Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 
lun, mag 2, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

Lo scandalo sui compensi dei commissari per il concorso della scuola non poteva non avere ripercussioni. E infatti a distanza di pochi giorni dal boom mediatico sull’argomento ecco che iniziano ad arrivare notizie dal governo, che pare voglia aumentare quell’irrisoria cifra.

 

compensi-commisariMa come? Facile: attingendo dal Fondo di Funzionamento della Scuola.

La notizia è stata pubblicata dall’edizione di Italia Oggi, nell’ambito delle anticipazioni sull’emendamento predisposto dal ministero proprio su questo tema, che dovrebbe portare a tre milioni i compensi previsti per commissari e presidenti di cui due derivanti dai diritti di segreteria versati dai candidati.

 

 

 

 

Concorso Scuola. Non dimentichiamo il doppio lavoro

 

 

Il problema dei commissari non è solo relativo ai compensi, ma anche il mancato esonero dalle lezioni e dalle altre attività scolastiche. Ovvero lo svolgimento del compito di commissario non implica l’assenza del lavoro quotidiano.

 

E allora ecco che a seguito del polverone sui compensi, c’è chi, più realisticamente, suggerisce di cambiare questa regola. “Esaminare i candidati che aspirano alla cattedra è un compito di grande responsabilità (…) Chi, diversamente dal presidente del Consiglio, vive e conosce bene la realtà della scuola, sa quanto sia estenuante conciliare con l´insegnamento in classe le sessioni d´esame, che come stabilito dal calendario pubblicato oggi in Gazzetta Ufficiale si svolgeranno sia di mattina sia di pomeriggio per le prove scritte. Fare un doppio lavoro e ricevere un compenso da fame è lesivo della dignità umana e professionale”.

A dirlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

 

 

Concorso Scuola. Ecco quanto vale per lo Stato

 

 

”Non solo i docenti precari da decenni dovranno essere valutati dai loro colleghi di ruolo, ma per poterli pagare più di 1 euro l’ora, (…)  il governo Renzi propone di aumentare i fondi a disposizione per i compensi dei commissari d’esame prelevandoli dal Fondo di Funzionamento della scuola”. A dirlo è la senatrice Francesca Puglisi.

 

A lei si aggiungono anche altri due senator: Fabrizio Bocchino e Francesco Campanella: “anche se i soldi stornati quest’anno dovrebbero essere reintegrati il prossimo anno, le scuole si troveranno ad affrontare una riduzione dei finanziamenti per il loro funzionamento che non sarà senza conseguenze, considerate le difficoltà nelle quali già versavano”.

 

Ma al di là delle polemiche proviamo a non perdere il fuoco sul tema: aumentare i compensi ai commissari.

Di quanto? Del doppio: da un euro a due. Questo a quanto pare è il valore che ha la scuola per lo stato italiano. Lo stesso premier Renzi ha ammesso che si tratta di un compenso ridicolo. Per questo lo vuole aumentare. A due euro.

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / blastingnews / orizzontescuola

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, apr 21, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

businnessonlineOra che i termini del concorso per la Buona Scuola sono stati tutti resi noti, inizia il calvario delle regioni che devono reclutare tra gli insegnanti, coloro che dovranno entrare a far parte delle commissioni giudicati del concorso a cattedra 2016.

 

Se qualcuno infatti credeva che si sarebbe stato un surplus di candidati a questo ruolo, si è sbagliato davvero molto. Ma come mai nessuno vuole svolgere il ruolo di commissario? Prima di tutto per una questione squisitamente economica.

 

Il compenso proposto è ai limiti dell’offensivo: il compenso base di un presidente è €251 lordi, mentre per un componente è € 209.24 a fronte di ogni candidato esaminato, per un totale che non eccede i € 2.051,70. Se poi si creano delle sottocommissioni, ai loro membri si darà un compenso ridotto del 50%.

 

Ma la questione non riguarda solo i termini economici. Ai commissari non viene concesso l’esonero dal normale servizio, pertanto il lavoro che sono chiamati a svolgere dovrà comunque intersecarsi nel loro quotidiano.

 

Queste due motivazioni rappresentano la parte più “concreta” della difficoltà di reperire commissari per il concorso. La verità è che esistono anche delle motivazioni meno concrete e che fanno capo alla dignità professionale e alla solidarietà verso i partecipanti al concorso. Il tutto riconducibile alla non condivisione dello spirito di questo concorso.

 

 

 

Scuola. È polemica sui costi del concorso

 

 

Che nessuno sia felice di questo concorso all’interno del comparto scuola, è evidente da lungo tempo oramai.

Ma anche dopo la pubblicazione del bando, non c’è alcuna rassegnazione e le polemiche imperversano come un fiume in piena.

