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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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lun, mag 11, 2015  Marco Brezza
Infermieri dipendenti pubblici, attenzione alla pronta disponibilità
3.8 (76%) 5 Vota Questo Articolo

infermieri pronta disponibilitàPuò accadere che l’istituto della pronta disponibilità per gli infermieri venga utilizzato come sostitutivo di turno e non integrativo dello stesso? Tale situazione starebbe avvenendo anche in Sicilia: ad affermarlo sono i Collegi Ipasvi della Sicilia, che non esitano a puntare il dito contro le dotazioni organiche in atto, quelle determinate mediante decreto assessoriale del 2010.

 

Pronta disponibilità infermieri, rapido focus

 

Per comprendere queste dichiarazioni, facciamo un rapido focus sul tema della pronta disponibilità relativa al comparto degli infermieri dipendenti pubblici. In primo luogo è necessario affermare che il servizio di pronta disponibilità prevede che il lavoratore sia immediatamente reperibile e che lo stesso sia obbligato a raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità già stabilite in sede di concertazione.
Il servizio di pronta disponibilità può essere svolto soltanto dai dipendenti addetti alle attività operatorie e nelle strutture di emergenza, in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità e, ordinariamente, dal personale della stessa unità operativa. Per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura, il servizio di pronta disponibilità può essere svolto anche dal personale tecnico e da operatori appartenenti alla categoria D.

 

Durata, periodicità, indennità

 

Con riferimento a durata e periodicità, il servizio di pronta disponibilità deve essere limitato ai turni notturni ed ai giorni festivi e, nel caso in cui esso cada in giorno festivo, deve spettare al dipendente un riposo compensativo senza riduzione del debito orario settimanale. La durata si assesta sulle 12 ore, ma può variare da un minimo di 4 ore ad un massimo di 24 ore (in tale ultima circostanza solo nei giorni festivi). Di regola non possono essere previste per ciascun dipendente più di sei turni di pronta disponibilità al mese.
Il servizio conferisce all’infermiere dipendente diritto ad una indennità per le dodici ore, e nel caos in cui il turno sia articolato in orari di minore durata, l’indennità deve essere corrisposta proporzionalmente alla sua durata, con una maggiorazione del 10%.

 

La polemica proveniente dalla Sicilia

 

Nel frattempo è polemica in Sicilia, come si affermava in apertura, anche con riferimento all’importante tema della pronta disponibilità infermieri: “Parlano di ottimizzazione delle risorse infermieristiche” e “si ostinano a non riconoscere che i margini di recupero delle risorse sono finiti”. Le parole provengono appunto da una nota, emessa dai Collegi Ipasvi della Sicilia. “Lo dimostra lo sforamento del budget dello straordinario, – prosegue la nota – utilizzato in maniera indiscriminata per eventi non straordinari ma programmati; l’istituto della pronta disponibilità utilizzato come sostitutivo di turno e non integrativo dello stesso; alcune pronte disponibilità partono addirittura dalle ore otto del mattino dei giorni feriali; dal cumulo di ferie residue del personale. Paradossalmente rimane evidente la difficoltà quotidiana degli infermieri, ma anche dei coordinatori e dei dirigenti infermieri, dove presenti, impegnati sui tavoli negoziali in estenuanti contrattazioni per ottenere più infermieri”.  Le dichiarazioni dei Collegi si innestano in ultima istanza su un aspetto sopra il quale non si può transigere,quello dei livelli assistenziali minimi da garantire: risulta infatti necessaria “un’adeguata definizione del fabbisogno di infermieri atto a garantire adeguati ed appropriati livelli assistenziali”, oltre all’auspicio che “la soddisfazione dei bisogni primari e all’igiene personale degli ammalati siano garantiti dal personale di supporto”.

 

Fonti: quotidianosanita.it

 

Marco Brezza

 

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gio, apr 16, 2015  Marco Brezza
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Sanità: il vitello da squartare per far quadrare i conti dello Stato? Oppure il settore giusto dove effettuare degli sfoltimenti della spesa pubblica? La domanda si pone con irruenza nei giorni dei tagli, alla luce anche delle parole del premier Matteo Renzi, con specifico riferimento alle Aziende sanitari locali (Asl): “Ma vi sembra normale che ci siano regioni con 7 provincie e 22 Asl? È una esagerazione. Se c’è accordo con le Regioni, perché tocca a loro intervenire, possiamo essere in condizione di ridurre le poltrone dei manager delle Asl e applicare i costi standard”.

 

tagli alle Asl

Sanità: arrivano i tagli alle Asl?

