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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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lun, lug 3, 2017  Valentina
Calcolo Indennità Malattia
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

indennità-malattia-inpsForse non tutti sanno che esiste in Italia un risarcimento in denaro riconosciuto ai lavoratori che a causa di una malattia riconosciuta non possono svolgere la propria professione. Si chiama indennità di malattia. Oggi vederemo come eseguire il calcolo indennità malattia. Innanzi tutto è opportuno precisare che questa indennità viene erogata dall’INPS o in alcuni casi dal datore di lavoro e non è prerogativa di tutti i lavoratori.

Vengono infatti esclusi i lavoratori autonomi e alcune categorie come dirigenti, collaboratori domestici, portieri.

 

 

L’indennità di malattia è disciplinata dal codice civile all’articolo 2110 che dispone alcuni obblighi per il datore di lavoro ì, tra i quali, vale la pena di ricordarne due:

 

1- Conservare il posto di lavoro per un periodo determinato, chiamato periodo di comporto. Allo scadere di questo periodo il lavoratore che non rientra può incorrere nel licenziamento. Tale periodo è previsto dai singoli contratti collettivi nazioni e dipende anche dall’anzianità di servizio che si è raggiunta.

 

 

2- Corrispondere al prestatore d’opera un particolare trattamento economico, secondo le previsioni dei contratti collettivi nazionali di lavoro. L’assenza da lavoro per malattia, affinché venga riconosciuta, deve avere delle caratteristiche precise che dipendono dal tipo di mansione che si svolge.

 

 

L’assenza per malattia non può protrarsi oltre i 180 giorni. Se la malattia si protrae senza interruzione su due anni – cioè inizia in un anno e finisce nell’anno successivo – il limite dei 180 giorni si calcola sui singoli anni solari, quindi dal primo gennaio si riparte dal giorno 1 e si può arrivare ai 180.

 

Per il calcolo dell’indennità invece lo scatto all’anno successivo viene considerato prosecuzione della malattia, quindi se è già stato superato il ventesimo giorno, si avrà diritto al 66,66% della retribuzione media giornaliera.

Più in generale l’importo previsto dall’indennità di malattia non è stabilito per legge, ma dipende da una serie di variabili. Tuttavia è possibile calcolare la propria indennità di malattia e capire quanto ci spetta.

 

 

Come fare il calcolo indennità malattia

 

 

 

Ecco quindi le cose importanti da sapere per il calcolo indennità malattia; la prima grande spaccatura per calcolare qual è l’ammontare della propria indennità di malattia riguarda l’ente che la eroga. Se a pagamento è il proprio datore di lavoro, l’importo dovuto è pari a quello previsto dal proprio stipendio per i giorni di malattia.

 

 

Se l’ente erogatore dell’indennità di malattia è l’INPS invece la formula da applicare per il calcolo di quanto ci spetta è la percentuale di retribuzione media giornaliera moltiplicato le giornate indennizzabili. Va precisato che l’indennità a carico dell’INPS è esente da contribuzione, quindi lo stipendio di coloro che usufruiscono di questa possibilità può essere anche maggiore di quello di percepito da un lavoratore attivo.

Per evitare però che questo accada si ricorre alla cosiddetta lordizzazione, cioè si considera l’incidenza della retribuzione in relazione all’indennità.

 

 

 

L’indennità di malattia non è legata necessariamente a una retribuzione mensile. Anche il lavoratore pagato a ore o con un reddito settimanale può usufruirne. Semplicemente il calcolo dell’importo finale dovrà prendere in considerazione, non il mese precedente, come per coloro che percepiscono stipendi mensili, ma un periodo di tempo più lungo, che sia rappresentativo della retribuzione.

 

 

 

Come Richiede l’indennità

 

 

 

asssenze malattie PAPer poter usufruire dell’indennità di malattia è chiaramente necessaria la presentazione di un certificato medico, chiamato attestato di malattia, che attesti appunto lo stato di patologia persistente, la prognosi e la durata prevista.

