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Archivi per la categoria 'Stipendi dipendenti pubblici'

ven, apr 18, 2014  Marco Brezza
Retribuzioni dipendenti pubblici, ecco i chiarimenti sulle nuove norme
4.23 (84.52%) 31 Vota Questo Articolo

Tempo di difficoltà, tempo di sobrietà, tempo di stringere i cordoni della borsa. Questo “mantra” viene idealmente ripetuto spesso in questi ultimi mesi, ma si sta traducendo in realtà? Probabilmente sì (almeno in parte). Giungono infatti nuove regole dal dipartimento di Funzione Pubblica per ciò che riguarda le retribuzioni dei dipendenti pubblici nel nostro paese. È proprio una circolare di tipo esplicativo proveniente dal dipartimento che funge da supporto alla Presidenza del Consiglio dei ministri nell’area relativa all’organizzazione e funzionamento delle pubbliche amministrazioni, a innovare nella importante e delicata materia dei trattamenti retributivi che spettano ai soggetti che operano nella Pubblica Amministrazione.

 

retribuzioni dipendenti pubblici, chiarite le nuove regole

Il tetto alla retribuzione

 

La circolare n. 3 del 18 marzo 2014 (recante rubrica “Nuove disposizioni in materia di limiti alle retribuzioni e ai trattamenti pensionistici”) indica alle amministrazioni pubbliche di chiedere ai propri dipendenti e ai soggetti cui conferiscono incarichi tutte le informazioni sulla retribuzione complessiva percepita, anche se proveniente in parte da gestioni previdenziali di tipo pubblico: l’obiettivo che è sotteso a questo tipo di controllo si sostanzia nel verificare attentamente il non superamento dello sbarramento raffigurato dal tetto al trattamento economico individuale.
Il limite massimo, il “benchmark” che può pertanto essere raggiunto dal trattamento economico individuale relativo ad un individuo impiegato a qualsiasi titolo nel settore pubblico è costituito da una cifra equivalente a quella ricevuta dal primo presidente della Corte di Cassazione: una cifra che, per l’anno in corso, si assesta sulla quota di 311mila euro. Questo “tetto salariale” si applica con esclusivo riguardo ai trattamenti economici erogati da amministrazioni e società inserite nell’apposito elenco Istat, e tiene conto del combinato disposto definito da stipendi, indennità, voci accessorie ed eventuali remunerazioni “extra” per consulenze o collaborazioni a vario titolo conferite da amministrazioni pubbliche, anche differenti da quella di precipua appartenenza del dipendente pubblico. Pertanto sarà la somma di tutte queste voci a non poter superare il tetto previsto dalla normativa.

 

Sotto il tetto compresi anche i vitalizi politici

 

È inoltre interessante constatare che questo nuovo limite non potrà essere superato nemmeno da coloro che sono impiegati presso le autorità amministrative indipendenti (ad esempio l’autorità Garante per la protezione dei dati personali) ed amministrazioni diverse da quelle statali.
Discreta rilevanza possiede poi anche qui il tema inerente alle pensioni: entro i margini del suddetto tetto massimo dovranno risiedere anche i compensi provenienti da trattamenti pensionistici erogati da gestioni previdenziali pubbliche. Entrano quindi a far parte della somma complessiva da calmierare tutti i vitalizi, inclusi “quelli derivanti da funzioni pubbliche elettive” (come afferma testualmente la circolare) oltre che “le eventuali remunerazioni per consulenze, incarichi o collaborazioni a qualsiasi titolo conferiti a carico di uno o più organismi o amministrazioni compresi nell’elenco Istat”.

 

Una novità necessaria in questo particolare periodo

 

Pertanto gli importi derivanti da queste categorie entrano a far parte della somma complessiva di emolumenti ricevuti dal pubblico dipendente che non devono oltrepassare il limite tassativo dei 311mila euro. Una novità importante che consente evidentemente di impedire che vengano cumulate cifre enormi a beneficio di una sola persona: un provvedimento che si inserisce pertanto in maniera coerente in quel rinnovato “modus operandi” informato ad una più accentuata sobrietà, nell’obiettivo comune di risanare i conti dello Stato.

