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mer, gen 21, 2015  Marco Brezza
Scatti stipendiali sul merito: insegnanti valutati dagli alunni? 2.00/5 (40.00%) 2 Vota Questo Articolo

Il grande enigma degli scatti stipendiali basati sul merito continua: si è infatti creata una spaccatura tra coloro (tra gli insegnanti) che vedono questa novità con fiducia e chi invece non ritiene questo metodo realmente sviluppabile.

 

insegnanti scuola

Scatti stipendiali: una proposta concreta

 

“Premi concreti a chi li merita”: questa la frase ad effetto utilizzata dal Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini pochi mesi fa durante una intervista nella quale venivano divulgate le linee direttive del procedimento di riforma della scuola pubblica. “Per il momento – spiegava la Giannini – purtroppo non vengono in alcun modo valorizzati, ai fini della carriera e dello stipendio, né il merito, né l’impegno, né la passione degli insegnanti. Non si può fare carriera nella scuola solo per anzianità: non è giusto e non è utile a rendere efficace ed efficiente il sistema formativo”.
Secondo quanto emerso da fonti governative, l’idea di legare esclusivamente al “merito” gli aumenti stipendiali non è stata gradita dalla classe insegnante: la proposta è stata infatti sonoramente bocciata dalla stessa consultazione voluta dal Governo a riguardo. Si sta ora, pertanto, ricorrendo ai ripari, con una proposta che vorrebbe gli aumenti legati in parte al merito ed in parte agli scatti stipendiali. Ma, in quale proporzione? Secondo quanto affermato dal quotidiano Repubblica, nelle stanze del Governo si starebbe lavorando alacremente per proporre gli aumenti legati per il 20% agli scatti stipendiali e per l’80% al merito. Un compromesso che però attribuisce grande importanza al requisito del merito, polarizzando la struttura degli scatti in maniera piuttosto marcata. Saranno d’accordo gli insegnanti questa volta?

 

Prima ipotesi

 

Il sistema meritocratico legato alla collezione e cumulo di crediti parrebbe restare invariato, così come la percentuale del 66% dei docenti che potrà usufruire degli scatti. La tecnica di calcolo dei crediti stessi sarà diretta derivazione di una valutazione dei rendimenti degli studenti (connessa probabilmente all’autovalutazione degli istituti), della formazione dei docenti e degli incarichi ricoperti grazie all’organico funzionale. Ancora non si comprende pienamente come saranno validati ed istituzionalizzati tali crediti: probabilmente saranno gli Uffici scolastici regionali o provinciali ad occuparsi di ciò evitando che tale delicata procedura possa passare per le mani delle scuole stesse o dei dirigenti scolastici (la cui soggettività marcata potrebbe macchiare la delicata valutazione).

 

Seconda ipotesi: i prof. valutati dagli alunni?

 

Nel frattempo il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone (uno dei più attenti estensori di questa parte di riforma) ha affrontato la questione della valutazione delle scuole e degli insegnanti. A suo parere la meritocrazia renderà gli insegnanti più motivati: si attendono pertanto sviluppi interessanti dalla procedura di riforma. Il varo di un sostanzioso articolo della riforma relativo alla valutazione da parte degli alunni nei confronti degli insegnanti non è più fantascienza: finalmente anche i prof. saranno valutati dai ragazzi. Un meccanismo mai immaginato prima, e neanche presente nella bozza programmatica della “Buona Scuola” resa pubblica nel mese di settembre. Ecco la procedura ipotizzata: i ragazzi compileranno un modulo attraverso il quale risponderanno ad alcuni quesiti relativi ai docenti che li hanno seguiti. Puntualità, capacità di esposizione e validità della didattica saranno alcuni dei requisiti posti a base dei questionari. Il corpus delle valutazioni confluirà nel Rapporto di autovalutazione (il Rav, redatto dal nucleo di valutazione) che sarà inviato poi al sistema nazionale di valutazione (presso il Ministero dell’Istruzione). Si attendono conferme per quella che potrebbe essere una grande novità nel sistema scolastico.

