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Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

lun, ott 20, 2014  Marco Brezza
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Le procedure per il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica inizieranno tra poco. Lo ha affermato il Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini negli scorsi giorni, in quasi contemporanea con il varo della legge di Stabilità, attraverso la quel il Governo ha posto la prima tessera del grande mosaico della “Buona scuola” per il futuro immediato.

 

Insegnanti scuola

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola pubblica

 

Ma andiamo con ordine: il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica sarà animato proprio attraverso la proposta presente sul documento “La Buona scuola” e che prevede scatti stipendiali solo per il 66% dei docenti: tale rinnovo si innesterà anche su ulteriori aspetti, a partire proprio dall’orario di lavoro. Ricordiamo che i rinnovi contrattuali sono bloccati per tutto il comparto della Pubblica Amministrazione, ma la scuola, ha spiegato il ministro Giannini, “è un capitolo che ha molti aspetti ha una sua autonomia, che prevede una tale rimodulazione di principi e di metodi che non rientra nella normale rivisitazione dei contratti in corso”. Nessun blocco del contratto fino al 2017 come per il resto della Pubblica Amministrazione? All’orizzonte si profilano dubbi, ma per capirne qualcosa di più occorrerà attendere.

 

La situazione degli insegnanti nel 2014

 

Nel frattempo alcune rilevazioni dell’Istat e della Cgil definiscono l’istantanea della situazione dei dipendenti statali in questo 2014 di “spending review”: ogni dipendente pubblico, compreso i docenti ed il personale della Scuola, ha perso, in media, cinquemila euro dal 2010 ad oggi per il mancato rinnovo del contratto nazionale e la perdita, con ogni probabilità, non si arresterà nemmeno nei prossimi anni. Ciò che si è maggiormente ridotto per questa categoria è proprio il potere d’acquisto, logoratosi, dal 2010 ad oggi, in maniera rilevante. Tra gli altri effetti perniciosi direttamente connessi ai contratti (ed al turnover) bloccati si annoverano l’aumento dei precari nella Pubblica amministrazione (saliti a quota 300 mila lavoratori) e l’innalzamento dell’età media della categoria che ha ormai oltrepassato la soglia dei 57 anni. Un’età media onestamente troppo alta, il sintomo di un settore in cui il cambio generazionale stenta purtroppo a decollare: e coloro che sono chiamati a pagare il prezzo più alto di tale situazione sono proprio coloro che dovrebbero entrare nel mercato del lavoro, ovvero i giovani.

 

Legge di stabilità: il piano per la “Buona scuola”

 

Per quello che invece riguarda le novità per la scuola pubblica contenute nella legge di Stabilità varata la scorsa settimana (e da approvarsi entro fine anno), balza agli occhi lo stanziamento (previsto comunque nella “road map” schizzata nel mese di settembre) di 500 milioni di euro (netti) per dare il “la” alla riforma. Il fondo andrà a coprire il pagamento degli stipendi degli insegnanti per gli ultimi 4 mesi del 2015. All’interno del pacchetto di misure relative alla scuola va poi sottolineata l’eliminazione dei commissari esterni per l’esame di maturità: a partire da quest’anno gli esami saranno presieduti da 6 professori interni con il presidente di commissione a fungere da unico commissario esterno (come accadeva negli esami di maturità post-riforma dal 2001 al 2006).

 

Fonte: Il Sole 24 Ore, orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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sab, ott 4, 2014  Marco Brezza
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A chi non è mai balzata per la mente l’idea di prendersi una pausa da tutto e da tutti? Di fuoriuscire dalla routine lavorativa e fare un liberatorio “time-out”? In questo senso è importante ricordare che per gli insegnanti impegnati nella scuola pubblica esiste il diritto ad usufruire anche dell’aspettativa non retribuita per anno sabbatico, una modalità di pausa dal lavoro peculiare, da analizzare con attenzione.

 

Anno sabbatico insegnanti

Fonte: studenti.it

Anno sabbatico insegnanti: la definizione

 

Questa tipologia di aspettativa viene definita come “Anno di riflessione importante per la formazione” ed è disciplinato dalla legge 448 del 1998 all’art.26. Ma andiamo a vedere come recita letteralmente il dettato normativo del comma 14 di questo articolo, nel quale viene definito con precisione il concetto di aspettativa non retribuita: “I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.
Tale particolare tipologia di aspettativa può essere utilizzata solamente dai dirigenti e dai docenti di ruolo che abbiano già oltrepassato il consueto periodo di prova. Non possono pertanto accedere allo stop per anno sabbatico i docenti assunti a tempo determinato e tutto il personale che non abbia ancora maturato l’intero periodo di prova.