 

Fonti: ilpersonale.it, ilsole24ore.com

 

Marco Brezza

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gio, gen 16, 2014  Patrizia Caroli
Ricorso Blocco Stipendi Corte Costituzionale: Nessuno scatto per i dipendenti pubblici
4.3 (86%) 50 Vota Questo Articolo

Con la sentenza n.310/2013 la Corte Costituzionale ha ritenuto legittimo il blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici.  La Consulta ha dunque bocciato il ricorso con il quale si contestava il blocco degli scatti nel pubblico impiego dal 2011 al 2014 come era stato previsto nella legge 122 del 2010 che, in sostanza, non consente l’aumento della spesa per il personale pubblico per la progressione verticale ed orizzontale di carriera. Con questa bocciatura, praticamente, i dipendenti pubblici dovranno rinunciare a qualsiasi aumentano salariale fino al 2018 così come è stato imposto dalla legge di Stabilità. Il giudizio sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale riguarda diverse ordinanze di legittimità che erano state sollevate da diversi Tar (Trentino Alto Adige, Lombardia, Piemonte, Umbria, Puglia e Calabria) in merito all’art.9, commi 2 e 21 del decreto legge n. 78/2010 come convertito dalla legge 122/2010 e promosso da diversi docenti universitari appartenenti al personale non contrattualizzato.

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 Ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale: le reazioni

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ricorso-blocco-stipendi-corte-costituzionale

Finiscono in questo modo le residue speranze di chi confidava nel ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale soprattutto quando nel 2012 con la sentenza 223 la stessa Consulta aveva di fatto cancellato le norme previste dal contestato articolo 9 comma 21 della legge 122/2010 che dichiarava il blocco degli stipendi anche per i magistrati. Due pesi e due misure, verrebbe da dire, nella sentenza sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale. Negli ambienti sindacali si parla ora di ricorrere addirittura alla Corte europea dei diritti dell’uomo per tutti i dirigenti pubblici e il personale della scuola per la violazione della contrattazione collettiva e in quanto, a seguito di questa sentenza che salva i magistrati ma non gli altri dipendenti pubblici ci si trova nella condizione discriminatoria di avere due trattamenti diversi nei confronti di lavoratori che operano per lo stesso datore di lavoro (vale a dire lo Stato). La sentenze sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale scatena le ire dei sindacati: “Con questa decisione – ha dichiarato Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir – , la corte ha smentito se stessa nel negare la natura contributiva già acclarata del provvedimento normativo. E pur richiamando i ‘paletti’ entro cui è possibile sospendere e non cancellare i diritti quesiti, ha concluso che sarebbe lecito sospendere definitivamente il diritto alla maturazione dello scatto di stipendio per il quadriennio 2010-2014″.  Anche la Cisl – Federazione Università, sul ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale in un comunicato dichiara: “Dalla lettura della sentenza sembra evincersi che la condizione dei docenti universitari non sia minimamente paragonabile a quella dei magistrati. Purtroppo con questa decisione – almeno per ora – le speranze di un riconoscimento della peculiarità del Sistema Universitario sono svanite. Dopo il Governo anche la Corte Costituzionale non ritiene essenziale garantire l’autonomia delle Università pubbliche riservando a esse una legislazione specifica. Sorge, però, un sospetto circa la ‘vera’ motivazione della sentenza che ci porta a supporre ragioni di ordine politico come a voler ribadire una certa ‘superiorità’ di alcune sfere dello Stato rispetto a tutti gli altri comparti del settore pubblico”.

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Blocco stipendi: per la Corte Costituzionale sono sacrifici gravosi ma necessari

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Nella sentenza ricorso blocco stipendi Corte Costituzionale si precisa come il “contenimento e la razionalizzazione della spesa pubblica, strumento necessario per il riequilibrio dei conti economici dello Stato, implicano sacrifici gravosi, come quello del blocco degli stipendi di dipendenti pubblici non contrattualizzati, tra i quali i docenti universitari, che trovano giustificazione nella situazione di crisi economica”.  In particolare – si legge nella sentenza della  Consulta – in ragione delle necessarie attuali prospettive pluriennali del ciclo di bilancio, tali sacrifici non possono non interessare periodi, certo definiti, ma più lunghi rispetto a quelli presi in considerazione dalle richiamate sentenze di questa Corte, pronunciate con riguardo alla manovra economica del 1992”.

