Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 

Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

mer, mag 4, 2016  Patrizia Caroli
Riforma PA: le nuove misure contro i furbetti del cartellino
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

La Riforma della Pubblica Amministrazione (Riforma Madia) reca al suo interno un importante stralcio dedicato alla lotta contro i cosiddetti “furbetti del cartellino”. Le misure anti-assenteismo non mancano infatti all’interno del bouquet di decreti attuativi (in questo momento fase di definizione) del disegno di riforma che coinvolge anche il Pubblico Impiego. Su 11 schemi di provvedimento che il governo ha approvato in via preliminare nel gennaio scorso per attuare la riforma (legge 124/2015), solo un provvedimento ha terminato in Parlamento l’iter per il parere definitivo, con altri 8 in fase di calendarizzazione presso le Commissioni Parlamentari.

 

riforma pa

Riforma Pubblica Amministrazione: le misure anti-assenteismo

 

All’interno del primo pacchetto di interventi relativi alla Riforma della Pubblica Amministrazione affiora rilevante il provvedimento c.d. “Anti-assenteismo“: sorto all’indomani del caso endemico del Comune di Sanremo il testo si focalizza sulla falsa attestazione della presenza e stailisce la sospensione da lavoro e stipendio nel raggio temporale di 48 ore.
Ricordiamo che il singolo provvedimento (che lo ricordiamo, porovvede a dare piena eseuzione al grande disegno di riforma della macchina dello Stato) si trova già in fase avanzata, avenfo superato il parere del Consiglio di Stato. Al suo interno sono inoltre previsti tempi più brevi per il procedimento disciplinare e il reato di omissione di atti d’ufficio per i dirigenti.

 

I pro e i contro delle nuove misure contro i furbetti del cartellino

 

Ma quali sono i dubbi che attraversano i contenuti di tale intervento? Li elenchiamo in sintesi di seguito. Secondo i pareri incrociati di Consiglio di Stato e dei tecnici di Camera e Senato, l’introduzione di una nuova norma penale non sarebbe prevista dalla legge delega (la legge cornice che stabilisce i confini entro cui devono mantenersi i decreti attuativi della riforma PA). Lo stesso accadrebbe per la applicazione automatica del danno all’immagine. Inoltre le critiche si sono affollate anche sulla previsione che il danno debba essere proporzionale alla rilevanza mediatica del fatto. In ultima istanza, i nuovi termini per i procedimenti rischiano di essere di non facile applicazione.

 

La Riforma Madia: un percorso ad ampio raggio

 

Nel frattempo il processo di riforma della complessa macchina dello Stato continua: un percorso a lunga gittata partito all’alba del Governo Renzi, correva la primavera 2014 e il neonato Governo aveva pochi mesi di vita e dalla sua un entusiasmo incontenibile. Ora la difficile prova alla realtà dei fatti con i decreti attuativi con le misure di accorpamento del Corpo Forestale, la riduzione da 5 a 4 delle Forze di Polizia e una serie di altri provvedimenti attuativi (11 nel complesso) che toccano molteplici aspetti della vita del Paese. Risulta evidente come per la sua complessità, la riforma della Pubblica Amministrazione, battezzata con il nome del ministro del dicasteri preposto, Marianna Madia (nella foto) sia certamente la sede perfetta per misurare la distanza che esiste fra le molteplici indicazioni della politica e gli articoli chiamati a realizzarle. Un insieme di misure che cela al suo interno rilevanti conseguenze per cittadini italiani (compresi coloro che sono impiegati presso la PA). Un banco di prova importante per un Governo Renzi ultimamente in vistosa difficoltà.

 

Fonte: Il Sole24Ore

Patrizia Caroli

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, feb 16, 2016  Roberta Buscherini
Vota Questo Articolo

Supplenti della scuola: a un discreto numero di insegnanti appartenenti a tale categoria mancherebbero gli 80 euro corrispondenti al famoso bonus per i lavoratori dipendenti ed una quota di assegni familiari. Una segnalazione questa che giunge dal sindacato Cisl, dopo una verifica presso l’Amministrazione e NoiPA.
Mediante le emissioni di gennaio il Ministero dell’Istruzione, in accordo con il dicastero dell’Economia, ha erogato gli stipendi relativi ai mesi di ottobre, novembre e dicembre 2015. Ma la procedura di tassazione applicata ha comportato per alcuni docenti interessati un ulteriore danno.

 

Insegnanti scuola

Stipendio supplenti: cosa è successo

 

Ma ecco la spiegazione proveniente dai rappresentanti della CISL: “Le competenze sono state assoggettate a tassazione separata, meccanismo che prende in considerazione il solo reddito medio percepito nei due anni precedenti, ma che esclude il riconoscimento delle detrazioni fiscali spettanti, sia quelle relative alla cosiddetta “produzione del reddito”, sia quelle spettanti per gli eventuali carichi familiari, ma anche quelle concernenti il “bonus 80 euro”. A subire i danni concreti di questo errore sono stati i supplenti temporanei con una retribuzione complessiva annua non superiore a 8mila euro: costoro, infatti, con il riconoscimento delle detrazioni fiscali, sarebbero stati totalmente esenti dalla tassazione IRPEF.
A tal riguardo sarà necessaria una riliquidazione da effettuarsi a seguito di dichiarazione dei redditi, che nel caso in esame, poiché le retribuzioni sono state corrisposte nel 2016, potrà essere presentata solo nel 2017 con la conseguenza che un eventuale rimborso interverrà a distanza di anni rispetto alla trattenuta subita.

 

Le garanzie giunte dal MIUR

 

La Cisl Scuola ha immediatamente segnalato la questione ai dirigenti MIUR. Verificata con NoiPA la correttezza delle informazioni, l’amministrazione guidata dal ministro Stefania Giannini ha riferito la spiegazione di quanto successo: NoiPA ha liquidato gli stipendi come se si trattasse di “arretrati”. Tuttavia al momento non è in atto alcuna risoluzione della problematica da parte del Ministero di via Trastevere. Un aspetto denso di criticità che si unisce alle promesse degli scorsi mesi che stanno andando in parte disattese: qualche settimana fa era stato infatti garantito dalle rappresentanze ministeriali di fronte ai sindacati che lo stipendio ai supplenti precari della scuola nel corso del 2016 verrà pagato regolarmente. Promessa che ci si augura sia mantenuta nel corso di quest’anno solare appena iniziato. D’altronde le parole del Sottosegretario all’istruzione Faraone erano state eloquenti: “Mai più ritardi nei pagamenti degli stipendi degli insegnanti supplenti”.

 

Valorizzare l’operato dei supplenti in prospettiva Concorso Scuola

 

Nel frattempo il tema relativo ai supplenti della scuola pubblica affiora sotto un altro angolo visuale: quello relativo al concorso scuola 2016. L’imminente uscita dei tre bandi relativi al concorso scuola 2016 accelera la discussione riguardante i criteri di valutazione dei punteggi attraverso i quali i candidati si presenteranno alle prove: in questa direzione si staglia la proposta del CSPI (Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione) nel senso di raddoppiare il punteggio relativo ai periodi di servizio portandolo da mezzo punto a un punto. Un parere appoggiato “in toto” anche dalla Lega Nord, la quale ritiene assolutamente giusto valorizzare maggiormente (in prospettiva concorso) le supplenze di tutti quei docenti abilitati che, da anni, sorreggono la scuola pubblica italiana.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Roberta Buscherini

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, dic 18, 2015  Patrizia Caroli
Concorso Scuola 2016: a fine di dicembre la pubblicazione dei bandi
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

Concorso Scuola 2016: la pubblicazione dei bandi non è ancora giunta. Sarebbe dovuta avvenire entro il 30 novembre, ma poi nulla di fatto. Ora, tuttavia, è il ministro dell’Istruzione stesso ad affermare che l’impegno personale (definitivo a questo punto) è quello di “chiudere entro il 31 dicembre”.

 

Concorso Scuola 2016

Concorso Scuola 2016: si allungano i tempi

 

I tempi per il bando di concorso (ma sarebbe meglio dire i bandi, al plurale, perché saranno 3) si allungheranno ulteriormente: tutto questo è causato dall’iter in corso per la revisione delle classi di concorso. Il Ministero dell’Istruzione non può “permettersi di scollegare i due percorsi” dal momento che, entrambi, sono direttamente collegati con la riforma della Buona Scuola.
Nel frattempo pertanto si attende la riforma delle classi di concorso che dovrà essere approvata dal Consiglio dei Ministri. Dalle parole del responsabile del dicastero dell’Istruzione sembra pertanto emergere che il regolamento riguardante le nuove classi di concorso dovrebbe incontrare la sua approvazione nei prossimi giorni e che la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dovrebbe avvenire tra Natale e Capodanno.

 

Concorso Scuola 2016: riassunto delle puntate precedenti

 

Piccolo “recap” relativo alla struttura del Concorso insegnanti 2016: la prova preselettiva riguarderà le capacità logiche e comprensione del testo. Una parte del test sarà focalizzato anche sulle competenze digitali e di lingua inglese. Per la prova di accesso si prevedono 60 domande a risposta multipla. La prima prova (quella computer based) riguarderà 28 domande divise in domande con risposte multiple e altri quesiti a risposta aperta sintetica. Sia nella prima tipologia che nella seconda ci saranno domande in lingua straniera (5 con tutta probabilità). Quasi certo per i docenti ITP una terza prova pratica, laboratoriale. La prova orale durerà 45 minuti e riguarderà una prova simulata, sul modello del concorso 2012. Circa il 30% del tempo sarà dedicato alla motivazione delle scelte didattiche presenti nella lezione simulata.