 

La possibile mannaia dei tagli potrebbe pertanto colpire i vertici delle Aziende sanitarie locali: o così par di capire analizzando le parole di Matteo Renzi in merito alla annosa questione dei risparmi da ottenere nella sanità. Pronta è stata la replica del governatore del Veneto Luca Zaia: “Siamo allibiti: prendo atto che il Presidente del Consiglio dello Stato italiano – dice Zaia – sfrutta la sua veste istituzionale per fare campagna elettorale, è gravissimo, ma lo avevamo già intuito. Ed è ancor più grave che lo faccia dicendo stupidaggini. Intanto – aggiunge – informo il disinformato Renzi che in quella Regione, cioè il Veneto, le Asl sono 21 e non 22″. Il presidente di Regione si è dilungato poi nella spiegazione relativa la fatto che “il Veneto ha i conti della sanità in attivo da 5 anni, senza introdurre mai addizionali Irpef regionali (unico in Italia) e senza mettere ticket se non quelli imposti da leggi nazionali”.

 

Il parere della Federazione delle aziende sanitarie

 

A far sentire la sua voce è anche la Fiaso, Federazione delle aziende Sanitarie ed ospedaliere, per mezzo del suo presidente Francesco Ripa di Meana: ”Il problema non è quello di ridurre le poltrone dei manager delle Asl, ma di averne bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. La riduzione delle Asl è in alcuni casi sicuramente necessaria ed è un processo già in atto da tempo in molte Regioni. È bene però ricordare – prosegue il numero uno dellla Fiaso – che gli accorpamenti di servizi e funzioni sono stati portati avanti in questi anni dagli stessi manager alla guida delle Aziende. Ed è sbagliata l’equazione meno manager uguale più risparmio perché oltre ad incidere per lo zero virgola zero e qualcosa sui bilanci aziendali, molti di loro sono in aspettativa in altri enti della pubblica amministrazione, dove a volte erano anche meglio retribuiti. Il problema non è quello di ridurre i manager ma di averne di bravi e capaci di centrare gli obiettivi di risparmio. Quelli che dagli anni ’90 ad oggi proprio il management delle Aziende sanitarie ha contribuito a centrare, riducendo sensibilmente l’incidenza della spesa sanitaria sul Pil. Che come certificato recentemente dall’Ocse è oramai la più bassa d’Europa”.

 

L’esempio della Regione Toscana

 

Un esempio nel senso dell’accorpamento arriva da un’altra realtà regionale, la Toscana: un passagio dalle Asl (istituite nel 1993) alle Super Asl. Sono 3, come afferma la legge regionale approvata un mese fa: nord, sud e centro, ribattezzate aree vaste. Assorbiranno le attuali 16 sorelle più piccole (12 sanitarie e 4 ospedaliere universitarie), a capo di ciascuna sarà collocato un coordinatore. L’assessore alla Salute della Regione Luigi Marroni, ingegnere meccanico, da alto dirigente di Fiat trattori ha gestito due fusioni. L’ultima impresa in un settore diverso lo inorgoglisce addirittura di più: “Quando la riforma entrerà a regime risparmieremo almeno il 5-6% del fondo totale. Avevamo già centralizzato acquisti, informatica e amministrazione del personale, compresi i bandi. Settanta milioni all’anno in meno”.

 

Fonti: metropolisweb.it, corriere.it

 

Marco Brezza

 

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mar, apr 7, 2015  Marco Brezza
Reperibilità operatori sanitari: cosa cambia nel riposo compensativo
3.23 (64.62%) 13 Vota Questo Articolo

Novità in arrivo per la disciplina del riposo compensativo con riferimento al settore della sanità: è stata infatti emessa nelle scorse settimane una sentenza che introduce alcuni cambiamenti a livello di principi complessivi che reggono la materia. Si tratta, in realtà, di una precisazione che però possiede un ampio riflesso su un tema importante, toccando anche aspetti non trascurabili come quelli relativi alla pronta reperibilità del personale.

 

Reperibilità operatori sanitari

Riposo compensativo in sanità: parola alla Cassazione

 

In primo luogo è necessario fornire una definizione condivisa di riposo compensativo: si tratta dell’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale che dà titolo, a richiesta del dipendente da effettuarsi entro trenta giorni, a equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario con la maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo.
La sezione lavoro della Corte di Cassazione ha affermato, mediante sentenza n. 26723 del 18 dicembre 2014, che il servizio di reperibilità nel giorno festivo non dà diritto ad un riposo compensativo per il prestatore, ma soltanto ad un trattamento economico aggiuntivo. La precisazione fatta dalla suprema corte accoglie il ricorso di un’Asl (Azienda sanitaria locale) contro la sentenza della Corte d’Appello di Roma che, a conferma della decisione del giudice di primo grado, rigettava l’opposizione dell’azienda sanitaria avverso i decreti ingiuntivi emessi su istanza di alcuni medici ed operatori sanitari a titolo di differenze retributive relative a giorni di riposo non goduto, avendo gli stessi prestato servizio di pronta reperibilità nei giorni festivi.

