Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
mer, dic 3, 2014  Valentina
Dipendenti Comunali Rabbiosi Contro Il Contratto Decentrato 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

 

La scia dello sciopero nazionale di tutte le sigle sindacali ha innescato micce in quasi tutti i settori, compreso quello dei dipendenti comunali che a Roma hanno sfilato fino al Campidoglio per protestare contro il nuovo contratto decentrato del sindaco Ignazio Marino, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo primo dicembre.

dipendenti comunali roma

Fonte: newsgo.it

E’ proprio per evitare l’entrata in vigore così prossima che i sindacati di categoria hanno già fatto ricorso dal Tar per provarne l’illegittimità.

 

 

Dipendenti Comunali. Cos’è Il Contratto Decentrato

 

 

Cerchiamo di capire insieme quali sono le ragioni che hanno portato in piazza i dipendenti comunali.

Prima di tutto si tratta di un atto licenziato lo scorso luglio dalla giunta del comune di Roma e che, se le cose non cambiano, entrerà in vigore a breve.

 

Se da una parte viene preservato il salario della dirigenza, dall’altra il contratto decentrato non garantisce a tutti gli stessi livelli retributivi, poiché introduce una nuova modalità di salario basato sul concetto di merito.

Inoltre il nuovo contratto decentrato inserisce nuove turnazioni anche dove non sarebbe necessario, e aumenta il carico e gli orari di lavoro.

 

Tra le più agguerrite in questa protesta ci sono certamente le lavoratrici delle scuole d’infanzia e dei nidi comunali, alle quali questo nuovo contratto  limita le sostituzioni, aumentando le ore a contatto con i bambini e creando maggiore competitività tra i colleghi.  I punti su cui l’amministrazione si è detta disposta a trattare sono proprio questo ultimo delle insegnanti e quello sulle indennità salariali.

 

 

Dipendenti Comunali E Amministrazione. Dialogo Difficile

 

 

 

Il segretario Cgil Fp Roma e Lazio, Roberto Chierchia, annunciato il proseguimento dello sciopero, ha definito questo atto del primo cittadino unilaterale e illegittimo: “mille e duecento euro di stipendio di media significa non garantire la sopravvivenza dei 24mila dipendenti capitolini”.

 

Dall’ufficio del sindaco arriva istantanea la replica alle proteste per voce del vicesindaco Luigi Nieri che tenta di tranquillizzare gli animi: “ci sono ampi spazi per verificare con le rappresentanze dei lavoratori e con i dipendenti stessi le migliorie che possono essere apportate al lavoro fatto dall’amministrazione”.

 

Concretamente però la trattativa con le sigle sindacali è in stallo, dopo un rinvio e un nulla di fatto, e la disponibilità a posticipare l’entrata in vigore di questo nuovo contratto, punto focale per i sindacati, al momento non c’è.

 

 

 

 

Fonte: repubblica / romatoday / contropiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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mar, ott 14, 2014  Valentina
Scuola. Va Seguito l’esempio tedesco 4.50/5 (90.00%) 2 Vota Questo Articolo

 

Dobbiamo mettere a posto il sistema dell’istruzione, della scuola, perché senza la scuola non c’è futuro. Poi la Pubblica amministrazione e la giustizia“.

riforma scuolaLo dice il presidente del consiglio Renzi, riconoscendo anche quanto sia “inutile lamentarsi soltanto dell’eccessivo rigore imposto dalla Germania agli altri paesi europei. Bisogna anche riconoscere che il modello tedesco su scuola-lavoro funziona”. Sorge però spontanea una domanda: la Merkel ha sviluppato questo modello così efficiente senza un confronto costruttivo con le parti interessate?

Difficile crederlo. Eppure, nonostante i buoni propositi il nostro premier di mettersi al tavolo delle trattative con i sindacati non ha alcuna intenzione.

 

 

Scuola. Assenza di Confronto Per la Riforma

 

 

La scelta del premier Renzi di aprire il sondaggio verso gli italiani sulle linee guida della riforma fa parte secondo i sindacati di una strategia politica precisa che vede la loro esclusione dalle trattative e dalla fase decisionale.

 

C’è un punto in particolare che ha fatto andare su tutte le furie la rappresentanza sindacale GILDA: è la questione spinosa degli scatti stipendiali basati sul merito.