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Patrizia Caroli

 

 

 

 

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ven, nov 1, 2013  Valentina
Dipendenti Inpdap. Tra Tagli E Bilanci In Rosso Ecco Le Ultime Novità
4.36 (87.27%) 11 Vota Questo Articolo

 

L’approvazione del bilancio dell’Inps da parte del consigli di indirizzo e vigilanza dell’ente ha fatto emergere una serie di dati allarmanti rispetto all’incorporazione dell’Inpdap: si tratta di un disavanzo economico di oltre  miliardi che rende questo bilancio in rosso fisso.

 

dipendenti inpdapNonostante ci siano già grida di allarme per questo dato, come quello di Gianpaolo Patta, rappresentane CGIL, che prospetta un azzeramento del patrimonio dell’ente in meno di un anno, non si può nascondere che la fusione abbia portato anche un aumento delle entrate contributive.

 

Il consiglio non ha comunque sottovalutato i risultati emerso con il bilancio e ha ribadito “la necessità di effettuare una verifica della sostenibilità del sistema previdenziale e della tutela degli equilibri di bilancio” perché “l’Istituto ha già contribuito al risanamento dei conti pubblici e non può più subire ulteriori tagli alle proprie spese di funzionamento senza compromettere la propria funzionalità e la qualità dei servizi resi”.

 

E a proposito di tagli, non arrivano buone notizie neanche dalla recente Legge di Stabilità che prevendo un altro anno di blocco della contrattazione delle retribuzioni nel pubblico impiego; un vero e proprio schiaffo morale ed economico per i 3 milioni e 200 mila dipendenti pubblici.

 

Nonostante questo quadro tutt’altro che sereno dell’Inpdap, per i suoi membri ci sono anche notizie positive, come ad esempio quella che riguarda i mutui ipotecari, introdotta lo scorso primo ottobre e mirata all’acquisto della prima casa a condizioni di favore; l’ente ha infatti previsto una serie di vantaggi ulteriori a quelli già previsti per dipendenti della pubblica amministrazione anche in tema di prestiti al consumo.

 

L’innovazione più grande in realtà è un passo indietro e riguarda la reintroduzione dei finanziamenti quadriennali; a seguire l’eliminazione della soglia massima di 8 mila euro come importo erogabile per i prestiti della durata di 36 mesi.

È stata inserita poi anche la possibilità per i figli dei dipendenti pubblici appartenenti a un nucleo familiare diverso da quello dei genitori di richiedere un mutuo acquisito alle medesime condizioni avvantaggiate dei genitori.

In tempo di crisi però la vera novità di queste nuove regole non poteva non tenere conto di situazioni economiche critiche e ha quindi introdotto anche la possibilità di sospendere il mutuo e rifinanziarlo, qualora ci si ritrovi in situazioni particolarmente gravose da un punto di vista economico.

 

 

Fonte: ilfattoquotidiano / liquida / nanopress / blogwallstreetitalia

 

 

Valentina Stipa

 

 

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lun, ott 28, 2013  Roberta Buscherini
Aspettativa Dipendenti Pubblici: Diritti dei Lavoratori
2.76 (55.26%) 38 Vota Questo Articolo

Aspettativa Dipendenti pubblici. Si tratta della possibilità che hanno i dipendenti statali di assentarsi dal lavoro, in casi determinati e per periodi di tempo più lunghi o meno. L’ aspettativa dipendenti pubblici prevede il congelamento del rapporto di lavoro, in questo modo anche la retribuzione viene sospesa.

Ci sono diverse tipologie di aspettativa dipendenti pubblici in base alle motivazioni o alle necessità per cui viene richiesta. Vediamo di far chiarezza sui principali motivi che possono richiedere di un’ aspettativa dipendenti pubblici:

 

Aspettativa per Motivi Familiari

I dipendenti pubblici, con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, hanno il diritto ad accedere all’aspettativa per motivi personali o di famiglia. Durante il periodo di aspettativa non è prevista nessuna retribuzione e questi mesi non sono utili per l’anzianità di servizio.

Se si tratta di aspettativa dipendenti pubblici per assistenza a figli minori di 6 anni, il periodo di aspettativa (fino a 170 giorni) è utile, ai fini della pensione, ai sensi dell’art. 1, comma 40, lett. a) della legge 335/95.