Tale attestato dovrà pervenire anche all’inps, il quale, oltre alle informazioni date al datore di lavoro, verrà informato sulla diagnosi; questo documento prende il nome di certificato di diagnosi di malattia.

I certificati di ricovero ospedaliero hanno la stessa valenza dell’attestato di malattia. sia il documento per il datore di lavoro che quello per l’inps devono essere trasmessi tramite raccomandata con avviso di ricevimento entro due giorni dall’emissione e riporteranno la stessa matrice a ricalco.

Se invece l’invio del certificato avviene per via telematica, non è necessaria alcuna raccomandata.

 

 

È bene precisare che l’INPS non paga le domeniche né i giorni festivi eventualmente cadenti nel periodo di malattia che sono a carico del datore di lavoro. Stesso discorso anche per il periodo di carenza, cioè per i primi 3 giorni di assenza.

Chiaramente l’erogazione dell’indennità è legata alla reperibilità a domicilio indicato sul certificato durante le fasce orarie previste dalla legge, cioè dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19 tutti i giorni, domeniche e festivi compresi.

L’assenza dal domicilio non giustificata comporta l’applicazione di sanzioni che bloccano l’erogazione dell’indennità nei seguenti modi:

 

- fino a 10 giorni di calendario, dall’inizio dell’evento, in caso di prima assenza alla visita di controllo non giustificata;

 

 

- il 50% dell’indennità nel restante periodo di malattia, in caso di seconda assenza alla visita di controllo non giustificata;

 

 

 

- il totale dell’indennità, dalla data della terza assenza alla visita di controllo non giustificata

 

 

 

 

 

 

Fonte: lavoroefinanza / mc2elearning / inps

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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mer, giu 28, 2017  Valentina
Cloudify NoiPA. Il nuovo portale della PA
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: scuolainforma.it

È stato presentato il progetto Cloudify NoiPA al forum PA dello scorso aprile da Roberta Lotti e Andrea Iudica, dirigenti del Dipartimento dell’Amministrazione Generale, del Personale e dei Servizi (DAG) del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

 

Cloudify NoiPA, il portale che mira a divenire vetrina interattiva che documenta lo stato di avanzamento del progetto di trasformazione digitale del sistema NoiPA, finanziato nell’ambito del Programma azione coesione complementare al PON Governance e capacità istituzionale 2014-2020, gestito dall’Agenzia per la Coesione Territoriale.

 

 

 

Cloudify NOIPA tecnologia per il futuro

 


 

 

 

L’ambizione maggiore di questo portale è quella di diventare un servizio a 360 gradi per il personale della pubblica amministrazione, al di là del pagamento delle retribuzioni .

 

Il progetto Cloudify NoiPA si sviluppa su 3 differenti linee guida:  la prima è quella della tecnologia; a seguire l’approccio organizzativo, quindi lavorare affinché l’utente sia il centro della progettazione del nuovo Noipa, modernizzando i processi di pubblica amministrazione e potenziarne di conseguenza l’efficienza. La terza linea guida è quella della conoscenza che prevede la valorizzazione del patrimonio informativo di NoiPa attraverso dati aggiornati e completi all’interno dei processi decisionali.

 

Parliamo di circa 3,3 milioni di dipendenti distribuiti su oltre 10.000 amministrazioni. Questo progetto verrà realizzato attraverso una serie di step progressivi di servizi multimediali, il primo dei quali è previsto subito entro giugno 2018.

 

 

 

 

Pubblica Amministrazione. Cosa Si Otterrà

 

 

 

 

Lo scopo nel progetto è stato esplicitato fin dal comunicato stampa ufficiale che ne annunciava la nascita: “ha l’obiettivo di semplificare i servizi e le modalità di interazione con la pubblica amministrazione, offrendo all’utente finale, sia esso amministrazione pubblica, operatore del servizio o cliente finale, servizi sempre più evoluti e integrati”.

 

Questo è chiaramente l’obiettivo del lungo periodo, nel breve però le migliorie dovrebbero essere evidenti: niente più problemi di visualizzazione del cedolino, nessun ritardo di pubblicazione o altri problemi tecnici ogni volta che si affronta il tema della pubblicazione delle proprie retribuzioni.

 

 

 

 

 

 

Fonte: noipa / newsandcofee /corrierecomunicazioni

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, giu 21, 2017  Valentina
Rinnovo Contratti Statali
4.5 (90%) 2 Vota Questo Articolo

Il parto sembra ormai vicino. Questa riforma del pubblico impiego, che ha visto la sua approvazione definitiva poche settimane fa, ha riacceso un lumino di speranza per la spinosa questione del rinnovo dei contratti, fermi da 8 anni. Manca ancora la direttiva della Funzione pubblica all’Aran che sancirà l’inizio delle trattative, ma possiamo sbilanciarci e dire che oramai la strada, per quanto ancora lunga e complessa è senza dubbio stata imboccata nella direzione del cambiamento.

contratti-PA

 

Proprio il ministro madia ha  comunicato che “l’incontro con i comitati di settore è stato positivo e, visto che siamo già a un ottimo punto, ho invitato il presidente dell’Aran a iniziare formalmente la sessione dei contratti”.

 

 

 

Rinnovo contratti statali; percorso a ostacoli?

 

 

Seppure si è intrapreso la giusta direzione, agognata da anni su più fronti, il percorso per il rinnovo contratti statali è decisamente a ostacoli. Come sempre accade quando si ha a che fare con lo stato e le sue risorse. E il primo ostacolo sono proprio loro, le risorse.

 

 

Servono infatti altri 1.2 miliardi per far fronte a tutti i cambiamenti in scadenza. A partire dagli 85 euro promessi nel lontano novembre, questione che sarà oggetto della autunnale. Questo aspetto non è quello davvero preoccupante. Quello che davvero crea ansia è il miliardo aggiuntivo che dovrà saltare fuori dal del fondo sanitario e dai bilanci locali. Ma a quanto pare per il momento nessun sindaco è preoccupato. Forse lo sarà quando usciranno i decreti con l’obbligatorietà di stanziamento…

 

 

Sul tema economico esiste poi anche l’aspetto delle distribuzione delle risorse che negli intenti ministeriali dovrà essere piramidale, cioè considerare prima di tutto alle fasce di reddito più basse. Anche questa sfida è piuttosto ambiziosa, in quanto valutare una situazione piramidale su settori completamente diversi è un lavoro di massima complessità. Insieme alla questione economica anche quella della tempistica rappresenta una sfida ambiziosa e direttamente collegata a quella delle finanze. Ci spieghiamo meglio. Il rinnovo comprende il triennio 2016/2018, ma solo nel prossimo anno si dovrebbe avere la totale copertura economica di questa operazione. Dunque è davvero difficile studiare una direttiva e farla approvare dalla ragioneria generale, senza avere una certezza della copertura economica.

 

 

 

Rinnovo contratti PA. La vera sfida è la riprogettazione

 

 

 

Insieme alle questioni tecniche per il rinnovo dei contratti statali di cui abbiamo parlato fino ad ora, c’è anche un’ulteriore sfida per questo rinnovo contrattuale, che riguarda la riprogettazione vera e propria della pubblica amministrazione. In termini teorici, gli 11 comparti nei quali era divisa la pubblica amministrazione devono diventare 4 più uno – Palazzo Chigi rimane autonomo. Sanità ed enti territoriali non subiranno grandi rivoluzioni. Diverso invece è per l’ambito istruzione, nel quale dovranno confluire molte realtà completamente differenti tra loro, dai docenti a non docenti alle agenzie fiscali agli enti pubblici.

