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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mer, set 23, 2015  Valentina
Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Storia Infinita
4.4 (88%) 5 Vota Questo Articolo

Oltre al danno la beffa. Questa volta è proprio il caso di dirlo per centinaia di servitori dello stato, appartenenti alle forze di polizia che per anni hanno cercato di farsi riconoscere il mancato avvio della previdenza complementare.

 

Sono stati infatti condannati dalla corte d’appello di Perugia al pagamento di una sanzione di mille euro per, si legge nella sentenza, “aver intentato una lite temeraria”, evidentemente basata su pretese infondate e chiamando in causa un Giudice non competente per giurisdizione (il Tar anziché la Corte dei Conti)”. Ma andiamo con ordine.

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Cronistoria

 

 

 

pensioni comparto sicurezzaTutto nasce a causa della legge 335/95, la Riforma Dini, che sancì il passaggio dal sistema retributivo al quello misto in termini di pensione per chi al 31/12/1995 non aveva ancora maturato almeno 18 anni di contribuzione.

Per coloro che invece erano stati assunti dal primo gennaio 2016, il passaggio era verso un sistema contributivo puro. Inutile dire che questo cambiamento di calcolo è peggiorativo in termini economici e ha creato una distanza tra i vecchia e nuova guardia che in qualche modo avrebbe dovuto essere colmata. Come? Con la previdenza complementare, finanziata attraverso il TFR e con delle quote paritetiche mensili volontarie stabilite dal contratto di lavoro, ripartite tra il dipendente ed il datore di lavoro.

 

Se per tutti i lavoratori tale ancora si salvezza tardò ad arrivare – ad esempio per i dipendenti pubblici – per i dipendenti del comparto difesa e sicurezza non fu mai attivata, creando un danno economico di notevole portata.

Tanto per dare un’idea in termini numerici di quanto questa riforma ha inciso sulle tasche dei pensionati vi basti pensare che coloro che sono stati assunti dopo il 1196, percepiranno una pensione che non supererà il 50% del loro ultimo stipendio.

Per questo la previdenza complementare è tanto importante. Per questo l’inadempienza dello stato è altrettanto importante.

 

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. Il Paradosso Dell’Iter Giudiziario

 

 

Per portare alla luce proprio l’inadempienza statale, il personale del comparto sicurezza le ha provate tutte: scioperi, manifestazioni, ricorsi sindacali. Fino all’estrema ratio della giustizia intrapresa nel 2009 con un ricorso al Tar del Lazio. La sentenza che ne è derivata – pubblicata peraltro con un ritardo ingiustificato – si limitava esclusivamente a ritenersi non competente in materia indicando invece la competenza della Corte dei Conti.

 

Il vero problema è arrivato con l’istanza di appello presentata alla corte di Perugia per l’eccessiva durata del procedimento processuale, che è rimasto attivo per quasi il doppio degli anni consentiti dalla legge: sei invece che tre.

Da qui la richiesta di indennizzo, in base alla legge Pinto  non inferiore ai 500 e non superiore ai 1500 euro per ciascuno. Questo smacco non mette certo la parola fine alla battaglia del comparto sicurezza sulla previdenza complementare. Anzi. Regala ulteriore sprint per la prossima battaglia sempre a colpi di ricorsi che si giocherà prossimamente sempre al teatro di Perugia.

Staremo a vedere chi vincerà.

 

 

 

 

Fonte: supu

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mer, set 2, 2015  Valentina
Carabinieri E Forestali. Questo matrimonio Non S’ha Da fare
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

 

Fonte: forzepolizia.org

Fonte: forzepolizia.org

Attriti e punzecchiature iniziano ad arrivare da entrambe le parti ormai. Carabinieri e Corpo forestale dello stato, dopo l’annuncio ufficiale della loro unione forzata non si danno pace e da entrambe le parti aumentano le voci non concordi.
Se da un lato i forestali, dalla voce di Danilo Scipio, Segretario Generale dell’Unione Generale Lavoratori del Corpo Forestale dello Stato, “è evidente che all’interno dei Carabinieri non esistano le professionalità adatte ad offrire al Paese un’adeguata tutela ambientale ed agroalimentare”, dall’altro c’è la Benemerita che accusa il colpo, in attesa di una nuova carica che a breve, vedrete, arriverà.
In effetti, quanto afferma il sindacalista non è del tutto sbagliato: “non è pensabile imporre un cambiamento di status giuridico a ottomila dipendenti di una certa età che magari hanno fatto scelte di vita differenti in passato, rinunciando al grado di maresciallo o di ufficiale militare o dell’Arma per entrare in una forza di polizia ad ordinamento civile”.