 

Fonte: orizzontescuola.it, Repubblica

 

Marco Brezza

 

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mer, gen 7, 2015  Marco Brezza
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La riforma della scuola è pronta per essere aperta: la sua fase operativa dovrebbe essere inaugurata nel mese di febbraio. Lo ha ribadito il Premier Renzi in una lettera pubblicata sul sito del Partito Democratico, all’interno della quale vengono date le tempistiche delle riforme che vanno da quelle costituzionali a quella della scuola.

 

Riforma della scuola

Scuola: i propositi del Governo per il 2015

 

Una lettera-fiume, quella vergata dal presidente del Consiglio, nonostante quest’ultimo avesse dichiarato di voler essere sintetico: ma gli obiettivi, si sa, sono molteplici ed importanti. E proprio a questo riguardo assumono rilievo assoluto queste letterali parole del premier: “La vera riforma che rimette in moto l’Italia è quella che tiene insieme la sfida educativa – partendo dalla scuola (iniziate a segnarvi questa data: 22 febbraio, Roma)”.
La “Buona Scuola” è l’icastico titolo scelto da Renzi per definire il progetto di riforma: sarà dunque febbraio il termine temporale all’interno del quale confluiranno il decreto per le assunzioni, la determinazione dell’organico funzionale e la definizione degli scatti basati sul merito per i docenti? Solo il tempo potrà confermare questo assunto.
La consultazione online sul testo della “Buona Scuola” non ha per ora convinto del tutto, alcune norme previste nel testo di settembre sono di difficile attuazione, mentre i conti rischiano di non tornare e dunque serve ancora un po’ di tempo. Il sottosegretario Davide Faraone ha intanto attivato un suo blog per dialogare con gli interessati e cercare idee. Al Ministero dell’Istruzione intanto si sta lavorando attraverso conti e verifiche sui 150mila precari che dovranno essere assunti entro settembre, sulle cattedre libere e assegnabili e sulle necessità delle singole scuole: proprio per questo motivo il ministero ha deciso di anticipare al 15 gennaio l’inizio delle iscrizioni online.

 

Riforma scuola: le 150mila assunzioni

 

Ma andiamo ad analizzare per sommi capi come si concretizzeranno nel merito queste misure: in primo luogo giungeranno le 150mila assunzioni, ovvero il primo fondamentale capitolo che inaugura la riforma attraverso ad un aumento dei docenti a disposizione. Tale misura contribuirà a potenziare l’offerta formativa, si occuperà delle supplenze e consentirà lo svuotamento delle graduatorie ad esaurimento, del concorso e l’avvio di un nuovo sistema di reclutamento.  La data del 22 febbraio potrebbe inoltre stabilire un nuovo sistema di pagamento per le supplenze brevi, dal momento che molti docenti sono da molti mesi senza stipendio.

 

E gli scatti stipendiali basati sul merito?

 

Sotto il profilo degli scatti basati sul merito non vi sono tuttora certezze di alcun tipo: anzi la misura ha nello scorso mese subito più di una bocciatura. L’idea era quella di sottoporre gli scatti stipendiali ai risultati raggiunti con gli alunni, al conseguimento di attestati e certificati. Il tutto mediante una costante opera di lavoro ed attività per la scuola nel suo complesso. Dai risultati della consultazione pubblica indetta dal Governo il 46% dei partecipanti hanno dichiarato di preferire un sistema misto all’interno del quale gli aumenti di stipendio dei docenti siano determinato sia dall’anzianità di servizio che dal merito, mentre soltanto il 35% è pienamente favorevole al sistema meritocratico previsto dalla riforma.
Il 22 febbraio rimane comunque la data dal segnare in rosso sul calendario per  tutti coloro che sono impiegati come insegnati presso la scuola pubblica.

 

Fonte: orizzontescuola.it, corriere.it

 

Marco Brezza

 

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lun, dic 15, 2014  Marco Brezza
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L’incertezza sembra destinata a non finire mai per i cosiddetti Quota 96, gli insegnanti in attesa della meritata pensione e finiti in un vero e proprio buco nero per un errore contenuto in un provvedimento interno alla Riforma Fornero in materia di pensioni. Una falla disciplinare presente nella legge sul welfare non aveva infatti considerato il fatto che l’anno di lavoro tra i banchi si conclude non il 31 dicembre, bensì il 31 agosto, facendo sì che venisse impedita la maturazione dei requisiti per la pensione per oltre 4mila tra insegnanti e dipendenti impiegati come personale ATA.

 

Quota 96

Quota 96, la speranza: la proposta M5S

 

In realtà qualcosa sembra muoversi in questa chiusura di 2014 in merito a questa delicata situazione: dopo emendamenti e proposte bocciate, sentenze contraddittorie del Tribunale, ma soprattutto nell’apparente indifferenza del Governo Renzi, stavolta è il Movimento 5 Stelle a risollevare la questione, presentando un emendamento alla Legge di Stabilità 2015.
Ecco le dichiarazioni testuali emesse da Beppe Grillo sul suo blog in questi giorni: “Il governo li ha prima illusi, poi totalmente abbandonati: è la vergognosa vicenda dei Quota 96, gli insegnanti che per un grossolano errore della legge Fornero non possono vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto di andarsene in pensione, pur avendone maturato i requisiti. Dopo tante belle parole al vento, il governo ha definitivamente sbattuto loro la porta in faccia e nemmeno nella riforma della scuola in cantiere ha ritenuto necessario inserire una soluzione che ponga fine a questa clamorosa anomalia. Eppure la soluzione sarebbe a portata di mano, basterebbe solo volerla. Per questo il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento e un ordine del giorno alla Legge di Stabilità in discussione al Senato, con cui si chiede di correggere l’errore contenuto nella Legge Fornero, introducendo il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola che ha maturato i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore della riforma pensionistica del governo Monti. Le proposte del M5S per sanare la situazione non arrivano oggi, erano già state avanzate sia in occasione del decreto Carrozza, sia nell’ultima salvaguardia per gli esodati e nel Decreto Pa, dove oltre al danno c’è stata anche la beffa dell’imbarazzante dietrofront della maggioranza. Sono sempre state bocciate: vedremo se anche questa volta il governo avrà il coraggio di dire no”.

 

Un dibattito che si riapre: è tempo di decidere

 

Il dibattito riaperto sulla questione degli insegnanti Quota 96 accoglie anche l’opinione di Francesco Giacobbe, senatore Pd, che sul suo blog ha espresso alcune opinioni di rilievo sul delicato tema: “Penso che l’impegno che il Governo si è assunto nei giorni scorsi sia credibile. È vero che troppe volte ci sono stati impegni e promesse: fate bene a non credere sino che non vedete. Ma sino ad ora c’erano stati impegni personali di qualcuno, anche nel Governo, e il tentativo del Parlamento di forzare, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ora l’impegno a dare una soluzione è stato assunto, prima in Commissione Bilancio e poi in aula, dal viceministro all’Economia Morando, esponente del ministero che sino ad oggi ha taciuto o si è messo per traverso: credo che una soluzione nel provvedimento sulla scuola, nei primi mesi del prossimo anno, ci sarà”.

 

Quota 96: ma la storia come finisce?

 

Insomma, secondo quanto emerge dalle parole del parlamentare del Partito Democratico, salvo improvvisi “colpi di scena” al Senato durante l’esame finale della Legge di Stabilità, la soluzione per i Quota 96 sarà cercata con il provvedimento che darà attuazione al progetto “la Buona Scuola”. Che l’odissea degli insegnati coinvolti sia finalmente terminata?
Fonti: forexinfo.it, orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

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mar, dic 9, 2014  Marco Brezza
Legge di Stabilità 2015: le novità in materia di scuola per i docenti 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

La Legge di Stabilità 2015 è stata approvata la scorsa settimana alla Camera e presto riceverà il via libero definitivo: quali novità sono presenti all’interno del testo per ciò che riguarda il tema della scuola? Ecco una breve e rapida rassegna.

 

scuola

Legge di Stabilità 2015, scuola: i principali emendamenti

 

Sono stati votati diversi provvedimenti sulla scuola. In primo luogo è necessario soffermarsi sul tema delle assunzioni: l’ormai celebre piano delle 150mila assunzioni è stato approvato. Tuttavia l’articolo 3 è stato oggetto di modifiche a seguito dell’approvazione dell’emendamento Coscia-Santerini: tale emendamento stabilisce l’utilizzo dei fondi per le assunzioni e l’ampliamento applicativo della scuola-lavoro anche per la formazione del personale docente di ruolo e neoassunto, oltre alla valutazione e valorizzazione dei docenti.
Un altro emendamento inserito alla legge di Stabilità nel suo passaggio alla Camera è quello inerente alle scuole non statali: si tratta di una parziale modifica all’impianto del testo normativo, mediante lo stanziamento di 200 milioni di euro a tali istituzioni scolastiche. Rilevanti cambiamenti andranno a riversarsi inoltre sull’assetto complessivo degli esami di maturità: si va verso un rinnovamento per ciò che riguarda la composizione delle commissioni, una decisione che dovrà essere implementata poi dal Ministero dell’Istruzione. Va detto a questo riguardo che nel testo dell’emendamento non si fa menzione alcuna dell’uso di commissari interni, anche se le interpretazioni prevalenti sembrerebbero orientarsi in tale direzione.

 

La questione dei tagli alla scuola

 

Ora la procedura di approvazione della Legge di Stabilità transiterà al Senato, con annesse le discrete incertezze relative ai dissidi in seno alla maggioranza Pd (maggioranza che a Palazzo Madama è molto risicata): sarà muro contro muro tra fedeli alla linea del premier e dissidenti dell’ala radicale? Chissà: nel frattempo questo non fa altro che aumentare le incertezze sulle modifiche in materia di scuola.
E i tagli? Per ora non cambia nulla all’interno del maxi-provvedimento di fine anno: rimangono gli sfoltimenti in stile “spending review”all’organico del Miur e alle indennità di servizio all’estero del personale docente. Tagli cospicui dovrebbero inoltre assestarsi sull’organico ATA e sulle supplenze della medesima categoria: non saranno esentati dalla “spending review” ovviamente anche gli insegnanti, dal taglio delle supplenze al blocco degli stipendi previsto per tutto il 2015.

 

Blocco stipendi 2015: a che punto siamo?

 

Proprio con peculiare riferimento al blocco stipendi non bisogna dimenticare l’introduzione, proclamata nelle scorse settimane, dei nuovi scatti stipendiali: non sarà infatti riconosciuta ai docenti neoimmessi l’anzianità pre-ruolo e ai docenti in ruolo quella maturata nella propria fascia. Con la conseguenza che saranno soltanto un’esigua minoranza gli insegnanti che a fine attività lavorativa potranno vedersi riconosciuti 36 anni di servizio corrispondenti a 12 scatti triennali.
E le proteste in queste settimane non hanno tardato a giungere: prima i sindacati dall’esterno, e successivamente le barricate dei deputati (o meglio “cittadini”) del Movimento Cinque Stelle che in sede parlamentare hanno presentato un ampio numero di emendamenti combattendo in maniera costruttiva la loro battaglia. Non resta che attendere di osservare quello che succederà nel passaggio al Senato per comprendere gli snodi decisivi del testo definitivo che varrà per tutto il 2015.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

 

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mar, nov 25, 2014  Marco Brezza
Stipendi insegnanti scuola: gli scatti stipendiali sono un inganno? 4.99/5 (99.72%) 145 Vota Questo Articolo

A proposito di stipendi dei docenti della scuola pubblica: grande scalpore si è acceso negli ultimi mesi intorno al nuovo sistema di scatti stipendiali che sovrintenderà al complessivo meccanismo di attribuzione degli stipendi per i docenti impiegati nel settore pubblico.

