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Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

mar, feb 17, 2015  Marco Brezza
Riforma scuola: cosa cambia per gli scatti stipendiali insegnanti 2.00/5 (40.00%) 1 Vota Questo Articolo

È marcia indietro del Governo Renzi sulla riforma degli stipendi degli insegnanti: a spiegarlo è Davide Faraone, sottosegretario all’Istruzione della compagine governativa, il quale ha illustrato per filo e per segno in quale modo andranno a scandirsi e configurarsi nel futuro prossimo gli aumenti di stipendio per gli oltre 700mila docenti della scuola italiana (anzi, presto 850mila, grazie al maxi-piano di assunzioni previsto dal piano della “Buona scuola” presentato lo scorso 3 settembre). Ma ecco le novità anticipate da Faraone.

 

scatti stipendiali insegnanti

Scatti stipendiali insegnanti, un tetto finanziario

 

In prima battuta, in materia di scatti stipendiali, viene spostata la discriminante dei tetti massimi dai docenti alle risorse. Non più quindi esclusione di un terzo dei docenti dagli scatti, bensì un limite finanziario complessivo da non oltrepassare, per evitare odiose disparità di trattamento. “Ci sarà – spiega Davide Faraone – una quota dei fondi destinati alla premialità degli insegnanti che sarà per due terzi determinata dal merito. La quota non corrisponderà ad una quota di insegnanti, ma corrisponderà alla cifra delle risorse destinate al merito”. Insomma il tanto vituperato (e controverso) 66% di docenti premiati non esiste più. È pertanto stata messa la parola fine ad una misura davvero criticata nelle scorse settimane. All’indomani della presentazione della pianificazione con i contenuti del piano di riforma della scuola, i sindacati erano infatti scesi sul piede di guerra contro l’ipotesi di una quota prefissata di docenti meritevoli.
In tale direzione tale impostazione era stata aspramente da Francesco Scrima, numero uno della Cisl Scuola, il quale aveva definito “ideologica l’idea che contrappone in modo forzoso anzianità e merito dividendo assurdamente la categoria fra due terzi di competenti e un terzo di presunti incompetenti”. Contestualmente la Flc Cgil, mediante il proprio segretario Domenico Pantaleo, aveva battezzato la questione degli scatti di merito un “colossale imbroglio”, chiedendo l’immediato ritorno agli scatti stipendiali ogni sei anni per tutti.

 

I criteri di valutazione per attribuire gli scatti

 

Ma quasi saranno i requisiti e le caratteristiche idonee a dare forma ai criteri di valutazione per l’attribuzione degli scatti stipendiali basati sul merito? A questi fini ad essere valutata non sarà soltanto l’attività didattica: saranno infatti premiati quei docenti che, accanto alle ore tradizionali di lezione, svolgono attività a scuola “diverse rispetto alle tradizionali”, come ad esempio l’istituzionalizzazione delle buone pratiche, il modo di relazionarsi con gli studenti, la capacità di edificare le attività didattiche non tradizionali.
Insomma, tale nuova valutazione dovrà essere in grado di prendere in esame il modo in cui gli insegnanti svolgeranno attività coerenti con quelle dell’istituto, come la partecipazione all’apertura pomeridiana, e lo sviluppo delle attività di collegamento tra scuola e lavoro. Saranno questi i tasselli dell’ideale mosaico capace di dare una forma coerente al processo di valutazione dei docenti della scuola pubblica.

 

E i sindacati cosa dicono?

 

Ma ai sindacati, fin da ora, non pare andare giù questa inedita scansione: le prospettive stipendiali sono infatti state definite da questi ultimi aleatorie e inconsistenti. Non sarebbero, a parer loro, previste risorse aggiuntive per premiare il merito degli insegnanti: “Saranno i vecchi scatti, ridotti di due terzi – spiegano -, a remunerare i docenti più bravi”. Ma la verità dove sta?

 

Fonti: repubblica.it, orizzontescuola.it.