Nel caso di dipendenti statali o parastatali, il periodo massimo di aspettativa dipendenti pubblici per motivi personali è di 12 mesi in un trienni. Mentre che nel caso di dipendenti di enti locali, il periodo massimo è di 12 mesi in un triennio da utilizzare al massimo in due periodi.

Cumulo aspettativa dipendenti pubblici:

I dipendenti pubblici non possono sfruttare due periodi di aspettativa dipendenti pubblici, anche per motivi diversi, in modo continuativo ma devono aspettare almeno:

-          4 mesi se dipendenti statali e parastatali

-          6 mesi se dipendenti comunali

La normativa vigente vieta la possibilità di usufruire, in modo contemporaneo, periodi di aspettativa dipendenti pubblici per motivi di famiglia, per la cooperazione in paesi in via di sviluppo, per i corsi di dottorato e per quelle estere, se tra un’aspettativa e l’altra non sono trascorsi almeno sei mesi di servizio attivo.

L’amministrazione pubblica di appartenenza ha la facoltà di richiamare il dipendente pubblico in aspettativa qualora le ragioni per le quali è stata concessa non siano più valido. Nello stesso modo, anche il proprio dipendente può riprendere volontariamente il lavoro. Il mancato rientro in servizio, che comporta la risoluzione del rapporto di lavoro, deve avvenire generalmente, in un arco di tempo fra i 10 e i 15 giorni.

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per Vincitori di Concorso

I dipendenti pubblici hanno il diritto a varie tipologie di aspettativa per vincere un concorso in amministrazioni, enti o aziende, diverse dalla propria sede di lavoro. Si tratta di assenze per sostenere il periodo di prova nel nuovo lavoro.

L’aspettativa dipendenti pubblici per vincitori di concorso prevede un periodo massimo di 6 mesi.

In questo tipo di aspettative ci sono alcune eccezioni: infatti, alcuni contratti prevedono che i dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato e vincitori di concorso possano accedere ad un’aspettativa per tutta la durata del contratto di lavoro a termine.

 

Aspettativa Dipendenti Pubblici per corsi di dottorato

 

I dipendenti pubblici ammessi a corsi di dottorato possono richiedere un’aspettativa dipendenti pubblici per motivi di studio, senza retribuzione, per l’intera durata del corso. Questo periodo è utile ai fini dell’anzianità di servizio e ai fini pensionistici.

 

Aspettativa per Avviare un’attività

 

La legge prevede la possibilità, per dipendenti pubblici con un contratto a tempo indeterminato, di assentarsi dal lavoro, senza retribuzioni e per un massimo di 12 mesi, per avviare un’attività imprenditoriale. Questo periodo non è utile per l’anzianità di servizio.

L’aspettativa per avviare un’attività non è un diritto, ma è la propria amministrazione a decidere se accettare le richieste oppure no. In caso di diniego però, deve motivare la decisione.

 

Aspettativa per Coniuge o Convivente all’estero

 

I dipendenti pubblici con un coniuge che lavora all’estero può chiedere un’aspettativa non retribuita per una durata corrispondente al periodo di tempo in cui permane la situazione che l’ha originata. Essa può essere revocata in qualunque momento per imprevedibili ed eccezionali ragioni di servizio, con preavviso di almeno quindici giorni.

 

Aspettativa per Cooperazione o attività solidarie

 

La legge prevede periodi superiori a  4 mesi  e inferiori a 4 anni per  progetti di  Cooperazione allo sviluppi, per:

-          Dipendenti statali, dipendenti locali o altro personale di ruolo comandato presso la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo

-          Personale a contratto

-          Dipendenti dal Ministero degli affari esteri con contratto di diritto privato a tempo determinato, sulla base di criteri fissati dal Comitato direzionale.

Durante questo periodo di aspettativa, i dipendenti pubblici percepiscono gli assegni fissi e continuativi, ad eccezione delle quote di aggiunta di famiglia, della indennità integrativa speciale, delle indennità inerenti a specifiche funzioni ed incarichi ovvero connesse a determinate condizioni ambientali, e comunque degli emolumenti legati all’effettiva prestazione del servizio in Italia.

 

Aspettative per Dipendenti con condizioni psicofisiche particolari

 

E’ una tipologia di aspettativa riservata a dipendenti con problemi di droghe, alcol cronico o debilitazioni. Inoltre, i dipendenti pubblici con familiari, entro il terzo grado ovvero conviventi stabili, che hanno iniziato il progetto di riabilitazione, hanno diritto ad un’aspettativa dipendenti pubblici non retribuita (per motivi di famiglia) per tutta la durata del progetto. Il rientro in servizio deve avvenire entro 15 giorni dalla conclusione del progetto.

 

Fonti: FpcGil / Diritti Sindacali

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mer, ago 28, 2013  Valentina
Polizia. Governo Nuovo. Questioni Vecchie
4.81 (96.15%) 78 Vota Questo Articolo

 

Senza sicurezza non può esserci ripresa e rilancio economico e sociale. A dirlo è l’Unione Europea. Ma nonostante le larghe intese, il governo attuale non sembra volersi fare carico di questi figli in divisa, trattandoli ancora una volta come prole indesiderata.

 

Come? Tanto per cominciare, in totale sordina, il consiglio dei ministri ha approvato la proroga fino al 31 dicembre 2014 del blocco dei rinnovi contrattuali – già congelati dal lontanissimo 2010 – , degli automatismi stipendiali e anche del tetto individuale salariale per tutti i lavoratori del comparto sicurezza e anche per gli appartenenti al corpo dei vigili del fuoco.

Polizia pronta a manifestare per i propri diritti

Polizia pronta a manifestare per i propri diritti

Inutile l’indignazione del Cocer e dei sindacati di categoria che hanno gridato a gran voce l’assurdità di questo provvedimento e la paralisi a cui le forze di polizia vanno incontro, in un momento storico dove gli scontri di piazza e le manifestazioni che richiedono la loro presenza attiva andranno aumentando, a discapito della sicurezza dei cittadini.

 

Un altro punto per il quale le associazioni di categoria della polizia di stato puntano il dito contro il governo Letta riguardo alla militarizzazione della sicurezza e dell’ordine pubblico interno: sono stati infatti spesi la bellezza di 70 milioni di euro per  destinare l’esercito a compiti di sicurezza civile.

 

In una nota diffusa qualche giorno fa si legge tutto il malcontento della categoria e l’amarezza per una situazione che non accenna a sbloccarsi: “tra i poliziotti il malcontento è fortissimo, stretti come siamo tra una professione che diventa ogni giorno più difficile, una retribuzione che rende quasi impossibile arrivare alla fine del mese e frequenti attacchi esterni che, spesso, mettono in discussione il nostro operato”.

 

 

 

L’ultima Speranza E’ Appesa A Un filo

 

L’ultima speranza prima di scendere in piazza potrebbe avverarsi entro il prossimo mese e riguarda la  modifica del tetto individuale a quello di amministrazione. In questo modo infatti verrebbe garantito l’impiego di tutti i poliziotti in funzione delle esigenze di sicurezza del paese e nel rispetto dei limiti economici dettati dal bilancio.

 

Inoltre sarebbe possibile arrivare a una legge delega  per il riordino delle carriere entro poche settimane, in modo da creare un distacco netto e preciso tra le forze di polizia e quelle militari che hanno ben altre funzioni e compiti differenti dalla sicurezza civica.

 

Anche l’ispezione annunciata del Ministro Kyenge all’interno dei CIE è stata accolta dal SIUL come una buona notizia: servirà non solo per accertare le condizioni di vita degli ospiti, ma anche per toccare con mano la quotidianità lavorativa dei poliziotti impiegati al loro interno.

Felice Romano, Segretario Generale del SIULP, infatti non fa mistero che “questi luoghi sono diventati delle vere e proprie bombe ad orologeria con il rischio che esplodano tutti insieme con gravi ricadute sulla tenuta dell’ordine e della sicurezza pubblica”.

 

La speranza è che l’interesse delle istituzioni non si focalizzi esclusivamente sugli stranieri, ma che allarghi le vedute e l’impegno anche ai dipendenti statali che garantiscono ordine e sicurezza a loro discapito all’interno dei centri.

Il 4 settembre prossimo si terrà un importante incontro tra le associazioni di categoria, il Cocer e il Ministro per la Pubblica Amministrazione e la Semplificazione Gianpiero D’Alia. Un incontro, l’ultimo, prima che le forze di polizia perdano definitivamente speranza e pazienza rispetto al loro lavoro, al loro futuro, alla loro dignità professionale.

 

 

 

Fonte: grnet / uglpoliziadistato / sap-nazionale / ilcittadinodinomb

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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