”): che ci sia aria di rimpasto nelle stanze di viale Trastevere, con la ex montiana Giannini in procinto di essere sostituita dal renziano di ferro Reggi, viste alcune divergenze di opinioni emerse nel mese di luglio ed esplose con le contraddizioni e le smentite di cui sopra? Difficile capirlo,  per ora sono solo supposizioni. Certo è che un eventuale cambio di poltrona potrebbe spalancare scenari di cambiamento notevoli in merito a scelte e strategie con chiare ripercussioni sugli insegnanti.

 

Time-out d’agosto: si vedrà al ritorno dalle vacanze

 

Ora è tempio di pausa d’agosto, per comprendere le reali prospettive in materia è chiaramente necessario attendere il ritorno dalle vacanze (anche se le prospettive in Parlamento sembrano deporre verso una “non stop” per approvare le riforme, vedi le ultime parole del Presidente del Senato Pietro Grasso). L’ultima settimana di agosto presumibilmente si tornerà a parlare dell’argomento. L’orario complessivo di lavoro degli insegnanti rimarrà immutato? O si provvederà al cosiddetto “ribilanciamento” generale delle reali ore di lavoro che i docenti utilizzano per far fronte alle proprie mansioni? La risposta dopo le vacanze.
Fonte: orizzontescuola.it
Patrizia Caroli

 

 

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gio, mag 15, 2014  Patrizia Caroli
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Precarietà e scuola pubblica, un binomio talmente abusato da possedere ormai le stigmate del luogo comune: ad oggi sono infatti 11mila i nuovi insegnanti abilitati tramite TFA, 70mila coloro che stanno prendendo l’abilitazione PAS, 55mila i diplomati alle magistrali (oltre a vari insegnanti idonei al concorso a cattedra non assunti) che sono ingiustamente esclusi dall’accedere al reclutamento per insegnanti.

 

Fonte: galileo.net

Fonte: galileo.net

Una palese disparità di trattamento

 

Secondo l’Anief quella venuta in essere è una situazione di agghiacciante discriminazione. La sigla sindacale, per voce del suo Presidente nazionale, afferma che “il Ministero continua a perpetrare un’insensata disparità di trattamento, discriminando i precari che sono stati selezionati e preparati dallo Stato con le stesse modalità dei colleghi inclusi fino a pochi anni fa. Siamo pronti a dare battaglia, per far valere i diritti di chi chiede solo di fare il mestiere per cui ha studiato ed è stato formato”.
La questione sollevata dalla importante associazione tende a circoscrivere il momento attuale caratterizzato dalla inaugurazione della grande corsa all’aggiornamento delle graduatorie degli insegnanti precari della scuola, utili per le assunzioni a ruolo e le supplenze annuali del periodo 2014–2017. Il Decreto Ministeriale 235/2014 disciplina le disposizioni e gli adempimenti per l’aggiornamento del punteggio docenti per le graduatorie. Alla “tenzone” sono interessati 170 mila supplenti già inclusi, che potranno inserire attraverso la procedura online i titoli di studio e i servizi svolti, mentre i circa 140 mila tra nuovi abilitati con TFA e PAS, diplomati magistrali e idonei all’ultimo concorso a cattedra (elencati già in apertura di articolo) vengono, praticamente esclusi: abbandonati sia dal Ministero dell’Istruzione che dal panorama sindacale “mainstream”, con le principali sigle sindacali che sembrerebbero per il momento decidere di effettuare alcun intervento.

 

Aggiornamento graduatorie “a due velocità”

 

Interessanti a tal riguardo sono le parole di Arianna Cipriani, portavoce del Coordinamento nazionale Tfa ordinario, la quale spiega con chiarezza la situazione: “Noi siamo a favore dei concorsi, ma siccome non ci pare che il Ministero dell’Istruzione abbia intenzione di emanare in tempi brevi un nuovo bando, chiediamo di mantenere il doppio canale di assunzione. E di dare un valore al nostro titolo, inserendoci nelle graduatorie ad esaurimento”.
Intanto l’Anief afferma che non esiterà ad adire le strade del ricorso per far valere i diritti di tale categoria di insegnanti: “In un Paese civile e moderno la pratica del ricorso dovrebbe rappresentare l’extrema ratio – afferma sempre un agguerrito Marcello Pacifico (presidente Anief) – alla quale però siamo costretti a ricorrere, poiché l’amministrazione continua a fare ostruzione nei confronti di tantissimi docenti precari. La maggior parte dei quali, ricordiamo, per abilitarsi ha speso anche 4mila euro”.

