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Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

lun, dic 15, 2014  Marco Brezza
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L’incertezza sembra destinata a non finire mai per i cosiddetti Quota 96, gli insegnanti in attesa della meritata pensione e finiti in un vero e proprio buco nero per un errore contenuto in un provvedimento interno alla Riforma Fornero in materia di pensioni. Una falla disciplinare presente nella legge sul welfare non aveva infatti considerato il fatto che l’anno di lavoro tra i banchi si conclude non il 31 dicembre, bensì il 31 agosto, facendo sì che venisse impedita la maturazione dei requisiti per la pensione per oltre 4mila tra insegnanti e dipendenti impiegati come personale ATA.

 

Quota 96

Quota 96, la speranza: la proposta M5S

 

In realtà qualcosa sembra muoversi in questa chiusura di 2014 in merito a questa delicata situazione: dopo emendamenti e proposte bocciate, sentenze contraddittorie del Tribunale, ma soprattutto nell’apparente indifferenza del Governo Renzi, stavolta è il Movimento 5 Stelle a risollevare la questione, presentando un emendamento alla Legge di Stabilità 2015.
Ecco le dichiarazioni testuali emesse da Beppe Grillo sul suo blog in questi giorni: “Il governo li ha prima illusi, poi totalmente abbandonati: è la vergognosa vicenda dei Quota 96, gli insegnanti che per un grossolano errore della legge Fornero non possono vedersi riconosciuto il sacrosanto diritto di andarsene in pensione, pur avendone maturato i requisiti. Dopo tante belle parole al vento, il governo ha definitivamente sbattuto loro la porta in faccia e nemmeno nella riforma della scuola in cantiere ha ritenuto necessario inserire una soluzione che ponga fine a questa clamorosa anomalia. Eppure la soluzione sarebbe a portata di mano, basterebbe solo volerla. Per questo il Movimento 5 Stelle ha presentato un emendamento e un ordine del giorno alla Legge di Stabilità in discussione al Senato, con cui si chiede di correggere l’errore contenuto nella Legge Fornero, introducendo il termine del 31 agosto 2012 per il personale del comparto scuola che ha maturato i requisiti di accesso e di regime delle decorrenze vigenti prima della data di entrata in vigore della riforma pensionistica del governo Monti. Le proposte del M5S per sanare la situazione non arrivano oggi, erano già state avanzate sia in occasione del decreto Carrozza, sia nell’ultima salvaguardia per gli esodati e nel Decreto Pa, dove oltre al danno c’è stata anche la beffa dell’imbarazzante dietrofront della maggioranza. Sono sempre state bocciate: vedremo se anche questa volta il governo avrà il coraggio di dire no”.

 

Un dibattito che si riapre: è tempo di decidere

 

Il dibattito riaperto sulla questione degli insegnanti Quota 96 accoglie anche l’opinione di Francesco Giacobbe, senatore Pd, che sul suo blog ha espresso alcune opinioni di rilievo sul delicato tema: “Penso che l’impegno che il Governo si è assunto nei giorni scorsi sia credibile. È vero che troppe volte ci sono stati impegni e promesse: fate bene a non credere sino che non vedete. Ma sino ad ora c’erano stati impegni personali di qualcuno, anche nel Governo, e il tentativo del Parlamento di forzare, di buttare il cuore oltre l’ostacolo. Ora l’impegno a dare una soluzione è stato assunto, prima in Commissione Bilancio e poi in aula, dal viceministro all’Economia Morando, esponente del ministero che sino ad oggi ha taciuto o si è messo per traverso: credo che una soluzione nel provvedimento sulla scuola, nei primi mesi del prossimo anno, ci sarà”.

 

Quota 96: ma la storia come finisce?

