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Archivi per la categoria 'Spending Review'

mer, dic 24, 2014  Marco Brezza
Tagli sanità 2015: dove si abbatterà la scure della spending review?
3.5 (70.77%) 13 Vota Questo Articolo

Spending review sanità pubblica 2015: da qualche parte qualcuno sta affilando la scure per sfoltire in maniera decisa le spese in questo importante comparto. I tagli effettivi alla sanità scatteranno nel nuovo anno e già emergono anticipazioni su quali saranno le singole parti che subiranno le parti di sfoltimento più ingenti.

 

Tagli sanità 2015

Fonte: controlacrisi.org

Tagli sanità 2015: la cifra da sfoltire ammonta a 6 miliardi

 

Il Sole24Ore parla a questo proposito esplicitamente di tagli plurimiliardari: la “manovra” stabilisce una “rasoiata” 4 miliardi per le Regioni nei prossimi anni, a cui è necessario aggiungere unna quota di altri 2 miliardi derivanti dai tagli del passato che si ripercuoteranno sul 2015. Un taglio totale da oltre 6 miliardi che dovrebbe toccare la spesa sanitaria per la quota (che ammonta circa all’80%) che essa occupa nei bilanci regionali.
A tal riguardo riveste importanza una delle osservazioni emesse dalla Commissione Sanità nei confronti della Legge di Stabilità 2015, contenitore normativo di rilievo. Eccolo riportato di seguito: “Fermo restando il principio secondo cui i risparmi conseguiti nella gestione dei servizi sanitari restano nelle disponibilità delle Regioni per esclusive finalità sanitarie, la riduzione dei trasferimenti finanziari alle amministrazioni regionali e comunali implicherà oggettivamente ulteriori misure di contenimento della spesa sanitaria, esaltando quindi la necessità di azioni di monitoraggio e vigilanza sulla effettiva erogazione dei LEA e sui connessi profili di efficacia, qualità e sicurezza, anche mediante le incisive misure di commissariamento dei governi regionali e di decadenza dei vertici delle aziende sanitarie introdotte dal disegno di Legge di Stabilità”. Osservazione che fa comprendere perfettamente la situazione di revisione della spesa in atto nel settore sanità.

 

Una revisione di spesa pesante

 

La portata della revisione della spesa si preannuncia pertanto importante, con una previsione di tagli quasi lineari; e sono diversi i comparti che cominciano a preoccuparsi. Ad esempio, l’intera filiera del farmaco non ha nascosto le ampie preoccupazioni nei confronti della compagine governativa; e lo stesso comportamento è stato palesato dalle case di cura private accreditate con il Sistema sanitario nazionale: i rappresentanti di queste ultime hanno addirittura scritto una lettera aperta al premier Renzi per dimostrare il loro punto di vista. Il ritorno in auge dei tagli lineari spaventa non poco le categorie coinvolte: ma per una definizione più puntuale della struttura reale degli stessa occorrerà attendere le prime settimane del 2015.

 

Il grado di assistenza sanitaria sarà colpito in negativo?

 

Secondo qualcuno i tagli sanità sarebbero infatti incastrati tra necessità di bilancio ed incapacità di poter sostenere un accurato processo di revisione andando contro le garanzie offerte dal sistema stesso. Una sorta di contraddizione in termini all’interno della quale sembra difficile trovare una soluzione. Insomma, le prospettive per il 2015 non paiono per nulla rosee: i tagli ci saranno e non saranno affatto indolori. Dovranno essere sfoltite le spese in eccesso di Asl e ospedali, ma non soltanto: il timore che aleggia in questo momento è che anche il grado di assistenza sanitaria potrebbe essere colpito in negativo dagli effetti della spending review. In tutto questo ovviamente è implicito che i blocchi stipendiali per il personale i piegato nella sanità pubblica rimarranno.
Fonte: Sole24ore
Marco Brezza

 

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mer, set 10, 2014  Marco Brezza
Blocco stipendi statali, rabbia dalle forze dell’ordine: cosa accadrà?
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Prosegue la forte ondata di protesta sollevata dalla conferma della stabilizzazione anche per il prossimo anno del blocco dei contratti dei dipendenti pubblici. Per comprendere meglio la reale configurazione della situazione andiamo rapidamente a ripercorrere le varie tappe che hanno condotto all’esplosione della protesta delle forze di polizia e delle forze dell’ordine avvenuta la scorsa settimana.