 

Stipendi insegnanti scuola: scatti stipendiali

Stipendi insegnanti scuola: il confronto

 

Il sistema meritocratico ideato dal nuovo e rampante Governo Renzi non pare convincere più di tanto la categoria degli insegnanti. Ed a tale questione se ne aggiunge un’altra: ovverosia quella relativa al piano per l’assunzione di 150mila docenti, vero e proprio cardine del generale progetto governativo di riforma della scuola.
Al fine di comprendere in maniera molto concreta la situazione può essere molto utile fare riferimento ad una interessante intervista rilasciata dal prof. Marco Marvulli a Gilda TV negli scorsi giorni: in tale circostanza Marvulli ha fatto i conti in tasca ai docenti che saranno immessi in ruolo a seguito del piano di assunzione previsto nella riforma. E cosa ha scoperto? Qualcosa di molto interessante (e per nulla rassicurante): Marvulli ha confrontato il sistema attuale basato sugli scatti automatici di anzianità con il sistema proposto dal Governo basato su scatti triennali legati al merito ed elargiti soltanto al 66% dei docenti. Il tutto parametrato da un punto di vista applicativo su un precario che entra in ruolo all’età di 41 anni.

 

Stipendi insegnanti: Ecco i due casi che si concretizzano

 

Ecco i due casi che si palesano: qualora un precario sia sempre meritevole, ovvero rientri sempre nel 66% dei docenti meritevoli, si troverà ad avere una perdita di 47mila euro a fine carriera. Nella circostanza di un docente sfortunato, ovverosia di un soggetto che non rientrerà mai nel 66% dei “meritevoli”, si potrà giungere addirittura ad una perdita fino a 125mila euro.
Insomma lo scambio proposto dal Governo sembrerebbe diabolico: immissione in ruolo in cambio di una non irrisoria decurtazione di stipendio. Senza dimenticare che ad essere tagliate saranno anche le pensioni, oltre agli stipendi (visto l’automatismo che scatta con il sistema contributivo).

 

La crisi economica non fa sconti: la situazione dei docenti

 

Nel frattempo la crisi economica fa naufragare quasi un italiano su quattro sotto la soglia di povertà, mentre una famiglia su due sbarca il lunario (o meglio, cerca di farlo) con una cifra inferiore ai 2mila euro al mese. Ad affermarlo è uno studio effettuato dall’Istat. Come se non bastasse l’articolazione delegata all’istruzione della Commissione europea, denominata Eurydice, ha passato ai “raggi x” la situazione dei salari degli insegnanti in Europa nell’anno appena trascorso: osservando il report di Eurydice ci si accorge che gli stipendi (ed anche le indennità) degli insegnanti di scuola materna, elementare e media italiani, dal 2009 al 2014, hanno perso circa l’8% del loro potere d’acquisto. Mentre gli stipendi dei docenti della scuola superiore del nostro paese  sono rimasti praticamente invariati, con una lieve decrescita (dell’1%): un trend opposto rispetto a quanto accade  in tutti gli altri paese europei, dove gli stipendi sono invece cresciuti. Nel nostro paese gli insegnanti sono vittime del blocco dei contratti mixato con il congelamento degli scatti stipendiali ed il taglio drastico alle risorse per le attività aggiuntive. Il risultato finale è un abbassamento consistente dello stipendio degli insegnanti della scuola pubblica mai riscontrato negli anni precedenti.

 

Fonti: orizzontescuola.it, repubblica.it

 

Marco Brezza

 

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