 

 

L’obiettivo comune è quello di armonizzare anche le retribuzioni. Come era già nell’intento della Riforma brunetta del 2009. La fretta è tema comune di tutte e parti in causa che non siano politiche. Perché proprio la politica potrebbe trasformarsi in un nuovo freno per questo progetto. Si parla infatti in modo piuttosto insistente di elezioni anticipate e di riforma elettorale, eventi entrambi che provocherebbero la fine della legislatura e un nuovo drammatico slittamento del rinnovo dei contratti.

 

 

 

 

 

 

Fonte: ilsole24ore / ildubbio

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, giu 19, 2017  Valentina
Licenziamenti Pubblico Impiego. Tutte le novità
5 (100%) 3 Vota Questo Articolo

licenziamenti-PAManca poco ormai all’entrata in vigore del nuovo codice disciplinare che regola i licenziamenti pubblico impiego. Dal 22 giugno prossimo infatti la Riforma madia diventa realtà anche su questo fronte. Quindi falsa attestazione della presenza, scarso rendimento, assenteismo saranno tutte legittime motivazioni di licenziamento.

 

Nel decreto 75/2017 infatti pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero 130 del 7 giugno scorso, si parla chiaramente di norme “in materia di responsabilità disciplinare dei pubblici dipendenti finalizzate ad accelerare e rendere concreto e certo nei tempi di espletamento e di conclusione l’esercizio dell’azione disciplinare“.

 

 

 

Licenziamenti Pubblico Impiego. Si ritorna ai 120 giorni

 

 

Nella bozza iniziale del decreto Madia, il tempo massimo per definire l’azione disciplinare, che poteva concludersi nella peggiore delle ipotesi con il licenziamento del pubblico dipendente, era previsto a 90 giorni; si è invece tornati ai 120 giorni di sempre.

 

 

Questa scadenza però non solo è perentoria e non prorogabile, ma si riduce a 30 giorni nel caso che l’azione disciplinare riguardi i famosi furbetti del cartellino.

 

 

Quali sono i macro casi per i quali si incorre nel licenziamento?

 

Riassumiamoli:

 

1.       false timbrature

 

2.       assenze ingiustificate

 

3.       false dichiarazioni per ottenere posti o promozioni

 

4.       a chi viola in modo «grave e reiterato» i codici di comportamento

 

5.       a chi mostra uno «scarso rendimento

6.       a chi colleziona valutazioni negative; in questo caso però per arrivare al licenziamento vero e proprio la valutazione negativa dovrà ripetersi per tutti e tre gli anni coperti da ogni             contrattazione.

 

 

A questo si aggiunge una regola davvero nuova sempre in termini di licenziamenti, ovvero che i vizi formali non annulleranno la sanzione; quindi se un dipendente ha sbagliato e la notifica della valutazione negativa non avviene nei modi corretti, nella sostanza rimane valida.

 

 

Con l’approvazione della riforma di fatto troverà applicazione anche l’articolo 18, debitamente rinnovato rispetto all’originale, che quini limita a 24 mensilità l’indennizzo nel caso in cui il giudice decida di concedere al lavoratore il reintegro nel posto di lavoro.

 

 

 

 

Licenziamenti nella pubblica amministrazione. Si aprono le porte alle assunzioni?

 

 

 

I due decreti approvati mi consentiranno di dare la direttiva all’Aran e riaprire una normale stagione contrattuale la legislazione ereditata non ci consentiva lo sblocco” dice orgogliosa il ministro della P.A, Marianna Madia. “Abbiamo bisogno di riaprire le assunzioni nel pubblico impiego, far entrare i giovani ma non di qualunque professionalità, di quelle che servono, per far arrivare servizi ai cittadini”.

 

 

Le prospettive sono chiare. Almeno per il dicastero. Non rimane che metterle in pratica.