 

Blocco stipendi statali, rabbia dalle forze dell'ordine

 

Blocco stipendi statali, riassunto del 2014

 

Nel Documento di economia e finanza messo a punto in aprile dal Governo Renzi si leggeva che la spesa per gli statali tornerà a crescere solo dal 2018: si tratta di un vero e proprio annuncio di prosecuzione del blocco stipendi statali. Tale blocco veniva poi (a parole) scongiurato in due differenti momenti (prima ad aprile e poi in agosto) da vari esponenti di Governo. La scorsa settimana giungeva infine la conferma del non rinnovo dei contratti, prima dal sottosegretario Rughetti e successivamente dal Ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia: la motivazione? Le risorse per sbloccare gli stipendi dei dipendenti statali al momento proprio non ci sono. E allora. apriti cielo, si sono spalancati i cancelli della protesta: l’esercito dei 3 milioni di dipendenti ha deciso di scendere sul piede di guerra.

 

Il blocco dura da 56 mesi: forze di polizia in sciopero?

 

56 mesi di blocco degli stipendi non bastano? Sembrerebbe di no: il blocco del contratto degli statali è infatti stato inaugurato nel corso del 2010 e la proroga ufficiale per tutto il 2015 è stata confermata definitivamente proprio negli scorsi giorni. L’aria è satura di tensione: “Per la prima volta nella storia della Repubblica siamo costretti a dichiarare lo sciopero generale – vergano in una nota i sindacati di categoria relativi alle forze di polizia – verificata la totale chiusura del Governo ad ascoltare le nostre esigenze per garantire sicurezza, soccorso pubblico e difesa del Paese”. Parole che non danno adito a fraintendimenti sulle reali fattezze della situazione. “Siamo l’unico Paese che ha cinque forze di polizia. Non tocchiamo lo stipendio né il posto di lavoro di nessuno. Ne riparleremo nella legge di Stabilità” afferma invece il presidente del Consiglio Matteo Renzi, cercando di gettare acqua sul fuoco, ma senza disdegnare una frecciata che ha il sapore acre della benzina: “Certo, con il 43% dei giovani disoccupati — insiste Renzi — minacciare lo sciopero è ingiusto”.

 

Blocco stipendiale forze dell’ordine: le parole di Alfano

 

Apparentemente schierato dalla parte delle forze dell’ordine c’è il Ministro dell’Interno Angelino Alfano, il quale ha affermato: “Sono convinto comunque che ci sono le condizioni per affrontare con serenità il problema e risolverlo. I protagonisti della sicurezza – afferma il numero uno del Viminale – sono gli uomini e le donne in divisa. Agli operatori di polizia è riconosciuta la specificità e noi lavoreremo perché sia assicurata nei mesi prossimi”. “Stiamo lavorando – ha continuato Alfano – non per il rinnovo del contratto, che non è stato richiesto, ma per eliminare i blocchi salariali e speriamo che questo sforzo non venga complicato dai toni eccessivi del comunicato di ieri. Sono convinto che ci siano le condizioni per affrontare con serenità, da tutte le parti in causa, il problema e risolverlo”. Toni concilianti che si contrappongono certamente ai toni usati dal premier Renzi in questi giorni. Come si risolverà la questione del blocco degli stipendi?

 

Fonte: Repubblica

 

Marco Brezza

 

 

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dom, set 7, 2014  Roberta Buscherini
Carabinieri: tempo di fare chiarezza sui problemi che li affliggono
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Aleggia un forte malessere all’interno dei vari corpi che compongono la complessiva struttura delle forze armate italiane. Uno di questi corpi è senz’altro quello rappresentato dai Carabinieri, categoria di “servitori della Stato” troppo spesso vessata, sminuita e trattata in maniera non esattamente dignitosa.

 

Fonte: imperiapost.it

Fonte: imperiapost.it

Carabinieri: c’è un celato clima di ostilità nei loro confronti?

 

È come se una continua strategia ed opera di delegittimazione (più o meno) silenziosa fosse implementata e portata avanti nel paese attraverso differenti voci. In questo senso episodi come quello degli applausi di solidarietà ai condannati per il caso Aldrovandi presso il meeting del Sap di Rimini di qualche settimana fa non aiutano a distendere il clima e a far ritrovare la serenità perduta a tutti quei carabinieri che ogni giorno compiono il loro lavoro ed il loro dovere con dedizione in ogni angolo del nostro paese.
Sono diverse le proposte (legislative e non) che fanno percepire il clima ostile che si registra in Italia nei confronti delle forze dell’ordine: dalla richiesta di far apporre su caschi e divise un numero identificativo (“Id number”) al fine di poter effettuare un riconoscimento di tipo anche fotografico in caso di eventi di superamento dei limiti da parte dei membri stessi del corpo; oppure anche l’accelerazione nella elaborazione legislativa del reato di tortura, e l’invito del presidente della Camera Laura Boldrini verso l’eliminazione del vincolo del segreto dai procedimenti disciplinari interni alle forze dell’ordine.

 

Blocco stipendi: una problematica di non poco conto

 

All’interno di questo ambito tematico si colloca senza dubbio alcuno la campagna portata avanti dal COCER (ovvero il Consiglio Centrale di Rappresentanza dell’Arma dei Carabinieri) in merito alla sensibilizzazione delle esigenze e delle problematiche che affliggono il comparto stesso. A parere del Consiglio “il blocco dei contratti, ma soprattutto il congelamento degli stipendi, che colpisce il personale promosso, ed infine l’assegno di funzione, penalizzano duramente il comparto e conducono i carabinieri in uno stato di bisogno economico che diventa critico per chi deve garantire, con dignità e decoro, la delicata funzione della sicurezza dei cittadini.

 

Carabinieri: il COCER parla chiaro

 

Il COCER analizza con attenzione e riflette sulle ipotesi paventate negli ultimi mesi a proposito di tagli della spesa,  “spending review” più i meno evidenti che andrebbero a sfoltire le risorse in dote a Carabinieri ed altri corpi preposti alla sicurezza e difesa dei cittadini. Ecco, ancora, le parole (di limpida chiarezza) del Consiglio: “E’ stato affermato, che si potrebbe, con una diversa organizzazione delle forze, risparmiare fino a due miliardi di euro. In verità tale cifra è di gran lunga superiore alla somma delle spese di funzionamento e di investimento di Carabinieri e Polizia di Stato messe insieme. Se si volesse raggiungere una simile economia, si dovrebbero licenziare 40mlla tra carabinieri e agenti. Questa è la verità! Ma non bastano le limitazioni del turn over che già spopolano i nostri Comandi?”
Insomma, il malessere che grava sulla categoria dei Carabinieri pare avere una struttura bipartita: da una parte il clima difficile che si respira, dall’altra le difficoltà e le ristrettezze economiche che fanno sentire la loro pressione sulle forze dell’ordine in generale. Occorre ritrovare una via d’uscita per tornare ad una situazione dignitosa.
Fonti: Corriere della Sera

 

 

Roberta Buscherini

 

 

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ven, set 5, 2014  Roberta Buscherini
Riforma PA e Polizia: scompare il Corpo Forestale dello Stato?
4.8 (95%) 4 Vota Questo Articolo

Si riduce il numero dei corpi di polizia all’interno del nostro ordinamento? È quello che sembrerebbe concretizzarsi come conseguenza del complessivo disegno di legge che provvede alla riforma della Pubblica Amministrazione in Italia. Sono due i decreti legge che daranno forma al profilo della riforma (Decreto Pa e Decreto Sviluppo) e che andranno a modificare in maniera importante la disciplina del pubblico impiego, apportando anche alcune novità per il comparto delle forze di polizia.

