Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

Community

Categorie

 

Archivi per la categoria 'Stipendi Medici'

lun, feb 3, 2014  Patrizia Caroli
Risarcimenti Milionari Per I Medici Specializzandi
4.2 (84%) 5 Vota Questo Articolo

Proseguono i maxi risarcimenti milionari da parte dello Stato nei confronti dei medici che hanno frequentato le scuole di specializzazione post-laurea e a cui non è stata riconosciuta la borsa di studio così come impongono le direttive europee.  L’ultima sentenza in questo senso è stata quella del Tribunale di Torino che si è espressa in questo modo a favore degli ex specializzandi del Piemonte che avevano fatto causa allo Stato per i soldi non percepiti. Ma la sentenza di Torino, che ha obbligato al rimborso di 4 milioni di euro, è solo l’ultimo di una serie di risarcimenti che solo nel 2013 ha raggiunto la cifra di 327 milioni di euro. Sono migliaia, infatti, le cause avviate in tutta Italia da parte dei camici bianchi che vogliono vedersi riconosciuti i propri diritti. Una giurisprudenza ormai consolidata che vede per questo tipo di cause accorciare anche i tempi dei processi. I tanti sindacati e associazioni di categoria che hanno avviato per conto dei medici la richiesta dei risarcimenti assicurano che continueranno ad andare avanti con le cause anche per quest’anno.

.

Medici spe

Secondo le stime, se tutti i medici specializzandi che ne hanno il diritto dovessero richiedere il risarcimento si potrebbe arrivare alla cifra impressionante di 4 miliardi di euro. Tutta colpa di un ritardo dello Stato Italiano nel recepire una direttiva europea che nel 1982 aveva introdotto un compenso per gli specializzandi e che solo nell’anno accademico 1991-1992 la norma italiana ha fatto in modo di prevedere un rimborso forfettario. Rimborso forfettario che però negli anni a seguire non è mai stato aggiornato e rideterminato ogni tre anni dal ministero della Salute così come impone la legge. Ed è anche su queste differenze retributive che i tribunali stabiliscono il risarcimento. A seconda del periodo e degli anni, i medici fino ad ora sono stati risarciti con cifre che vanno dai 20 mila ai 100 mila euro ciascuno. Nonostante siano passati molti anni il diritto non è prescritto, come afferma una recentissima sentenza della Suprema Corte di Cassazione Civile. Una storia tipicamente italiana che, per colpa dei ritardi di adeguamento delle leggi, vede ora prosciugare le casse dello Stato.

.

Così lo spiega l’ l’Avvocato Marco Tortorella: “Il ritardo con cui lo Stato italiano ha recepito le Norme europee non solo ha privato i medici del giusto compenso, ma li penalizza ancora oggi sia nei concorsi pubblici che nello svolgimento della professione all’estero perché il titolo non è riconosciuto. Abbiamo agito direttamente con l’Avvocatura dello Stato per giungere a un accordo che contemperasse gli interessi dei medici con il contenimento dei costi per le casse pubbliche”.

.

Patrizia Caroli

.

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, lug 31, 2012  Roberta Buscherini
Medici: Parità tra i Sessi? Non Negli Stipendi
3 (60%) 2 Vota Questo Articolo

Anche in un settore notoriamente privilegiato, mai in crisi e dalle retribuzioni tra le più alte del paese, non esiste la parità tra i sessi. A confermarlo è l’annuario statistico dell’ENPAM, l’ente di previdenza sociale dei medici che anche per lo scorso anno ha attestato un guadagno del 30% inferiore per le donne medico rispetto ai loro colleghi uomini. Non solo, ma tra 10 primari, solo uno è di sesso femminile.

 

Insomma una disfatta completa per le minigonne che si ripete non solo in Italia, ma anche negli avanzati Stati Uniti, seppure in tono minore.

 

Già nel cosiddetto Rapporto Ombra, reso pubblico lo scorso gennaio, un documento che ha lo scopo di fotografare la situazione reale circa la parità dei sessi alla luce della Convenzione ONU per l’eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione nei Confronti della Donna” adottata dall’Assemblea Generale nel 1979 e ratificata dall’Italia nel 1985, la realtà che emerge non era affatto paritaria e il gap a livello professionale, remunerativo e sociale sono ancora troppe rispetto all’avanzamento della società.

 

Dunque anche la realtà medica non si distacca da questo quadro e si cala perfettamente all’interno di una situazione stantia che a distanza di oltre 30 anni dalla convenzione ONU non ha fatto registrare grandi passi avanti.

 

Sembra quasi che la storia si prenda gioco di quel sesso considerato debole ma che in pratica ha sempre raggiunto tetti di eccellenza in tutti i ruoli, per poi cadere rovinosamente per  mano maschile.

 

Già nella lontana Mesopotamia, passando per l’Africa e l’Asia, le donne erano riconosciute soggetti capaci di donare sollievo equilibrio e salute. Fu così fino all’Inquisizione, quando si decise di riservare le conoscenze mediche solo agli uomini. Ma anche in un periodo storico drammatico come questo, alcune donne non si arrese e perseverarono imperterrite, sprezzanti del pericolo a esercitare la loro professione. È il caso della scuola di Salerno di Trotula, guarda caso italiana.

 

Per ritrovare le donne all’interno del settore medico bisognerà poi aspettare diversi secoli. Il nostro bel paese ha dato i natali a diverse donne medico che si sono distinti per ricerche, metodi e studi all’avanguardia. Due esempi su tutti: Maria Montessori a cui si deve il suo omonimo metodo educativo; Rita Levi Montalcini, premio Nobel nel 1986.

 

Proprio a tutela del ruolo e della professione, le donne medico nel lontano 1921 fondarono l’Associazione Italia Donne Medico – AIDM tutt’oggi attiva e ben radicata e che ha lo scopo di promuovere le attitudini professionali al di là dell’aurea romantica e poetica che da sempre circonda il ruolo della donna/mamma. Le donne hanno dimostrato, in tutti i ruoli, compreso quello medico, di poter eccellere anche ben oltre i propri colleghi uomini.

E allora perché non riconoscerlo?

 

La verità forse sta in poco posto e si chiama paura. Paura di vedersi spodestati al secondo posto. Terrore di perdere il controllo e dover lasciare il comando al sesso debole. Beh, cari uomini, medici e non, mi dispiace dirlo, ma accadrà comunque: se anche non ci riconoscete a livello remunerativo il valore che abbiamo, lo stesso non diminuirà. Anzi, il nostro valore aggiunto è racchiuso proprio qui: nell’essere già davanti a voi e darvi la convinzione invece di avere ancora la pole position. Certo, la nostra speranza è che prima o poi riconosciate il nostro vero valore e che ce lo paghiate come si deve.


 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest