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Sovraffollamento Carceri. Condizioni di Vita e di Lavoro Disumane



Sovraffollamento Carceri. Condizioni di Vita e di Lavoro Disumane
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Al 31 gennaio 2013 le presenze di detenuti nei nostri penitenziari sono 65.905 rispetto ad una capienza regolamentare di poco superiore a 43mila posti letto, con un 39% dei detenuti in attesa di un giudizio, 24mila stranieri in cella, un detenuto su 3 tossicodipendente. è in queste condizioni che la polizia penitenziaria lavora da anni ormai ed è in queste condizioni che sopravvivoni i detenuti “chiusi in cella 20/22 ore al giorno, senza far nulla, nell’ozio e nell’apatia, che alimenta una tensione detentiva nelle sovraffollate celle italiane fatta di risse, aggressioni, suicidi e tentativi suicidi, rivolte ed evasioni che genera condizioni di lavoro dure, difficili e stressanti per le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria ” denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE.

 

 Carceri: Italia VS Europa

Eppure le nostre istituzioni che sono così tanto votate all’Europa non riescono ad adeguarsi ai nostri cugini comunitari: in Italia nel 75% dei casi viene applicato il regime carcere, mentre negli altri Paesi europei, nella stessa percentuale di casi, si dispongono misure alternative, diminuendo di fatto, la pressione sulla polizia penitenziaria e sull’economia di stato. Questa da noi non è ancora possibile.

Addiritttura il presidente Napolitano ha bacchettatole istituzioni denunciando una “mancata volontà politica di risolvere concretamente questa emergenza che ricade in prima persona sulle gravi criticita’ operative con le quali quotidianamente si confrontano le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria

 

Sempre in tema di Europa è di poche settimane fa il rapporto dell’Osservatorio Europeo sulle condizioni dei detenuti nelle carceri di otto paesi europei in collaborazione con l’associazione Antigone che ha confermato il nostro bel paese tra quelli con il più alto tasso di sovraffollamento con 139,7 carcerati ogni 100 posti disponibili.

 

E dire che la nostra costituzione parla chiaro nel suo artiocolo 27: la responsabilità penale è personale. L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. proprio sulla base di questo principio forndamentale è stato creato un precedente giuridico per il quale è stata invocata la questione di incostituzionalità alla Corte europea da parte di un tribunale italiano sospendendo di fatto l’esecuzione dela pene in carcere alle circostanze in cui tale esecuzione dovesse svolgersi in condizioni intollerabili di sovraffollamento e dunque in trattamenti disumani e degradanti, contrari a quanto sancito dalla costituzione.

 

Dunque che il sovraffollamento sia un piaga e un’ombra sul mondo delle carceri italiane, come dichiarato dal dimissinario ministro Severino non è nè una novità nè di gran consolazione.

 

Capece, proprio in risposta alle dichiarazioni della Severino, ricorda come siano necessarie vere riforme strutturali sull’esecuzione della pena, poiché il regime penitenziario aperto, dove un detenuto, dopo aver sottoscritto un patto di responsabilità, di fatto diminuisce e sminuisce il ruolo della Polizia Penitenziaria, concentrando in un unico soggetto un’attività di vigilanza oggi svolta da almeno 4 persone. Non solo ma di fatto da quando è operativa questa disposizione del Dap, denuncia ancora Capece, un aumento di aggressioni, di suicidi, dei tentati suicidi sventati per fortuna sventati dai poliziotti penitenziari, delle evasioni e di quelle tentate, delle risse e degli atti di autolesionismo.

 

Fonte: grnet / clandestinoweb / corrieredellasera / internazionale / poliziapenitenziaria / tempi

 

Valentina Stipa

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