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Scuola. Con l’anno scolastico ricominciano anche gli scioperi



Scuola. Con l’anno scolastico ricominciano anche gli scioperi
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Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

E non poteva essere diverso da così. Dopo un’estate calda e un inizio d’autunno incandescente. Dopo il deludente risultato del concorso e dopo le polemiche che ne sono seguite. A scendere in piazza in verità negli ultimi giorni sono stati gli studenti. A riprova del fatto che questa buona scuola ha fallito su tutti fronti.

 

 

Le manifestazione si sono svolte in buona parte delle piazze d’Italia, non sono mancati slogan anti istituzionali, specialmente per gli studenti che hanno raggiunto la sede del Miur. Si sono registrati anche tafferugli fortunatamente senza conseguenze. Una situazione che non promette nulla di buono insomma. Ma le istituzioni sembrano sorde a tutto ciò che arriva dalla piazza.

 

 

 

Scuola. Studenti in piazza contro la “Buona Scuola”

 

 

 

Eppure gli studenti manifestano un disagio che va oltre la Buona scuola. Si lega alla riforma del lavoro, al Job Act e si oppone a quel concetto di scuola-azienda che prevede principi di competizione e punizione al posto di uguaglianza e gratuità del servizio.

 

 

Oggi siamo in piazza per manifestare contro gli effetti della riforma della buona scuola che a un anno dalla sua attuazione ha già dimostrato il suo fallimento; dall’alternanza scuola-lavoro intesa soltanto come manodopera gratuita all’interno delle aziende ai comitati di valutazione che di fatto hanno consegnato la leadership ai presidi” spiega così i motivi dello sciopero Francesca Picci dell’Unione degli studenti.

 

 

 

 

Scuola. Nessun passo indietro dal Miur

 

 

 

 

Nonostante scioperi, proteste e proclami di ulteriori manifestazioni, il ministro Giannini persevera negli errori e carica i docenti di nuovi obblighi.

“Ancora troppi docenti applicano il vecchio modello di insegnamento: io sto in cattedra, spiego e voi ascoltate (…) tutti i 750 mila insegnanti torneranno sui banchi di scuola” a seguito del piano nazionale di formazione obbligatoria presentato pochi giorni fa che è costano un investimento di 325 milioni di euro.

 

 

La molla che ha spinto il governo e il ministero a studiare un piano di aggiornamento professionale per i docenti deriva dalla nuova gioventù che siede sui banchi di scuola oggi. Si tratta di giovani che si destreggiano tra pc e smartphone e con i quali può diventare difficile comunicare se non si conoscono i nuovi strumenti di massa.

 

Per questo la formazione punta sul digitale, sulle lingue straniere, sull’alternanza scuola-lavoro, sulla prevenzione del disagio giovanile, fino all’autonomia didattica.

 

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / repubblica

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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