 

Insomma, secondo quanto emerge dalle parole del parlamentare del Partito Democratico, salvo improvvisi “colpi di scena” al Senato durante l’esame finale della Legge di Stabilità, la soluzione per i Quota 96 sarà cercata con il provvedimento che darà attuazione al progetto “la Buona Scuola”. Che l’odissea degli insegnati coinvolti sia finalmente terminata?
Fonti: forexinfo.it, orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

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mar, dic 9, 2014  Marco Brezza
Legge di Stabilità 2015: le novità in materia di scuola per i docenti 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

La Legge di Stabilità 2015 è stata approvata la scorsa settimana alla Camera e presto riceverà il via libero definitivo: quali novità sono presenti all’interno del testo per ciò che riguarda il tema della scuola? Ecco una breve e rapida rassegna.

 

scuola

Legge di Stabilità 2015, scuola: i principali emendamenti

 

Sono stati votati diversi provvedimenti sulla scuola. In primo luogo è necessario soffermarsi sul tema delle assunzioni: l’ormai celebre piano delle 150mila assunzioni è stato approvato. Tuttavia l’articolo 3 è stato oggetto di modifiche a seguito dell’approvazione dell’emendamento Coscia-Santerini: tale emendamento stabilisce l’utilizzo dei fondi per le assunzioni e l’ampliamento applicativo della scuola-lavoro anche per la formazione del personale docente di ruolo e neoassunto, oltre alla valutazione e valorizzazione dei docenti.
Un altro emendamento inserito alla legge di Stabilità nel suo passaggio alla Camera è quello inerente alle scuole non statali: si tratta di una parziale modifica all’impianto del testo normativo, mediante lo stanziamento di 200 milioni di euro a tali istituzioni scolastiche. Rilevanti cambiamenti andranno a riversarsi inoltre sull’assetto complessivo degli esami di maturità: si va verso un rinnovamento per ciò che riguarda la composizione delle commissioni, una decisione che dovrà essere implementata poi dal Ministero dell’Istruzione. Va detto a questo riguardo che nel testo dell’emendamento non si fa menzione alcuna dell’uso di commissari interni, anche se le interpretazioni prevalenti sembrerebbero orientarsi in tale direzione.

 

La questione dei tagli alla scuola

 

Ora la procedura di approvazione della Legge di Stabilità transiterà al Senato, con annesse le discrete incertezze relative ai dissidi in seno alla maggioranza Pd (maggioranza che a Palazzo Madama è molto risicata): sarà muro contro muro tra fedeli alla linea del premier e dissidenti dell’ala radicale? Chissà: nel frattempo questo non fa altro che aumentare le incertezze sulle modifiche in materia di scuola.
E i tagli? Per ora non cambia nulla all’interno del maxi-provvedimento di fine anno: rimangono gli sfoltimenti in stile “spending review”all’organico del Miur e alle indennità di servizio all’estero del personale docente. Tagli cospicui dovrebbero inoltre assestarsi sull’organico ATA e sulle supplenze della medesima categoria: non saranno esentati dalla “spending review” ovviamente anche gli insegnanti, dal taglio delle supplenze al blocco degli stipendi previsto per tutto il 2015.

 

Blocco stipendi 2015: a che punto siamo?

 

Proprio con peculiare riferimento al blocco stipendi non bisogna dimenticare l’introduzione, proclamata nelle scorse settimane, dei nuovi scatti stipendiali: non sarà infatti riconosciuta ai docenti neoimmessi l’anzianità pre-ruolo e ai docenti in ruolo quella maturata nella propria fascia. Con la conseguenza che saranno soltanto un’esigua minoranza gli insegnanti che a fine attività lavorativa potranno vedersi riconosciuti 36 anni di servizio corrispondenti a 12 scatti triennali.
E le proteste in queste settimane non hanno tardato a giungere: prima i sindacati dall’esterno, e successivamente le barricate dei deputati (o meglio “cittadini”) del Movimento Cinque Stelle che in sede parlamentare hanno presentato un ampio numero di emendamenti combattendo in maniera costruttiva la loro battaglia. Non resta che attendere di osservare quello che succederà nel passaggio al Senato per comprendere gli snodi decisivi del testo definitivo che varrà per tutto il 2015.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