 

 

 

 

 

 

Fonte: ilsole24ore

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, giu 19, 2017  Roberta Buscherini
Dipendente statale si fa rimborsare € 4524,00 di commissioni della cessione del quinto rinegoziata.
1.7 (33.62%) 442 Vota Questo Articolo

Dopo una mia personale indagine sulle anomalie bancarie ho deciso di scrivere questo articolo per  fare luce su un aspetto completamente sconosciuto all’opinione pubblica:

Come ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto rinnovata:

 

Mi riferisco ai costi anticipati sui contratti di cessione del quinto e prestito delega che le banche e le finanziarie hanno fatto sottoscrivere ai propri clienti prima del 2012. Nel corso della mia ricerca ho incontrato molti dipendenti e pensionati che avevano sottoscritto questo tipo di finanziamento ed ho avuto modo di visionare pratiche, contratti , conteggi estintivi sottoponendoli alle verifiche di tecnici commerciali e legali. I risultati sono stati sorprendenti. rimborso cessione quintoDa questo studio è emerso che la gran parte dei contratti di cessione del quinto o prestito delega che sono stati rinegoziati o estinti anticipatamente non erano in regola con le normative vigenti. Infatti cosi come una assicurazione auto è rapportata al periodo di copertura i costi contrattuali dovrebbero essere rapportati alla durata del finanziamento. Una chiusura o rinegoziazione della cessione del quinto  dovrebbe determinare la restituzione  di una parte dei costi, interessi compresi.

 

Quante banche o finanziarie hanno informato i propri clienti di questo loro obbligo; cioè del rimborso commissioni della cessione del quinto?

 

Quasi nessuna. La mia sorpresa però è stata avere intervistato quasi per caso un collaboratore scolastico che nel 2008 aveva stipulato sia una cessione del quinto che un prestito delega e che contrariamente alle mie aspettative aveva già ricevuto un rimborso delle commissioni della cessione del quinto di oltre quattro mila euro. Fino a quel momento non ero a conoscenza che si potesse verificare una tale possibilità. Come era potuto succedere? Forse mi ero imbattuto nella unica finanziaria rispettosa delle normative? Purtroppo no. Il sig Franco, già in una delicata situazione di sovraindebitamento, era stato informato dei suoi diritti da una Associazione Difesa Consumatori ADICONFI. Di conseguenza il nostro collaboratore scolastico ha deciso di farsi assistere da ADICONFI ottenendo così il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega rinegoziati in passato. La procedura non è stata ne breve ne semplice ma il sig Franco non ha dovuto affrontare nessuna spesa anticipata. Qui di seguito ho voluto riportarvi l’intervista al presidente di ADICONFI il sig Alessandro Lega per aiutare tutti coloro che si trovano in situazioni simili a quella del sig Franco.  

 

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Presidente Lega; cos’è ADICONFI e a chi si rivolge?

 

alessandro lega presidente ADICONFI

Alessandro Lega; Presidente di ADICONFI – Associazione Difesa Consumatori Finanziari

Adiconfi è una Associazione di Difesa dei Consumatori di servizi Finanziari. E’ un’associazione senza fine di lucro. Il nostro compito principale è quello di educare i consumatori sulle varie anomalie bancarie come ad esempio; il recupero dei rimborsi dovuti dalle finanziarie per cessioni del quinto dello stipendio/pensione, usura e anatocismo. Ci rivolgiamo principalmente alle persone fisiche quindi non alle aziende. I nostri associati sono fondamentalmente lavoratori dipendenti statali/pubblici o privati e tanti pensionati.

 

Chi fa parte dell’organico professionale di ADICONFI?

 

Il nostro staff è composto principalmente di avvocati specializzati in contrattualistica, dottori commercialisti, periti ed ex consulenti bancari. Oltre chiaramente a molti associati che collaborano con noi su tutto il territorio nazionale.

 

Qual è il vostro principale obbiettivo come associazione ADICONFI?

 

Fare recuperare i denari dei cittadini in mano alle banche. Soldi trattenuti indebitamente dagli istituti di credito e dalle finanziarie.

