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Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

mar, nov 25, 2014  Marco Brezza
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A proposito di stipendi dei docenti della scuola pubblica: grande scalpore si è acceso negli ultimi mesi intorno al nuovo sistema di scatti stipendiali che sovrintenderà al complessivo meccanismo di attribuzione degli stipendi per i docenti impiegati nel settore pubblico.

 

Stipendi insegnanti scuola: scatti stipendiali

Stipendi insegnanti scuola: il confronto

 

Il sistema meritocratico ideato dal nuovo e rampante Governo Renzi non pare convincere più di tanto la categoria degli insegnanti. Ed a tale questione se ne aggiunge un’altra: ovverosia quella relativa al piano per l’assunzione di 150mila docenti, vero e proprio cardine del generale progetto governativo di riforma della scuola.
Al fine di comprendere in maniera molto concreta la situazione può essere molto utile fare riferimento ad una interessante intervista rilasciata dal prof. Marco Marvulli a Gilda TV negli scorsi giorni: in tale circostanza Marvulli ha fatto i conti in tasca ai docenti che saranno immessi in ruolo a seguito del piano di assunzione previsto nella riforma. E cosa ha scoperto? Qualcosa di molto interessante (e per nulla rassicurante): Marvulli ha confrontato il sistema attuale basato sugli scatti automatici di anzianità con il sistema proposto dal Governo basato su scatti triennali legati al merito ed elargiti soltanto al 66% dei docenti. Il tutto parametrato da un punto di vista applicativo su un precario che entra in ruolo all’età di 41 anni.

 

Stipendi insegnanti: Ecco i due casi che si concretizzano

 

Ecco i due casi che si palesano: qualora un precario sia sempre meritevole, ovvero rientri sempre nel 66% dei docenti meritevoli, si troverà ad avere una perdita di 47mila euro a fine carriera. Nella circostanza di un docente sfortunato, ovverosia di un soggetto che non rientrerà mai nel 66% dei “meritevoli”, si potrà giungere addirittura ad una perdita fino a 125mila euro.
Insomma lo scambio proposto dal Governo sembrerebbe diabolico: immissione in ruolo in cambio di una non irrisoria decurtazione di stipendio. Senza dimenticare che ad essere tagliate saranno anche le pensioni, oltre agli stipendi (visto l’automatismo che scatta con il sistema contributivo).

 

La crisi economica non fa sconti: la situazione dei docenti

 

Nel frattempo la crisi economica fa naufragare quasi un italiano su quattro sotto la soglia di povertà, mentre una famiglia su due sbarca il lunario (o meglio, cerca di farlo) con una cifra inferiore ai 2mila euro al mese. Ad affermarlo è uno studio effettuato dall’Istat. Come se non bastasse l’articolazione delegata all’istruzione della Commissione europea, denominata Eurydice, ha passato ai “raggi x” la situazione dei salari degli insegnanti in Europa nell’anno appena trascorso: osservando il report di Eurydice ci si accorge che gli stipendi (ed anche le indennità) degli insegnanti di scuola materna, elementare e media italiani, dal 2009 al 2014, hanno perso circa l’8% del loro potere d’acquisto. Mentre gli stipendi dei docenti della scuola superiore del nostro paese  sono rimasti praticamente invariati, con una lieve decrescita (dell’1%): un trend opposto rispetto a quanto accade  in tutti gli altri paese europei, dove gli stipendi sono invece cresciuti. Nel nostro paese gli insegnanti sono vittime del blocco dei contratti mixato con il congelamento degli scatti stipendiali ed il taglio drastico alle risorse per le attività aggiuntive. Il risultato finale è un abbassamento consistente dello stipendio degli insegnanti della scuola pubblica mai riscontrato negli anni precedenti.

 

Fonti: orizzontescuola.it, repubblica.it

 

Marco Brezza

 

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lun, nov 17, 2014  Marco Brezza
Scatti stipendiali insegnanti scuola pubblica: insorgono i sindacati 4.50/5 (90.00%) 2 Vota Questo Articolo

Insegnanti della scuola pubblica: continua la “querelle” in merito agli scatti stipendiali esplosa nelle scorse settimane. Una prospettiva inizialmente lanciata come provocazione costruttiva all’interno del dibattito inerente alla necessaria riforma della scuola: ma che ora assume fattezze di concreta applicabilità nel disegno complessivo dal Governo Renzi. Ma come hanno risposto i sindacati al palesarsi di tale eventualità? Ecco una breve rassegna delle reazioni delle diverse sigle sindacali sul tema.

 

Scatti stipendiali insegnanti scuola pubblica

Fonte: obiettivonews.it

Scatti stipendiali insegnanti: i sindacati insorgono?

 

Proprio a tale proposito il giorno 23 novembre ci sarà una grande manifestazione a Firenze, “speriamo – afferma Rino Di Meglio della Gilda – di riuscire ad attirare la sua attenzione e per ribadire il nostro orgoglioso ruolo di insegnanti”. È un merito che non convince quello proposto dal premier Matteo Renzi: i primi commenti alla novità proposta dal presidente del Consiglio non sono stati propriamente positivi. A parere dei sindacati non è merito consentire soltanto al 66% di docenti di conseguire gli scatti di anzianità ogni 3 anni (60 euro), lasciando il restante 34% fuori. E non è merito mettere un limite economico al merito stesso: in tale direzione ben 300mila docenti hanno detto di “no”, firmando una petizione di CISL, FLCGIL, GILDA, SNALS e UIL.

 

CISL e UIL non ci stanno: “La scuola è il mondo reale”

 

Il segretario della UIL Massimo Di Menna ha in queste settimane lanciato nel dibattito un monito deciso: “Il presidente Renzi ha due alternative: parlare con i sindacati e trattare per pianificare insieme, per capire bene come stanno le cose o consultare uno per uno i firmatari della petizione, ma non ce la farebbe con i tempi”. A rincarare la dose nella medesima direzione è Francesco Scrima della CISL Scuola: “Il confronto vero e diretto con le persone e con i luoghi in cui esse lavorano è uno dei fondamentali del nostro modo di essere e fare sindacato. Quello della scuola – prosegue il rappresentante sindacale – è un mondo concreto e non virtuale, dalla cui viva esperienza non si può assolutamente prescindere. Questo è per noi il primo significato delle 300mila firme raccolte nelle scuole, in un dialogo diretto che nessuna consultazione online potrà mai avere la presunzione di sostituire”.

 

Scatti stipendiali insegnanti: la risposta del ministro Giannini

 

Dall’altra parte dell’ideale (ma neanche tanto) barricata si palesano le parole del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “La raccolta firme è un po’ come il corteo, uno strumento importante e legittimo, ma anche molto legato ad una visione passata. Mi auguro che il sindacato abbia tutta la volontà di mettersi nella direzione giusta.” Il ministro getta anche un po’ di acqua sul fuoco affermando: “Faremo anche con i sindacati gli incontri che abbiamo già annunciato”. Insomma la situazione ha la stessa consistenza di una stanza chiusa e satura di gas esplosivo: basta una piccola scintilla (leggi dichiarazione governativa) a far divampare l’incendio delle proteste sindacali. Sarà un braccio di ferro lungo e si spera non troppo doloroso: l’importanza del tema merita un confronto sano e dai toni congrui. Non resta che armarsi di pazienza.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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lun, ott 27, 2014  Marco Brezza
Rinnovo contratto insegnanti scuola: 1444 euro netti in meno all’anno? 4.83/5 (96.67%) 6 Vota Questo Articolo

La settimana scorsa abbiamo fatto riferimento alla situazione del rinnovo del contratto dei docenti della scuola pubblica: è un 2014 non facile per la categoria che vede, secondo una rilevazione effettuata dalla Gilda insegnanti, scomparire 1444 euro netti all’anno dalla busta paga. Mentre per i nuovi assunti la ricostruzione della carriera diventa una chimera.

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola: 1444 euro netti in meno all’anno?

 

A proposito di scatti stipendiali

 

A riportare la notizia è il portale orizzontescuola.it, il quale è stato il destinatario della lettera inviata proprio dalla Gilda e contenente uno studio approfondito sul nuovo sistema di scatti stipendiali proposto dal Governo nelle linee guida per la grande riforma della scuola.
Nel documento redatto dal Governo in materia di scuola, è scritto che gli scatti triennali andranno a favore di tutti i docenti, sia i neoimmessi che i docenti attualmente in ruolo, con la possibilità di guadagnare fino a 9mila euro in più a fine carriera. Ma la situazione sta davvero così? Si tratta di scatti reali o fantomatici? Secondo il sindacato Gilda il nuovo meccanismo (parole testuali) “non migliorerà il trattamento economico riservato ai docenti, ma al contrario provocherà un taglio degli stipendi”.