 

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mar, nov 25, 2014  Marco Brezza
Stipendi insegnanti scuola: gli scatti stipendiali sono un inganno? 4.99/5 (99.72%) 145 Vota Questo Articolo

A proposito di stipendi dei docenti della scuola pubblica: grande scalpore si è acceso negli ultimi mesi intorno al nuovo sistema di scatti stipendiali che sovrintenderà al complessivo meccanismo di attribuzione degli stipendi per i docenti impiegati nel settore pubblico.

 

Stipendi insegnanti scuola: scatti stipendiali

Stipendi insegnanti scuola: il confronto

 

Il sistema meritocratico ideato dal nuovo e rampante Governo Renzi non pare convincere più di tanto la categoria degli insegnanti. Ed a tale questione se ne aggiunge un’altra: ovverosia quella relativa al piano per l’assunzione di 150mila docenti, vero e proprio cardine del generale progetto governativo di riforma della scuola.
Al fine di comprendere in maniera molto concreta la situazione può essere molto utile fare riferimento ad una interessante intervista rilasciata dal prof. Marco Marvulli a Gilda TV negli scorsi giorni: in tale circostanza Marvulli ha fatto i conti in tasca ai docenti che saranno immessi in ruolo a seguito del piano di assunzione previsto nella riforma. E cosa ha scoperto? Qualcosa di molto interessante (e per nulla rassicurante): Marvulli ha confrontato il sistema attuale basato sugli scatti automatici di anzianità con il sistema proposto dal Governo basato su scatti triennali legati al merito ed elargiti soltanto al 66% dei docenti. Il tutto parametrato da un punto di vista applicativo su un precario che entra in ruolo all’età di 41 anni.

 

Stipendi insegnanti: Ecco i due casi che si concretizzano

 

Ecco i due casi che si palesano: qualora un precario sia sempre meritevole, ovvero rientri sempre nel 66% dei docenti meritevoli, si troverà ad avere una perdita di 47mila euro a fine carriera. Nella circostanza di un docente sfortunato, ovverosia di un soggetto che non rientrerà mai nel 66% dei “meritevoli”, si potrà giungere addirittura ad una perdita fino a 125mila euro.
Insomma lo scambio proposto dal Governo sembrerebbe diabolico: immissione in ruolo in cambio di una non irrisoria decurtazione di stipendio. Senza dimenticare che ad essere tagliate saranno anche le pensioni, oltre agli stipendi (visto l’automatismo che scatta con il sistema contributivo).

 

La crisi economica non fa sconti: la situazione dei docenti

 

Nel frattempo la crisi economica fa naufragare quasi un italiano su quattro sotto la soglia di povertà, mentre una famiglia su due sbarca il lunario (o meglio, cerca di farlo) con una cifra inferiore ai 2mila euro al mese. Ad affermarlo è uno studio effettuato dall’Istat. Come se non bastasse l’articolazione delegata all’istruzione della Commissione europea, denominata Eurydice, ha passato ai “raggi x” la situazione dei salari degli insegnanti in Europa nell’anno appena trascorso: osservando il report di Eurydice ci si accorge che gli stipendi (ed anche le indennità) degli insegnanti di scuola materna, elementare e media italiani, dal 2009 al 2014, hanno perso circa l’8% del loro potere d’acquisto. Mentre gli stipendi dei docenti della scuola superiore del nostro paese  sono rimasti praticamente invariati, con una lieve decrescita (dell’1%): un trend opposto rispetto a quanto accade  in tutti gli altri paese europei, dove gli stipendi sono invece cresciuti. Nel nostro paese gli insegnanti sono vittime del blocco dei contratti mixato con il congelamento degli scatti stipendiali ed il taglio drastico alle risorse per le attività aggiuntive. Il risultato finale è un abbassamento consistente dello stipendio degli insegnanti della scuola pubblica mai riscontrato negli anni precedenti.

