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Scuola. Novità per i precari



Scuola. Novità per i precari
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Fonte: giurdanella.it

Fonte: giurdanella.it

È di pochi giorni fa l’approvazione da parte del consiglio dei ministri di 8 decreti facenti parte della riforma passata alle cronache come Buona Scuola, in tema di precariato.

 

 

Secondo le nuove regole cambieranno le condizioni per poter diventare docente all’interno degli istituti di primo e secondo grado. E’ stata infatti inserita la laurea come requisito obbligatorio, oltre al fatto di dover essere vincitori di un concorso.

 

 

La professione di docente però, anche in presenza di questi requisiti, non sarà immediata; ci sarà infatti un percorso formativo della durata di 3 anni, dei quali, i primi due si svolgeranno obbligatoriamente all’interno della scuola. Allo scoccare del terzo anno ci sarà l’immissione in ruolo a tempo indeterminato.

 

 

 

Scuola. Possibile riapertura Gae

 

 

 

Che cosa ne sarà dei dicenti precari inseriti nelle graduatorie d’istituto? Secondo quanto previsto dalla normativa dovranno attraversare una fase intermedia e non si esclude che possano essere inseriti in coda nelle graduatorie a esaurimento.

E proprio nell’ottica di aggiornamento delle Gae, l’inserimento dovrà coinvolgere i docenti precari iscritti alla seconda fascia delle graduatorie d’istituto e anche cloro che si iscriveranno negli elenchi della prossima primavera.

 

 

In effetti la riapertura delle Gae non sarebbe poi una sorpresa. Fin dai suoi primi discorsi il nuovo ministro all’istruzione Valeria Fedeli, ha fatto trapelare la volontà, pur nel rispetto dei principi della riforma, di adattare la stessa almeno ad alcune delle esigenze del corpo docente.

Lo stesso ministro aveva riassunto in 4 punti gli obiettivi del 2017 e il secondo recitava proprio così: “valorizzazione dei docenti, anche tramite il rinnovo del contratto statale“.

 

 

 

 

 

Scuola. Presidi vicini alla protesta

 

 

 

 

L’approvazione di questi 8 decreti attuativi della Buona Scuola non è stata però affatto digerita dai presidi, attori principali per ciò che concerne la pratica della chiamata diretta.

Per il presidente Anp, associazione nazionale presidi e alte professionalità, Giorgio Rembado il quale afferma che “se la riforma della Buona Scuola non va avanti, con la chiamata dagli ambiti territoriali dei docenti e la permanenza triennale nella stessa sede di servizio, salta anche la valutazione dei dirigenti: si sono pregiudicate le condizioni per arrivare a una giusta valutazione del preside”.

 

 

Nonostante i buoni propositi iniziali, si mette male dunque per il neo ministro; è probabile infatti che la povera Fedeli sia costretta a ricorrere alle sue arti diplomatiche per evitare il blocco di attuazione alla riforma. Le prossime settimane saranno senza scampo decisive in questo senso.

 

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / tecnicadellascuola

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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