Questa è una affermazione molto forte presidente.

 

Lo so, ma è forte anche il disaggio che molte famiglie stanno passando per colpa di questa crisi economica, e mi creda in questo momento se ADICONFI può aiutare queste famiglie ad avere dei rimborsi che per legge li spettano faremo tutto quello che è possibile per farli avere.

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Mi spieghi meglio esattamente di quali rimborsi stiamo parlando?

 

Guardi facciamo un esempio pratico in modo da capire meglio. Se lei per esempio decide che la sua auto ormai è troppo vecchia e quindi la porta a demolire, ma se ne accorge tardi che però la sua assicurazione RC Auto scade fra 8 mesi lei ha diritto al rimborso del premio per gli 8 messi di cui non usufruirà della stessa. E’ normale. Le basterà presentare all’assicurazione il certificato di demolizione e le sarà rimborsata la quota parte non goduta del premio. Con moltissime finanziarie questo non succede, specialmente con i rimborsi commissioni della cessione del quinto dello stipendio/pensione. Facciamo un altro esempio pratico molto recente e di cui lei è già a conoscenza; in questo caso è un esempio di un dipendente della scuola pubblica che si è rivolto a noi qualche settimana fa per richiedere tramite la nostra Associazione il rimborso commissioni della cessione del quinto e del prestito delega. accessi entrambi nel 2008 e di una durata di 10 anni. Nel 2012 decide di rinegoziare sia la cessione del quinto che il prestito delega per ottenere maggiore liquidità. E fin qui nulla di strano per questo collaboratore scolastico, fino a che non ha deciso di affidarsi ad ADICONFI  per scoprire dopo una verifica gratuita da parte dei nostri legali e periti dei suoi contratti di cessione del quinto che non li erano stati restituiti delle somme.

Per farla breve; questa persona ha usufruito del suo prestito per soli 4 anni dei 10 prestabiliti, ragione per cui ha diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto pagati anticipatamente, per esempio: ( assicurazione caso morte, assicurazione per rischio credito, assicurazione rischio impiego, commissioni banca, commissioni intermediari, interessi ecc ecc)  per il periodo non usufruito, cioè 6 anni.

La prima anomalia è data dal fatto che la maggior parte di questi dice espressamente che il cliente non ha diritto a questo rimborso. La seconda grave anomalia è data dal comportamento della finanziaria che  come spessissimo succede, non consegna al suo cliente il conteggio per estinzione anticipata, evitando così che il consumatore stesso possa verificare in prima persona le voci di costo che li vengono addebitate in fase di rinnovo del prestito. La terza anomalia riguarda invece la non restituzione di questi importi se non in minima parte. Dopo l’analisi dei contratti e di tutta la casistica specifica, ADICONFI tramite i propri legali ha impugnato il contratto e successivamente ha dato avvio alla richiesta di rimborso commissioni della cessione del quinto facendo ottenere al nostro associato quello che li era dovuto. In questo caso €4524,00.

 

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Il consumatore non potrebbe ottenere i rimborsi commissioni della cessione del quinto in completa autonomia senza appoggiarsi alla vostra associazione?

 

Assolutamente si, noi come ADICONFI speriamo vivamente che tutti possano rientrare in posesso dei loro soldi come prevede la legge. Purtroppo però viviamo in una Italia dove i poteri forti delle banche soffocano il diritto naturale del consumatore, di conseguenza  per ottenere il rispetto dei propri diritti ci si trova nella necessità di utilizzare le vie legali. Le faccio un esempio pratico; pensi per esempio che la maggior parte dei contratti di cessione del quinto prevedono espressamente la non rimborsabilità delle commissioni  pagati anticipatamente.  Nessuno informa i cittadini che questo non è più legale. Dare questa informazione è il nostro scopo statutario. In conclusione il consumatore per agire in autonomia è costretto a rivolgersi ad un proprio legale specializzato in materia a un perito che valuti i conteggi vari anticipando dei costi fino ad un eventuale ricorso, non avendo nemmeno la certezza del risultato finale. I nostri associati invece sono coperti da questo rischio grazie ad una convenzione tra ADICONFI  e tecnici e legali specializzati che saranno retribuiti solo nel caso in qui la pratica si concluda a favore del associato ADICONFI, ottenendo tutto il rimborso commissioni della cessione del quinto rinegoziata. E’ proprio l’associazione stessa ad anticipare le spese di avvio pratica senza dover chiedere nulla ai propri associati.