 

Fonti: orizzontescuola.it, repubblica.it

 

Marco Brezza

 

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lun, nov 17, 2014  Marco Brezza
Scatti stipendiali insegnanti scuola pubblica: insorgono i sindacati 4.50/5 (90.00%) 2 Vota Questo Articolo

Insegnanti della scuola pubblica: continua la “querelle” in merito agli scatti stipendiali esplosa nelle scorse settimane. Una prospettiva inizialmente lanciata come provocazione costruttiva all’interno del dibattito inerente alla necessaria riforma della scuola: ma che ora assume fattezze di concreta applicabilità nel disegno complessivo dal Governo Renzi. Ma come hanno risposto i sindacati al palesarsi di tale eventualità? Ecco una breve rassegna delle reazioni delle diverse sigle sindacali sul tema.

 

Scatti stipendiali insegnanti scuola pubblica

Fonte: obiettivonews.it

Scatti stipendiali insegnanti: i sindacati insorgono?

 

Proprio a tale proposito il giorno 23 novembre ci sarà una grande manifestazione a Firenze, “speriamo – afferma Rino Di Meglio della Gilda – di riuscire ad attirare la sua attenzione e per ribadire il nostro orgoglioso ruolo di insegnanti”. È un merito che non convince quello proposto dal premier Matteo Renzi: i primi commenti alla novità proposta dal presidente del Consiglio non sono stati propriamente positivi. A parere dei sindacati non è merito consentire soltanto al 66% di docenti di conseguire gli scatti di anzianità ogni 3 anni (60 euro), lasciando il restante 34% fuori. E non è merito mettere un limite economico al merito stesso: in tale direzione ben 300mila docenti hanno detto di “no”, firmando una petizione di CISL, FLCGIL, GILDA, SNALS e UIL.

 

CISL e UIL non ci stanno: “La scuola è il mondo reale”

 

Il segretario della UIL Massimo Di Menna ha in queste settimane lanciato nel dibattito un monito deciso: “Il presidente Renzi ha due alternative: parlare con i sindacati e trattare per pianificare insieme, per capire bene come stanno le cose o consultare uno per uno i firmatari della petizione, ma non ce la farebbe con i tempi”. A rincarare la dose nella medesima direzione è Francesco Scrima della CISL Scuola: “Il confronto vero e diretto con le persone e con i luoghi in cui esse lavorano è uno dei fondamentali del nostro modo di essere e fare sindacato. Quello della scuola – prosegue il rappresentante sindacale – è un mondo concreto e non virtuale, dalla cui viva esperienza non si può assolutamente prescindere. Questo è per noi il primo significato delle 300mila firme raccolte nelle scuole, in un dialogo diretto che nessuna consultazione online potrà mai avere la presunzione di sostituire”.

 

Scatti stipendiali insegnanti: la risposta del ministro Giannini

 

Dall’altra parte dell’ideale (ma neanche tanto) barricata si palesano le parole del Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini: “La raccolta firme è un po’ come il corteo, uno strumento importante e legittimo, ma anche molto legato ad una visione passata. Mi auguro che il sindacato abbia tutta la volontà di mettersi nella direzione giusta.” Il ministro getta anche un po’ di acqua sul fuoco affermando: “Faremo anche con i sindacati gli incontri che abbiamo già annunciato”. Insomma la situazione ha la stessa consistenza di una stanza chiusa e satura di gas esplosivo: basta una piccola scintilla (leggi dichiarazione governativa) a far divampare l’incendio delle proteste sindacali. Sarà un braccio di ferro lungo e si spera non troppo doloroso: l’importanza del tema merita un confronto sano e dai toni congrui. Non resta che armarsi di pazienza.

