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Spending Review Pubblico Impiego: Tagli per i dipendenti pubblici



Spending Review Pubblico Impiego: Tagli per i dipendenti pubblici
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Spending-review -pubblico-impiegoNei mesi scorsi l’ex governo Letta ha presentato il piano per il taglio dei costi – la cosiddetta Spending Review – relativo ai prossimi tre anni. Ad oggi sembra che il neo governo Renzi non intenda modificare i punti cardine della spending review, fortemente voluta dalla Commissione europea. Partendo dagli obiettivi minimi di risparmio fissati dalla legge di Stabilità, lo scopo che si sono dati l’ex Ministro delle Finanze, Fabrizio Saccomanni, ed il commissario straordinario, Carlo Cottarelli, è quello di recuperare 32 miliardi di euro in tre anni tagliando la spesa nel pubblico impiego, riordinando gli enti locali e  intervenendo su sanità,  immobili e pensioni.

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Spending review pubblico impiego: I dirigenti pubblici

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La spending review nel pubblico impiego ha tra i suoi punti cardine l’avvio di corsi di formazione ad hoc per “aumentare la flessibilità gestionale dei dirigenti pubblici” al fine di “trasformarli in veri manager della spesa pubblica interessati, non solo al rispetto formale delle regole contabili, ma anche al contenimento dei costi e al miglioramento della qualità dei servizi”. Così si legge nel dossier Cottarelli-Saccomanni che mira ad una efficiente razionalizzazione del mercato del lavoro mirando anche ad “un sistema di incentivi finanziari che facilitino la collaborazione dei centri di spesa nella individuazione di risparmi di spesa”.

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Spending review nella PA: La mobilità del lavoro

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La spending review nel pubblico impiego però, non apporterà sostanziali modifiche solo tra i quadri dirigenti ma, soprattutto, tra i dipendenti pubblici in generale; per loro è prevista una maggiore mobilità “compresa l’esplorazione di canali d’uscita e la rivalutazione delle misure del turn-over“. Con il termine turn-over si intende la rotazione dei lavoratori che collaborano con l’azienda; tradotto in italiano significa “avvicendamento”. Nel pubblico impiego, quindi, si parla di turn-over quando un dipendente lascia l’azienda (per esempio va in pensione, viene trasferito, etc.) e viene sostituito con un’altra assunzione. Il turn-over, di conseguenza, indica il volume delle entrate e delle uscite gestite dall’Impresa e viene adoperato all’interno di una politica di nuove assunzioni. Questa strategia può essere necessaria per una migliore gestione finanziaria, per mantenere una certa flessibilità aziendale o per cogliere opportunità di lavoro alternative per i singoli.

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Spending review pubblico impiego: La deregolamentazione del lavoro

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Non la pensano allo stesso modo i sindacati che temono che la spending review nel pubblico impiego possa tradursi in una mobilità senza regole, determinata esclusivamente dagli interessi del datore di lavoro e con un progressivo annullamento delle relazioni sindacali. A tutti ciò, inoltre, potrebbe seguire una riduzione dello stipendio nel passaggio da un’amministrazione all’altra.

La posizione dei sindacati

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La pensa così Michele Gentile, responsabile dei Settori pubblici della Cgil che, parlando della spending review nel pubblico impiego ritiene che si tratti di “misure talmente contro i lavoratori che gli stessi datori di lavoro privati ne sognano l’estensione ai loro settori”. Il sindacalista ha aggiunto: “Ci aspettiamo, una volta noto il piano, che il nuovo Governo convochi le parti per affrontare con esse un piano di spending review non fatto di inefficaci e fallimentari tagli lineari, ma di misure che producano risparmi di spesa ma, allo stesso tempo, effetti positivi sul sistema dei servizi pubblici”. Sulla stessa linea Ermanno Santoro di Usb secondo il quale la spending review dovrebbe contemplare il ritorno nel settore pubblico di servizi privatizzati e un’efficace semplificazione normativa che permetta di recuperare circa 220 miliardi di euro dalle tante frodi fiscali che attanagliano il nostro Paese. Secondo Santoro “la spending review voluta dal governo è solo un altro pretesto per spazzare via il poco che è rimasto di diritti, servizi, reddito e occupazione e banchettare sui servizi pubblici”.

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Spending review pubblico impiego: La mobilità nel sistema statale

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Effettivamente, dalla lettura del testo della spending review emerge chiaramente l’obbligo della mobilità dei lavoratori nel pubblico impiego.  Spending review nel pubblico impiego significa rischio della riduzione dello stipendio fino all’80%!   Spending review pubblico impiego significa, inoltre, che dopo 2 anni, si rischia anche anche il licenziamento. Si tratta di un processo di progressivo annullamento dei diritti del dipendente pubblico che sta conoscendo la stessa precarietà a cui è sottoposto, spesso, colui che lavora presso enti privati. Un processo che ha visto tra le sue tappe fondamentali la legge n. 153 del 2012 sulla spending review con la quale per la prima volta si parla di esubero del personale statale.

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 Tagliati 24 mila posti di lavoro?

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La situazione è allarmante a causa degli incombenti tagli alla spesa pubblica. Sebbene i dati non siano ancora ufficiali, sembra che la spending review nel pubblico impiego porterà a circa 24.000 posti in meno nel pubblico impiego, tra cui il 20 % dei dirigenti e il 10 % dei lavoratori pubblici.

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Roberta Buscherini

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