La riforma prevedrebbe che soltanto il 66% massimo dei docenti potrà essere ritenuto meritevole e dunque accedere agli scatti stipendiali, quindi un docente su tre verrà di fatto definito, seppure in modo indiretto, incapace di svolgere la sua professione. Secondo il Sindacato stabilire per legge chi è meritevole e chi no è una vera e propria offesa per l’intera categoria.

 

Al momento il GILDA non ha minacciato di indire scioperi, ma è più che intenzionato a denunciare al giudice di pace il premier. Quota 96. Nessun Intervento Previsto Dalla Riforma.

 

E anche durante la sua trasferta a Londra, il premier non ha resistito e ha fatto dichiarazioni che hanno indispettito non poco la categoria degli insegnanti, in particolare quelli della cosiddetta quota 96, ovvero tutti quei docenti che continuano a esercitare nonostante abbiano già raggiunto i requisiti pensionistici, a causa dei pasticci della Riforma Fornero.

 

“Consente all’Italia di avere finanze stabili” ha affermato dalle rive del Tamigi.

Ma gli oltre 4mila docenti interessati dalla Quota 96 la ritengono una discriminazione e si definiscono ostaggi del Governo Renzi, che non permette loro di andare in pensione e ritirarsi come tutti gli altri lavoratori che hanno maturato i requisiti richiesti.

 

 

 

Fonte: iltempo / orizzonte scuola / blastingnews

 

 

 

Valentina Stipa

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lun, ott 13, 2014  Valentina
La Buona Scuola. Per chi? 4.00/5 (80.00%) 2 Vota Questo Articolo

la buona scuola

La buona scuola. 136 pagine di idee e progetti condivisi e spalmati su due mesi di confronti tra le parti e un anno per l’attuazione definitiva.

 

Alla base della buona scuola ci sono chiaramente maggiori finanziamenti: “con la legge di Stabilità mettiamo più soldi sulla scuola, perché mettere i soldi sulla scuola non è un costo, ma un investimento per i nostri figli, per il futuro, per l’Italia perché chi vuole bene all’Italia vuole bene alla scuola“.

 

Sulla carta il progetto del premier Renzi avrebbe tutti i presupposti per funzionare. Sulla carta appunto. Perché poi nella realtà gli ostacoli e le perplessità di coloro che la scuola la vivono tutti i giorni sono molte e molto forti.

 

 

 

Scuola. Punti Forti e Criticità

 

 

Uno dei punti di forza del progetto di Renzi riguarda il superamento del precariato con l’attuazione di un piano straordinario che preveda l’assunzione di 150 mila docenti per settembre 2015 con la chiusura delle graduatorie ad esaurimento.

Che ne sarà invece dei circa 100.000 insegnanti che sono inseriti nelle graduatorie di istituto di seconda fascia e che non solo hanno gli stessi requisiti di coloro che si trovano nelle GaE, ma possiedono spesso anche maggiori anni di servizio?

Di questo la buona scuola non fa menzione.

 

Nel progetto di Renzi dal 2016 l’entrata di ruolo si svolgerà solo per concorso pubblico, permettendo l’entrata di 40 mila giovani qualificati fino al 2019.

Che ne sarà di coloro che per ottenere l’abilitazione o maggiori punteggi in graduatoria hanno sostenuto corsi – peraltro organizzati dallo stesso ministero dell’istruzione – oltretutto a loro spese?

Di questo la buona scuola non fa menzione.

 

 

 

Scuola. La Campagna Di Ascolto

 

 

Nella sua guida Renzi prevede due mesi di ascolto, dal 15 settembre al 15 novembre, per dare modo a tutte le parti di dire la propria, creando un confronto costruttivo che porti a soluzioni efficienti con buona pace di tutti.

 

È un po’ come sperare nella pace nel mondo: non si fa certo male, ma da qui a vederla realizzata è tutta un’altra storia.

 

 

 

Fonte: repubblica / orizzontescuola / tempi

 

 

Valentina Stipa

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ven, feb 28, 2014  Marco Brezza
Malattia Dipendenti Scuola: La disciplina delle assenze 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Si tratta di un argomento molto delicato e le cui coordinate fondanti rivestono un ruolo di notevole importanza all’interno dell’apparato scolastico italiano: stiamo parlando delle assenze per malattia dipendenti scuola. Vari strumenti normativi disciplinano molteplici aspetti di questa tematica: tra gli altri anche un importante contratto collettivo nazionale di lavoro (stipulato nel 2007) il quale, attraverso gli articoli 17 e 19, delinea i tratti salienti della disciplina inerente alle assenze per malattia dipendenti scuola.

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malattia dipendenti scuola

Malattia dipendenti scuola: la conservazione del posto

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L’art.17 dello strumento di contrattazione, ai commi 1 e 2, recita il seguente assunto: “Il dipendente assente per malattia ha diritto alla conservazione del posto per un periodo di diciotto mesi. Ai fini della maturazione del predetto periodo, si sommano, alle assenze dovute all’ultimo episodio morboso, le assenze per malattia verificatesi nel triennio precedente. Superato il periodo previsto dal comma 1, al lavoratore che ne faccia richiesta è concesso di assentarsi per un ulteriore periodo di 18 mesi in casi particolarmente gravi, senza diritto ad alcun trattamento retributivo”.

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Per quanto inerisce al trattamento economico da corrispondere al dipendente scolastico, la disciplina tratteggia il seguente dettato normativo: spetta al dipendente infatti l’intera retribuzione fissa mensile, con annessa la retribuzione professionale docenti ed il compenso individuale accessorio; con esclusione, tuttavia, di ogni altro compenso accessorio, qualunque denominazione esso abbia, per i primi nove mesi di assenza. All’interno di questo recinto disciplinare, per ciò che riguarda le malattie che hanno un decorso superiore ai 15 giorni lavorativi (oppure in caso di ricovero ospedaliero e per il successivo periodo di convalescenza post-ricovero) al dipendente scolastico è garantito anche ogni trattamento economico accessorio a carattere fisso e continuativo (con un 90% di retribuzione per i successivi 3 mesi di assenza e con un 50% di retribuzione per gli ulteriori 6 mesi).

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Dipendenti scolastici: modifiche normative

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Nel 2008 una lieve modificazione della disciplina ha implementato un cambiamento all’interno del trattamento economico da garantire in caso di assenze per malattia dipendenti scuola. Nei primi  10 giorni di assenza infatti al dipendente scolastico viene sì corrisposto il trattamento economico fondamentale: ma con l’esclusione di ogni indennità o emolumento aventi carattere fisso e continuativo, nonché di ogni altro trattamento economico accessorio. Va sottolineato che all’interno del trattamento fondamentale risiedono le voci del trattamento economico tabellare iniziale e di sviluppo economico, compresa la tredicesima e la retribuzione individuale di anzianità. Pertanto la decurtazione qui citata opera solo all’interno dei primi 10 giorni di assenza giustificata con certificati medici: una eventuale continuazione dell’evento morboso (senza interruzione, oltre la soglia dei 10 giorni iniziali) non provoca decurtazioni stipendiali di tale tipo.

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Assenze per malattia dipendenti scuola: la voce della Consulta

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In questo senso la Corte Costituzionale ha confermato la legittimità costituzionale di tale decurtazione attraverso la sentenza n. 120 del 2012: statuendo che la decurtazione retributiva si configura in relazione ai  primi 10 giorni di ogni periodo di assenza per malattia dipendenti scuola e non alla prima decade di giorni di assenza per malattia nel corso dell’anno. La stessa decurtazione opera per ogni episodio di assenza (anche di un solo giorno) e per tutti i 10 giorni, anche nel caso in cui l’assenza si dovesse protrarre per più di codesto lasso temporale; e sempre all’interno del dettato erogato dalla Consulta si può leggere che a partire dall’undicesimo giorno di malattia sarà ripristinata l’erogazione di tutti gli emolumenti e le indennità di tipo accessorio (di cui sopra).

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Il corpo disciplinare della materia prosegue poi con le norme inerenti a visite fiscali e conteggio del periodo di comporto: ulteriori tasselli disciplinari che contribuiscono a comporre il quadro complessivo di una tematica composita.

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Fonti: uilscuolabrindisi.it. orizzontescuola.it

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Marco Brezza   

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lun, feb 10, 2014  Marco Brezza
Scuola Pubblica: Dirigente scolastico riconosciuto colpevole di mobbing 4.73/5 (94.55%) 11 Vota Questo Articolo

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Il mobbing nella scuola pubblica: una pratica che da tempo immemore avviene tra le mura scolastiche, ma che non era mai stata riconosciuta come tale dalla legge e dai tribunali del nostro paese. A quanto pare la situazione sta lentamente cambiando: negli ultimi 10 anni è stata infatti riconosciuta la valenza e la gravità del concetto di mobbing quale “comportamento persecutorio, sistematico, preordinato al danneggiamento della persona del lavoratore” (Tribunale di Ravenna, 21 maggio 2002). Il concetto è stato successivamente chiarito ed estrinsecato in tutta il suo pernicioso significato dalla Corte di Cassazione (sezione Lavoro, nella sentenza 4774 del 6 marzo 2006) la quale definiva il mobbing alla stregua di “una condotta vessatoria sistematica e protratta nel tempo che realizza una lesione dell’integrità psico-fisica e della personalità morale del lavoratore garantite dall’art. 2087 del Codice Civile”. Il concetto è stato approfondito nei suoi contenuti attraverso la definizione della lesione, la quale, sempre nelle parole della Suprema Corte, va puntualmente verificata “in base all’idoneità offensiva della condotta del datore di lavoro, le caratteristiche oggettive di persecuzione e discriminazione, la connotazione emulativa e pretestuosa”.

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Fonte: reggionline.com

Fonte: reggionline.com

Il mobbing nella scuola: ecco un caso emblematico

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Ma nel settore della scuola pubblica è mai stata riconosciuta da un punto di vista giurisprudenziale l’esistenza della pratica del mobbing? Mai completamente: ma una recente della Corte di Cassazione ha modificato l’inerzia della questione, innovando la materia dentro l’ambito scolastico.

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La storia della docente della provincia di Bari offesa dal dirigente scolastico nella sua dignità professionale e personale attraverso ripetuti episodi è stata portata a galla dal sindacato Gilda e dall’avvocato De Grandis. Dopo una serie di processi civili ed amministrativi la Corte di Cassazione ha riconosciuto lo stesso dirigente scolastico colpevole proprio di mobbing, e la professoressa ricorrente ha ottenuto un risarcimento di circa 25mila euro per danno biologico e morale.

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A parere dell’avvocato De Grandis, legale della docente nel processo, la vicenda si configura come storia emblematica e “caso di scuola” per il riconoscimento definitivo del tema del mobbing. Esso, approfondendo la definizione giurisprudenziale, si connota come un comportamento ostile e non etico posto in essere da un dirigente, volto a procurare una situazione di isolamento, danni biologici, psicosomatici e morali nei confronti del sottoposto.

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Una vicenda che si protrae nel tempo

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La vicenda avvenuta a Bari possiede “stimmate” esemplificative in tal senso: tutto inizia con una richiesta della docente di affissione di cartelli antifumo non adempiuta dal preside. Quest’ultimo viene per questo motivo condannato dal tribunale per omissione di atti di ufficio. Questo episodio dà la stura ad una serie di eventi spiacevoli nei confronti della docente, rea (a parere del dirigente) di avere un comportamento troppo puntiglioso e leguleio. Si susseguono poi una serie di cause legali di vario tipo: il dirigente apostrofa duramente la professoressa durante un Collegio professori ed offre continui dinieghi alle richieste della stessa docente, comminandole numerose sanzioni disciplinari. La stessa professoressa viene attaccata anche dall’Ufficio Scolastico provinciale e regionale che prende le parti del preside, e viene trasferita d’ufficio e successivamente dispensata dal servizio per insufficiente rendimento. Successivamente il CNP rigetta l’istanza dell’ufficio scolastico e reintegra la professoressa.

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Risarcimento danni per mobbing: chi paga?

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Ma non finisce qui: il preside giunge addirittura a bloccare il compenso nei confronti di tutti i docenti adducendo come causa le numerose cause giudiziarie intentate contro di lui dalla docente, creando in questo modo un ambiente gravemente ostile all’interno dell’ambiente scolastico nei confronti di quest’ultima. Dopo a questo episodio culminante viene attivata la causa per mobbing, per lesione alla dignità personale e professionale, che giunge al riconoscimento del risarcimento di circa 25mila euro (con rifusione delle spese legali compresa), per danno anche non patrimoniale. La sentenza, nelle parole dell’avvocato De Grandis, riconosce un’indubbia ragione della docente e sottolinea quali devono essere le capacità di relazione e di gestione da parte del preside nei confronti del personale a lui affidato. Dopo questa pronuncia i docenti risultano pertanto effettivamente tutelati da abusi e soprusi da parte del superiore.

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Condannata a risarcire la docente è stata in questo caso l’amministrazione scolastica, ma gli avvocati si stanno attivando presso la Corte dei Conti affinché sia, giustamente, il dirigente scolastico stesso a pagare, visto il suo contegno evidentemente doloso e gravemente negligente nella gestione delle relazioni.

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Marco Brezza  

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