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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mar, mar 7, 2017  Valentina
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Fonte: forzearmate.org

Fonte: forzearmate.org

L’approvazione della riforma sul riordino delle forze armate che ha visto la luce lo scorso 23 febbraio cambierà per sempre la carriera e le retribuzioni per circa 500 mila persone impegnate ogni giorno per la sicurezza di tutti.
I numeri snocciolati dal ministro Pinotti sono certamente rassicuranti: 621 milioni di euro per il 2017 e di 1 miliardo e 27 milioni per il 2018 immediatamente utilizzabili. Una quota parte di queste cifre dovrebbe andare a coprire il bonus di 80 euro mentre circa 140 milioni saranno destinati alle assunzioni e alla formazione delle risorse umane.

 

 

 

 

 

Riordino FFAA: Cosa cambierà nel concreto

 

 

 

 

I punti salienti di quanto accadrà con l’entrata in vigore di questa riforma, in attesa chiaramente ancora dei testi di legge, possono essere riassunti nei seguenti punti:

 

- adeguamento e rimodulazione degli organici nei diversi ruoli;
- semplificazione dell’ordinamento e valorizzazione del percorso formativo;
- facilità di carriera in base al merito e alla professionalità e non solo in base all’anzianità di servizio;
- valorizzazione dei ruoli intermedi (cioè sovrintendenti o brigadieri, ispettori o marescialli a seconda dell’appartenenza) per i quali sarà prevista la laurea breve;
- ampliamento delle funzioni per chi ha gradi apicali sia nelle fasce intermedie che in quelle dirigenziali; possibilità di passare da una qualifica all’altra più velocemente.

 

 

Solo i vigili del fuoco rimangono in un limbo piuttosto bizzarro. Per loro infatti si parla genericamente di ottimizzazione dell’efficacia. Frase dal significato davvero troppo generico. Quasi una semplice indicazione di intenti.

 

 

Riordino FFAA: Tutti contro. Ora e anche dopo

 

 

 

Che questo riordino non accontenti molte delle parti in causa lo sapevamo già. Tra i più agguerriti oppositori alla riforma c’è senza dubbio Luca Comellini, segretario del Partito per la tutela dei diritti di militari, secondo il quale “il trattamento economico delle forze armate subirebbe una illogica modifica che amplia ancora di più le distanze tra truppa e generali”.
Anche la posizione del Cocer è piuttosto chiara su questa riforma: “se dobbiamo subire una nuova riforma per 20 anni con le sue ricadute e l’insoddisfazione dei colleghi, è preferibile dire NO ad un riordino che potrà scontentare molti per molto tempo e accontentare pochi per poco tempo”.

 

 

 

 

 

Fonte: formiche / businessonline
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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gio, dic 29, 2016  Valentina
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Fonte: mpnazionale.it

Fonte: mpnazionale.it

La bufera del risultato referendario dello scorso 4 dicembre non poteva non avere ripercussione, tra gli altri, anche nell’ambito del riordino delle forze armate.

 

 

Il nuovo governo infatti si troverà anche a dover decidere rispetto alla legge di stabilità e quindi all’articolo 52, il quale prevede, allo stato delle cose, un fondo da destinare al finanziamento di diversi interventi per il pubblico impiego, tra i quali anche il riordino delle carriere previsto dalla legge delega n°124 del 2015.

 

 

 

Riordino Carriere FFA. La situazione non è affatto rosea…

 

Se entriamo nel dettaglio del primo comma dell’articolo 52 appena citato, si legge che per finanziare quanto previsto dai commi 2,3,4,5  – rinnovo del contratto per il personale della Pubblica Amministrazione; nuove assunzioni per carabinieri, Vigili del Fuoco e delle altre Forze armate; nuove risorse per le amministrazioni dello Stato; riordino delle carriere -  saranno stanziati 1,92 miliardi di euro per il 2017 e 2,63 miliardi per il 2018.
Se analizziamo solo l’ultimo punto in questione ovvero il riordino, il problema è molto semplice: a cosa si rinuncia? Al riordino o alla proroga degli 80€ promesso dall’ormai defunto governo Renzi? In ogni caso, considerando che la paghetta di Renzi ha avuto una proroga solo per il 2017, nel caso in cui il riordino non ci sarà, le forze armate dal 2018, non solo perderanno gli 80€ ma anche la tanto agognata e sudata possibilità di riordino delle carriere attesa da più di 16 anni.
Questa analisi è stata fatta dal sito Forzearmate.org, il quale sottolinea anche senza mezzi termini che la bozza di riordino oltre a mirare a un aumento concreto di retribuzione, avrebbe innalzato la qualifica per tutti i gradi con notevoli ripercussioni positive anche sul sistema previdenziale.

 

Riordino Carriere FFA. Incognita sul futuro

 

Cosa accadrà nel prossimi giorni nessuno lo sa. Molti, i più pessimisti, credono che il nuovo esecutivo sarà solo un altro modo per non affrontare questioni spinose, tra le quali il riordino e i fondi necessari per affrontarlo la fanno da padrone.

C’è chi invece ancora un po’ di speranza ce l’ha e attende fiducioso che arrivino conferme da fonti ufficiali.

Di fatto, la situazione al momento è di nuovo in stallo e quello che sembrava delinearsi come un Natale all’insegna della serenità, si preannuncia invece molto, ma molto incerto.
Fonte: forexinfo / forzearmate

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, feb 15, 2016  Valentina
Carabinieri. Quando chi sbaglia indossa la divisa
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Font: seguonews.it

Font: seguonews.it

Eh sì, perché prima di essere carabinieri, sono uomini. Con pregi e difetti di qualunque essere umano. E qualche volta anche con l’indole a delinquere. Sembra un paradosso ma se ci si pensa un attimo più attentamente non c’è nulla di così tanto strano.

 

Eppure la notizia di carabinieri che arrestano carabinieri suscita sempre un certo scalpore, quel misto di sdegno e riconoscenza perché non si sa se gioire per chi ha fatto giustizia nonostante la divisa in comune o indignarsi per chi quella stessa divisa l’ha sporcata.

 

La storia di per sé è pura cronaca, nulla di sconcertante, se non che 4 dei protagonisti cattivi sono carabinieri, i quali in cambio di informazioni chiudevano un occhio e consentivano agli spacciatori di continuare indisturbati il loro commercio. Ma non facevano solo questo.

L’accusa più pesante riguarda il fatto che i 4 carabinieri rivendevano la droga sequestrata, perché di fatto i sequestri da loro compiuti non venivano formalizzati.

 

Nessun occhio di riguardo per loro da parte dei colleghi. Delinquenti comuni, per i quali non si usa alcun tipo di attenuante. Antonio De Cristofare, Massimiliano Marrone, Bruno Sepe e Claudio Saltarelli, tutti sottufficiali del nucleo investigativo di via Selci a Roma.

 

 

Carabinieri. Arriva però anche il momento di chiedere scusa

 

 

Se è vero che i carabinieri non sono immuni dall’avere al loro interno delle mele marce, non lo sono neanche rispetto agli errori di giustizia contro di loro.

 

È il caso più clamoroso è quello del maresciallo Carmine Forcella. Dedicò oltre 30 anni all’arma, all’interno del nucleo radiomobile e polizia giudiziaria presso la Procura di Como compiendo oltre 750 arresti nell’ambito dei pentiti di ‘ndrangheta.

Nel 1994 però fu accusa di associazione mafiosa e tutti i suoi meriti conquistati sul campo, non valsero più il rispetto di colleghi e superiori che, nel migliore dei casi, sparirono dal suo fianco, lasciandolo solo ad affrontare un processo e una gogna del tutto ingiustificata.

 

Nel 2000, quando Forcella venne prosciolto da ogni accusa, anche l’arma a testa bassa decise che era giunta l’ora di riconoscere gli sbagli di chi lo aveva lasciato solo. “Oggi avrebbero potuto infischiarsene, perché non coinvolti in quei fatti e invece non l’hanno fatto e, onestamente, non posso chiedere di più. Mi sento leggero, liberato del peso che mi ero portato dentro per tutto questo tempo. Ho avuto il mio giudice a Berlino. Per me la storia finisce qui, bisogna capire quando è il momento di fermarsi e continuare non porterebbe ad alcunché d’altro”. Un lieto fine che fa sempre bene.

 

 

 

 

Fonte: infodifesa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, set 23, 2015  Valentina
Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Storia Infinita
4.4 (88%) 5 Vota Questo Articolo

Oltre al danno la beffa. Questa volta è proprio il caso di dirlo per centinaia di servitori dello stato, appartenenti alle forze di polizia che per anni hanno cercato di farsi riconoscere il mancato avvio della previdenza complementare.

 

Sono stati infatti condannati dalla corte d’appello di Perugia al pagamento di una sanzione di mille euro per, si legge nella sentenza, “aver intentato una lite temeraria”, evidentemente basata su pretese infondate e chiamando in causa un Giudice non competente per giurisdizione (il Tar anziché la Corte dei Conti)”. Ma andiamo con ordine.

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Cronistoria

 

 

 

pensioni comparto sicurezzaTutto nasce a causa della legge 335/95, la Riforma Dini, che sancì il passaggio dal sistema retributivo al quello misto in termini di pensione per chi al 31/12/1995 non aveva ancora maturato almeno 18 anni di contribuzione.

Per coloro che invece erano stati assunti dal primo gennaio 2016, il passaggio era verso un sistema contributivo puro. Inutile dire che questo cambiamento di calcolo è peggiorativo in termini economici e ha creato una distanza tra i vecchia e nuova guardia che in qualche modo avrebbe dovuto essere colmata. Come? Con la previdenza complementare, finanziata attraverso il TFR e con delle quote paritetiche mensili volontarie stabilite dal contratto di lavoro, ripartite tra il dipendente ed il datore di lavoro.

 

Se per tutti i lavoratori tale ancora si salvezza tardò ad arrivare – ad esempio per i dipendenti pubblici – per i dipendenti del comparto difesa e sicurezza non fu mai attivata, creando un danno economico di notevole portata.

Tanto per dare un’idea in termini numerici di quanto questa riforma ha inciso sulle tasche dei pensionati vi basti pensare che coloro che sono stati assunti dopo il 1196, percepiranno una pensione che non supererà il 50% del loro ultimo stipendio.

Per questo la previdenza complementare è tanto importante. Per questo l’inadempienza dello stato è altrettanto importante.

 

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. Il Paradosso Dell’Iter Giudiziario

 

 

Per portare alla luce proprio l’inadempienza statale, il personale del comparto sicurezza le ha provate tutte: scioperi, manifestazioni, ricorsi sindacali. Fino all’estrema ratio della giustizia intrapresa nel 2009 con un ricorso al Tar del Lazio. La sentenza che ne è derivata – pubblicata peraltro con un ritardo ingiustificato – si limitava esclusivamente a ritenersi non competente in materia indicando invece la competenza della Corte dei Conti.

 

Il vero problema è arrivato con l’istanza di appello presentata alla corte di Perugia per l’eccessiva durata del procedimento processuale, che è rimasto attivo per quasi il doppio degli anni consentiti dalla legge: sei invece che tre.

Da qui la richiesta di indennizzo, in base alla legge Pinto  non inferiore ai 500 e non superiore ai 1500 euro per ciascuno. Questo smacco non mette certo la parola fine alla battaglia del comparto sicurezza sulla previdenza complementare. Anzi. Regala ulteriore sprint per la prossima battaglia sempre a colpi di ricorsi che si giocherà prossimamente sempre al teatro di Perugia.

Staremo a vedere chi vincerà.

 

 

 

 

Fonte: supu

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mer, set 2, 2015  Valentina
Carabinieri E Forestali. Questo matrimonio Non S’ha Da fare
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

 

Fonte: forzepolizia.org

Fonte: forzepolizia.org

Attriti e punzecchiature iniziano ad arrivare da entrambe le parti ormai. Carabinieri e Corpo forestale dello stato, dopo l’annuncio ufficiale della loro unione forzata non si danno pace e da entrambe le parti aumentano le voci non concordi.
Se da un lato i forestali, dalla voce di Danilo Scipio, Segretario Generale dell’Unione Generale Lavoratori del Corpo Forestale dello Stato, “è evidente che all’interno dei Carabinieri non esistano le professionalità adatte ad offrire al Paese un’adeguata tutela ambientale ed agroalimentare”, dall’altro c’è la Benemerita che accusa il colpo, in attesa di una nuova carica che a breve, vedrete, arriverà.
In effetti, quanto afferma il sindacalista non è del tutto sbagliato: “non è pensabile imporre un cambiamento di status giuridico a ottomila dipendenti di una certa età che magari hanno fatto scelte di vita differenti in passato, rinunciando al grado di maresciallo o di ufficiale militare o dell’Arma per entrare in una forza di polizia ad ordinamento civile”.

 

 

Di fatto però la legge sta andando nella direzione opposta, nonostante il parere contrario di magistratura e addetti ai lavori e con questo ci sarà da farci i conti, volente o nolente.

 

 

Il corpo forestale però palesa la sua intenzione di non arrendersi e avvisa che il prossimo passo sarà la corte di giustizia europea.

 

 

Carabinieri. Burrasca Anche Con La Polizia

 

 

Sembra proprio che negli ultimi tempi l’arma dei carabinieri sia diventata la pecora nera tra le forze armate. Oltre agli ovvi attriti con i cugini “verdi” di cui abbiamo parlato adesso, un episodio di cronaca porta a uno scontro anche con la polizia.
Il tutto si è svolto all’interno di un bar a Francavilla Fontana. Sull’esatta dinamica dei fatti ci sono ancora le indagini in corso, coadiuvate anche dalle riprese delle telecamere di sorveglianza ma dalle prime ricostruzioni sembra che il poliziotto 31enne Andrea Camassa sarebbe intervenuto per sedare gli animi di Arcangelo e Pietro Cinieri, padre e figlio di 53 e 27 anni, il primo ex carabiniere, rimanendo suo malgrado coinvolto nella rissa.

 

Una seconda versione invece vedrebbe il poliziotto protagonista della rissa, causata da apprezzamenti rivolti a sua moglie c con la complicità di qualche bicchiere di troppo.
Di fatto quando sono intervenuti i carabinieri, hanno ritenuto che i ruoli dei tre fossero da equiparare, pertanto li hanno arrestati e il PM Luca Buccheri ne ha convalidato l’arresto in flagranza di reato.

 

Il tribunale del riesame ha poi accolto l’istanza dei legali del poliziotto che è già tornato in libertà.
Fino a qui i fatti.
Di per sé la vicenda non ha nulla di strano. Se non fosse per una lettera che i colleghi del poliziotto hanno scritto accusando i cugini dell’arma di una condotta bieca e subdola per trarlo in arresto: “Ma non siamo “colleghi”? Non ci dobbiamo aiutare gli uni con gli altri? No. In quel posto no. Non vogliamo nemmeno immaginare che ci sia dolo nell’anomalo comportamento dei carabinieri. Dicono che a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina”.
Parole dure, durissime. Condite nella lunga lettera da riferimenti alla mafia e a un sistema corrotto che fa diventare carnefice una vittima del dovere.
Qual è il filo conduttore di questo articolo? Il sospetto. Più nessuno ormai tra gli uomini in divisa si fida dell’altro. A causa delle condizioni di lavoro, del clima sociale e delle istituzioni che non prendono posizione mai, lasciando tutti indistintamente nell’arena, senza differenze tra divise e ruoli.

 

Un sospetto su cui, quelle stesse istituzioni che lo hanno creato, marciano. Sta diventando un tutti contro tutti così nessuno avrà più il tempo di andare contro a terzi. Meglio una guerra tra fratelli che con i padri, no?

 

 

 

Fonte: affaritaliani / obiettivonews / supu  / lostrillonews

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

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