 

Il punto di vista di Anief (con polemica)

 

Nel frattempo emerge una polemica non da poco con riferimento alle qualifiche per partecipare al concorso: secondo il sindacato Anief, è un grave errore non riservare il 40% dei posti banditi a chi ha 540 giorni di servizio e non garantire la partecipazione ai giovani laureati. E’ Marcello Pacifico a definire i termini della questione “Assurdo lasciare fuori i docenti già di ruolo che intendono cambiare materia o grado di scuola. Inoltre, durante questo ulteriore tempo di attesa di revisione del regolamento della selezione nazionale, si sarebbero potute approvare una serie di punti, come la riforma dell’infanzia (+25% di organico), ampliare l’organico di sostegno (+ 30% in organico di diritto), stabilizzare il precariato (oltre 80mila supplenti già selezionati e qualificati). Siamo pronti ad impugnare tutti i passaggi che escludono i docenti aventi pieno diritto a partecipare a questo concorso – conclude il rappresentante di Anief -. La verità è che questo governo non solo non ha abbattuto la supplentite, ma è riuscito nell’impresa di far lievitare addirittura il già alto numero di ricorsi nella scuola”. Parole che non lasciano spazio a fraintendimenti.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Patrizia Caroli

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, nov 23, 2015  Roberta Buscherini
Bonus 500 euro insegnanti: sì ai tablet, no a smartphone e adsl
3 (60%) 1 Vota Questo Articolo

Dopo l’ufficialità del Bonus 500 euro insegnanti della scuola arrivano i primi importanti chiarimenti su quelle che possono essere le attività, i servizi e i prodotti che gli insegnanti possono “scaricare” e rendicontare all’interno dei 500 euro forniti dal Ministero dell’Istruzione tramite la Card (provvisoriamente per quest’anno in busta paga), una delle misure più peculiari ed interessanti della riforma della scuola voluta dal Governo Renzi. In queste settimane è infatti robusto il bailamme di opinioni e domande in merito alla fruibilità del Bonus per alcune categorie merceologiche specifiche, come ad esempio il personal computer, il tablet e lo smartphone. A questo riguardo il MIUR ha pubblicato la scorsa settimana 14 FAQ (le cosiddette Frequently Asked Questions di derivazione anglosassone) per chiarire i dubbi più diffusi in materia. Ecco una rapida disamina dei chiarimenti più rilevanti.

 

Bonus 500 euro insegnanti

Bonus 500 euro insegnanti: libri, computer e software

 

Dal momento che il testo di legge sulla Buona Scuola, specificano dal Ministero, “riconosce fondamentale la formazione professionale del docente nel quadro degli obiettivi formativi, che riguardano competenze disciplinari e trasversali, scelte educative e metodologie laboratoriali, non riconducibili a una sola e specifica professionalità” l’acquisto di libri e testi, anche digitali, di pubblicazioni o riviste è praticamente libero, indipendentemente dalla materia di insegnamento.
Ok anche all’acquisto di hardware: personal computer, portatili o notebook, palmari e tablet fanno a pieno titolo parte della “categoria degli strumenti informatici che sostengono la formazione continua dei docenti” rientrando pertanto di diritto nei 500 euro. Sarà possibile ottenere anche software come “programmi che permettono di consultare enciclopedie, vocabolari, repertori culturali o di progettare modelli matematici o di realizzare disegni tecnici, di videoscrittura e di calcolo”.

 

Le esclusioni: smartphone, stampanti, adsl

 

Le esclusioni eccellenti arrivano invece per smartphone, penne Usb, videocamere, stampanti e toner: questi beni, recita il MIUR, non sono “scaricabili” nel Bonus poiché non considerati prevalentemente funzionali ai fini ammessi dal bonus. Internet non viene pertanto considerato un canale attraverso il quale “sostenere la formazione continua dei docenti e valorizzare le competenze professionali”. Viene inoltre negato l’acquisto di abbonamenti a linee adsl, al pagamento del canone Rai o di una pay tv e sono esclusi in maniera tassativa dal novero di servizi potenzialmente coperti dal bonus i viaggi e gli alberghi.