 

Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

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lun, ott 27, 2014  Marco Brezza
Rinnovo contratto insegnanti scuola: 1444 euro netti in meno all’anno? 4.86/5 (97.14%) 7 Vota Questo Articolo

La settimana scorsa abbiamo fatto riferimento alla situazione del rinnovo del contratto dei docenti della scuola pubblica: è un 2014 non facile per la categoria che vede, secondo una rilevazione effettuata dalla Gilda insegnanti, scomparire 1444 euro netti all’anno dalla busta paga. Mentre per i nuovi assunti la ricostruzione della carriera diventa una chimera.

 

Rinnovo contratto insegnanti scuola: 1444 euro netti in meno all’anno?

 

A proposito di scatti stipendiali

 

A riportare la notizia è il portale orizzontescuola.it, il quale è stato il destinatario della lettera inviata proprio dalla Gilda e contenente uno studio approfondito sul nuovo sistema di scatti stipendiali proposto dal Governo nelle linee guida per la grande riforma della scuola.
Nel documento redatto dal Governo in materia di scuola, è scritto che gli scatti triennali andranno a favore di tutti i docenti, sia i neoimmessi che i docenti attualmente in ruolo, con la possibilità di guadagnare fino a 9mila euro in più a fine carriera. Ma la situazione sta davvero così? Si tratta di scatti reali o fantomatici? Secondo il sindacato Gilda il nuovo meccanismo (parole testuali) “non migliorerà il trattamento economico riservato ai docenti, ma al contrario provocherà un taglio degli stipendi”.

 

La realtà secondo il sindacato

 

A parere del sindacato, tale nuovo sistema viene appositamente ed artatamente presentato dal Governo in maniera fuorviante, poiché, in realtà “saranno molto numerosi gli insegnanti bravi che non si vedranno riconosciuti da uno fino a 8 anni di anzianità già maturata nella propria fascia stipendiale, e i più penalizzati risulteranno quelli prossimi al passaggio alla fascia successiva”.
Inoltre mediante l’introduzione dei nuovi scatti, non sarà riconosciuta ai neoimmessi l’anzianità pre-ruolo e ai docenti in ruolo quella maturata nella propria fascia: con la conseguenza assurda che  saranno un’esigua minoranza coloro che a fine attività lavorativa potranno vedersi riconosciuti 36 anni di servizio corrispondenti a 12 scatti triennali. Insomma, seconda la Gilda Insegnanti “dal confronto tra i due sistemi emerge che, con lo scatto due trienni sì e un no, un docente di scuola superiore neo immesso in ruolo, al termine dei 36 anni di servizio, perderebbe una cifra annuale che si assesta sui 1444 euro netti”.

 

Nuovo esame di Stato?

 

Ma la disamina attorno ai tempi di vacche magre non si ferma qui (forse): infatti la bozza della legge di Stabilità approvata in Consiglio dei Ministri un paio di settimane fa (in attesa di approvazione definitiva in Parlamento) regolamentava il nuovo Esame di Stato per la scuola secondaria di II grado: le novità riguardano la commissione di esame composta da 6 commissari interni e Presidente esterno. Nessun compenso sarà dovuto ai commissari interni per il loro lavoro, con risparmi complessivi che si aggireranno sui 147 milioni di euro. Ma è proprio di questi giorni è giunta la notizia della retromarcia sull’Esame di Stato da parte delle commissioni al lavoro sulla definizione della legge di Stabilità: la misura non sarà implementata ed è già stata estromessa dal testo del provvedimento. La notizia è stata accolta con soddisfazione sul fronte sindacale (Gilda): “Se ciò troverà conferma nel testo definitivo della Legge di Stabilità non potremo che accoglierla positivamente, dal momento che la modifica della forma dell’Esame di maturità prevista dalla bozza, con l’impiego di soli commissari interni senza alcuna retribuzione aggiuntiva, avrebbe rappresentato soltanto un ulteriore taglio sulla pelle dei docenti”.
Fonte: orizzontescuola.it
Marco Brezza

 

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