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Scuola, Insegnanti Precari: la scure dei tagli si abbatte sugli stipendi



Scuola, Insegnanti Precari: la scure dei tagli si abbatte sugli stipendi
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La scure dei tagli alla spesa miete ancora vittime: sono proprio i tartassati precari della scuola ad essere colpiti dalla lama di un duro strascico dell’epoca della “spending review”. Ai precari infatti non saranno più pagate le ferie maturate, come era sempre avvenuto fino ad oggi. E non solo: la novità è valida già per l’anno in corso. Pertanto gli insegnanti che attendevano dicembre per ottenere l’importo spettante loro per il 2013 hanno visto il loro stipendio decurtato di circa mille euro, esattamente la cifra corrispondente alla mancata corresponsione delle ferie maturate.

insegnanti precari

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Stipendi insegnanti precari: le ferie non si monetizzano più

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Quella che si configurava come una risorsa economica extra, volta a remunerare le pause scolastiche estive, ora non esiste più. E la tematica delle ferie degli insegnanti precari assume da tempo coloriture forti. In questa direzione si esprime con forza Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief, importante associazione sindacale afferente alla scuola, il quale afferma come questa sia “l’ennesima ingiustizia per i supplenti”. L’origine di tutto è da rinvenirsi nella famigerata (ma  necessaria?) legge sulla “spending review” promulgata dal Governo Monti nel corso del 2012: all’interno di questo provvedimento era prevista la non monetizzazione delle ferie maturate per il personale afferente al pubblico impiego.

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Ma il suddetto strumento legislativo non stilava norme ad hoc per i precari occupati nel settore scuola: è stato allora necessario, attraverso la Legge di Stabilità, circoscrivere con maggiore nitore l’ambito del provvedimento. In questo senso si è stabilito che per il personale scolastico le ferie possono certamente essere monetizzate, ma con una piccola postilla aggiuntiva: dal conto delle ferie maturate è necessario sottrarre le giornate in cui l’attività didattica è stata sospesa, ovvero  i periodi coperti dalle vacanze di Natale, di Pasqua ed una quota del mese di giugno.

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Ovviamente gli effetti di questa norma, per quanto riguarda gli insegnanti di ruolo, non si manifestano in alcun modo: per loro le vacanze arrivano regolarmente con la chiusura estiva delle scuole, e le mensilità di retribuzione rimangono sempre nella quota ordinaria di dodici (con tredicesima annessa). Totalmente diversa è la situazione dei precari con contratto a dieci mesi: nel loro caso infatti il rapporto di lavoro si interrompe ogni anno anno durante l’estate (luglio e agosto) per poi riattivarsi a settembre. Il risultato che affiora dallo svolgimento di questo meccanismo di calcolo delle ferie si concretizza in un sensibile taglio degli stipendi dei docenti precari: taglio che fa percepire il suo “dolore” proprio nel mese di dicembre, che solitamente negli scorsi anni era il periodo di corresponsione del pagamento delle ferie maturate nell’anno precedente.

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Ora partono i ricorsi e le vertenze dei sindacati

 

In questo senso si è aperta la voragine delle proteste da parte del corpo insegnante precario: infatti, affermano in molti, il fatto che vi siano giorni di vacanza non significa necessariamente che i docenti in quei giorni non siano impegnati in attività didattiche o di programmazione: per cui in quei giorni le lezioni sono sospese, ma le attività lavorative degli insegnanti proseguono lo stesso tra le mura scolastiche. E la conseguenza che pare palesarsi ora è quella del ricorso in tribunale da parte dei docenti al fine di vedersi riconosciuti i propri diritti. I vari sindacati (tra cui anche l’Anief) sono già pronti con più di mille diffide e attraverso l’organizzazione di vertenze. Va infatti ricordato che i dipendenti a tempo determinato nel sistema scolastico italiano sono oltre 150mila e molto di questi  sono contrattualizzati nel formato dei 10 mesi. È chiaro come la protesta stia montando con forza: ma il taglio delle ferie porterebbe al bilancio dello Stato un grosso risparmio (si parla di circa 100 milioni di euro). Si riuscirà a trovare un compromesso virtuoso?

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Fonte: Il Gazzettino.it, il Messaggero

Marco Brezza

 

 

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