 

Corsi, eventi culturali, spettacoli dal vivo

 

Con specifico riferimento alle possibili iscrizioni ai corsi di aggiornamento, soltanto quelli erogati dagli enti accreditati dal MIUR potranno essere rendicontati tramite la Card. Anche i corsi online rientrano tra le attività pagabili attraverso il bonus, ma soltanto se organizzati da Università, consorzi universitari e interuniversitari.
Interessanti anche i chiarimenti relativi all’ambito di cinema e teatro: le rappresentazioni cinematografiche, “l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali e spettacoli dal vivo”, affinché siano riconosciuti nelle spese rientranti nel bonus, non devono essere necessariamente attinenti alla disciplina insegnata (esattamente come accade per i libri). Nella circostanza di di spettacoli cinematografici e teatrali, o di ingresso a musei o mostre, il MIUR consiglia di conservare i biglietti come eventuali autocertificazioni. Inoltre le FAQ del MIUR per il momento non accennano alle modalità attraverso cui rendicontare tali spese: sono in arrivo alcuni interventi dei sindacati per chiarire anche questo aspetto.

 

Fonti: wired.it, leggioggi.it

 

Roberta Buscherini

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, nov 18, 2015  Marco Brezza
Vota Questo Articolo

Il congedo parentale per gli insegnanti della scuola cambia? Cerchiamo di capirlo in sintesi in questo articolo. A questo fine, in via introduttiva occorre affermare che la disciplina del congedo parentale è rivolta a tutte le lavoratrici dipendenti, comprese quelle di amministrazioni pubbliche (quindi anche gli insegnanti), di privati datori di lavoro, le lavoratrici parasubordinate oltre a quelle con contratto di apprendistato e le socie lavoratrici di società cooperative.

 

Congedo parentale insegnanti

Fonte: criticalthinking.org

Congedo parentale insegnanti: un suggerimento

 

Ma una insegnante della scuola pubblica può fruire del congedo parentale allo scadere di quello per maternità senza riprendere servizio? Domanda importante a cui cerchiamo di rispondere in maniera esauriente. La risposta al quesito, in primo luogo, deve essere positiva. Con riferimento a tutto il personale immesso in ruolo o a tempo determinato che si trova in stato gravidanza, il rapporto di impiego viene instaurato mediante l’accettazione, anche per “facta concludentia” della nomina, senza l’obbligo fisico di assumere servizio. Il congedo di maternità o paternità risulta infatti equiparabile a tutti gli effetti al servizio prestato.

Tale concetto è stato illustrato e chiarito dalla la nota protocollare n. 0033950/2009 diffusa dal Ministero dell’Economia e delle Finanze (Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato). Qui si può leggere che “appurato il perfezionamento del rapporto di lavoro con la semplice accettazione da parte del soggetto in astensione obbligatoria, si ritiene che per poter usufruire del congedo parentale non sia necessaria la presa di servizio”. La nota ministeriale precisa, in seconda battuta, che in costanza della durata del contratto di lavoro “il soggetto, al fine di ottenere i periodi del congedo parentale, dovrà presentare la relativa domanda di norma nel rispetto del termine dei quindici giorni prima della data di decorrenza del periodo di astensione, ciò anche a mezzo di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, a norma dell’art. 12, comma 7 del Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro del 24 luglio 2003”.

 

Congedo parentale scuola: Non è necessaria la presa di servizio

 

Ciò che affiora a livello prescrittivo-normativo da tale dettato è il seguente concetto: nel medesimo modo in cui non risulta necessario prendere servizio quando la persona è già in congedo di maternità, paternità (inclusa l’interdizione per gravi complicanze della gestazione) e accetta l’immissione in ruolo o un contratto a tempo determinato, altrettanto deve essere considerata non necessaria la presa di servizio, al termine del periodo obbligatorio, al fine di poter fruire del congedo parentale.

 

Le novità 2015 in materia di congedo parentale

 

Ma quali sono i contorni disciplinari che definiscono l’istituto del congedo di maternità? Quest’ultimo si configura come il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro della lavoratrice. La durata complessiva del congedo di maternità è pari a 5 mesi e può essere fruito durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto e durante i 3 mesi successivi al parto. Esiste inoltre una modalità temporale alternativa per fruirne, ovverosia astenendosi nel mese precedente il parto e nei 4 successivi. Tuttavia per poter lavorare fino all’ottavo mese completo di gestazione, la lavoratrice è tenuta a presentare un’attestazione medica dalla quale risulti che tale scelta non arrechi danno alla salute del nascituro e/o della gestante.
A tal proposito va fatta menzione di una novità normativa emersa proprio quest’anno (ed operativa dal 24 giugno scorso) grazie al d.lgs.80/2015 (“Misure per la conciliazione delle esigenze di cura, di vita e di lavoro”): nella circostanza di un ricovero del neonato in una struttura pubblica o privata, la madre ha diritto di chiedere la sospensione del congedo di maternità fino alla data di dimissioni del bambino. Tale questo diritto può essere esercitato una sola volta per ogni figlio e rimane subordinato alla produzione di attestazione medica.

 

Fonte: leggioggi.it

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest