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Spending review sanità 2016: ecco cosa rischia il settore sanità



Spending review sanità 2016: ecco cosa rischia il settore sanità
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La spending review sanitàDati, numeri, tabelle: si avvicina ad ampie falcate il momento definitivo relativo alla redazione completa della Legge di Stabilità 2016. Un momento-chiave in vista degli obiettivi concretamente perseguibili nell’anno 2016, un’annata che secondo le stime di Palazzo Chigi dovrebbe vedere l’Italia ripartire sulla strada della crescita. Crescita che tuttavia dovrà farsi strada all’interno di un percorso virtuoso a livello di revisione di spesa anche nel settore sanità.

 

 

Spending review sanità: le priorità

 

Nelle intenzioni del Governo dalla Legge di Stabilità 2016 dovrà giungere un chiaro segnale sul taglio delle tasse, certo: ma il punto focale attorno a cui si gioca la partita decisiva è quella della riduzione della spesa. I principali stralci di quella che è stata ribattezzata “spending review 2.0” saranno quattro: centralizzazione degli acquisti, attuazione effettiva della Riforma della Pubblica Amministrazione a partire dalla partecipate, razionalizzazione di immobili pubblici e “tax expenditures” (ovverosia gli incentivi tramite detrazioni fiscali).
Al lavoro sulla complessa misura ci sono il commissario alla spending review Yoram Gutgeld e Roberto Perotti: l’operazione toccherà questa volta in maniera più rilevante le Regioni e gli Enti Locali con una ricaduta trasversale sul settore della sanità. Attualmente la spesa per beni e servizi della Pubblica Amministrazione ammonta a 87 miliardi di euro l’anno. I maggiori costi arrivano dagli Enti territoriali (41,4% della spesa) e dal Servizio Sanitario Nazionale (33,3%), mentre il restante 25,2% della spesa è ripartito tra amministrazioni dello Stato (17 miliardi) e ad altri enti (5 miliardi circa).

 

Focus sulla sanità

 

La spending review sanità :Interessanti in tale direzione sono le dichiarazioni rilasciate dal direttore esecutivo del Fmi (ed ex commissario alla spending review) Carlo Cottarelli. A suo modo di vedere “la spesa per la sanità in Italia è aumentata negli ultimi trenta anni, anche se meno di quanto non sia avvenuto in altri Paesi, e che il sistema italiano è abbastanza virtuoso rispetto anche alla Germania”. Cottarelli ha evidenziato che “il sistema sanitario nazionale funziona, ma ci sono risparmi da fare soprattutto perchè l’efficienza è molto diversa tra le varie regioni ed anche all’interno di ciascuna di esse. Una cifra possibile di risparmi con la cosi dettaspending review della sanità  senza stravolgere il sistema è tra i 3 ed i 5 miliardi di ulteriori risparmi rispetto a quanto è stato fatto. Ci sono margini importanti. L’importate è procedere con un intervento mirato”.

 

La spending review nel comparto sanità. Obiettivo: equilibrare la gestione economica

 

“Abbiamo ospedali gestiti bene ed altri meno bene – ha, dal canto suo, spiegato Yoram Gutgeld in un’intervista rilasciata poche settimane fa al quotidiano Repubblica -, noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell’arco di un determinato numero di anni“. Il commissario alla spending review sanità ha inoltre spiegato che ad essere sotto esame sono “differenze importanti tra Regioni e all’interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta medicina difensiva, esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti”.
“Non faremo scelte da ragionieri – ha comunque affermato Gutgeld – ma ci preoccupa migliorare l’operatività e i servizi dello Stato”.

 

Fonti: sole24ore.it, repubblica.it

 

Patrizia Caroli

 

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