Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mar, mar 21, 2017  Valentina
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Fonte: sanremonews.it

Fonte: sanremonews.it

È stato proprio un venerdì 17 in grande stile quello che ha riguardando il comparto scuola. Uno sciopero nazionale indetto da Unicobas Scuola, Cobas, Usb, Anief, Feder A.T.A., Cub Scuola università ricerca e ORSA, tutti uniti contro la legge 107 del 2015, considerata” un attacco frontale ai diritti dei lavoratori e delle famiglie”. Sit-in, slogan e striscioni.
Siamo convinti che la legge 107 vada cancellata e che ci serva tutta un’altra scuola che valorizzi la natura pubblica, inclusiva e aperta di questa fondamentale istituzione della conoscenza. (…) servono finanziamenti veri, un piano di stabilizzazione che dia finalmente risposta alle tante e ai tanti docenti precari che hanno tenuto in piedi la scuola in questi anni di tagli scellerati e di politica inconcludente, (…) Serve un diritto allo studio pieno ed effettivo per consentire a tutte le ragazze e a tutti i ragazzi l’accesso ai più alti gradi dell’istruzione”. A dirlo è il neo responsabile scuola di Sinistra Italiana, Claudia Pratelli.
Tutto questo non rappresenta nulla di nuovo per le istituzioni in realtà. E infatti il lavoro del Governo Gentiloni, sulla scia dell’ormai sepolto esecutivo Renzi, prosegue il suo cammino indisturbato.

 

 

Scuola. Ok Ai Concorsi Light

 
Le commissioni di camera e senato hanno dato il via alla fase transitoria dei concorsi light per assunzione dei precari, “lasciati a piedi” dalla Buona Scuola. Dal prossimo settembre quindi con cadenza biennale verranno indetti concorsi, destinati, per i vincitori, a un piano di formazione triennale.

Nel primo anno si dovrà ottenere un diploma di specializzazione; il secondo anno prevedrà l’ingresso in classe e il terzo invece concluderà il ciclo formativo con l’immissione in ruolo sui posti vacanti. Il tutto vincolato chiaramente al superamento della valutazioni intermedie e finali previste alla conclusione di ogni anno.

 

 

L’obiettivo di questo progetto, come confermato nelle note ufficiali delle commissioni è quello di “attrarre e preparare alla professione docente persone giovani e competenti nelle loro discipline, eliminando il fenomeno dei lunghi periodi di precariato pre-ruolo”.
Dunque il primo concorso vedrà la luce nel 2018 e potranno partecipare tutti i neolaureauti che abbiamo accumulato almeno 24 crediti formativi. In discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Il percorso formativo retribuito avrà inizio per loro l’anno successivo 2019 per concludersi nel 2020.

 

 

 

Scuola. Premiati I Migliori Insegnanti

 

 
Questi non sono solo giorni di protesta e di progetti non sempre condivisi.
In questi giorni si è infatti anche premiato chi “saputo fare scuola oltre la scuola” come dichiara il ministro dell’istruzione Valeria fedeli, durante la consegna dei riconoscimenti alla prima edizioni del Premio nazionale per gli insegnanti.
A vincere i 50 mila euro in palio è stata Annamaria Berenzi, prof di matematica in una sezione ospedaliera a Brescia; con lei sul podio anche Daniela Ferrarello, anche lei insegnante di matematica, in una sezione carceraria di Catania, Consolata Maria Franco, docente di italiano nel carcere minorile di Nisida, Dario Gasparo, insegnante di scienze in un istituto comprensivo di Trieste e Antonio Silvagni, docente di latino e materie letterarie in un istituto superiore di Arzignano (VI).

 

 

 

Fonte: tgcom24 / repubblica / quotidiano

 

 

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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mar, mar 14, 2017  Valentina
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Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Certezza ancora non c’è. Ma l’ipotesi sta facendosi largo da qualche giorno e più se ne parla più sembra vera. Parliamo di un nuovo concorso riservato per i precari che ancora non hanno trovato la cattedra attraverso il piano straordinario di assunzioni della buona scuola.

 

Si intravede all’orizzonte infatti un’altra sanatoria per i precari che hanno già maturato una parte almeno dei requisiti fino ad oggi richiesti per entrare in ruolo ovvero laurea, concorso e tre anni di tirocinio di cui due in classe.

 

Scuola. Tutto in mano al ministro Fedeli

 

 

Nell’audizione in parlamento il ministro Fedeli ha annunciato che i docenti abilitati entreranno in ruolo con un esame orale, mentre i non abilitati con 36 mesi di servizio entreranno in ruolo partecipando a un concorso semplificato con un solo scritto, anziché due, e svolgendo un tirocinio ridotto rispetto ai nuovi laureati.

 

 

Da qui la possibilità poi di un concorsino per stabilizzare anche i precari abilitati di II fascia delle graduatorie d’istituto e quelli di III fascia che abbiano fatto 36 mesi di supplenze almeno.
Tutti questi progetti e tutte queste ipotesi non avranno di certo una partenza veloce, poiché per il prossimo anno scolastico, verranno assunti ancora i vincitori del concorso dello scorso anno.