 

L’ultima in ordine di tempo riguarda i costi per sostenere il concorso e arriva da una docente che denuncia dal portale di Orizzontescuola: “sono in procinto di sostenere il concorso bandito dal Governo, ma l’abilitazione per me è stato un grande sacrificio economico, visto gli ingenti costi e le tasse pagate per le prove preselettive e prove finali. Arrivato poi al concorso si viene a sapere che i diversi non abilitati parteciperanno nonostante manchi il requisito fondamentali dell’abilitazione. A questo punto chi ha sostenuto con fatica le prove del Tfa è stato ingannato. (…) farò causa allo stato in quanto da non abilitata nel 2012 avrei potuto anche io partecipare al concorso e chiedo dunque anche il rimborso spese del Tfa”.

 

Parole pesanti, ma purtroppo non certo nuove. Casi come questo si moltiplicano ogni giorno di più, dando origine a ricorsi su ricorsi contro lo stato.

 

 

Fonte: ilsussidiario

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, apr 8, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: tuttoimola.it

Fonte: tuttoimola.it

L’intesa raggiunta tra sindacati di categoria e Miur lo scorso 10 febbraio in termini di mobilità nel comparto scuola è in serio pericolo. Le maggiori sigle sindacali infatti sono state convocate proprio dal ministero per martedì prossimo 5 aprile per fare il punto sulla presentazione delle domande di mobilità.

 

Le indiscrezioni su questo incontro che circolano senza alcun tipo di ufficialità non sono affatto incoraggianti.

Si parla infatti di una possibile bocciatura dell’ipotesi di contratto sulla mobilità da parte del Mef e della funzione pubblica. I fatti però dicono che ad oggi siamo nei tempi giusti, poiché dall’invio del Miur alla funzione pubblica del 10 marzo non è ancora passato un mese, quindi il fatto che non ci sia alcun parere ufficiale non rappresenta un’anomalia per il momento.

 

A questo iter però si affianca l’ipotesi di un decreto legge ad hoc per la regolamentazione della mobilità del 2016/2017 con lo scopo di far rispettare per intero la legge 107/2015. Se queste voci trovassero una conferma ufficiale del Miur significherebbe che anche i docenti entrati in ruolo entro l’anno scolastico 2014/2015 finirebbero titolari su ambito e verrebbero chiamarti nelle scuole direttamente dai dirigenti scolastici.

 

 

Scuola. Una battaglia a suon di date

 

 

Al di là della confusione sulla mobilità, anche il resto delle decisioni prese con la Buona Scuola non sembrano vedere una fine felice. Il 15 aprile prossimo sarà una data importante in questa direzione, perché i tribunali amministrativi regionali saranno chiamati ad esprimersi sull’ammissione o meno dei 165 mila ricorsi per la partecipazione al concorso, ad oggi esclusi per la mancanza del requisito di abilitazione richiesta nel bando. Quale scenario si aprirà in caso di accettazione dei ricorsi proprio non è dato sapere. Ecco perché tutto il mondo della scuola, compreso quello istituzionale, rimane in trepidante attesa della decisione dei Tar.

 

E se il 15 aprile potrebbe diventare una data storica per la decisione dei tribunali amministrativi, anche il 17 maggio 2016 potrebbe diventare un giorno memorabile, questa volta per il precariato.  È in quel giorno infatti che la corte costituzionale si svolgerà l’udienza su quanto stabilito dalla sentenza del 26 novembre 2014 dalla corte di giustizia europea in tema di abuso dei contratti a tempo determinato dei supplenti.

 

 

Scuola. Buona non sembra essere l’aggettivo giusto

 

 

Non è escluso che proprio il 17 maggio 2016 si svolga anche una manifestazione di piazza, come annunciato dal sito di settore orizzontescuola. “Lo sciopero unitario dei precari sarebbe volto a sensibilizzare la condizione di migliaia e migliaia di insegnanti che, secondo quanto espresso dal comma 131 della legge 107, non potranno più accedere alle supplenze nel caso in cui abbiano alle loro spalle più di 36 mesi di servizio. La protesta riguarderebbe, comunque in generale, altri aspetti legati all’attuale situazione in cui versa la scuola pubblica italiana come il diritto al lavoro e all’assunzione, oltre alla tutela della continuità didattica”.

L’occasione della manifestazione di piazza potrebbe servire anche per sensibilizzare l’opinione pubblica in merito ai 4 requisiti referendari, che hanno lo scopo di abrogare tutti i punti considerati critici dagli addetti ai lavori contenuti nella Buona Scuola.

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola/ blastingnews / orizzontescuola

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, apr 1, 2016  Valentina
Scuola. Parità per il personale educativo 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: accentonews.it

Fonte: accentonews.it

È quanto richiede al Miur uno dei maggior i sindacati di categoria degli insegnanti, Gilda, in una nota dell’ufficio stampa rivolta proprio al ministero. Di fatto il personale educativo possiede già gli stessi diritti degli insegnanti di scuola primaria, perché la normativa vigente riconosce loro lo status di docente.

