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Carceri Italiane: primo suicidio femminile



Carceri Italiane: primo suicidio femminile
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“Se la ministro Severino continuerà con la sua inazione di fronte a questo susseguirsi di morti nelle carceri italiane passerà alla storia per le sue gravi responsabilità di mancate riforme”.

 

Questa la forte dichiarazione a caldo del radicale Marco Perduca e del segretario dell’associazione Radicale Andrea Tambuti Maurizio Buzzegoli dopo l’annuncio del primo suicidio femminile nel carcere di Sollicciano che da diversi anni ormai registra un numero di detenute di ben due volte superiore a quello previsto.

 

La vittima era una mamma, una di quelle che lo scorso anno durante la visita del ministro Severino, la fece commuovere con i suoi piccoli al seguito dietro le sbarre. Una detenuta che avrebbe potuto ottenere la libertà ristretta.

 

“Se ognuno dei comuni in cui si trovano i 206 penitenziari italiani, decidesse di coinvolgere in lavori esterni dieci detenuti, avremmo duemila reclusi impegnati in lavori utili”. Dato certamente vero quello dichiarato dallo stesso ministro in occasione dell’accordo raggiunto tra DAp e ANCI sul tema del lavoro esterno dei detenuti che darebbe concreta applicazione all’articolo 27 Della costituzione italiana sul reintegro nella società e la rieducazione sociale.

 

Ma questa non è l’unica strada che il Ministro Severino vuole percorrere per trovare una soluzione definitiva a questo vergognoso problema del sovraffollamento. Seppure mossa da ben altre preoccupazioni che la salute dei detenuti, ovvero dai conti, il ministro ha lanciato un monito ai magistrati affinché trattengano in carcere solo per “specifici motivi di necessità o per gravi ragioni” coloro che sono in attesa di convalida di arresto o fermo. Certamente una mossa che potrebbe ridurre spese e numero di detenuti, ma che non è assolutamente sufficiente a eliminare né ad arginare il problema del sovraffollamento.

 

Le associazioni di categoria del settore, i sindacati interessati e diverse parti politiche, radicali in prima fila, hanno espresso il loro disappunto per questo ultimo palliativo che il ministro ha tirato fuori dal cilindro: il sovraffollamento delle carceri si argina solo e soltanto con una vera riforma dei processi penali e del sistema di assegnazione della pena. Tutto il resto, seppure avrà di certo effetti positivi in un contesto ormai al collasso, è solo una goccia nel mare.

 

Fonte: LiberoQuotidiano
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