 

 

Quindi conti alla mano, se i supplenti sono circa 80 mila e i posti in organico circa 45 mila questi progetti di stabilizzazione riguardano indicativamente 35 mila soggetti.

 

Scuola. Poco Entusiasmo Anche Per L’aumento

 

E intanto nessuno si sente soddisfatto della firma apposta dal ministero in termini di aumento stipendiale per il comparto scuola.

 

A spiegare la posizione delle associazioni a tutela dei dipendenti del settore è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti: “delle risorse necessarie per raggiungere i miseri 85 euro lordi di aumento promessi ad oggi risulta stanziata meno della metà. Inoltre, per quanto concerne la parte normativa, va sottolineato che non si è concluso l’iter di revisione del Testo Unico nel quale sono ancora presenti ambiguità su quale sia la sfera riservata alla contrattazione (…) Come è stato evidenziato anche dai recenti dati della Tesoreria dello Stato sugli stipendi degli statali, la scuola resta fanalino di coda del settore pubblico. Chiediamo dunque al Governo di reperire le risorse per recuperare il potere di acquisto dei docenti, cioè almeno 150 euro mensili”.
Vediamo gli sviluppi delle prossime settimane. Certamente la situazione rimane incandescente su tutti i fronti. E non si vedono prospettivi di miglioramento a breve termine.

 

 

 

 

 

Fonte: corriere / orizzontescuola / scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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gio, mar 9, 2017  Valentina
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Fonte: professionistiscuola.it

Il tema della mobilità nel comparto scuola rimane certamente uno dei più ingarbugliati di sempre, specialmente dopo la riforma della Buona Scuola.

 

Cerchiamo di fare quindi un po’ di ordine, partendo da uno dei pochi punti fermi: per il prossimo anno scolastico le preferenze esprimibili per la mobilità, sia territoriale che professionale, potranno essere massimo 15, comprensive di sedi provinciali e interprovinciali.

Si potranno indicare quindi fino a 5 scuole specifiche di uno stesso ambito o anche di ambiti diversi e si potranno richiedere interi ambiti e anche intere province.

 

 

 

Mobilità Scuola. Sciogliamo qualche dubbio

 

 

 

A fronte di una certezza, peraltro arrivata da poco, esistono ancora innumerevoli dubbi sul tema della mobilità, causati non solo dalla confusione iniziale legata alla riforma, ma anche dagli input più disparati lanciati nel corso del tempo dalle istituzioni con l’intento di fare ordine, ma che di fatto hanno ingarbugliato ancora di più le idee a coloro che devono approcciare a questo contesto.
Iniziamo quindi in questo mare di incertezza a mettere dei paletti sui quali dubbi non dovrebbero essercene più.
Prima di tutto va precisato che non è necessario esprimere il numero massimo di preferenze, al contrario si può esprimere anche una sola preferenza, senza che questo invalidi la domanda.
L’ordine nel quale le preferenze vengono elencate è a completa discrezione del docente, sulla base delle sue priorità.
L’unico vincolo normativo riguarda la preferenza analitica che deve necessariamente essere inserita prima rispetta a quella su ambito, poiché diversamente il sistema non farà accedere alla successiva preferenza da esprimere.
Un altro punto estremamente importante riguarda il caso in cui un docente dovesse presentare domanda di trasferimento verso un ambito di suo interesse e la domanda dovesse essere respinta; in questa circostanza la presentazione dell’istanza stessa non pregiudicherebbe la situazione giuridica di partenza dell’insegnante interessato.

 

Mobilità Scuola. Il Dubbio più grande rimane quello sulle tempistiche

 

 

 

Al di là delle considerazioni pratiche sulla domanda di mobilità, il vero mistero rimane quello su quando sarà possibile presentare la propria domanda di trasferimento.
Le notizie che arrivano dai corridoi del ministero parlando del 14 marzo con termine venerdì 31 marzo – prorogabile fino al 3 aprile.
Le date poi per gli esiti non andranno oltre il mese di maggio per ciò che riguarda la scuola d’infanzia, la scuola primaria  e secondaria di primo grado. Per la scuola secondaria di II grado invece il termine per gli esiti delle domande dovrebbe essere il 15 giugno.

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / blastingnews / scuolainforma
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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gio, feb 9, 2017  Valentina
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Fonte: scuolainforma.it

Fonte: scuolainforma.it

 

Il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha finalmente trovato un intesa con le sigle sindacali  Flc Cgil, Cisl e Uil Scuola, Snals-Confsal in tema di contratto integrativo di mobilità sul personale docente.
La notizia è di pochissimi giorni fa e ha portato a una dichiarazione soddisfatta e orgogliosa del neo ministro Fedeli. “Ringrazio le organizzazioni sindacali e l’amministrazione per il lavoro svolto. Come ho sottolineato anche in Parlamento, illustrando le Linee programmatiche di questo Ministero, dobbiamo tutti lavorare per centrare tempestivamente e nel migliore dei modi possibili tutti i passaggi necessari per iniziare, senza le difficoltà del passato, il prossimo anno scolastico”.
 

 

Mobilità Scuola. Cosa prevede il contratto

 

 
Di fatto rispetto a quanto era stato accordato lo scorso dicembre non è cambiato molto.
Il tutto dovrà svolgersi in una fase unica per ogni grado scolastico; ogni docente senza distinzione di anzianità di servizio potrà presentare domanda ed esprimere fino a 15 preferenze, indicando gli ambiti che le scuole fino a un massimo di 5 per queste ultime.
Queste regole sono valide sia per gli spostamenti all’interno della stessa provincia che fuori.
Questo contratto avrà validità esclusivamente per l’anno 2017/2017 e prevede tra le altre cose anche lo svincolo dall’obbligo di permanenza triennale nel proprio ambito o nella propria scuola; questo è possibile grazie a quanto è stato deciso nella legge di stabilità ovvero il passaggio di una parte dell’organico di fatto in organico di diritto comporterà una variazione dell’organico della scuola.

 

 

Tale svincolo non prescinde però dalla garanzia della continuità scolastica, prerogativa decantata e prevista dalla Buona Scuola.
 

Mobilità Scuola. Non tutti sono però contenti

 

 

 

 

Nonostante l’accordo segni un punto di tregua tra le parti, tra i sindacati di categoria c’è chi coerentemente, ha deciso di non accettare di buon grado questa intesa.

È il sindacato della Gilda che grida tutta la sua insoddisfazione: “per noi si tratta di coerenza. Siamo stati in piazza contro la buona scuola contro gli ambiti, la chiamata diretta, il licenziamento dei precari dopo 36 mesi ora non possiamo abbassare la testa. I colleghi hanno ottenuto qualche risultato ma non basta”.
Al di là delle prese di posizione però non si può non riconoscere che questo accordo, se non altro, cancella definitivamente l’algoritmo, nelle mani del quale era la scelta dei docenti. Questo è senza dubbio un passo avanti positivo.

 

 

 

 

 

 

Fonte: rainews / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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mer, feb 1, 2017  Valentina
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Fonte: ilsussidiario.net

Fonte: ilsussidiario.net

Governo nuovo, nuove dichiarazioni di intenti anche in ambito scuola. E così l’audizione della neo ministra Valeria Fedeli davanti alle commissioni cultura di camera e senato, è stata l’occasione giusta per illustrare le linee guida del suo dicastero per il prossimo futuro.

 

Un futuro che parte dalla Buona Scuola. Senza ombra di dubbio, una linea di continuità con il passato che non è detto aiuti il quieto vivere delle due parti.

 

 

 

 

 

Scuola. Sembra esserci armonia di Intenti

 

 

 

Continueremo con le azioni di reclutamento, per ridurre la condizione di precariato, stabilizzando nell’organico i posti che migliaia di docenti occupano da anni, grazie a 400 milioni stanziati nella legge di bilancio”. Proprio in tema di precariato, il neo ministro ricorda, forse a se stessa che “il ruolo del docente, oggi viene troppo spesso mortificato da un eccessivo precariato, che si potrà superare solo attraverso le misure previste dalla legge 107: il piano assunzionale straordinario”.

 

Parole che certamente faranno discutere soprattutto se non troveranno riscontri concreti nelle prossime settimane.

C’è anche però chi apprezza la dichiarazione di intenti del ministro fedeli.

È Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, il quale, dopo aver ascoltato un’intervista radiofonica del ministro, in cui venivano ribaditi i concetti espressi durante l’audizione parlamentare con particolare attenzione alle risorse economiche da destinare all0aumento stipendiale del pubblico impiego, ha espresso la sua fiducia: “apprezziamo le parole della ministra Fedeli sulla necessità di trattare la scuola con un´attenzione particolare nel prossimo rinnovo del contratto. Ci auguriamo che la trattativa che si aprirà all´Aran sia dunque un´occasione per valorizzare la funzione docente e per sburocratizzare il lavoro degli insegnanti sempre più appiattito su mansioni di carattere organizzativo e impiegatizio”.

 

 

 

 

Scuola. Un idillio durato poco

 

 

 

Questa apparente sintonia tra sindacato e ministero è però già finita. A contribuire in modo drastico a questo divorzio c’è senza dubbio il dietrofront del Miur in tema di chiamata diretta, soprattutto per ciò che riguarda “la necessità di prevedere un livello di contrattazione integrativa di istituto per l’assegnazione della sede di servizio nel caso in cui l’istituzione scolastica includa delle sedi situate in comuni diverse”.

A breve è previsto un nuovo incontro tra le due parti per distendere un clima divenuto già troppo teso.

 

 

 

 

 

Fonte: gildains /blastingnews

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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