 

La realtà secondo il sindacato

 

A parere del sindacato, tale nuovo sistema viene appositamente ed artatamente presentato dal Governo in maniera fuorviante, poiché, in realtà “saranno molto numerosi gli insegnanti bravi che non si vedranno riconosciuti da uno fino a 8 anni di anzianità già maturata nella propria fascia stipendiale, e i più penalizzati risulteranno quelli prossimi al passaggio alla fascia successiva”.
Inoltre mediante l’introduzione dei nuovi scatti, non sarà riconosciuta ai neoimmessi l’anzianità pre-ruolo e ai docenti in ruolo quella maturata nella propria fascia: con la conseguenza assurda che  saranno un’esigua minoranza coloro che a fine attività lavorativa potranno vedersi riconosciuti 36 anni di servizio corrispondenti a 12 scatti triennali. Insomma, seconda la Gilda Insegnanti “dal confronto tra i due sistemi emerge che, con lo scatto due trienni sì e un no, un docente di scuola superiore neo immesso in ruolo, al termine dei 36 anni di servizio, perderebbe una cifra annuale che si assesta sui 1444 euro netti”.

 

Nuovo esame di Stato?

 

Ma la disamina attorno ai tempi di vacche magre non si ferma qui (forse): infatti la bozza della legge di Stabilità approvata in Consiglio dei Ministri un paio di settimane fa (in attesa di approvazione definitiva in Parlamento) regolamentava il nuovo Esame di Stato per la scuola secondaria di II grado: le novità riguardano la commissione di esame composta da 6 commissari interni e Presidente esterno. Nessun compenso sarà dovuto ai commissari interni per il loro lavoro, con risparmi complessivi che si aggireranno sui 147 milioni di euro. Ma è proprio di questi giorni è giunta la notizia della retromarcia sull’Esame di Stato da parte delle commissioni al lavoro sulla definizione della legge di Stabilità: la misura non sarà implementata ed è già stata estromessa dal testo del provvedimento. La notizia è stata accolta con soddisfazione sul fronte sindacale (Gilda): “Se ciò troverà conferma nel testo definitivo della Legge di Stabilità non potremo che accoglierla positivamente, dal momento che la modifica della forma dell’Esame di maturità prevista dalla bozza, con l’impiego di soli commissari interni senza alcuna retribuzione aggiuntiva, avrebbe rappresentato soltanto un ulteriore taglio sulla pelle dei docenti”.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

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lun, ott 20, 2014  Marco Brezza
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Le procedure per il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica inizieranno tra poco. Lo ha affermato il Ministro della Pubblica Istruzione Stefania Giannini negli scorsi giorni, in quasi contemporanea con il varo della legge di Stabilità, attraverso la quel il Governo ha posto la prima tessera del grande mosaico della “Buona scuola” per il futuro immediato.

 

Insegnanti scuola

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola pubblica

 

Ma andiamo con ordine: il rinnovo del contratto degli insegnanti della scuola pubblica sarà animato proprio attraverso la proposta presente sul documento “La Buona scuola” e che prevede scatti stipendiali solo per il 66% dei docenti: tale rinnovo si innesterà anche su ulteriori aspetti, a partire proprio dall’orario di lavoro. Ricordiamo che i rinnovi contrattuali sono bloccati per tutto il comparto della Pubblica Amministrazione, ma la scuola, ha spiegato il ministro Giannini, “è un capitolo che ha molti aspetti ha una sua autonomia, che prevede una tale rimodulazione di principi e di metodi che non rientra nella normale rivisitazione dei contratti in corso”. Nessun blocco del contratto fino al 2017 come per il resto della Pubblica Amministrazione? All’orizzonte si profilano dubbi, ma per capirne qualcosa di più occorrerà attendere.

 

La situazione degli insegnanti nel 2014

 

Nel frattempo alcune rilevazioni dell’Istat e della Cgil definiscono l’istantanea della situazione dei dipendenti statali in questo 2014 di “spending review”: ogni dipendente pubblico, compreso i docenti ed il personale della Scuola, ha perso, in media, cinquemila euro dal 2010 ad oggi per il mancato rinnovo del contratto nazionale e la perdita, con ogni probabilità, non si arresterà nemmeno nei prossimi anni. Ciò che si è maggiormente ridotto per questa categoria è proprio il potere d’acquisto, logoratosi, dal 2010 ad oggi, in maniera rilevante. Tra gli altri effetti perniciosi direttamente connessi ai contratti (ed al turnover) bloccati si annoverano l’aumento dei precari nella Pubblica amministrazione (saliti a quota 300 mila lavoratori) e l’innalzamento dell’età media della categoria che ha ormai oltrepassato la soglia dei 57 anni. Un’età media onestamente troppo alta, il sintomo di un settore in cui il cambio generazionale stenta purtroppo a decollare: e coloro che sono chiamati a pagare il prezzo più alto di tale situazione sono proprio coloro che dovrebbero entrare nel mercato del lavoro, ovvero i giovani.