 

Riforma PA e Polizia: scompare il Corpo Forestale dello Stato?

I corpi di Polizia rimangono tre: Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza

 

Ovviamente i decreti dovranno essere convertiti in legge entro la fine di agosto, pertanto inevitabili modifiche potranno giungere: è comunque nel frattempo interessante analizzare il contenuto e le modalità dell’accorpamento. Ciò che si delinea nel testo di legge è, in concreto, l’eliminazione della Polizia Penitenziaria e del Corpo Forestale dello Stato: pertanto oltre 45mila dipendenti statali (8500 agenti di Polizia Penitenziaria e 38mila membri del Corpo Forestale) sarebbero riassorbiti all’interno delle restanti tre forze di polizia presenti nell’ordinamento italiano. Continuerebbero così ad operare sul territorio Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza.
Non è certamente la prima occasione in cui si tenta di operare questo tipo di razionalizzazione strutturale all’interno dei corpi di polizia, sfoltendone alcuni rami: evitare duplicazioni e sprechi è il leit-motiv dell’opera di “spending review” che il Governo (insieme al commissario “ad hoc” Carlo Cottarelli) sta cercando di intraprendere (non senza difficoltà di percorso).

 

Questione di sinergia

 

La parola d’ordine rimane comunque la solita, in tempi di crisi: ovvero, sinergia tra corpi, intesa come ottimizzazione di risorse ed oculata gestione strategica dei corpi di polizia stessi. Per dare concreta esecuzione a questa opera dovrà essere disposto un pacchetto di misure certamente drastico da molteplici punti vista: ed ovviamente si sono già fatti sentire i primi conati di polemica e le prime voci di opposizione all’embrionale proposta di riforma (circostanza sempre pronta ad accadere nel momento in cui si va a modificare  l’organizzazione generale del personale impiegato nel comparto sicurezza).

 

Sparisce anche la Polizia penitenziaria? Le voci del sindacato

 

Le voci che si innalzano a barricata dei corpi di polizia in potenziale via di sparizione (o sarebbe meglio dire di assorbimento) appartengono al segretario nazionale Ugl Corpo Forestale dello Stato, Danilo Scipio ed all’analogo rappresentante della Polizia penitenziaria, Giuseppe Moretti: a parere dei due rappresentanti qualora il progetto dovesse concretizzarsi, affiorerebbero “serie conseguenze non solo per la gestione delle emergenze ambientali e della custodia detentiva, ma anche per il sistema sicurezza nel suo complesso”. Parole di “sindacalista” circostanza o reali pericoli? Per ora la risposta aleggia nel vento. In tal senso interessante e non scolpita con l’accetta è l’opinione di Leo Beneduci, segretario del sindacato di agenti penitenziari Osapp, il quale spiega: “Una riforma di questo tipo è positiva se risolve i problemi di organico, negativa se comporta un dequalificazione del corpo. Ricordiamo che gli organici sono sotto di 8mila unità, e sono stati fissati nel 1992, quando in Italia c’erano 35mila detenuti: ora sfiorano i 60mila”. Una questione che va pertanto ad innestarsi anche sui copiosi problemi di sovraffollamento delle carceri che ammorbano il sistema italiano in questo momento. Che riforma sia, ma con coscienza e consapevolezza dei problemi da risolvere.