 

 

Di fatto però la legge sta andando nella direzione opposta, nonostante il parere contrario di magistratura e addetti ai lavori e con questo ci sarà da farci i conti, volente o nolente.

 

 

Il corpo forestale però palesa la sua intenzione di non arrendersi e avvisa che il prossimo passo sarà la corte di giustizia europea.

 

 

Carabinieri. Burrasca Anche Con La Polizia

 

 

Sembra proprio che negli ultimi tempi l’arma dei carabinieri sia diventata la pecora nera tra le forze armate. Oltre agli ovvi attriti con i cugini “verdi” di cui abbiamo parlato adesso, un episodio di cronaca porta a uno scontro anche con la polizia.
Il tutto si è svolto all’interno di un bar a Francavilla Fontana. Sull’esatta dinamica dei fatti ci sono ancora le indagini in corso, coadiuvate anche dalle riprese delle telecamere di sorveglianza ma dalle prime ricostruzioni sembra che il poliziotto 31enne Andrea Camassa sarebbe intervenuto per sedare gli animi di Arcangelo e Pietro Cinieri, padre e figlio di 53 e 27 anni, il primo ex carabiniere, rimanendo suo malgrado coinvolto nella rissa.

 

Una seconda versione invece vedrebbe il poliziotto protagonista della rissa, causata da apprezzamenti rivolti a sua moglie c con la complicità di qualche bicchiere di troppo.
Di fatto quando sono intervenuti i carabinieri, hanno ritenuto che i ruoli dei tre fossero da equiparare, pertanto li hanno arrestati e il PM Luca Buccheri ne ha convalidato l’arresto in flagranza di reato.

 

Il tribunale del riesame ha poi accolto l’istanza dei legali del poliziotto che è già tornato in libertà.
Fino a qui i fatti.
Di per sé la vicenda non ha nulla di strano. Se non fosse per una lettera che i colleghi del poliziotto hanno scritto accusando i cugini dell’arma di una condotta bieca e subdola per trarlo in arresto: “Ma non siamo “colleghi”? Non ci dobbiamo aiutare gli uni con gli altri? No. In quel posto no. Non vogliamo nemmeno immaginare che ci sia dolo nell’anomalo comportamento dei carabinieri. Dicono che a pensare male si fa peccato ma spesso si indovina”.
Parole dure, durissime. Condite nella lunga lettera da riferimenti alla mafia e a un sistema corrotto che fa diventare carnefice una vittima del dovere.
Qual è il filo conduttore di questo articolo? Il sospetto. Più nessuno ormai tra gli uomini in divisa si fida dell’altro. A causa delle condizioni di lavoro, del clima sociale e delle istituzioni che non prendono posizione mai, lasciando tutti indistintamente nell’arena, senza differenze tra divise e ruoli.

 

Un sospetto su cui, quelle stesse istituzioni che lo hanno creato, marciano. Sta diventando un tutti contro tutti così nessuno avrà più il tempo di andare contro a terzi. Meglio una guerra tra fratelli che con i padri, no?

 

 

 

Fonte: affaritaliani / obiettivonews / supu  / lostrillonews

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

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mar, lug 7, 2015  Valentina
Carabinieri. Ecco il Primo Con Gli Occhi a Mandorla
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: intelligonews.it

Fonte: intelligonews.it

Il destino è beffardo e la storia ci fa gioco di noi da sempre, senza distinguere continenti, etnie o religioni. Comanda lei e sistematicamente si ripete, nella speranza di insegnarci ogni volta qualcosa in più.

 

È con questo spirito che in un momento dove le polemiche per l’immigrazione sono cocenti e dove l’invasione della Cina sui mercati europei  è sempre più dilagante, la storia ci dà l’ennesima lezione: nulla si può contro la globalizzazione.

 

E vedere il primo carabiniere con gli occhi a mandorla giurare fedeltà alla repubblica italiana all’interno della caserma Cernaia di Torino, indossando una divisa patriottica ne è la prova in assoluto più tangibile.

 

 

Carabinieri. Passi Avanti Anche Con La Tecnologia

 

 

 

Se da un lato la Benemerita si adegua ai tempi che cambiano e apre le porte a uomini e donne italiani sono di passaporto acquisito, dall’altro lato si continua a lottare per rimanere al passo coi i tempi sfruttando quanto più possibile le possibilità tecnologiche.

