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Sanità Dopo La Spending Review: L’enigma dei tagli alla spesa pubblica



Sanità Dopo La Spending Review: L’enigma dei tagli alla spesa pubblica
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Come si modificherà il settore della sanità dopo la spending review? È una domanda che fuoriesce spontanea in tempi di tagli e di riorganizzazione della spesa per quanto riguarda la pubblica amministrazione italiana. È certamente opinione assodata che il settore della sanità si configuri come uno dei segmenti di spesa pubblica sui cui convergono le più grandi aspettative di contenimento e razionalizzazione: in questo senso i sacrifici imposti dalla affilata scure della spending review suggeriscono agli enti locali e allo Stato centrale di affrontare un graduale e cauto percorso di riorganizzazione dei servizi sanitari, con l’obiettivo perfezionarne ed ottimizzarne l’efficacia e, ancor più, l’efficienza.

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www.informazione.tv

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Sanità dopo la spending review: verso una maggiore efficienza

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La pianificazione del necessario lavoro che modificherà le coordinate e i connotati della sanità dopo la spending review è stata programmata dal commissario alla revisione della spesa, Carlo Cottarelli: nei propositi di quest’ultimo giace la volontà di effettuare i tagli con il cesello, verificando le criticità comparto per comparto, al fine di superare la logica delle riduzioni lineari, una delle modalità più facili da utilizzare, e al contempo meno efficaci, per affrontare gli svariati momenti di difficoltà intercorsi negli ultimi cinque anni. Lo spirito di fondo che informa la logica della revisione della spesa è quello che viene definito come un processo diretto a migliorare l’efficienza e l’efficacia della macchina pubblica nella gestione delle risorse economiche, attraverso la sistematica analisi e valutazione delle strutture organizzative. Esprime la sua visione in materia il presidente emerito della Corte dei Conti, Luigi Giampaolino, il quale ha affermato: “Ci aspettiamo dei tagli selettivi e rimessi alle stesse amministrazioni che hanno padronanza della visione delle loro esigenze e delle loro disponibilità e delle esigenze dei cittadini in termini di servizi”.

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L’entità complessiva della spesa pubblica si assesta sulla alla cifra di 800 miliardi di euro: evidentemente, però, una cospicua parte di questa non è intaccabile attraverso il procedimento di revisione. E tra i settori su cui si concentra l’attenzione c’è sicuramente la sanità, ed in particolar modo la delicata tematica dei costi standard.

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Sanità dopo la spending review: attenzione alle “grandi apparecchiature”

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Insomma, pare esserci tanta carne al fuoco e tanto lavoro da fare per capire il destino della sanità dopo la spending review. Il Ministero della Salute comincia intanto a elaborare le strategie di lotta agli sprechi di Asl e ospedali, senza trascurare però le problematiche inerenti alla salute di coloro che si curano: ecco pertanto che, anche nel nostro paese, è in procinto di essere avviata per la prima volta un’operazione a tappeto su tutte le cosiddette “grandi apparecchiature” di carattere biomedico in uso in tutte le strutture sanitarie italiane. L’ingente profusione di risorse per l’utilizzo di questi macchinari di alta tecnologia (e oggi decisivi per l’assistenza dei pazienti) sarà materia di osservazione per il team addetto alla collocazione dei tagli.

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Sono pertanto molti gli ambiti sui quali agire, nella difficile attività di configurare la struttura della sanità dopo la spending review: un’attività, quest’ultima, da eseguire sempre, ovviamente, dentro i confini fondamentali del rispetto degli obiettivi di tutela della salute che sono alla base del Servizio sanitario nazionale italiano: un eminente valore, inserito nella Carta Costituzionale del nostro paese.

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Fonti: Il Sole 24 Ore, www.lavoce.info

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Marco Brezza  

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