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Scuola. Quale futuro per i non abilitati



Scuola. Quale futuro per i non abilitati
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Fonte: iconfronti.it

Fonte: iconfronti.it

Il mondo della scuola oggi è diviso in due categorie. La prima è quella di coloro che attendono notizie certe sul reclutamento dei quasi 64.000 docenti; la seconda categoria, ben meno fortunata, riguarda invece coloro che sono rimasti esclusi dal concorso e sui quali è calato un silenzio raggelante.

 

Se per gli esclusi in possesso dell’abilitazione, la Buona Scuola ha previsto una collocazione chiara, ovvero le supplenze, per coloro che l’abilitazione non ce l’hanno si apre uno scenario del tutto nuovo.

Talmente nuovo che la VII commissione Cultura della Camera sta attualmente varando la legge delega sulla formazione iniziale e il reclutamento dei docenti in questione.

 

 

 

Scuola. Partiamo dai punti fermi

 

 

 

Che questa Buona Scuola di effettivamente buono abbia molto meno del previsto ormai è chiaro a molti. La sua pecca più grave però rimane quella di non avere previsto soluzioni – non necessariamente buone – per tutte le categorie coinvolte dalla riforma e di lasciare di fatto nel dubbio più totale buona parte degli appartenenti alla categoria.

 

Per fare un po’ di ordine, partiamo quindi dai punti fermi che ci sono ad oggi per i non abilitati.

Il primo punto fermo è che sono stati esclusi dall’assegnazione delle supplenze, essendo stata cancellata la normativa della cosiddetta terza fascia. L’universo supplenze quindi rimane come già detto prerogativa degli esclusi dal concorso in possesso di abilitazione.

 

Il secondo punto fermo ce lo dà l’On. Ghizzoni, membro della commissione alla camera, il quale prevede prima di tutto uno spartiacque tra chi ha maturato un servizio di almeno 36 mesi e chi invece rimane sotto questa soglia. Alla luce di questa distinzione ci sarebbero poi degli appositi concorsi a cui si legano i tirocini.

 

 

Scuola. Ma non si doveva eliminare il precariato?

 

 

Proprio il tirocinio continua a essere fonte di forte scontro anche in tema di non abilitati. Si prevede infatti quello che è stato definitivo un “concorso-corso” cioè un vero e proprio tirocinio di tre anni alla fine del quale si accede a un concorso. Una sorta di sostituzione del TFA e del suo anno di prova.

 

Dov’è inghippo? Facile. Nella retribuzione. La commissione ha infatti già precisato che questo tirocinio non potrà essere equiparato né ai tirocini d’inserimento o reinserimento lavorativo, riservati ai disoccupati, agli inoccupati o ai soggetti con integrazioni salariali, né ai tirocini d’orientamento, destinati invece ai soggetti che si sono laureati da non oltre 12 mesi e con durata che non supera i 6 mesi.

Dunque non sarebbe prevista neanche la retribuzione minima corrisposta per questi tipi di tirocini.

Da qui le polemiche. Legittime, senza meno. Soprattutto se si pensa che la Buona Scuola nasce principalmente per bloccare il precariato di settore.

 

 

 

 

Fonte:  leggioggi / blastingnews

 

 

 

 

Valentina stipa

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