 

Aspettativa non retribuita insegnanti: come fare per ottenerla

 

Come si configura la procedura per usufruire dell’aspettativa non retribuita insegnanti? In prima istanza il docente dovrà presentare la relativa istanza presso il proprio dirigente scolastico e quest’ultimo la dovrà trasmettere al dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale. Non è necessario motivare la richiesta né presentare certificazioni od autocertificazioni: il docente dovrà produrre una richiesta, redatta in carta semplice, che riporti solamente il riferimento puntuale di legge. È infatti quest’ultimo il riferimento che consente all’insegnante dipendente pubblico (che abbia maturato i requisiti precedentemente elencati) di poter usufruire della aspettativa non retribuita.

 

Aspettativa per anno sabbatico: 12 mesi in un’unica soluzione

 

Tale tipologia di aspettativa spetta fino a un massimo di 1 anno ogni 10: in questo senso il periodo non può essere frazionato, per cui la fruizione di una “tranche” di tempo inferiore ai 12 mesi non conferisce al docente diritto a recuperare la restante quota di tempo. L’eventuale fruzione parziale dell’anno sabbatico esaurisce, comunque, il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio preso in considerazione. Insomma, l’anno sabbatico esiste come entità unica e non frazionabile o scorporabile in alcun modo. È proprio la “ratio” dell’istituto a determinare questa impossibilità di scomposizione.
Tra gli altri elementi importanti in merito all’aspettativa per anno sabbatico docenti va evidenziato  sicuramente il fatto che il periodo non retribuito trascorso in aspettativa non è in alcun modo utile ai fini dell’anzianità di servizio e della progressione di carriera. Inoltre questo periodo di 12 mesi non conferisce punti all’interno della graduatoria interna attraverso la quale viene individuato il personale soprannumerario del corpo docente. Inoltre l’insegnante che sia già stato posto in congedo attraverso un’altra modalità può richiedere l’aspettativa per anno sabbatico attraverso la medesima procedura sopra descritta senza la necessità di rientrare in servizio.
In conclusione, l’aspettativa non retribuita per anno sabbatico è un diritto per tutti gli insegnanti di ruolo della scuola pubblica italiana, fruibile senza dover per forza attraversare particolari sbarramenti o ostacoli burocratici.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

 

 

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lun, set 8, 2014  Marco Brezza
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Una possibile (e virtuosa) rivoluzione copernicana in ambito scolastico: ne avevamo già parlato nelle scorse settimane come di una interessante idea formulata dal team di lavoro capitanato dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini. Stiamo parlando degli scatti stipendiali in base al merito, ovverosia un incentivo destinato ai docenti della scuola pubblica che dimostrano, attraverso il proprio lavoro, di meritare un aumento di stipendio.

 

Stipendi insegnanti

Stipendi insegnanti: il possibile meccanismo degli scatti basati sul merito

 

Una prospettiva inizialmente lanciata come provocazione costruttiva nel dibattito inerente alla necessaria riforma della scuola: ma che ora assume fattezze di concreta applicabilità nel disegno complessivo delineato dalle linee guida emesse dal Governo Renzi. All’interno del documento contenente le suddette linee guida affiora infatti un sistema che scandisce per gli insegnanti un raddoppio degli scatti stipendiali rispetto al vecchio sistema: il sistema riformato comprende infatti ben 12 scatti, ognuno caratterizzato da un valore di 60 euro netti al mese.
Come fare per raggiungere gli agognati aumenti di stipendio? Sarà necessario dimostrare di essere degli ottimi insegnanti. La valutazione complessiva per definire ciò sarà data dai risultati raggiunti con gli alunni, dal conseguimento di attestati e certificati ed attraverso una costante opera di lavoro ed attività per la scuola nel suo complesso. Il tutto sarà certificato e definito tramite un valore rappresentato nella fattispecie da un vero e proprio credito idoneo a far scattare l’aumento di stipendio. In tutto questo processo di modifica verrebbero di fatto eliminati gli scatti stipendiali per anzianità di servizio, definiti, qualche settimana fa dal Ministro Stefania Giannini come “il frutto di un mancato coraggio politico del passato”.

 

Riforma Renzi: quale futuro?

 

Qualora la proposta di riforma dovesse andare a regime nelle tempistiche prestabilite dal Governo, il primo scatto fondato sul nuovo sistema potrà essere attribuito nel 2018, al termine del primo triennio dell’assunzione dei 150mila precari. Al contrario, tra il 2015 ed il 2018 non vi sarà la possibilità per gli insegnanti della scuola pubblica di vedersi attribuiti gli scatti.
Ma ecco le modalità attraverso le quali gli scatti dovrebbero prendere forma: per gli insegnanti che sono arrivati a 33 anni di servizio prestati e a cui mancano meno di 3 anni per il pensionamento continuerà ad applicarsi l’attuale ed ordinario sistema di scatti di anzianità. Per ciò che riguarda invece i docenti immessi in ruolo dopo l’entrata in vigore del piano sarà possibile il riconoscimento degli scatti stipendiali (ovviamente solo se utilmente maturati) fino al 1 settembre 2015 e applicazione del nuovo regime a partire dalla data di immissione in ruolo.

 

Blocco stipendi insegnanti fino a quando?

 

Nel frattempo lo tsunami della prosecuzione del blocco stipendi per i dipendenti pubblici ha ovviamente colpito anche la categoria insegnanti: con i sindacati che ovviamente hanno dissotterrato l’ascia di guerra, promettendo mobilitazioni. Bonanni (segretario CISL) ha accusato il Governo di usare “guanti bianchi per le municipalizzate e la mannaia sui dipendenti pubblici” e la Camusso (vertice CGIL) che ha sommessamente affermato: “Si chiede ai soliti noti (ndr, i dipendenti pubblici) per non toccare altri interessi che invece produrrebbero molte risorse”. Nel frattempo il premier Renzi non si fa intimidire e prosegue per la sua strada. Solo il tempo ci dirà chi l’avrà vinta.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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mar, set 2, 2014  Marco Brezza
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Rivoluzione della scuola rinviata a data da destinarsi: una sorpresa dopo le anticipazioni che negli ultimi giorni erano fioccate golose. Sul tavolo del Presidente del Consiglio Matteo Renzi erano pronte le ormai proverbiali “slides” e tutte le tabelle preparate dal Miur per illustrare la grande riforma della Scuola. Ma poi è giunto lo stop improvviso. Riforma rinviata (non abortita): questo è ciò che traspare dalle indiscrezioni di Palazzo Chigi. Certo, dopo la grande confusione esplosa tra i cosiddetti Quota 96 nello scorso luglio, questo stop non rappresenta certo un segnale positivo. Si tratta di una frenata che mina la credibilità di un Governo che sul “fare” basa la propria energia cinetica ed il proprio dna?

 

Riforma della scuola

Riforma della scuola: una rincorsa terminata troppo presto

 

A fornire i primi dati di rilievo era stato lo stesso ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini, il quale, ospite al Meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, aveva annunciato l’arrivo delle linee guida per il rinnovamento del complessivo apparato scolastico italiano.  Successivamente, nel corso della scorsa settimana si erano rincorse ulteriori anticipazioni sul contenuto di un provvedimento dall’aspetto davvero “copernicano”: eliminazione delle supplenze e chiusura delle graduatorie (anche per mezzo del concorso scuola annuale confermato dallo stesso ministro), introduzione dell’inglese negli esami di maturità, drastica ridefinizione delle seconde prove e cospicue modifiche alla prova finale di terza media.
Ma tra i vari temi che negli scorsi giorni erano stati presentati come nucleo di una imminente riforma alloggiano interessantissime idee che certamente non svaniranno come neve al tiepido sole di settembre. Qui di seguito ne segnaliamo alcune che potrebbero avere un impatto forte sulla scuola e su tutto il corpo degli insegnanti impiegati presso gli istituti pubblici, e che verranno nuovamente discusse nei prossimi giorni.

 

Assunzioni e scatti stipendiali basati sul merito: un’utopia?

 

Sotto il profilo (delicatissimo) delle assunzioni si attendono nei prossimi mesi importanti novità anche sul fronte delle immissioni in ruolo, con migliaia di vincitori senza cattedra che attendono di entrare nelle graduatorie di ruolo. In chiara connessione con questo tema si colloca quello relativo al contratto insegnanti: all’attenzione di tutti si era posizionata l’ipotesi di rivedere l’impegno degli insegnanti in aula, con il passaggio a 36 ore settimanali e la possibile apertura degli istituti fino alle dieci di sera.
E poi l’ingresso energico del merito a fungere da metro di giudizio per i prof: chi meglio lavora deve guadagnare di più (grazie a congrui scatti stipendiali), un assunto quasi lapalissiano, ma completamente sconosciuto all’interno del pianeta Scuola. Grazie a questa interessante novità dovrebbero venire scongiurati perniciosi livellamenti verso il basso della didattica.