 

Marco Brezza

 

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gio, feb 12, 2015  Marco Brezza
Banca delle ore docenti scuola pubblica: di cosa si tratta in concreto? 3.50/5 (70.00%) 2 Vota Questo Articolo

Continuano ad affastellarsi le anticipazioni più o meno ufficiali in merito alle linee direttive concernenti il complessivo procedimento di riforma della scuola pubblica. Una delle possibilità palesate dal Governo Renzi già da qualche mese a questa parte (per la precisione dal mese di ottobre) fa riferimento ad una banca delle ore degli insegnanti che andrà a toccare ogni singolo docente: tali ore saranno utilizzate anche per attività didattiche.
Banca delle ore docenti

 

Banca delle ore scuola: come funziona?

 

Ma come funziona in concreto la banca delle ore per i docenti della scuola pubblica? Per comprenderlo prendiamo in prestito un esempio: si supponga che il giorno del Patrono, in cui la scuola dislocata nel Comune considerato sia chiusa. Un docente che quel giorno avrebbe dovuto svolgere 5 ore di lezione, non svolgendole sarà di fatto tenuto restituire alla scuola. Ma in che modo? Sotto forma di ore di supplenza. La medesima situazione potrebbe palesarsi, ad esempio, per le giornate concesse, una volta al mese per le assemblee d’istituto. L’intenzione è pertanto quella di fare recuperare le ore di sospensione dell’attività didattica, utilizzandole per supplenze gratuite.
In tale direzione la banca delle ore (e l’organico funzionale) saranno utili al fine di  eliminare le supplenze fino a 30 giorni. La compagine governativa si attende un risparmio non lieve attraverso l’utilizzo della banca delle ore: si stimano risparmi nell’ordine dei 350 milioni di euro, derivanti dall’eliminazione delle supplenze brevi nelle scuole. Ma tutto ciò è concretamente azionabile sul piano della realtà?

 

Il piano del Governo

 

Quando si parla di supplenze brevi, il Ministero intende quelle fino a 30 giorni che costano circa 1 milione, con 800mila contratti distribuiti su circa 112mila diversi supplenti ogni anno, concentrati soprattutto nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie.
Con precipuo riferimento all’organico funzionale, a partire da settembre 2015, saranno assunti circa 80mila docenti che avranno il compito di fare supplenze e di occuparsi dell’ampliamento dell’offerta formativa.
In tale direzione appare però evidente come il numero di assunti nell’organico funzionale non sia idoneo a coprire il fabbisogno annuale di supplenze brevi (ovverosia quelle fino a 30 giorni). Proprio a supporto di ciò, le linee guida de “La Buona scuola” anticipano la volontà (appena menzionata) di istituire la cosiddetta banca delle ore, tramite la previsione del recupero dei giorni di vacanza dei docenti sotto forma di supplenze, come esplicitato nel precedente paragrafo.

 

Cosa cambierà per gli insegnanti?

 

Le ore che i docenti di ruolo dovranno restituire attraverso lo strumento della banca delle ore saranno decise dalle scuole a seconda delle necessità contingenti. Ma quali problematiche e quali timori emergono dall’applicazione dell’istituto come delineato? Si teme ad esempio che non si tratterà di ore da restituire secondo una scansione programmata, generando in tal modo una continua reperibilità dei docenti. Secondo tale meccanismo qualora un docente dovesse ammalarsi all’improvviso, sarebbe un collega della stessa materia a rendersi reperibile per effettuare la supplenza compensativa e sostituire il collega.
Si tratterebbe a tutti gli effetti di una reperibilità  di carattere permanente che potrebbe essere richiesta ad ogni docente sei giorni su sette, giorno libero compreso. Questo ciò che si palesa all’orizzonte: si attende di comprendere il parere dei sindacati in merito.

 

Fonte: orizzontescuola.it, tecnicadellascuola.it

 

Marco Brezza

 

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mer, gen 21, 2015  Marco Brezza
Scatti stipendiali sul merito: insegnanti valutati dagli alunni? 2.83/5 (56.67%) 6 Vota Questo Articolo

Il grande enigma degli scatti stipendiali basati sul merito continua: si è infatti creata una spaccatura tra coloro (tra gli insegnanti) che vedono questa novità con fiducia e chi invece non ritiene questo metodo realmente sviluppabile.

 

insegnanti scuola

Scatti stipendiali: una proposta concreta

 

“Premi concreti a chi li merita”: questa la frase ad effetto utilizzata dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini pochi mesi fa durante una intervista nella quale venivano divulgate le linee direttive del procedimento di riforma della scuola pubblica. “Per il momento – spiegava la Giannini – purtroppo non vengono in alcun modo valorizzati, ai fini della carriera e dello stipendio, né il merito, né l’impegno, né la passione degli insegnanti. Non si può fare carriera nella scuola solo per anzianità: non è giusto e non è utile a rendere efficace ed efficiente il sistema formativo”.
Secondo quanto emerso da fonti governative, l’idea di legare esclusivamente al “merito” gli aumenti stipendiali non è stata gradita dalla classe insegnante: la proposta è stata infatti sonoramente bocciata dalla stessa consultazione voluta dal Governo a riguardo. Si sta ora, pertanto, ricorrendo ai ripari, con una proposta che vorrebbe gli aumenti legati in parte al merito ed in parte agli scatti stipendiali. Ma, in quale proporzione? Secondo quanto affermato dal quotidiano Repubblica, nelle stanze del Governo si starebbe lavorando alacremente per proporre gli aumenti legati per il 20% agli scatti stipendiali e per l’80% al merito. Un compromesso che però attribuisce grande importanza al requisito del merito, polarizzando la struttura degli scatti in maniera piuttosto marcata. Saranno d’accordo gli insegnanti questa volta?

 

Prima ipotesi

 

Il sistema meritocratico legato alla collezione e cumulo di crediti parrebbe restare invariato, così come la percentuale del 66% dei docenti che potrà usufruire degli scatti. La tecnica di calcolo dei crediti stessi sarà diretta derivazione di una valutazione dei rendimenti degli studenti (connessa probabilmente all’autovalutazione degli istituti), della formazione dei docenti e degli incarichi ricoperti grazie all’organico funzionale. Ancora non si comprende pienamente come saranno validati ed istituzionalizzati tali crediti: probabilmente saranno gli Uffici scolastici regionali o provinciali ad occuparsi di ciò evitando che tale delicata procedura possa passare per le mani delle scuole stesse o dei dirigenti scolastici (la cui soggettività marcata potrebbe macchiare la delicata valutazione).

 

Seconda ipotesi: i prof. valutati dagli alunni?

 

Nel frattempo il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone (uno dei più attenti estensori di questa parte di riforma) ha affrontato la questione della valutazione delle scuole e degli insegnanti. A suo parere la meritocrazia renderà gli insegnanti più motivati: si attendono pertanto sviluppi interessanti dalla procedura di riforma. Il varo di un sostanzioso articolo della riforma relativo alla valutazione da parte degli alunni nei confronti degli insegnanti non è più fantascienza: finalmente anche i prof. saranno valutati dai ragazzi. Un meccanismo mai immaginato prima, e neanche presente nella bozza programmatica della “Buona Scuola” resa pubblica nel mese di settembre. Ecco la procedura ipotizzata: i ragazzi compileranno un modulo attraverso il quale risponderanno ad alcuni quesiti relativi ai docenti che li hanno seguiti. Puntualità, capacità di esposizione e validità della didattica saranno alcuni dei requisiti posti a base dei questionari. Il corpus delle valutazioni confluirà nel Rapporto di autovalutazione (il Rav, redatto dal nucleo di valutazione) che sarà inviato poi al sistema nazionale di valutazione (presso il Ministero dell’Istruzione). Si attendono conferme per quella che potrebbe essere una grande novità nel sistema scolastico.

