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Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

gio, lug 24, 2014  Marco Brezza
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Il merito come principale discriminante tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno: dovrebbe essere questo il requisito principale nell’attribuzione dello stipendio, sotto forma di premio, incentivo, in ultima istanza di stimolo positivo di carattere economico, per quanto riguarda il pubblico impiego. Ed in particolar modo per la categoria degli insegnanti.

 

Insegnanti, incentivi merito

Fonte: universando.com

 

Docenti scuola pubblica: più importanza al merito

 

Non si tratta di pensieri in libertà o di insondabili quanto teorici auspici per un futuro lontano: si tratta di un’idea che, in parte, potrebbe essere realizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione nel nostro paese: il Miur infatti, nel confermare le note anteriori in merito alla proroga dei contratti per scrutini ed esami per il personale assunto fino al termine delle lezioni ha stabilito come obiettivo la volontà reale di conferire “premi concreti a chi li merita”. Il virgolettato va attribuito al  Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, la quale ha affermato in una recente intervista che “per il momento purtroppo non vengono in alcun modo valorizzati, ai fini della carriera e dello stipendio, né il merito, né l’impegno, né la passione degli insegnanti. Non si può fare carriera nella scuola solo per anzianità: non è giusto e non è utile a rendere efficace ed efficiente il sistema formativo”.
Parole sante, oseremmo dire, quelle del Ministro: anzi rivoluzionarie in un settore, quello della scuola, dove  a fronte di docenti appassionati e pronti a dare il massimo della disponibilità e della passione, esistono professori che lavorano col freno a mano tirato, puntando a faticare il meno possibile.

 

Merito e anzianità: due criteri da combinare per i bonus?

 

L’apertura sul requisito del merito spalanca nuove prospettive per un ruolo, quello del professore, destinato a mutare e ad evolversi con i cambiamenti in atto tra le giovani generazioni. Il merito dovrà essere un criterio che permetterà ai docenti di essere premiati per i loro miglioramenti, “tenendo anche conto che le loro retribuzioni sono tra le più povere in Europa, e che gli scatti d’anzianità danno semplicemente ristoro a stipendi inadeguati”, queste le dichiarazioni dei sindacati in risposta alle dichiarazione della Giannini.
“La mia proposta – ha spiegato il Ministro- sarà sul tavolo molto presto e conterrà al suo interno tutti gli elementi per una buona valutazione che non può essere solo teorica, ma deve tradursi anche in premi concreti a chi li merita“. E per ciò che riguarda la fondamentale questione della copertura finanziaria, ha affermato che il denaro verrà trovato, dal momento che è imprescindibile per dare svolgimento alla proposta.

 

L’idea del Ministro Giannini

 

La Giannini si è infine soffermata sulla scansione e la definizione strutturale della inedita (e si spera concreta in un futuro molto vicino) progressione di stipendio in base al merito, auspicando il superamento del meccanismo degli scatti automatici: questi ultimi sono definiti dal Ministro come “il frutto di un mancato coraggio politico del passato”.
Per adesso si tratta solo di idee e visioni virtuose ma non utopiche: il merito come requisito decisivo per gli scatti stipendiali anche per i docenti della scuola. Non resta che attendere azioni concrete.
Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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mar, lug 22, 2014  Marco Brezza
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Nei cieli della scuola pubblica italiana continua a volare alta la polemica contro il progetto (ancora in embrione) di complessiva ed importante riforma del sistema scolastico: nelle scorse settimane il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ed il sottosegretario Roberto Reggi avevano palesato gli aspetti più rilevanti di un’idea volta a condurre la scuola italiana in prossimità degli orizzonti programmatici già raggiunti in altre realtà europee (come ad esempio l’esperienza virtuosa della Germania). Ad essere modificato in particolare sarebbe il contratto degli insegnanti della scuola pubblica: e proprio su questo tema si stringe il nodo delle polemiche di questo caldo (soprattutto in senso metaforico) mese di luglio.

 

Riforma scuola pubblica: contratto insegnanti

Insegnanti scuola pubblica: in quale direzione vanno le critiche

 

I punti centrali della riforma avvolti dalle critiche sono presto detti: innalzamento delle ore lavorative insegnanti da da 18 a 36 ore, 6 ore di supplenze senza straordinario pagato, formazione obbligatoria più accentuata, 22 giorni di lavoro più per posizionare in equilibrio il saldo dei giorni lavorativi annuali da 208 a 230,  fare ricorso in maniera massiccia alle chiamate interne rispetto alle esterne per quanto riguarda il sistema delle supplenze, scuola aperta fino alle otto di sera ed anche nel mese di luglio.
Un diniego generalizzato ha accolto queste proposte: la maggioranza delle sigle sindacali che tutelano i diritti degli insegnanti e dei lavoratori della scuola stanno organizzando (parole testuali del comunicato rilasciato da Unicobas) una “adeguata controffensiva unitaria a tutela dei lavoratori e della scuola tutta per l’organizzazione dal basso di un grande, pacifico, colorato ma determinato corteo nazionale di tutta la categoria”.

 

Riforma scuola pubblica: i sindacati sulle barricate

 

La linea delle rappresentanze sindacali si assesta sul seguente concetto: l’impianto governativo è tutto da rigettare, soprattutto a partire dall’idea dell’idea (fatta aleggiare nell’aria) dei quattro anni di scuole superiori al posto di cinque: “Così taglieranno sessantamila cattedre” affermano. Mentre più definita  è la voce dell’Anief, l’importante Associazione Sindacale Professionale: “Non è caricando gli insegnanti di nuove mansioni che si garantisce la loro produttività: questa è una logica puramente aziendale. Il docente ha bisogno di tempo per calibrare i suoi impegni, per preparare le lezioni e valutare gli elaborati”. Nel frattempo la Cgil rincara la dose: “Altroché precari da cancellare, chi ha prestato più di 36 mesi di servizio ha diritto alla stabilizzazione e al pagamento degli scatti di anzianità”.

 

Prospettive di riforma scuola pubblica: dove sta la scelta giusta?

 

La linea della resistenza sindacale sembra pertanto tracciata con vigore sul terreno vulcanico di quello che potrebbe configurarsi alla stregua di un campo di battaglia nei mesi che ci separano dall’inizio dell’anno scolastico 2014-15. Ma la domanda è: sono giuste le rivendicazioni e le reiterate difese a spada tratta da parte dei sindacati nei confronti dello status quo insegnanti? Oppure è necessario riflettere su un percorso di modifica della disciplina scolastica (non necessariamente nelle forme suggerite dalla attuale compagine governativa) che probabilmente non può essere in alcun modo differito nell’odierna temperie storica? La domanda rimane sospesa ed aleggia nell’aria, proprio sopra quel terreno eletto a campo di battaglia dalle sigle sindacali in questa estate 2014.

 

Marco Brezza

 

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lun, lug 14, 2014  Marco Brezza
Insegnanti, Quota 96: le prospettive verso la pensione 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

La lunga e tribolata strada dei Quota 96 verso la pensione giunge finalmente al traguardo? La risposta sembrerebbe finalmente essere positiva grazie alla presentazione dell’emendamento in materia al Decreto sulla Riforma della PA. Pare a questo punto quasi certa la possibilità della pensione per oltre 4mila tra insegnanti e dipendenti impiegati come personale ATA. Si tratta della tanto sospirata modifica alla (famigerata è dir poco) Legge Fornero che permette finalmente di colmare quella voragine che ha impedito la ordinaria fuoriuscita dal servizio dei docenti scolastici.

 

Insegnanti, Quota 96

Insegnanti e Quota 96: cosa sta accadendo?

 

Gli insegnanti e i dipendenti Ata coinvolti nella vicenda sono stati, in concreto, privati del diritto all’assegno previdenziale a causa di uno smottamento disciplinare presente nella legge sul welfare, che non aveva considerato il fatto che l’anno di lavoro tra i banchi si conclude non il 31 dicembre, bensì il 31 agosto. Una svista di proporzioni “epiche” tale da richiedere ai 4mila coinvolti, altri due anni di lavoro alla mercé dell’incertezza di non poter raggiungere la meritata pensione.
Ma andiamo a vedere chi sono le figure coinvolte nel provvedimento: sono coloro che, allo scadere del 2012, avevano raggiunto la (ormai proverbiale) Quota 96, sommando gli anni di servizio e di contributi versati nelle casse della previdenza.

 

L’emendamento al Decreto sulla Riforma PA

 

Ora la transizione in Parlamento dovrebbe risolversi in una pura formalità, visto che il testo è stato per lungo tempo atteso ed infine portato innanzi tramite l’appoggio di pressoché tutte le forze politiche. Nelle ore che hanno preceduto la presentazione dell’emendamento, è stata la deputata Ghizzoni del Partito Democratico, già in passato sostenitrice della causa dei Quota 96, a confermare la modifica in arrivo al testo che dovrebbe riformare gli apparati dello Stato ed innovare ampi settori della Pubblica Amministrazione (il testo sarà in aula il prossimo 23 luglio per l’approvazione definitiva).
Sulla questione ha detto la sua il Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia: “Per quanto riguarda gli insegnanti della cosiddetta Quota 96 – ha affermato il Ministro – sarei onorata che la questione si risolvesse con l’apposizione di una firma. Quegli insegnanti con la legge Fornero hanno subito un’ingiustizia per una svista”. La Madia però appone una piccola condizione: “Ma esiste un problema di coperture, quindi aspetto di sapere se le coperture ci sono”.

 

Quota 96 scuola : i tempi sono stretti

 

Rimane il fatto che quella di inserire la tematica dei Quota 96 all’interno del Decreto Pubblica Amministrazione è stata una scelta dettata e scandita da tempi piuttosto stretti: al fine di permettere il ritiro dalla cattedra entro l’inizio del prossimo anno scolastico (2014/2015) è infatti necessario inserire l’emendamento in questione in un provvedimento che venga rapidamente convertito. Un’altra opzione poteva essere quella di provvedere ad un decreto “ad hoc” sul tema.
Al fine di attivare le pensioni degli aventi diritto però la procedura sarà un po’ più lunga: tra le domande di riconoscimento e le risposte che dovrà fornire l’Inps dovranno intercorrere gli ovvi tempi tecnici di svolgimento.
L’inserimento e l’approvazione dell’emendamento sugli insegnanti Quota 96 potrebbe divenire un’altra stella sul metaforico petto del Governo Renzi, che fin dal momento dell’entrata in carica ha certamente scosso l’ordinamento con una serie di provvedimenti di immediata esecuzione. Resta certamente da vedere se questa settimana, in effetti, la questione riuscirà a pervenire alla soluzione tanto attesa.
Fonte: leggioggi.it
Marco Brezza

 

 

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lun, lug 7, 2014  Marco Brezza
Riforma contratto insegnanti: arrivano i cambiamenti? Le anticipazioni 2.00/5 (40.00%) 4 Vota Questo Articolo

La riforma del contratto degli insegnanti prosegue ad ampie falcate verso il pieno percorso di realizzazione, o così pare almeno. Per il momento si tratta solo di bozze programmatiche, una sorta di radunarsi di idee, di brainstorming programmatico che però accoglie nel suo grembo il seme del cambiamento reale in una prospettiva di riforma che potrebbe concretizzarsi sul piano legislativo da qui al mese di ottobre.

 

Riforma contratto insegnanti: arrivano i cambiamenti?

Fonte: italianpost.info

 

Riforma contratto insegnanti: tempo di sterzate decise

 

I “rumors” che si stanno susseguendo in questi giorni convergono sull’idea generale di una reale sterzata di cambiamento nei confronti di diversi aspetti che interessano molto da vicino i docenti impiegati nella scuola pubblica: già nelle scorse settimane il Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini aveva palesato l’idea (a dir poco rivoluzionaria) degli scatti stipendiali per insegnanti basati sul merito (e non più soltanto sull’anzianità). Ora appaiono in controluce alcune rilevanti novità che, se confermate, andrebbero a modificare sensibilmente il volto della disciplina relativa all’insegnamento nella scuola pubblica. Ma andiamo a vedere più da vicino alcune anticipazioni affiorate in merito alla riforma contratto insegnanti.

 

Cambia il meccanismo delle assunzioni?

 

Una delle novità di più ingente rilievo riguarda certamente il meccanismo delle assunzioni insegnanti: la priorità assoluta nell’inserimento in ruolo dei docenti ancora in attesa di un posto fisso sarà quella di  provvedere al quasi totale svuotamento delle graduatorie d’istituto (all’interno delle quali sono ancora presenti più di 150mila docenti). Sarà inoltre previsto un esame per l’abilitazione, propedeutico all’accesso ai concorsi a cattedre: la primavera 2015 è il probabile periodo in cui verrà dislocato temporalmente per il concorso.

 

Nuovo contratto insegnanti: calendario, orari e supplenze

 

Altri cambiamenti dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) riguardare l’obbligo per i professori di recuperare i 22 giorni di scarto tra i 230 stagionali e i 208 dell’anno scolastico nel corso del mese di giugno. Mentre per ciò che inerisce alle supplenze (settore molto composito) l’idea è quella di fare ricorso in maniera massiccia alle chiamate interne rispetto alle esterne, cercando di ottenere un cospicuo risparmio in termini economici per il bilancio del Miur. Da non trascurare infine la prospettiva dell’innalzamento delle ore lavorative insegnanti da 18 a 36 ore: ovviamente non si tratterà di un aumento reale, ma solo di un ribilanciamento complessivo delle ore di lavoro che i docenti utilizzano per fare fronte ai propri doveri e mansioni. Verrà infatti incluso nell’orario di lavoro totale il tempo che gli insegnanti spendono, non solo per le lezioni in aula, ma anche per la loro preparazione, la correzione dei compiti e l’aggiornamento professionale.
Nel frattempo i sindacati non fanno mancare il loro parere che definire sdegnato è un eufemismo: Gilda Insegnanti ha emesso una nota in cui afferma di non gradire il “metodo d’autorità” intrapreso dal Ministro Giannini per questo embrione di riforma: si tratterebbe di un vero e proprio tentativo di cambiare le regole del gioco scavalcando a piè pari il parere delle rappresentanze sindacali. Da settembre sarà guerra di trincea tra Ministero e sindacati? Chissà. Quello che conta sarebbe l’edificazione di una impalcatura di riforma davvero importante ed idonea a superare discipline attuali scarsamente efficienti.
Marco Brezza

 

 

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ven, mag 23, 2014  Marco Brezza
Emergenza infermieri: affiora la piaga della carenza di personale 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

È emergenza infermieri in Italia: una categoria fondamentale per fare andare avanti la Sanità nel paese ma che spesso si trova innanzi particolari ed ingenti ostacoli. In particolare, nella odierna situazione italiana sarebbe necessaria l’assunzione di 70mila infermieri per adeguarsi alla media OCSE.

 

www.jobitalia.net

Emergenza infermieri: un meccanismo vizioso

 

Uno dei problemi che incidono con forza sulla attuale situazione sopno quelli relativi alla di carenza di personale: La necessità di infermieri è ormai un’emergenza in quasi tutte le strutture sanitarie – ha affermato negli scorsi giorni il presidente del  IPASVI di Roma Gennaro Rocco – dove si continua a non assumere per il blocco del turn-over. Quello che sta avvenendo si configura come un meccanismo vizioso: infatti spesso le Aziende e le strutture sanitarie aggirano il problema della carenza di personale rivolgendosi a cooperative o ad agenzie di lavoro temporaneo che offrono infermieri professionisti a volte senza garantire loro pari opportunità contrattuali con i colleghi che lavorano come diretti dipendenti della aziende. Si tratta con tutta evidenza di un vortice senza sbocchi: in questo senso lo sblocco dei concorsi potrebbe essere una scelta corretta per uscire dalla difficoltà ma pare che non ci sia la volontà di intraprendere questa azione.

 

La riorganizzazione dei servizi

 

L’idea che potrebbe fungere da cornice risolutiva (almeno in parte) per questo problema potrebbe risiedere in una idonea e ragionata riorganizzazione dei servizi sul territorio. Tale riorganizzazione potrebbe migliorare la salute dei cittadini, ridurre i ricoveri in ospedale, producendo a medio termine risparmi notevoli per il sistema e propiziando, secondo il Censis, l’assunzione di oltre 20mila nuovi infermieri.
La difficile situazione degli infermieri si è concretizzata poi in queste settimane anche in una due-giorni di protesta davanti all’Assessorato regionale alla Salute di Palermo: qui si è svolta la protesta pacifica degli infermieri precari (insieme ad alcuni disoccupati), sostenuti dal Coordinamento nazionale infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti. Una grande polemica si è affollata intorno alla questione per cui le aziende sanitarie non possono procedere alla copertura di posti vacanti o carenze di organico, prima del completamento del procedimento della riorganizzazione della rete assistenziale, ospedaliera e territoriale, e del riassorbimento di eventuali esuberi accertati in esito alla suddetta procedura, che dovrà essere fatta entro giugno.

 

Def 2014: arrivano i tagli alla sanità

 

Dalle ultime indiscrezioni sembrerebbe che per far giungere la questione ad una risoluzione sarà necessario attendere l’emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri attraverso cui stabilire le procedure concorsuali con una riserva del 50% dei posti a concorso per i precari previa procedura selettiva. A questa procedura potranno partecipare i precari che possiedono tre anni di servizio al 30 ottobre 2013.
È chiaro come da una eventuale approvazione della rete ospedaliera potrebbero affiorare nuovi posti di lavoro, consentendo l’aumento della dotazione organica.
Intanto all’interno della bozza del Def redatta dal Governo, tra le coperture del taglio del cuneo fiscale sono previsti 2,37 miliardi di tagli alla sanità in un biennio, con la riduzione del finanziamento del servizio sanitario nazionale per le Regioni e le province autonome: si parla di 868 milioni quest’anno e di 1,5 miliardi dal 2015. Per ora sono stime programmatiche, bisognerà attendere per capire se i tagli avverranno davvero in questa misura.
In conclusione non si può negare che una visione strategica complessiva informata a emanare provvedimenti basati sul concetto di tagli lineari alla spesa sanitaria abbia cagionato effetti dannosi e pesanti ripercussioni sul sistema dell’offerta dei servizi, minacciando l’erogazione stessa dei livelli essenziali di assistenza. Un cambio di passo sembra necessario per tutelare il buono andamento di un settore importante come quello relativo alla sanità.
Fonte: www.nurse24.it

 

Marco Brezza

 

 

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