 

Riforma della scuola: aggiornamento obbligatorio insegnanti

 

E poi più inglese, più geografia, rilancio più storia dell’arte in tutti gli istituti (elementari comprese), stage più lunghi per diplomandi e per chi studia al liceo. Ma tornando ai docenti, anche per essi, nei piani di riforma che dovranno essere implementati nei prossimi mesi, l’aggiornamento diventerà obbligatorio.
Per ora però le prospettive di riforma sono congelate: se ne parlerà nel corso dell’autunno (ma orecchie spalancate agli annunci e alle ulteriori anticipazioni dei mprossimi giorni) anche tramite una procedura ormai consueta per il Governo Renzi, ovverosia la consultazione online che spalancherà le sue porte nelle prossime settimane a chiunque voglia far sentire la propria voce per cambiare in meglio il sistema scuola in Italia.
Marco Brezza

 

 

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ven, ago 29, 2014  Marco Brezza
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Anche la Polizia stradale al centro del mirino della riduzione e del taglio dei presidi all’interno della più ampia operazione di riordino, riorganizzazione (in soldoni, forte revisione di spesa) della Amministrazione Pubblica italiana tratteggiata dal Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli.

 

Fonte:  tuttoggi.info

Fonte: tuttoggi.info

Polizia stradale: un cenno introduttivo

 

In via introduttiva è necessario tratteggiare l’affresco che funge da scenario alla questione: infatti la Polizia stradale (Polstrada nel gergo quotidiano) si configura come una specialità interna al corpo della Polizia di Stato italiana che ha il compito di svolgere prevalentemente determinate attività riguardanti la viabilità: ovvero, prevenire e reprimere le violazioni al codice della strada, rilevare gli incidenti stradali, gestire ed organizzare servizi di scorta per la sicurezza della circolazione stradale, predisporre i servizi diretti a regolare e controllare il traffico.
Insomma, il peculiare compito istituzionale che la Polizia stradale è chiamata ad assolvere si estrinseca nella sicurezza dei trasporti: gli operatori possiedono una elevata professionalità, grazie alla frequenza di specifici corsi presso istituti d’istruzione di Specialità.

 

Spending review, Sicilia: la chiusura dei presidi di Polizia stradale

 

Tornando al centro della questione non si può non citare la vicenda (di rilievo nazionale) che sta avvenendo in Sicilia, più precisamente nel Comune di Vittoria: qui infatti il Consiglio comunale ha approvato la mozione contro la chiusura del distaccamento di Polizia Stradale cittadino stabilito dalle direttive inerenti alla “spending review” di cui si faceva cenno in apertura di articolo. Il presidente del consiglio comunale, Salvatore Di Falco, non ha mancato di ringraziare i consiglieri che hanno votato l’atto: “Da oggi – spiega Di Falco – parte un percorso di mobilitazione che inizierà con un incontro con il Prefetto e con l’invio della mozione alle autorità locali di polizia, ma anche al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”. Nomi altisonanti, che rendono l’idea della mobilitazione in corso nel comune siciliano.
“Sicurezza non significa solo contrasto alla criminalità, ma anche strumento per lo sviluppo dell’economia sana. Mi aspetto che i deputati ed i senatori iblei siano in prima fila per questa battaglia di tutela del territorio” ha spiegato il presidente, sottolineando la peculiare importanza del presidio della Polstrada posto all’interno della provincia ragusana”.

 

Tutte le forze politiche mobilitate contro lo smantellamento

 

Curiosamente (e questo dovrebbe far riflettere sull’importanza della questione) anche i consiglieri di opposizione si sono spinti ad appoggiare questa battaglia: i consiglieri comunali Udc, (ben 4) spiegano: “In nome di una strana spending review, stiamo assistendo al tentativo di smantellare i presidi di legalità del nostro territorio. In un primo momento è stata soppressa la sezione staccata del Tribunale; ora ci si riprova con il distaccamento della Polizia stradale, che nel 2007 si riuscì a stoppare grazie alla mobilitazione delle forze politiche e sociali. Il piano Cottarelli prevede la chiusura di trecento uffici di polizia di cui il 10 % solo in Sicilia, nella nostra provincia è prevista la chiusura della polizia postale, del distaccamento di polizia stradale di Vittoria e della Polfer, già da tempo, in realtà, non attiva. La polizia stradale rappresenta un presidio importante per la città: si tratta dell’unico distaccamento in provincia formato da otto unità. Nonostante l’esiguo numero, garantisce rendimenti eccezionali”.
L’importanza dei presidi di Polizia stradale viene quindi confermata ancora una volta dalla mobilitazione avvenuta con riferimento a questa vicenda siciliana: una presenza diffusa, quella della Polizia stradale, a difesa delle istituzioni ed al servizio del cittadino.
Fonti: wikipedia.it, interno.gov.it, radiortm.it

 

 

 

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