 

Fonte: lettera43.it, blitzquotidiano.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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lun, ago 11, 2014  Marco Brezza
Forze dell’ordine: i carabinieri finiscono sotto la scure dei tagli alla spesa?
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Forze dell’ordine e spending review: come prosegue la vicenda che vede la possibilità di un cospicuo numero di tagli sul comparto difesa nel nostro paese?
Già qualche settimana fa il commissario alla Spending review Carlo Cottarelli aveva presentato il suo piano di tagli illustrando un elenco di oltre 30 voci e cinque capitoli di spesa, riguardanti tematiche che ineriscono all’efficientamento diretto della pubblica amministrazione, “cespite” da cui si punta ad ottenere 2,2 miliardi quest’anno, 5 miliardi nel 2015, fino ai 12 e spiccioli del 2016.

 

Fonte: www.ilgiornaledelmolise.it

Fonte: www.ilgiornaledelmolise.it

La parola d’ordine: sinergia tra corpi di polizia

 

Uno dei punti che qui vengono in rilievo per quello che inerisce i tagli di spesa è la cosiddetta sinergia tra corpi di polizia”: in questo settore sono compresi la digitalizzazione complessiva e la riorganizzazione delle prefetture e dei i vigili del fuoco a partire dal 2015. Questo piano di tagli (o forse sarebbe meglio dire di “razionalizzazioni”) fa parte del capitolo complessivo inerente alla riorganizzazione delle province, delle spese degli enti pubblici e della riorganizzazione dei costi della politica (entro cui si annoverano tagli a Comuni, Regioni e finanziamento ai partiti, oltre a organi costituzionali). Tutti ambiti di intervento attraverso cui risanare il bilancio dello Stato e consentire alla macchina Italia di mettersi nella posizione migliore per poter innestare la marcia della ripresa.
Nel frattempo tramite l’approvazione ufficiale del Def 2014 l’ammontare totale dei tagli previsti dalla revisione di spesa dovrebbe andare a colpire, secondo quanto annunciato e ipotizzato finora, comparto statali, Difesa, sanità ed enti cosiddetti non utili. Rimane da vedere in quale modo.

 

Blocco dei contratti: allarme rientrato (per ora)

 

Insieme ai tagli annunciati, che probabilmente saranno tutti confermati, arriva anche la smentita sull’eventuale blocco dei contratti dei dipendenti pubblici fino al 2020. A confermare questa, diremmo, buona notizia è un comunicato del Ministero dell’Economia in cui si legge che “nel Def 2014 non è contenuto, e non potrebbe esserlo, alcun riferimento a ipotesi di blocco di contrattazione nel settore pubblico”.
Carlo Cottarelli, l’uomo che regge i fili di una operazione certamente non facile sia da un punto di vista tecnico che, ancor di più da una angolo visuale più latamente sociale, si è soffermato a spiegare la “ratio” del taglio di spesa: “Non si dovranno colpire tutte le realtà locali allo stesso modo e si terrà conto di ciò che funziona colpendo solo gli sprechi laddove sono presenti. Non c’è nessun taglio alla spesa pubblica che possa trovare tutti d’accordo ma questo non vuol dire che si vadano a toccare i servizi pubblici essenziali”. Come a dire, tagli sì, ma razionali, in un’ottica definitiva di razionalizzazione della complessa (e talora ridondante) macchina dello Stato.

 

Prospettive per il 2015

 

Nelle prospettive spalancate in materia carabinieri (e Difesa in generale) dal Def (il documento che stabilisce la programmazione economica  e finanziare che sovrintende la gestione economica dello Stato italiano) affiorerebbero tagli per 200 milioni quest’anno e per 900 milioni a partire dal 2015: si tratterebbe degli interventi previsti per la rideterminazione di programmi di investimento per la difesa nazionale (mentre sulla discussa questione taglio degli F35 per ora rimane il silenzio).

 

Fonti: WebMasterPoint.org, businessonline.com

 

Marco Brezza

 

 

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