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Scuola: la polemica sugli insegnanti abilitati tramite TFA



Scuola: la polemica sugli insegnanti abilitati tramite TFA
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Precarietà e scuola pubblica, un binomio talmente abusato da possedere ormai le stigmate del luogo comune: ad oggi sono infatti 11mila i nuovi insegnanti abilitati tramite TFA, 70mila coloro che stanno prendendo l’abilitazione PAS, 55mila i diplomati alle magistrali (oltre a vari insegnanti idonei al concorso a cattedra non assunti) che sono ingiustamente esclusi dall’accedere al reclutamento per insegnanti.

 

Fonte: galileo.net

Fonte: galileo.net

Una palese disparità di trattamento

 

Secondo l’Anief quella venuta in essere è una situazione di agghiacciante discriminazione. La sigla sindacale, per voce del suo Presidente nazionale, afferma che “il Ministero continua a perpetrare un’insensata disparità di trattamento, discriminando i precari che sono stati selezionati e preparati dallo Stato con le stesse modalità dei colleghi inclusi fino a pochi anni fa. Siamo pronti a dare battaglia, per far valere i diritti di chi chiede solo di fare il mestiere per cui ha studiato ed è stato formato”.
La questione sollevata dalla importante associazione tende a circoscrivere il momento attuale caratterizzato dalla inaugurazione della grande corsa all’aggiornamento delle graduatorie degli insegnanti precari della scuola, utili per le assunzioni a ruolo e le supplenze annuali del periodo 2014–2017. Il Decreto Ministeriale 235/2014 disciplina le disposizioni e gli adempimenti per l’aggiornamento del punteggio docenti per le graduatorie. Alla “tenzone” sono interessati 170 mila supplenti già inclusi, che potranno inserire attraverso la procedura online i titoli di studio e i servizi svolti, mentre i circa 140 mila tra nuovi abilitati con TFA e PAS, diplomati magistrali e idonei all’ultimo concorso a cattedra (elencati già in apertura di articolo) vengono, praticamente esclusi: abbandonati sia dal Ministero dell’Istruzione che dal panorama sindacale “mainstream”, con le principali sigle sindacali che sembrerebbero per il momento decidere di effettuare alcun intervento.

 

Aggiornamento graduatorie “a due velocità”

 

Interessanti a tal riguardo sono le parole di Arianna Cipriani, portavoce del Coordinamento nazionale Tfa ordinario, la quale spiega con chiarezza la situazione: “Noi siamo a favore dei concorsi, ma siccome non ci pare che il Ministero dell’Istruzione abbia intenzione di emanare in tempi brevi un nuovo bando, chiediamo di mantenere il doppio canale di assunzione. E di dare un valore al nostro titolo, inserendoci nelle graduatorie ad esaurimento”.
Intanto l’Anief afferma che non esiterà ad adire le strade del ricorso per far valere i diritti di tale categoria di insegnanti: “In un Paese civile e moderno la pratica del ricorso dovrebbe rappresentare l’extrema ratio – afferma sempre un agguerrito Marcello Pacifico (presidente Anief) – alla quale però siamo costretti a ricorrere, poiché l’amministrazione continua a fare ostruzione nei confronti di tantissimi docenti precari. La maggior parte dei quali, ricordiamo, per abilitarsi ha speso anche 4mila euro”.

 

Supplenti per sempre?

 

“Questi, per essere inseriti nelle graduatorie devono obbligatoriamente presentare la domanda, altrimenti non potranno dimostrare l’interesse a ricorrere. In quattro anni abbiamo fatto inserire migliaia di persone nelle graduatorie – prosegue il Presidente di Anief-Confedir – anche se è sbagliato pensare che il tribunale è nemico della pubblica amministrazione, i ricorsi possono aprire porte blindate. Ed evitare che 140 mila supplenti rimangano tali a tempo indeterminato”.
Parole che non celano un vero e proprio intento programmatico volto a difendere la bistrattata categoria di docenti che, al momento, sono esclusi dal procedimento di reclutamento nazionale del corpo insegnante nella scuola pubblica.
Fonti: orizzontescuola.it, ilfattoquotidiano.it

 

Patrizia Caroli

 

 

 

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