 

Supplenti per sempre?

 

“Questi, per essere inseriti nelle graduatorie devono obbligatoriamente presentare la domanda, altrimenti non potranno dimostrare l’interesse a ricorrere. In quattro anni abbiamo fatto inserire migliaia di persone nelle graduatorie – prosegue il Presidente di Anief-Confedir – anche se è sbagliato pensare che il tribunale è nemico della pubblica amministrazione, i ricorsi possono aprire porte blindate. Ed evitare che 140 mila supplenti rimangano tali a tempo indeterminato”.
Parole che non celano un vero e proprio intento programmatico volto a difendere la bistrattata categoria di docenti che, al momento, sono esclusi dal procedimento di reclutamento nazionale del corpo insegnante nella scuola pubblica.
Fonti: orizzontescuola.it, ilfattoquotidiano.it

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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mer, apr 16, 2014  Marco Brezza
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Professore di italiano impedisce ispezione antidroga all’interno delle mura scolastiche: la curiosa situazione si è verificata pochi giorni fa in un istituto scolastico in Umbria. Il docente ha bloccato la perquisizione che gli agenti di Polizia stavano effettuando all’interno dell’edificio scolastico: il controllo antidroga all’interno dell’Istituto per geometri “Sangallo” di Terni era stato autorizzato dal dirigente scolastico, ed era stato preceduto da una serie di altri controlli in molteplici scuole del capoluogo di provincia umbro.

 

Noto insegnante interrompe ispezione antidroga in un istituto scolastico

Un docente che era già stato al centro delle cronache

 

Il professore in questione è Franco Coppoli, docente di italiano già balzato agli onori delle cronache ormai 5 anni fa per avere rimosso il crocefisso appeso nell’aula durante le sue ore di lezione. In quella situazione il professore puntava a rivendicare la libertà di insegnamento, la libertà religiosa e la laicità dello Stato della scuola pubblica, ma soprattutto in nome dell’uguaglianza di tutti i suoi studenti. In questa nuova circostanza il professore ha impedito ai poliziotti e ai cani antidroga, che stavano effettuando un legittimo e concordato controllo, di entrare nell’aula dell’istituto in cui stava tenendo una lezione: il docente ha evidenziato come non ci fosse nessun mandato da parte della magistratura e ha minacciato di denunciare gli agenti per interruzione di pubblico servizio qualora avessero proceduto. Di fronte a tale minaccia i membri del corpo di polizia hanno rinunciato al controllo nella classe, al fine di non dare origine a tensioni maggiori.

 

Ecco le parole dell’insegnante

 

Va detto in realtà che la posizione dell’insegnante non aveva una effettiva legittimazione giuridica: infatti il mandato non è necessario per tale tipologia di operazioni dal momento che il controllo era stato concordato con la scuola stessa e autorizzato dalla preside. Le parole di Coppoli chiarificano le ragioni della sua azione, che racchiude un valore di simbolica protesta: “L’educazione e la didattica non si devono appiattire per colpa di un evento repressivo che non ha logica – afferma il docente  -, la mia battaglia di oggi, che va distinta da quella del crocifisso di cinque anni fa, è rivolta a proteggere e tutelare gli spazi liberi e l’educazione. Attendo di conoscere le contestazioni che mi vengono rivolte e poi risponderò”.
Alla spiegazione del docente si sono unite le voci di solidarietà del Cobas (Confederazione di Comitati di Base), le quali hanno parlato di mancanza di opportunità e di carattere intimidatorio del controllo: “Quello che vogliamo denunciare – si legge nella nota diffusa dai Cobas – è una operazione senza alcun senso educativo, che viola gli spazi che i ragazzi dovrebbero vivere come propri, che tenta di criminalizzare i giovani e che contro gli auspicabili interventi di prevenzione e riduzione del danno propone la sola opzione repressiva”.

 

Intanto si apre il procedimento disciplinare nei confronti dell’insegnante

 

Intanto è stato aperto un procedimento disciplinare interno nei confronti del professor Coppoli: non resta che attendere di capire le conseguenze del gesto. Certamente il precedente di 5 anni fa, con il professore sospeso dal servizio per un mese, potrebbe influire in senso negativo sulla conclusione dell’attuale questione.

 

Fonti: giornaledellumbria.it, tecnicadellascuola.it

 

Marco Brezza

 

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