 

Presidente Lega; quanto è frequente questo tipo di anomalie dei rimborsi sui contratti di cessione del quinto? E’ possibile stabilire una percentuale?

 

Questo tipo di anomalie si presenta unicamente nei contratti di cessione del quinto dello stipendio/pensione sottoscritti fino a meta del 2011. Abbiamo riscontrato che il 92% dei contratti da noi controllati hanno questo tipo di anomalie, quindi i titolari di questi contratti hanno diritto a un rimborso commissioni della cessione del quinto che a volte può essere anche di una certa entità.

 

Cosa succede se il prestito è stato rinnovato con altro istituto? Il cliente ha comunque diritto a questi rimborsi sulla cessione del quinto?

 

Certamente, non importa se questo finanziamento è ormai “nel dimenticatoio”. E’ sempre possibile fare la richiesta di rimborso purché la cessione del quinto non sia stata rinegoziata o estinta da oltre 10 anni.

E se non avessi più in mio possesso la copia del vecchio contratto posso comunque ottenere il rimborso delle commissioni della cessione del quinto?

 

Certamente. E’ necessario però in questo caso reperire tutti i contratti di cessione del quinto rinegoziati, e per farlo abbiamo tre opzioni:

  • La prima opzione è decisamente la più veloce e conveniente; chiedere una copia completa di tutti i contratti al proprio datore di lavoro o amministrazione. (loro hanno sempre una copia del contratto che a suo tempo è stato notificato dalla finanziaria)
  • La seconda opzione è quella di rivolgersi alla propria finanziaria chiedendo copia di tutti i contratti.
  • La terza opzione ; con apposita delega ADICONFI li chiederà alla finanziaria tramite i propri legali.

Ci tenevo a sottolineare con i consumatori che ci leggono, che il diritto al rimborso delle commissioni della cessione del quinto è su ogni rinnovo o estinzione fatta. Non solo sul ultimo rinnovo ma anche su quelli precedenti.

 

 

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Spesso la gente ha un po’ timore delle questioni legali. Esiste qualche rischio per chi richiede i rimborsi che li spettano tramite ADICONFI?

 

No, non ce alcun rischio da parte dell’associato. Alle questione legali e burocratiche ci pensa ADICONFI con i suoi professionisti. Una volta fatta la richiesta tramite ADICONFI, l’associato deve solo aspettare il rimborso.

 

Presidente per farsi tutelare dalla vostra associazione e valutare i contratti di cessione del quinto per successivamente fare richiesta di rimborso alla finanziaria è necessario anticipare delle spese?

 

No; non è necessario anticipare alcuna spesa. La valutazione dei propri contratti di cessione estinti o rinegoziati viene fatta gratuitamente a tutti i cittadini.

 

Puo dirci quant’è la quota annuale per associarsi ad ADICONFI?

 

Attualmente la tessera associativa per l’anno 2016/2017 e di €5 (cinque).

 

Come è possibile entrare in contatto con l’associazione ADICONFI?

 

Sicuramente la via più comoda è attraverso il nostro sito web: http://www.adiconfi.it/richiesta-rimborsi-cessione-del-quinto-rinegoziate/

 

Grazie presidente Lega per il tempo che ci ha dedicato

 

Grazie a voi per averci dato l’opportunità di mettere a conoscenza il vostro grande pubblico sui propri diritti.

 

 

Roberta Buscherini

 

 

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