È con questo spirito che nasce, grazie alla Fabbrica d’Armi Beretta nell’ambito di un progetto di ricerca con l’Università di Brescia e finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, il progetto i-protect.

 

Si tratta di uno strumento nato con lo scopo di diminuire i tempi di reazione della Centrale Operativa, in termini di intervento, supporto e soccorso, aumentando così il livello di sicurezza dei cittadini ma anche delle Forze dell’Ordine.

In pratica attraverso questo strumento è possibile fornire alla centrale informazioni in tempo reale garantendo quindi un’interazione maggiore tra personale sul campo e centrale operativa, in modo da affrontare più velocemente tutte quelle emergenze che richiedono l’invio immediato di uomini e mezzi.

 

Questo strumento è di fatto una pistola “Beretta PX4 Storm-i” in calibro 9x19mm, con una fondina specifica a doppia sicurezza munita di attuatori magnetici e da uno smartphone dotato dell’applicativo “ODINO 5″ – Operational Device for Information, Networking and Observation – che permette l’integrazione dell’arma nel sistema di comando e controllo centrale.

 

Come funziona? Questa pistola è dotata di un moderno processore Bluetooth Low Energy, grazie al quale i dati raccolti vengono comunicati allo smartphone, che a sua volta, li invia nella Centrale Operativa di competenza in tempo reale.

 

A sperimentare per primi questo progetto saranno i carabinieri che hanno avuto una formazione mirata su questo progetto, all’interno della Scuola di Perfezionamento al Tiro dell’Arma dei Carabinieri. Il progetto chiaramente vorrebbe vedere esteso questo sistema all’intero corpo, ma siamo ancora nella fase sperimentale; se i risultati saranno soddisfacente, la dotazione a tutti i carabinieri potrebbe concretizzarsi.

 

 

 

 

Fonte: intelligonews / grnet

 

 

 

 

Valentina Stipa

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sab, apr 25, 2015  Valentina
Forze Armate. Presentato Il Libro Bianco Per La Difesa
3.4 (68%) 5 Vota Questo Articolo

Fonte: adnkronos.it

Fonte: adnkronos.it

Lo si aspettava per l’anno scorso, ma meglio tardi che mai. È stato finalmente presentato dal ministro della Difesa Roberta Pinotti e approvato Presidente della Repubblica e dal  Consiglio Supremo di Difesa il Libro Bianco per la sicurezza internazionale e la difesa.

 

Si tratta di 67 pagine nelle quali sono contenute solo le linee guida alle quali lo stato maggiore della difesa dovrà attenersi per stilare un documento di carattere tecnico e dettagliato che vada ad analizzare i singoli aspetti.

 

L’introduzione al libro bianco fotografa una situazione delle nostre forze armate davvero poco incoraggiante: vecchie, troppo rigide e sbilanciate in termini di gerarchie. Nulla di nuovo, in fondo.

I capitoli centrali del libro bianco parlano di aria fritta e poco più.

Nella conclusione del libro bianco si legge un’abdicazione per non prendere decisioni scomode, essendo non competente in materia e delegando a chi competente lo è, la parte decisionale, pur imponendo vincoli di convenienza.

Indubbiamene è un libro bianco. Di nome e di fatto. Bianco. Vuoto.

 

 

Libro Bianco Difesa. Cosa Cambierà…MA Cambierà?

 

Analizziamo insieme cosa cambierà di fatto nelle principali aree di criticità delle forze armate.

Prima di tutto si punterà ad avere una forza più giovane, numericamente flessibile e preparata professionalmente; si dovrà quindi prevedere un orientamento maggiore alla formazione e all’addestramento anche di carattere internazionale, accompagnato da una maggiore interazione con la società.

Rimane però chiaro l’obiettivo di arrivare ad avere 150.000 militari nel 2024 come previsto dalla Riforma Di Paola.

 

Poi la ripartizione di gradi e compiti dovrà essere più snella e proporzionata tra gradi, ruoli e specialità tenendo conto anche del personale in servizio permanente e a tempo determinato.

In questa ottica anche i percorsi di carriera e il sistema degli arruolamenti per la truppa e i sottufficiali saranno unificati e lo sviluppo delle carriere e delle relative retribuzioni sarà direttamente collegato al progredire nei gradi, alla crescita professionale e alle funzioni.

Il libro bianco poi vuole avere più personale in ferma prefissata, quindi con contratti “a termine”, più giovani arruolati e con maggiori tutele al momento del congedo; non si è dimenticato infatti che gli stipendi sono bassi e le  indennità di missione alte.

 

Leggete per caso qualcosa di concreto e nuovo? Tutte queste rivoluzioni che ci si attendeva dove sono finite? Dov’è che si parla ad esempio del diritto di associazione per i militari?

 

 

Libro Bianco Difesa. Le Reazioni

 

Se da un lato c’è chi come l’ammiraglio Binelli, si scaglia contro il documento perché, secondo lui, privilegia l’esercito a discapito di Marina militare e Aeronautica, dall’altro rimane sempre il personale operativo con i soliti problemi e le solite questioni irrisolte che, con questo libro bianco sono semplicemente passate dalle mani del ministro a quello dello stato maggiore.

Mani più sicure? Difficile crederlo. Ad oggi tutto rimane aleatorio.

 

 

 

 

Fonte: analisidifesa / sindacatosupu / militariassodipro

 

 

 

 

Valentina Stipa

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ven, mar 27, 2015  Valentina
Identificazione Agenti Polizia. Presentato Disegno di Legge
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

 

Fonte: dallapartedeltorto.tk

Fonte: dallapartedeltorto.tk

Se ne parla da mesi per non dire anni e mai è stato fatto qualcosa di concreto per portare avanti il progetto. Fino ad oggi.

È in discussione finalmente in parlamento infatti – dopo una serie infinita di rinvii -  un disegno di legge sulle “disposizioni in materia di identificazione degli appartenenti alle forze dell’ordine”, firmato in prima battuta dal senatore di Sinistra Ecologia e Libertà Peppe De Cristofaro, al quale si sono aggiunti De Petris, Barozzino, Cervellini, Petraglia, Stefano, Uras e gli ex senatori del Movimento 5 Stelle Campanella e De Pin.

 

L’obiettivo è sempre lo stesso: rendere riconoscibili gli agenti di polizia durante lo svolgimento delle loro funzioni più delicate, durante ad esempio manifestazioni di piazza o quando viene loro richiesto l’assetto antisommossa.

 

 

 

Identificazione Agenti Polizia. Cosa Prevede Il Disegno Di Legge

 

 

 

 

La funzione di questo progetto è duplice negli intenti di chi lo ha presentato.

Se da un lato c’è la volontà di risalire alle mele marce che in qualche occasione non hanno tenuto un comportamento esemplare infangando l’intera categoria agli occhi della comunità, dall’altro c’è anche la precisa volontà di tutelare gli agenti che troppo spesso pagano in massa la colpa di singoli.

 

La normativa attualmente in vigore non prevede l’identificazione degli agenti, con particolare riferimento ai servizi di ordine pubblico. La richiesta contenuta nel disegno di legge non è poi così fuori schema; analizziamola insieme nei suoi punti cardine:

 

- Gli agenti che non indossano per ragioni di servizio l’uniforme identificativa, devono comunque indossare un indumento che li identifichi e li distingua a distanza come appartenente alle forze dell’ordine. Anche i funzionari responsabili devono  essere riconoscibili a distanza e per questo devono indossare un segno distintivo ad esempio la sciarpa tricolore.

 

- Il personale in prima linea invece dovrà essere riconoscibili dal casca protettivo che riporterà alcuni contrassegni identificativi.

 

- Verrà fatto divieto agli agenti di indossare divise o indumenti che li confondano in altre categorie e non in quella di appartenenza, come paramedici e giornalisti.

 

 

 

 

Identificazione Agenti Polizia. E I Manifestanti?

 

 

 

 

Di fatto viene previsto un cambiamento da lato forze dell’ordine, mentre per i manifestanti non ci sarà alcuna modifica rispetto ai regolamenti già in vigore.

 

Per qualcuno questo però non è equo né lecito. Si tratta di Salvatore Trinks, delegato Cocer per la Guardia di Finanza che dichiara “Sono un garantista per principio, a patto che non ci siano dietro altri disegni meno noti (…)credo sia giusto rendere identificabili noi, ma allo stesso modo rendendo distinguibili anche i manifestanti scorretti (…)Ad esempio sparando vernici indelebili contro gli aggressori. Un po’ come si fa con le monete false, segnate per renderle riconoscibili.”

 

Quella del delegato Cocer non sembra una proposta poi tanto fuori tema. Anzi, potrebbe essere il giusto strumenti per “bilanciare il comportamento illecito di chi si infiltra nelle manifestazioni solo per creare scompiglio ed avere la certezza che paghino come paghiamo noi se responsabili di abusi o lesioni”.

 

 

 

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari / iltempo

 

 

 

 

Valentina Stipa

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