 

Legge di stabilità: il piano per la “Buona scuola”

 

Per quello che invece riguarda le novità per la scuola pubblica contenute nella legge di Stabilità varata la scorsa settimana (e da approvarsi entro fine anno), balza agli occhi lo stanziamento (previsto comunque nella “road map” schizzata nel mese di settembre) di 500 milioni di euro (netti) per dare il “la” alla riforma. Il fondo andrà a coprire il pagamento degli stipendi degli insegnanti per gli ultimi 4 mesi del 2015. All’interno del pacchetto di misure relative alla scuola va poi sottolineata l’eliminazione dei commissari esterni per l’esame di maturità: a partire da quest’anno gli esami saranno presieduti da 6 professori interni con il presidente di commissione a fungere da unico commissario esterno (come accadeva negli esami di maturità post-riforma dal 2001 al 2006).

 

Fonte: Il Sole 24 Ore, orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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sab, ott 4, 2014  Marco Brezza
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A chi non è mai balzata per la mente l’idea di prendersi una pausa da tutto e da tutti? Di fuoriuscire dalla routine lavorativa e fare un liberatorio “time-out”? In questo senso è importante ricordare che per gli insegnanti impegnati nella scuola pubblica esiste il diritto ad usufruire anche dell’aspettativa non retribuita per anno sabbatico, una modalità di pausa dal lavoro peculiare, da analizzare con attenzione.

 

Anno sabbatico insegnanti

Fonte: studenti.it

Anno sabbatico insegnanti: la definizione

 

Questa tipologia di aspettativa viene definita come “Anno di riflessione importante per la formazione” ed è disciplinato dalla legge 448 del 1998 all’art.26. Ma andiamo a vedere come recita letteralmente il dettato normativo del comma 14 di questo articolo, nel quale viene definito con precisione il concetto di aspettativa non retribuita: “I docenti e i dirigenti scolastici che hanno superato il periodo di prova possono usufruire di un periodo di aspettativa non retribuita della durata massima di un anno scolastico ogni dieci anni. Per i detti periodi i docenti e i dirigenti possono provvedere a loro spese alla copertura degli oneri previdenziali”.
Tale particolare tipologia di aspettativa può essere utilizzata solamente dai dirigenti e dai docenti di ruolo che abbiano già oltrepassato il consueto periodo di prova. Non possono pertanto accedere allo stop per anno sabbatico i docenti assunti a tempo determinato e tutto il personale che non abbia ancora maturato l’intero periodo di prova.

 

Aspettativa non retribuita insegnanti: come fare per ottenerla

 

Come si configura la procedura per usufruire dell’aspettativa non retribuita insegnanti? In prima istanza il docente dovrà presentare la relativa istanza presso il proprio dirigente scolastico e quest’ultimo la dovrà trasmettere al dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale. Non è necessario motivare la richiesta né presentare certificazioni od autocertificazioni: il docente dovrà produrre una richiesta, redatta in carta semplice, che riporti solamente il riferimento puntuale di legge. È infatti quest’ultimo il riferimento che consente all’insegnante dipendente pubblico (che abbia maturato i requisiti precedentemente elencati) di poter usufruire della aspettativa non retribuita.

 

Aspettativa per anno sabbatico: 12 mesi in un’unica soluzione

 

Tale tipologia di aspettativa spetta fino a un massimo di 1 anno ogni 10: in questo senso il periodo non può essere frazionato, per cui la fruizione di una “tranche” di tempo inferiore ai 12 mesi non conferisce al docente diritto a recuperare la restante quota di tempo. L’eventuale fruzione parziale dell’anno sabbatico esaurisce, comunque, il diritto dell’interessato a chiedere ulteriori periodi di aspettativa nell’arco del decennio preso in considerazione. Insomma, l’anno sabbatico esiste come entità unica e non frazionabile o scorporabile in alcun modo. È proprio la “ratio” dell’istituto a determinare questa impossibilità di scomposizione.
Tra gli altri elementi importanti in merito all’aspettativa per anno sabbatico docenti va evidenziato  sicuramente il fatto che il periodo non retribuito trascorso in aspettativa non è in alcun modo utile ai fini dell’anzianità di servizio e della progressione di carriera. Inoltre questo periodo di 12 mesi non conferisce punti all’interno della graduatoria interna attraverso la quale viene individuato il personale soprannumerario del corpo docente. Inoltre l’insegnante che sia già stato posto in congedo attraverso un’altra modalità può richiedere l’aspettativa per anno sabbatico attraverso la medesima procedura sopra descritta senza la necessità di rientrare in servizio.
In conclusione, l’aspettativa non retribuita per anno sabbatico è un diritto per tutti gli insegnanti di ruolo della scuola pubblica italiana, fruibile senza dover per forza attraversare particolari sbarramenti o ostacoli burocratici.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

 

 

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