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Sblocco contratto statali, è certezza: ecco da dove arriveranno le risorse



Sblocco contratto statali, è certezza: ecco da dove arriveranno le risorse
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Il 2017 sarà l’anno dell’anelato rinnovo dei contratti della Pubblica Amministrazione. Lo ha promesso il premier Renzi nelle scorse settimane ed inoltre la previsione fa capolino nelle bozze della prossima Legge di Stabilità, con un’avanguardia relativa alle coperture economiche già presente nella Nota di aggiornamento del Def (Documento di economia e finanza redatto dal Governo pochi giorni fa.

 

Sblocco contratto statali

Rinnovo contratto statali: aumenti legati alla produttività

 

Uno degli obiettivi di tale azione è anche quello di aumentare la produttività del Publico Impiego. Il Ministero per la Pubblica Amministrazione ha infatti confermato che che l’aumento degli stipendi non sarà a pioggia (ovverosia per tutti), bensì legato a merito e produttività, oltre che al livello degli stipendi. Sono infatti da definire le modalità di erogazione delle somme, ed alcune incognite interessano la mole complessiva dello stanziamento che sarà destinato allo sblocco dei contratti del Pubblico Impiego stesso, ma l’aumento degli stipendi si concretizzerà, questo è certo.

 

Un contratto innovativo, capace di valorizzare il lavoro

 

Ecco le dichiarazioni dei sindacati in merito alla trattativa in corso con l’ARAN in questi giorni “Vogliamo per pubblico e privato stesse regole sulla democrazia e stesse opportunità per la contrattazione. Che vuol dire stesse responsabilità, ma anche stesse possibilità di sviluppo professionale e valorizzazione delle competenze. E stesso ruolo nel definire le regole del gioco. Per questo porteremo al governo la nostra proposta: un contratto innovativo che valorizzi il lavoro, riassegnando alla contrattazione la funzione di regolare condizioni e organizzazione del lavoro”.
Ma per recuperare la somma di denaro necessario allo “scongelamento” dei contratti PA fermi ormai da 7 lunghi anni, il Governo andrà a lavorare sulla fase 3 della “spending review” con un impatto ridotto rispetto ai due cicli precedenti e un rapporto spesa-Pil in calo: in questo senso i richiami della Nota di aggiornamento del Def, varata dal Governo, al contenimento delle uscite della Pubblica Amministrazione sono ripetuti sia in termini di obiettivi da centrare nei prossimi anni che di risultati già conseguiti.

 

Spending review (ovvero, dove reperire le risorse): la fase 3

 

Il Governo nella sua pianificazione esordisce con la riduzione strutturale già programmata con la “fase 2” della revisione della spesa: 25 miliardi nel 2016, 28 nel 2017 e 29 miliardi nel 2019. Anche se la Nota di aggiornamento al Def non fornisce dettagli e cifre, con la prossima Legge di Stabilità saranno adottati altri interventi per almeno 4 miliardi ai quali sta lavorando già da diverse settimane il commissario Gutgeld.

L’idea è quella di suddividere a metà tra revisione della spesa e proventi dalla lotta all’evasione (con ulteriori mini-misure fiscali) gli 0,5 punti di Pil (circa 8-9 miliardi) della manovra vera e propria garantita all’Unione Europea che, insieme ai margini di deficit utilizzati, concorrerà a comporre la prossima Manovra. La dote di revisione di spesa verrà assicurata in prima battuta dal rafforzamento del processo di centralizzazione degli acquisti della Pubblica Amministrazione dal quale giungeranno circa 1,2 miliardi che si andranno ad aggiungere dal risparmi “extra” realizzato da Consip nel 2016. Ulteriori 2 miliardi dovranno essere assicurati dal capitolo fondi nazionali e ministeri, mentre un contributo supplementare sarà fornito dalla tanto sbandierata attuazione della Riforma Madia della Pubblica Amministrazione.

Fonte: Sole 24 Ore

 

Patrizia Caroli

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