 

Ciò non toglie però che ci sia una disparità di trattamento che li rende di fatto diversi. Alcuni esempi per capire meglio in concreto cosa richiede il sindacato. “Il personale educativo non può ancora (…)  accedere alla piattaforma Istanze on line per inserire eventuali titoli professionali conseguiti nel corso degli anni; non può inoltrare domanda di trasferimento telematicamente (…); non può iscriversi telematicamente ai corsi professionali riservati ai docenti (…) al personale educativo è stato negato il bonus di 500 euro per la formazione che la normativa prevede sia obbligatoria anche per questa classe di concorso”.

 

Una condizione dunque che di fatto mette il personale educativo su un livello diverso dai docenti a parità di status.

Il presidente del sindacato Anief, Marcello Pacifico, che ha definito il personale educativo come “la categoria più bistrattata della scuola”, aveva già proposto qualche settimana fa ad alcuni rappresentanti del Coordinamento Personale Educativo FVG, durante un seminario sulla legge 107/2015, di creare una piattaforma nazionale dedicata in modo esclusivo al personale educativo.

Una proposta concreta che potrebbe rappresentare un passo deciso per l’uscita di questa categoria da un vergognoso limbo professionale.

 

 

Scuola. Precisazioni Sulla Domanda

 

 

Sulla situazione del personale educativo ad oggi non ci sono prese di posizioni chiare del ministero, il quale negli ultimi giorni è occupato a snocciolare informazioni più o meno utili rispetto alla domanda sul concorso per l’assegnazione degli oltre 63 mila posti previsti. Come quella sulla modificabilità della domanda.

 

Entro le 14 del giorno 30 marzo infatti sarà possibile fare delle modifiche alla propria domanda o addirittura annullarla. A seguito di ogni modifica sarà necessario effettuare nuovamente l’inoltro.

Nel dettaglio, la guida alla compilazione delle domande on line ricevuta da ogni candidato al punto 4.3 precisa che “si può procedere con le modifiche da apportare premendo il tasto modifica. Alla pressione del tasto, una mail avviserà l’utente dell’avvenuta cancellazione del pdf in quanto corrispondente alla versione dei dati precedenti la modifica. Dopo l’aggiornamento sarà quindi necessario un nuovo inoltro”.

 

 

Fonte: Gildains / orizzontescuola / tecnicadellascuola

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, mar 9, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: napoli.zon.it

Fonte: napoli.zon.it

Questa buona scuola conosce ancora troppi punti oscuri e in molti pensano che “buona” non sia proprio l’aggettivo giusto per descrivere questo provvedimento che senza dubbio risulta rivoluzionario.

 

Per questo il 16 marzo prossimo a Roma, nella sala Capranichetta in Piazza Montecitorio è stato organizzato dall’Associazione Docenti Art. 33 e dal sindacato Gilda degli Insegnanti il Convegno nazionale sul tema La Buona Scuola. Profili di Incostituzionalità.

 

L’obiettivo del convegno è quello di affrontare i punti di incostituzionalità che sembrano coinvolgere la legge 107/2015, con lo scopo di arrivare a proporre alcune modifiche normative e valutare anche la possibilità di intraprendere la strada di un referendum.

 

Come si legge sul manifesto del convegno infatti “La legge 107/2015 appare viziata da forzature normative che stravolgono alcuni dei cardini della Costituzione. Le criticità maggiori riguardano la creazione di ambiti territoriali, finalizzati alla chiamata diretta dei docenti, e la presenza di pesanti deleghe che danno al governo una discrezionalità normativa oggettivamente non coerente con il dettato costituzionale”.

 

Il convegno inizierà alle ore 9.30 del 16 marzo prossimo e la partecipazione viene riconosciuta come attività di aggiornamento con esonero dall´insegnamento (art. 64 CCNL 29/11/2007).

 

 

Scuola. Si avvicina l’opzione referendum

 

 

Al di là del convegno, la possibilità referendaria è sempre più tangibile per poter gridare tutto ciò che in questa legge non va e deve essere cambiato. A partire dagli aspetti considerati incostituzionali.

 

La nostra mobilitazione è partita quando la riforma era ancora soltanto un documento del quale abbiamo contestato subito l´impianto, scendendo in piazza il 23 novembre del 2014 (…) Dando voce al dissenso del mondo della scuola, da allora la nostra lotta non si è mai fermata e, coerentemente (…) la Gilda degli Insegnanti ha deciso di non firmare il contratto della mobilità che conferma ambiti territoriali e chiamata diretta da parte del dirigente scolastico, ovvero i pilastri della legge 107”.

 

A dirlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, spiegando senza indugi, che su questa posizione non si conosce mediazione.

 

L’aspetto di incostituzionalità è stato portato sotto i riflettori dal prof. Michele Ainis, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università degli Studi di Roma III ed editorialista del Corriere della Sera e dell’Espresso, il quale ha pubblicato nel numero di marzo di Professione Docente, bimestrale di informazione della Gilda degli Insegnanti un articolo che affrontava proprio questo tema.

 

 

Fonte: gildains / tecnicadellascuola / orizzontescuola

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest