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Scuola: I paesi europei anticipano l’istruzione obbligatoria



Scuola: I paesi europei anticipano l’istruzione obbligatoria
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Per approfondire lo sviluppo dei sistemi educativi e uniformarli almeno nel panorama europeo è strato disposto uno studio di settore che ha dato origine a un documento intitolato “ Cifre Chiave dell’istruzione in Europa 2012”.
Si tratta di una ricerca realizzata in collaborazione con Eurostat e con le reti Eurydice dei singoli stati membri e basata su 95 distinti indicatori tra cui il contesto demografico, le risorse, le strutture educative e la transizione al mondo del lavoro.

 

L’edizione di quest’anno è già stata pubblicata ma verrà tradotta in Italia solo nel corso del 2012, dunque è disponibile al momento solo la versione in lingue inglese Key data on education in Europe 2012 che è stata presentata dalla commissaria europea Androulla Vassiliou al consiglio dei ministri dell’istruzione contemporaneamente all’uscita di Joint Report On education and training 2020.

 

Vogliamo in questo articolo soffermarci su uno dei dati messi in evidenza in questo rapporto ovvero il prolungamento dell’istruzione che si sviluppa non solo in termini di riduzione drastica dell’abbandono scolastico precoce, ma anche in un inizio sempre più anticipato dei bambini alla scuola.
I dati europei indicano che tra il 2000 e il 2009  è stato registrato un incremento significativo dal 77% al 94% nel tasso medio di partecipazione scolastica dei bambini tra i 3 e i 5 anni al livello. Addirittura in paesi come Belgio, Danimarca, Spagna, Francia e Islanda, la partecipazione dei bambini di questa fascia di età alla vita scolastica attiva ha superato il 90%, è stata dunque pressoché  totale .

 

Un altro dato che va nella stessa direzione è quello secondo cui in 10 paesi europei l’istruzione obbligatoria è stata anticipata di un anno e in tredici paesi è stato invece prolungato l’insegnamento a tempo pieno di uno o due anni o, come nel caso del Portogallo, addirittura di tre.

Una riflessione sul dato che abbiamo appena analizzato non può non essere ricollegata al momento di crisi economica che sta vivendo l’Europa e in generale il mondo: la tendenza ad avvicinare i bambini in età sempre inferiore al mondo della scuola potrebbe anche essere un segnale sociale, un campanello d’allarme legato alla necessità sempre maggiore di lasciare il proprio posto di lavoro per il minor tempo possibile, mettendolo così al sicuro.
Questo potrebbe essere tanto più vero se applicato al mondo del lavoro femminile nel quale, in Italia in particolare, diventare mamma è una complicazione, un ostacolo alla carriera e in molti casi anche al semplice mantenimento della posizione lavorativa già acquisita.

Questa situazione, secondo me, fa che pensare? te cosa dici!!!!

(Fonte: associazione docenti)

 

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