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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Archivi per la categoria 'Stipendi insegnanti'

ven, ago 29, 2014  Marco Brezza
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Anche la Polizia stradale al centro del mirino della riduzione e del taglio dei presidi all’interno della più ampia operazione di riordino, riorganizzazione (in soldoni, forte revisione di spesa) della Amministrazione Pubblica italiana tratteggiata dal Commissario alla “spending review” Carlo Cottarelli.

 

Fonte:  tuttoggi.info

Fonte: tuttoggi.info

Polizia stradale: un cenno introduttivo

 

In via introduttiva è necessario tratteggiare l’affresco che funge da scenario alla questione: infatti la Polizia stradale (Polstrada nel gergo quotidiano) si configura come una specialità interna al corpo della Polizia di Stato italiana che ha il compito di svolgere prevalentemente determinate attività riguardanti la viabilità: ovvero, prevenire e reprimere le violazioni al codice della strada, rilevare gli incidenti stradali, gestire ed organizzare servizi di scorta per la sicurezza della circolazione stradale, predisporre i servizi diretti a regolare e controllare il traffico.
Insomma, il peculiare compito istituzionale che la Polizia stradale è chiamata ad assolvere si estrinseca nella sicurezza dei trasporti: gli operatori possiedono una elevata professionalità, grazie alla frequenza di specifici corsi presso istituti d’istruzione di Specialità.

 

Spending review, Sicilia: la chiusura dei presidi di Polizia stradale

 

Tornando al centro della questione non si può non citare la vicenda (di rilievo nazionale) che sta avvenendo in Sicilia, più precisamente nel Comune di Vittoria: qui infatti il Consiglio comunale ha approvato la mozione contro la chiusura del distaccamento di Polizia Stradale cittadino stabilito dalle direttive inerenti alla “spending review” di cui si faceva cenno in apertura di articolo. Il presidente del consiglio comunale, Salvatore Di Falco, non ha mancato di ringraziare i consiglieri che hanno votato l’atto: “Da oggi – spiega Di Falco – parte un percorso di mobilitazione che inizierà con un incontro con il Prefetto e con l’invio della mozione alle autorità locali di polizia, ma anche al Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, e al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano”. Nomi altisonanti, che rendono l’idea della mobilitazione in corso nel comune siciliano.
“Sicurezza non significa solo contrasto alla criminalità, ma anche strumento per lo sviluppo dell’economia sana. Mi aspetto che i deputati ed i senatori iblei siano in prima fila per questa battaglia di tutela del territorio” ha spiegato il presidente, sottolineando la peculiare importanza del presidio della Polstrada posto all’interno della provincia ragusana”.

 

Tutte le forze politiche mobilitate contro lo smantellamento

 

Curiosamente (e questo dovrebbe far riflettere sull’importanza della questione) anche i consiglieri di opposizione si sono spinti ad appoggiare questa battaglia: i consiglieri comunali Udc, (ben 4) spiegano: “In nome di una strana spending review, stiamo assistendo al tentativo di smantellare i presidi di legalità del nostro territorio. In un primo momento è stata soppressa la sezione staccata del Tribunale; ora ci si riprova con il distaccamento della Polizia stradale, che nel 2007 si riuscì a stoppare grazie alla mobilitazione delle forze politiche e sociali. Il piano Cottarelli prevede la chiusura di trecento uffici di polizia di cui il 10 % solo in Sicilia, nella nostra provincia è prevista la chiusura della polizia postale, del distaccamento di polizia stradale di Vittoria e della Polfer, già da tempo, in realtà, non attiva. La polizia stradale rappresenta un presidio importante per la città: si tratta dell’unico distaccamento in provincia formato da otto unità. Nonostante l’esiguo numero, garantisce rendimenti eccezionali”.
L’importanza dei presidi di Polizia stradale viene quindi confermata ancora una volta dalla mobilitazione avvenuta con riferimento a questa vicenda siciliana: una presenza diffusa, quella della Polizia stradale, a difesa delle istituzioni ed al servizio del cittadino.
Fonti: wikipedia.it, interno.gov.it, radiortm.it

 

 

 

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gio, ago 28, 2014  Patrizia Caroli
Frazionabilità permessi legge 104 scuola: come avviene la fruizione 4.00/5 (80.00%) 1 Vota Questo Articolo

Quali sono gli aspetti centrali e i punti di rilievo per quello che riguarda il tema della frazionabilità permessi legge 104 scuola? Per comprendere meglio le risposte e orientarsi all’interno dell’argomento è necessario fare una piccola introduzione al tema dei permessi ex legge 104 del 1992 per gli insegnanti della scuola pubblica.

 

frazionabilità permessi legge 104 scuola

Fonte: flcgil.padova.it

Frazionabilità permessi legge 104 scuola: aspetti centrali

 

Il permesso consentito dalla legge 104 del 1992 (Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate) è utilizzabile dal docente che presta assistenza al familiare disabile ed è fruibile anche in opzione frazionata. In linea di massima si tratta di una modalità direzionata nell’obiettivo di assistere parenti ed affini entro il terzo grado anche frazionando i segmenti temporali dei permessi orari. Tale scansione frazionata nel limite delle 18 ore mensili è stabilita da una circolare Inpdap (più precisamente la n. 34 del 10 luglio 2000): pertanto, per quello che riguarda la Pubblica Amministrazione (e pertanto la scuola pubblica), i soggetti che sono dipendenti pubblici hanno diritto, “in luogo dei tre giorni di permesso in esame, al corrispondente frazionamento orario nei limiti delle diciotto ore mensili. La fruizione parziale dei giorni di permesso, o delle ore previste in alternativa, non dà diritto al godimento del residuo nel mese successivo” (questo recita la circolare sopracitata).

 

Limiti e disciplina

 

A completare il quadro normativo relativo alla frazionabilità permessi legge 104 personale docente contribuisce la circolare del Dipartimento Funzione Pubblica n. 13/2010, la quale fa esplicito rinvio ad un’altra circolare (del Dipartimento Funzione pubblica n. 8/2008, paragrafi 2.2 e 2.3) nella quale si ribadisce che il limite delle 18 ore mensili va applicato solo nel caso in cui i permessi si utilizzano in modo frazionato e che questa possibilità deve essere prevista dal contratto di lavoro.
In questi casi è data facoltà al dipendente di scegliere tra due opzioni: ovvero, fruire di una o più giornate intere di permesso oppure frazionarle a seconda delle esigenze. Tenendo conto del fatto che i tre giorni di permesso sono concessi direttamente dalla legge senza indicazione di un monte-ore massimo fruibile, la limitazione a 18 ore contenuta nei contatti collettivi di lavoro ha valore soltanto nel caso di esclusiva fruizione frazionata. La distribuzione delle ore di permesso frazionate può essere “spalmata” tra le giornate lavorative secondo differenti esigenze, anche mediante articolazione diversa rispetto a quella delle due ore giornaliere canoniche.

 

Frazionabilità permessi legge 104 personale docente: il chiarimento fornito dall’Inps

 

In materia di frazionabilità permessi legge 104 scuola, possiede rilievo anche un concetto ribadito dall’Inps: il limite massimo previsto in materia opera esclusivamente nel momento in cui i tre giorni di permesso vengono frazionati (seppur parzialmente) in ore. Va poi sottolineato il fatto che il limite delle 18 ore sopracitato non può essere applicato a quei lavoratori che abbiano diritto alle due ore di permesso giornaliero: si tratta in quest’ultimo caso di lavoratori essi stessi disabili o di genitori di persone di età inferiore ai tre anni che utilizzano questa tipologia di permesso in luogo del prolungamento dell’astensione facoltativa.

 

Fonte: cobasterni.blogspot.it, superabile.it

Patrizia Caroli

 

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mer, ago 20, 2014  Marco Brezza
Retribuzione accessoria scuola: un diritto degli insegnanti 5.00/5 (100.00%) 3 Vota Questo Articolo

Tempo di chiusura dell’anno scolastico, tempo di vacanze, ma anche tempo di retribuzione accessoria scuola? Il punto di domanda è d’obbligo su quest’ultimo interrogativo, anche se il suo concretizzarsi dovrebbe essere la chiara conseguenza dell’assunto di apertura. Ovverosia, vale il sillogismo: fine dell’anno scolastico, congrua corresponsione delle retribuzioni accessorie.
Infatti il momento della fine dell’anno scolastico è anche quello in cui si giunge alla convergenza del pagamento delle competenze accessorie al personale impiegato nella scuola pubblica. Ma andiamo ad osservare più da vicino l’argomento della retribuzione accessoria per il personale docente, soffermandoci sugli elementi che circoscrivono le possibililità ed i requisiti per ottenerla.

 

retribuzione accessoria scuola

Fonte: impresalavoro.eu

Retribuzione accessoria scuola: il diritto al compenso attività aggiuntive

 

Va in primo luogo affermato che le attività aggiuntive possiedono la medesima dignità ed importanza di quelle obbligatorie, dal momento che rientrano ordinariamente nel POF o comunque nel piano annuale relativo del Personale ATA. Inoltre le attività aggiuntive vengono assegnate dal preside (dirigente scolastico) mediante una lettera di incarico in cui è indicato anche il relativo compenso. Pertanto la retribuzione accessoria scuola, che costituisce il congruo corrispettivo per l’avvenuto compimento delle pattuite attività aggiuntive da parte del docente, deve essere assegnata una volta che la mansione è stata correttamente condotta a termine.

 

Il rifiuto del dirigente scolastico è illegittimo

 

Non ha pertanto nessuna valenza né efficacia reale il rifiuto manifestato dal dirigente scolastico al docente in relazione alla liquidazione dei compensi relativi alla retribuzione accessoria scuola, con la giustificazione della mancanza dei fondi o della non avvenuta verifica da parte dei revisori dei conti in merito alla situazione dei fondi: infatti, sotto il profilo amministrativo-scolastico, tutte le risorse che giungono alle scuole sono garantite o dal contratto oppure da leggi specifiche e l’amministrazione ha in questo senso l’assoluto dovere di ripartire e suddividere le stesse tra i singoli istituti in base ai criteri definiti nei provvedimenti che hanno disciplinato gli stanziamenti.
Va inoltre detto che l’amministrazione scolastica può certamente tardare ad accreditare i fondi (accade spesso), ma è altrettanto vero che il dirigente ha il dovere deontologico di sollecitare la direzione regionale ad inviare gli stessi per soddisfare le legittime pretese del personale docente, il quale ha diritto a vedersi riconosciuta la retribuzione accessoria scuola.

 

Retribuzione accessoria scuola: termini, scadenze e tutela legale

 

Elemento di eminente rilevanza in materia di retribuzione accessoria per il personale docente è quello inerente al termine entro cui corrispondere il compenso: infatti le retribuzioni di tipo aggiuntivo devono essere corrisposte entro la data che rappresenta la fine dell’anno scolastico. Ma cosa accade nel caso in cui questo termine viene oltrepassato? Non vi sono dubbi a riguardo: il docente ha infatti facoltà (e diritto) di dare avvio ad una procedura giudiziaria al fine di vedersi riconosciute le somme dovute. In tal senso, qualora l’azione giunga a buon esito, sono dovuti nei confronti del docente anche gli interessi legali. Le attività aggiuntive si configurano pertanto a tutti gli effetti come assolutamente degne di retribuzione, avendo la medesima valenza che permea le attività principali che i docenti esercitano nell’ordinario orario scolastico in sede di lezione frontale.

 

Fonte: uil.it

 

Marco Brezza

 

 

 

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lun, lug 28, 2014  Marco Brezza
Quota 96, per 4mila insegnanti il giorno della pensione è arrivato 2.71/5 (54.29%) 7 Vota Questo Articolo

Quota 96, il giorno dello sbarco: nella notte di venerdì è finalmente giunto il sospirato nulla osta all’approvazione dell’emendamento al testo di Riforma della Pubblica Amministrazione: tradotto dal lessico parlamentare, si spalancano le porte della pensione per i circa 4mila insegnanti che erano rimasti incagliati nelle “secche” normative delle Legge Fornero sui pensionamenti. La attesa pensione scatterà dal primo settembre 2014, tra poco più di un mese.

 

Quota 96, ecco l'emendamento per la pensione

Quota 96: il “numero magico” che finalmente consente la pensione

 

Un raggiungimento giunto dopo mesi di “tira e molla” nelle aule parlamentari per la vicenda quota 96. L’approvazione, come detto è giunta nella tarda serta di venerdì: l’emendamento contiene infatti le disposizioni atte a rimediare all’errore della legge Fornero, nella quale non venne definito come i lavoratori della scuola in scadenza al 31 agosto potessero usufruire della pensione consentita a chi avesse i requisiti al precedente 31 dicembre.
Penetrando più puntualmente dentro i gangli disciplinari dell’emendamento, si comprende come in questo modo vadano in pensione coloro i quali abbiano raggiunto i 60 o i 61 anni di età in combinazione con una anzianità di servizio di 36 o 35 anni (ovverosia anni di contributi versati): il tutto da raggiungersi entro l’anno 2012. Una delle conseguenze di tale approvazione (oltre al meritato raggiungimenti della pensione da parte de suddetti dicenti) sarà quella inerente alla possibile l’assunzione di 4mila giovani insegnanti. Una opzione fondamentale nell’odirno momento di crisi ce sta attraversando il mondo del lavoro (vedi tasso di occupazione tra i giovani).
Buone notizie che però devono oltrepassare un ulteriore ostacolo (seppur, questa volta di minore entità): prima che l’emendamento possa essere legittimamente approvato dal Parlamento, sarà necessario anche il via libera della Commissione Bilancio, presieduta dal deputato Pd Francesco Boccia, uno dei principali sostenitori dell’emendamento. Questo ovviamente riempie di fiducia il clima attorno all’approvazione definitiva del provvedimento che manda in pensione i 4mila insegnanti.

 

Quota 96: gli ultimi aggiustamenti al provvedimento

 

Quota 96: Una volta terminata la procedura parlamentare, si dovranno poi attendere le istruzioni operative dell’Inps: gli interessati avranno 15 giorni per presentare la domanda di pensione. Una volta presentata la domanda, lo stesso Istituto previdenziale dovrà compilare una graduatoria applicando un criterio progressivo risultante dalla somma dell’età anagrafica e dell’anzianità contributiva vantata dai singoli richiedenti alla data del 31 dicembre 2012.

 

Una Riforma della Pubblica Amministrazione nel segno del ricambio generazionale

 

L’emendamento rientra chiaramente dentro l’ordine di idee generale che sovrintende ai lavori per la grande riforma della Pubblica Amministrazione lanciata dal Governo Renzi: “svecchiamento” è la parola chiave che funge da “ratio” all’affresco complessivo, “ricambio generazionale” è il concetto che viene impresso a caratteri cubitali sulla ideale copertina del Decreto che contiene gli articoli della riforma. Sparisce infatti quasi definitivamente dal pubblico impiego italiano il vecchio istituto del trattenimento in servizio (la proroga al lavoro concessa talora ai dipendenti pubblici). La rivoluzione renziana (brandita a mo’ di vessillo del presidente del Consiglio nei suoi intendimenti programmatici) pare pertanto essere vicina a giungere, almeno in parte, attraverso l’approvazione dei Decreti su Riforma Pa e Competitività, provvedimenti gemelli, momentaneamente spacchettati e che verranno probabilmente convertiti in legge in tempi diversi.

 

Fonti: leggioggi.it, Repubblica

 

Marco Brezza

 

 

Per visionare e scaricare il cedolino stipendio PA seguire il link: stipendi pa

 

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gio, lug 24, 2014  Marco Brezza
Insegnanti: in busta paga arrivano gli incentivi in base al merito? 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

Il merito come principale discriminante tra chi guadagna di più e chi guadagna di meno: dovrebbe essere questo il requisito principale nell’attribuzione dello stipendio, sotto forma di premio, incentivo, in ultima istanza di stimolo positivo di carattere economico, per quanto riguarda il pubblico impiego. Ed in particolar modo per la categoria degli insegnanti.

 

Insegnanti, incentivi merito

Fonte: universando.com

 

Docenti scuola pubblica: più importanza al merito

 

Non si tratta di pensieri in libertà o di insondabili quanto teorici auspici per un futuro lontano: si tratta di un’idea che, in parte, potrebbe essere realizzata dal Ministero della Pubblica Istruzione nel nostro paese: il Miur infatti, nel confermare le note anteriori in merito alla proroga dei contratti per scrutini ed esami per il personale assunto fino al termine delle lezioni ha stabilito come obiettivo la volontà reale di conferire “premi concreti a chi li merita”. Il virgolettato va attribuito al  Ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, la quale ha affermato in una recente intervista che “per il momento purtroppo non vengono in alcun modo valorizzati, ai fini della carriera e dello stipendio, né il merito, né l’impegno, né la passione degli insegnanti. Non si può fare carriera nella scuola solo per anzianità: non è giusto e non è utile a rendere efficace ed efficiente il sistema formativo”.
Parole sante, oseremmo dire, quelle del Ministro: anzi rivoluzionarie in un settore, quello della scuola, dove  a fronte di docenti appassionati e pronti a dare il massimo della disponibilità e della passione, esistono professori che lavorano col freno a mano tirato, puntando a faticare il meno possibile.

 

Merito e anzianità: due criteri da combinare per i bonus?

 

L’apertura sul requisito del merito spalanca nuove prospettive per un ruolo, quello del professore, destinato a mutare e ad evolversi con i cambiamenti in atto tra le giovani generazioni. Il merito dovrà essere un criterio che permetterà ai docenti di essere premiati per i loro miglioramenti, “tenendo anche conto che le loro retribuzioni sono tra le più povere in Europa, e che gli scatti d’anzianità danno semplicemente ristoro a stipendi inadeguati”, queste le dichiarazioni dei sindacati in risposta alle dichiarazione della Giannini.
“La mia proposta – ha spiegato il Ministro- sarà sul tavolo molto presto e conterrà al suo interno tutti gli elementi per una buona valutazione che non può essere solo teorica, ma deve tradursi anche in premi concreti a chi li merita“. E per ciò che riguarda la fondamentale questione della copertura finanziaria, ha affermato che il denaro verrà trovato, dal momento che è imprescindibile per dare svolgimento alla proposta.

 

L’idea del Ministro Giannini

 

La Giannini si è infine soffermata sulla scansione e la definizione strutturale della inedita (e si spera concreta in un futuro molto vicino) progressione di stipendio in base al merito, auspicando il superamento del meccanismo degli scatti automatici: questi ultimi sono definiti dal Ministro come “il frutto di un mancato coraggio politico del passato”.
Per adesso si tratta solo di idee e visioni virtuose ma non utopiche: il merito come requisito decisivo per gli scatti stipendiali anche per i docenti della scuola. Non resta che attendere azioni concrete.
Fonte: orizzontescuola.it

 

Marco Brezza

 

Per scaricare la tua busta paga cedolino pa stipendi pa segui queste istruzioni.

 

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