 

La reperibilità: una prestazione strumentale ed accessoria

 

La Cassazione ha di fatto ribaltato le valutazioni della corte di merito affermando in via preliminare che “la reperibilità prevista dalla disciplina collettiva, si configura come una prestazione strumentale ed accessoria qualitativamente diversa dalla prestazione di lavoro, consistendo nell’obbligo del lavoratore di porsi in condizione di essere prontamente rintracciato, fuori del proprio orario di lavoro, in vista di un’eventuale prestazione lavorativa; conseguentemente il servizio di reperibilità svolto nel giorno destinato al riposo settimanale limita soltanto, senza escluderlo del tutto, il godimento del riposo stesso e comporta il diritto ad un particolare trattamento economico aggiuntivo stabilito dalla contrattazione collettiva o, in mancanza, determinato dal giudice, mentre non comporta, salvo specifiche previsioni della contrattazione collettiva, il diritto ad un giorno di riposo compensativo, il cui riconoscimento, attesa la diversa incidenza sulle energie psicofisiche del lavoratore della disponibilità allo svolgimento della prestazione rispetto al lavoro effettivo, non può trarre origine dall’art. 36 della Costituzione”.

 

La pronta disponibilità

 

Va detto che la disciplina del servizio di pronta disponibilità per gli operatori sanitari prevede che il lavoratore sia immediatamente reperibile e che lo stesso sia obbligato a raggiungere la struttura nel tempo previsto con modalità stabilite in sede di concertazione. Tale servizio può essere svolto soltanto dai dipendenti addetti alle attività operatorie presso le strutture di emergenza, in numero strettamente necessario a soddisfare le esigenze funzionali dell’unità e, normalmente, dal personale della stessa unità operativa. Per eccezionali esigenze di funzionalità della struttura può essere svolto anche dal personale tecnico e da operatori appartenenti alla categoria D.

 

Marco Brezza

 

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ven, mar 13, 2015  Marco Brezza
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La disciplina dei permessi per le attività di formazione relative al personale infermieristico impiegato presso le strutture pubbliche consta di alcuni importanti elementi che è necessario sottolineare con attenzione.

 

formazione

Permessi per formazione obbligatoria infermieri: la disciplina

 

In primo luogo va citata la disciplina specifica dei permessi per formazione: gli infermieri, nel caso in cui la formazione obbligatoria sia organizzata dall’ente di riferimento, devono essere considerati in servizio a tutti gli effetti. Conseguentemente, gli oneri devono essere posti interamente a carico dell’ente stesso. I corsi di formazione sono tenuti, tendenzialmente, all’interno della cornice dell’orario di lavoro. Nel caso in cui i corsi si svolgano esternamente rispetto alla sede di servizio, la partecipazione ad essi comporta, qualora sussistano i presupposti, il trattamento di missione ed il rimborso delle spese di viaggio. A corollario di ciò va detto che le iniziative di formazione fanno tutto il personale dipendente impiegato a tempo indeterminato presso la struttura pubblica.

 

L’aggiornamento facoltativo

 

Per ciò che concerne l’attività di formazione relativa all’aggiornamento facoltativo le cose cambiano: tale tipologia di attività formativa comprende infatti iniziative documentate, selezionate dal personale interessato, anche in ambito extra regionale ed effettuate al di fuori dell’orario di lavoro. Per l’aggiornamento tecnico-scientifico facoltativo non compete la retribuzione. Tuttavia, nel caso in cui l’ente di riferimento ritenga l’aggiornamento facoltativo in linea con i programmi di formazione del personale e strettamente connesso con l’attività di servizio, può allora prevedere, in via preventiva, il proprio concorso alle relative spese.
Ai fini di questa rassegna va inoltre considerato l’importante istituto del congedo per la formazione: si tratta di un permesso particolare concesso ai lavoratori dipendenti di aziende pubbliche (e non soltanto) che abbiano almeno cinque anni di anzianità di servizio presso lo stesso ente. Il congedo per la formazione nell’intero arco della vita, continuato o frazionato, può essere fruito nella misura massima di undici mesi. Tale particolare forma di congedo per formazione non dà diritto alla retribuzione, non è utile ai fini dell’anzianità e non è cumulabile con le ferie, con la malattia e con altre tipologie di congedi. Questo speciale congedo deve essere finalizzato al completamento della scuola dell’obbligo oppure al conseguimento del titolo di studio di secondo grado, del diploma universitario o di laurea; o comunque deve consentire l’accesso alla partecipazione ad attività formative diverse da quelle poste in essere (o finanziate) dal datore di lavoro.

 

Un corollario: la formazione e il futuro della categoria infermieristica

 

Elementi molto importanti questi per la formazione continua della categoria degli infermieri anche nell’ambito delle strutture pubbliche. A tal riguardo occorre non chiusura citare rapidamente ciò che è emerso da un report presentato negli scorsi giorni dal Cerismas, il Centro ricerche e studi in management sanitario dell’Università Cattolica, che risponde ad una fondamentale domanda: in che direzione va la professione infermieristica? Lo studio parla di futuro prossimo in cui gli infermieri fungeranno anche da “facilitatori” dei processi organizzativi, “coordinatori” per la gestione delle risorse umane, “specialisti” per l’assistenza ospedaliera (anche territoriale) con una forte propensione alla multidisciplinarità e allo svolgimento di attività integrate grazie all’interazione con altri professionisti. Questi i ruoli che l’infermiere dovrà (in un’ottica virtuosa) assumere al fine di dare al management sanitario un contributo efficace e immediato.

 

Fonte: ipasvi.it

 

Marco Brezza

 

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mar, feb 24, 2015  Marco Brezza
Vademecum per Infermieri: ecco i diritti infermieristici
4.25 (85%) 8 Vota Questo Articolo

Come si definisce il quadro complessivo dei diritti relativi alla categoria degli infermieri? E quali sono, in concreto, i diritti infermieristici che delineano la cornice complessiva di tutela di questa fondamentale branca di lavoratori del pubblico impiego? Ecco un sintetico ed allo stesso tempo esauriente vademecum inerente ai diritti degli infermieri nel nostro paese.

 

 

Diritti infermieri: reperibilità e ferie

 

Si tratta di un “bouquet” di diritti che si configura come un mosaico semplice, definito e chiaramente (ed esplicitamente) espresso dentro contratti e leggi: per azionare e dare effetto a questi diritti è sufficiente pretendere che essi vengano rispettati dal proprio coordinatore.
In primo luogo è necessario fare cenno ai diritti infermieristici relativi al delicato tema della reperibilità: quest’ultima si configura infatti come un servizio di pronta disp

Diritti infermierionibilità (SPD è il suo nome ufficiale) ed è possibile solo in alcuni reparti, sale operatorie e strutture di emergenza. Non è quindi possibile avere il SPD negli altri reparti o unità operative. Il punto fondamentale di questo tema per gli infermieri è il seguente: per un turno di reperibilità effettuato in un giorno festivo, con chiamata o meno, l’infermiere ha diritto ad un giorno di riposo compensativo nella settimana successiva, ma il turno stesso deve essere richiesto solo nel caso in cui si abbiano delle ore di surplus, dal momento che il riposo compensativo verrà conteggiato con 6 ore di debito orario.
Per ciò che riguarda le ferie invece i diritti infermieri si delineano nel seguente modo: l’infermiere dipendente ha diritto a 15 giorni continuativi di ferie nel periodo estivo (da giugno a settembre):  la domenica ed i festivi non sono conteggiabili come ferie (secondo i dettami della legge), pertanto le giornate reali di ferie spettanti durante il periodo estivo sono 15 escluse le festività. Le ferie si configurano ovviamente come un diritto irrinunciabile e, elemento molto importante e negli ultimi tempi trascurato, non possono essere imposte al dipendente.

 

Riposo compensativo infermieri

 

Per ciò che riguarda il riposo compensativo bisogna sottolineare che l’attività prestata in giorno festivo infrasettimanale conferisce titolo ad equivalente riposo compensativo o alla corresponsione del compenso per lavoro straordinario comprensivo della maggiorazione prevista per il lavoro straordinario festivo: la richiesta in tal senso deve giungere dall’infermiere dipendente entro il termine di 30 giorni dal giorno della prestazione.

 

Diritti infermieri: orario di lavoro e prestazioni notturne

 

Tra i diritti infermieri trova poi alloggio anche la vessata questione del lavoro notturno: l’attività svolta nel corso di un periodo di ore consecutive inserite nell’intervallo fra la mezzanotte e le cinque del mattino deve infatti essere disciplinata contemperando in maniera congrua i diritti della categoria. In tale direzione è vietato adibire le donne al lavoro, dalla ore 24 alle ore 6, dall’accertamento dello stato di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino. Va detto poi che l’inidoneità al lavoro notturno deve essere accertata dal medico competente.
Infine il fondamentale tema dell’orario di lavoro: quest’ultimo non può in alcun modo oltrepassare le 8 ore giornaliere (o le complessive 48 ore settimanali), oppure le 12 ore, in casi però eccezionali. Inoltre (discrimine rilevante) l’infermiere, tra un turno di lavoro ed il successivo, ha diritto ad 11 ore consecutive di riposo. Un diritto che non può in alcun modo essere violato.

 

Fonte: ipasvimi.it, ailf.eu

Foto: infermieristicamente.it

 

Marco Brezza

 

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