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Suicidi Polizia Penitenziaria. La tragedia Continua



Suicidi Polizia Penitenziaria. La tragedia Continua
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E’ ancora una volta Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE, a svolgere l’ingrato compito di comunicare la morte dell’ennesimo agente di polizia penitenziaria. 43 anni, in servizio al carcere di Agrigento, si è sparato nel garage di casa con l’arma di ordinanza.

Il terzo caso in un mese, sei dall’inizio dell’anno, 100 dal 2000. Benché verosimilmente indotti dalle ragioni più svariate e strettamente personali, questi numeri sono troppo alti. Quello dei suicidi nell’ambito della polizia penitenziaria è un fenomeno che in Italia non ha mai trovato spazio. Non esistono ad esempio vere ricerche di settore in questo contesto. Come se si trattasse di una polizia di serie B.

 

polizia penitenziaria

polizia penitenziaria

A livello internazionale invece i suicidi tra i poliziotti trovano ampio interesse nelle società e sono oggetto di studi sistematici.

 

Per suscitare interesse sulle condizioni di vita e di lavoro all’interno delle carceri italiane non è bastato neanche far leva sul fattore economico: la Corte Europea dei Diritti dell’uomo ci ha condannato a risarcire 7 detenuti per un ammontare totale di 100 mila euro ciascuno per danni morali, a causa delle condizioni in cui sono stati costretti a scontare la loro pena. Si tratta della seconda condanna dopo quella del 2009, dopo il piano carceri dell’ex Ministro Alfano e dopo il decreto Svuota carceri dell’ex Ministro Severino.

Tutte azioni fallimentari che di fatto non hanno migliorato le condizioni né per i detenuti né per gli agenti costretti a fronteggiare situazioni di tensione estrema che spesso sfociano in episodi di violenza veri e propri.

 

La corte di Strasburgo ha chiesto caldamente al nostro paese  di ridurre il sovraffollamento delle carceri entro maggio del 2014 per non incorrere in altre sanzioni internazionali. Proprio su questa onda il neo governo Letta e il Ministero della giustizia guidato da Anna Maria Cancellieri hanno approvato un primo decreto legge per arginare questa drammatica situazione

 

Cosa Prevede Il Decreto Contro Il Sovraffollamento Delle Carceri?

 

La misura certamente più incisiva è quella che prevede la possibilità di uscire per buona condotta per quei detenuti che non sono ritenuti pericolosi e si potrà dirottare la pena su attività alternative al carcere come i lavori di pubblica utilità.

Ogni sei mesi di buona condotta in carcere si tradurranno in uno sconto di 45 giorni sulla detenzione e quindi in una scarcerazione anticipata, chiaramente per i reati minori.

Per le madri e i malati gravi che debbano scontare e non superiori ai 4 anni si prospetta l’opportunità di ricorrere agli arresti domiciliari.

Dunque il carcere in questo modo diventa il luogo di detenzione solo per quei detenuti che abbiano commesso reati di particolare allarme sociale.

 

L’idea è buona e certamente se verrà messa in pratica nei giusti tempi e termini potrebbe andare a sanare in parte la disastrosa situazione lavorativa che riguarda gli agenti di polizia penitenziaria, sottodimensionati e stressati al punto da rischiare la propria incolumità per loro stessa mano.

Ma non si può non notare un fatto. Le istituzioni si mobilitano per i detenuti, il governo approva decreti e la corte europea bacchetta l’Italia. Certamente tutte queste manovre avranno effetti positivi sul lavoro degli agenti di polizia penitenziaria. Altrettanto certamente però, neanche questa volta, sono state prese misure dirette al mero miglioramento delle loro condizioni di lavoro.

 

 

Fonti: grnet / modenaonline / gruppoabele / confinionline / si24

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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