 

Fonte: orizzontescuola.it, Repubblica

 

Marco Brezza

 

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mer, gen 7, 2015  Marco Brezza
Riforma della scuola: il 22 febbraio sarà il giorno della verità 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

La riforma della scuola è pronta per essere aperta: la sua fase operativa dovrebbe essere inaugurata nel mese di febbraio. Lo ha ribadito il Premier Renzi in una lettera pubblicata sul sito del Partito Democratico, all’interno della quale vengono date le tempistiche delle riforme che vanno da quelle costituzionali a quella della scuola.

 

Riforma della scuola

Scuola: i propositi del Governo per il 2015

 

Una lettera-fiume, quella vergata dal presidente del Consiglio, nonostante quest’ultimo avesse dichiarato di voler essere sintetico: ma gli obiettivi, si sa, sono molteplici ed importanti. E proprio a questo riguardo assumono rilievo assoluto queste letterali parole del premier: “La vera riforma che rimette in moto l’Italia è quella che tiene insieme la sfida educativa – partendo dalla scuola (iniziate a segnarvi questa data: 22 febbraio, Roma)”.
La “Buona Scuola” è l’icastico titolo scelto da Renzi per definire il progetto di riforma: sarà dunque febbraio il termine temporale all’interno del quale confluiranno il decreto per le assunzioni, la determinazione dell’organico funzionale e la definizione degli scatti basati sul merito per i docenti? Solo il tempo potrà confermare questo assunto.
La consultazione online sul testo della “Buona Scuola” non ha per ora convinto del tutto, alcune norme previste nel testo di settembre sono di difficile attuazione, mentre i conti rischiano di non tornare e dunque serve ancora un po’ di tempo. Il sottosegretario Davide Faraone ha intanto attivato un suo blog per dialogare con gli interessati e cercare idee. Al Ministero dell’Istruzione intanto si sta lavorando attraverso conti e verifiche sui 150mila precari che dovranno essere assunti entro settembre, sulle cattedre libere e assegnabili e sulle necessità delle singole scuole: proprio per questo motivo il ministero ha deciso di anticipare al 15 gennaio l’inizio delle iscrizioni online.

 

Riforma scuola: le 150mila assunzioni

 

Ma andiamo ad analizzare per sommi capi come si concretizzeranno nel merito queste misure: in primo luogo giungeranno le 150mila assunzioni, ovvero il primo fondamentale capitolo che inaugura la riforma attraverso ad un aumento dei docenti a disposizione. Tale misura contribuirà a potenziare l’offerta formativa, si occuperà delle supplenze e consentirà lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, del concorso e l’avvio di un nuovo sistema di reclutamento.  La data del 22 febbraio potrebbe inoltre stabilire un nuovo sistema di pagamento per le supplenze brevi, dal momento che molti docenti sono da molti mesi senza stipendio.

 

E gli scatti stipendiali basati sul merito?

 

Sotto il profilo degli scatti basati sul merito non vi sono tuttora certezze di alcun tipo: anzi la misura ha nello scorso mese subito più di una bocciatura. L’idea era quella di sottoporre gli scatti stipendiali ai risultati raggiunti con gli alunni, al conseguimento di attestati e certificati. Il tutto mediante una costante opera di lavoro ed attività per la scuola nel suo complesso. Dai risultati della consultazione pubblica indetta dal Governo il 46% dei partecipanti hanno dichiarato di preferire un sistema misto all’interno del quale gli aumenti di stipendio dei docenti siano determinato sia dall’anzianità di servizio che dal merito, mentre soltanto il 35% è pienamente favorevole al sistema meritocratico previsto dalla riforma.
Il 22 febbraio rimane comunque la data dal segnare in rosso sul calendario per  tutti coloro che sono impiegati come insegnati presso la scuola pubblica.

 

Fonte: orizzontescuola.it, corriere.it

 

Marco Brezza

 

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lun, dic 15, 2014  Marco Brezza
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L’incertezza sembra destinata a non finire mai per i cosiddetti Quota 96, gli insegnanti in attesa della meritata pensione e finiti in un vero e proprio buco nero per un errore contenuto in un provvedimento interno alla Riforma Fornero in materia di pensioni. Una falla disciplinare presente nella legge sul welfare non aveva infatti considerato il fatto che l’anno di lavoro tra i banchi si conclude non il 31 dicembre, bensì il 31 agosto, facendo sì che venisse impedita la maturazione dei requisiti per la pensione per oltre 4mila tra insegnanti e dipendenti impiegati come personale ATA.

 

Quota 96

Quota 96, la speranza: la proposta M5S

 

In realtà qualcosa sembra muoversi in questa chiusura di 2014 in merito a questa delicata situazione: dopo emendamenti e proposte bocciate, sentenze contraddittorie del Tribunale, ma soprattutto nell’apparente indifferenza del Governo Renzi, stavolta è il Movimento 5 Stelle a risollevare la questione, presentando un emendamento alla Legge di Stabilità 2015.
Ecco le dichiarazioni testuali emesse da Beppe Grillo sul suo blog in questi giorni: “Il governo li ha prima illusi, poi totalmente abbandonati: è la vergognosa vicenda dei Quota 96, gli insegnanti che per un grossolano errore della legge Fornero non possono vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto di andarsene in pensione, pur avendone maturato i requisiti. Dopo tante belle parole al vento, il governo ha definitivamente sbattuto loro la porta in faccia e nemmeno nella riforma della scuola in cantiere ha ritenuto necessario inserire una soluzione che ponga fine a questa clamorosa anomalia. Eppure la soluzione sarebbe a portata di mano, basterebbe solo volerla. Per questo il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento e un ordine del giorno alla Legge di Stabilità in discussione al Senato, con cui si chiede di correggere l’errore contenuto nella Legge Fornero, introducendo il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola che ha maturato i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore della riforma pensionistica del governo Monti. Le proposte del M5S per sanare la situazione non arrivano oggi, erano già state avanzate sia in occasione del decreto Carrozza, sia nell’ultima salvaguardia per gli esodati e nel Decreto Pa, dove oltre al danno c’è stata anche la beffa dell’imbarazzante dietrofront della maggioranza. Sono sempre state bocciate: vedremo se anche questa volta il governo avrà il coraggio di dire no”.

 

Un dibattito che si riapre: è tempo di decidere

 

Il dibattito riaperto sulla questione degli insegnanti Quota 96 accoglie anche l’opinione di Francesco Giacobbe, senatore Pd, che sul suo blog ha espresso alcune opinioni di rilievo sul delicato tema: “Penso che l’impegno che il Governo si è assunto nei giorni scorsi sia credibile. È vero che troppe volte ci sono stati impegni e promesse: fate bene a non credere sino che non vedete. Ma sino ad ora c’erano stati impegni personali di qualcuno, anche nel Governo, e il tentativo del Parlamento di forzare, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ora l’impegno a dare una soluzione è stato assunto, prima in Commissione Bilancio e poi in aula, dal viceministro all’Economia Morando, esponente del ministero che sino ad oggi ha taciuto o si è messo per traverso: credo che una soluzione nel provvedimento sulla scuola, nei primi mesi del prossimo anno, ci sarà”.

 

Quota 96: ma la storia come finisce?

 

Insomma, secondo quanto emerge dalle parole del parlamentare del Partito Democratico, salvo improvvisi “colpi di scena” al Senato durante l’esame finale della Legge di Stabilità, la soluzione per i Quota 96 sarà cercata con il provvedimento che darà attuazione al progetto “la Buona Scuola”. Che l’odissea degli insegnati coinvolti sia finalmente terminata?
Fonti: forexinfo.it, orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

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