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ven, giu 9, 2017  Valentina
Buona Scuola. E’ tempo di bilanci
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buonascuolaOrmai è passato un tempo ragionevole oltre il quale fare bilanci è d’obbligo in tema di Buona Scuola. Che questo maxi progetto di riforma non esaltasse gli animi di nessuno, tranne che di coloro che l’0hanno creato era evidente fin da primi attivi della sua divulgazione.

 

A distanza di tempo però dalla sua applicazione si iniziano a vedere i primi risultati e le prime conseguenze che fanno fare marcia indietro anche a coloro che in un primo tempo hanno supportato la riforma.

 

 

 

Buona Scuola. La triste gara al rimedio dell’ultima ora

 

 

 

 

In questo contesto si capisce bene la dichiarazione di Andrea Orlando, candidato alla segreteria nazionale del pd: “il mio impegno da segretario sarà quello di prevedere ulteriori investimenti nella scuola pubblica e l’eliminazione di storture ed errori contenuti nella Buona Scuola (…). Stiamo lavorando a più emendamenti alla Manovra che prevedano da un lato un Piano nazionale e dall’altro un Potenziamento assunzionale per le maestre dell’Infanzia presenti nella Gae, un rimedio agli errori dell’algoritmo per riportare vicino casa i docenti ingiustamente penalizzati, penso a quelli della fase B, e un percorso che valorizzi ulteriormente l’esperienza di quelle migliaia di precari di seconda fascia che contribuiscono ancora oggi in maniera determinante al funzionamento del nostro sistema di istruzione”.

Anche l’altro candidato alle primarie Emiliano è sulla stessa lunghezza d’onda e parla addirittura di riscrivere la riforma.

 

 

Promesse da marinaio frutto della pressione delle elezioni? Lo scopriremo a breve, al di là del risultato delle primarie.

 

 

 

 

Buona Scuola. Si punta all’integrazione

 

 

 

 

 

Intanto il ministro Fedeli continua il suo percorso di creazione di una scuola più aperta all’interno del piano da 840 milioni di euro che mira a far diminuire la dispersione scolastica, favorendo l’integrazione, anche in relazione ai flussi migratori costantemente in aumento.

 

 

Si tratta di un’occasione con la quale ogni istituto scolastico potrà presentare un progetto, il quale, se approvato verrà finanziato dallo stato per un importo variabile in base alla tipologia di planning.

 

 

La velocità e la profondità dell’integrazione dipendono anche dalla scuola. È grazie al percorso che le ragazze e i ragazzi con cittadinanza non italiana fanno a scuola che il nostro Paese potrà contare anche sui loro talenti, sulle loro intelligenze (…). Le scuole possono diventare laboratori di convivenza e di nuova cittadinanza”. Afferma in una recente dichiarazione proprio il ministro Fedeli.

 

 

Tra le attività che le scuole potranno presentare ci sono corsi di insegnamento o mantenimento della lingua d’origine, laboratori di lingue per facilitare l’apprendimento della lingua italiana, attività motoria, musica, ect.

Unico vincolo fondamentale per l’approvazione dei progetti è la condivisione con la cittadinanza e la stretta collaborazione con le autorità locali. La presentazione dei progetti dovrà avvenire dalle ore 10 del 15 maggio alle ore 15 del 3 luglio 2017.

 

 

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola / catania.liveuniversity

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, giu 5, 2017  Valentina
Scuola. Altro che festa della Repubblica…
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Fonte: gildavenezia.it

Fonte: gildavenezia.it

La festa della repubblica, benché celebrata, da anni con immutabile spirito di condivisione, in un momento storico come questo, per l’Italia e per il mondo intero, acquisisce un significato che va oltre la politica.
La festa del 2 giugno è un modo per celebrare anche l’uguaglianza dei cittadini di fronte allo stato. Una celebrazione che stride fortemente se si considera la situazione lavorativa di molte categorie. Come quella degli insegnanti.

 

 

 

 

Scuola. La vergogna senza fine del blocco contrattuale

 

 
“Com’è possibile che gli stipendi di chi lavora nella scuola debbano essere bloccati da quasi 10 anni, senza nemmeno aver concesso loro il paracadute costituito dalla vacanza contrattuale?
Perché un insegnante in pensione nella scuola deve percepire in media 1.300 euro al mese mentre la media dei dipendenti pubblici supera i 1.800 euro, come rilevato in settimana dall’Inps?”.  A dirlo proprio nel giorno della festa della repubblica è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretarioconfederale Cisal.
Non va dimenticato infatti che il comparto scuola è ancora in attesa di un equo rinnovo contrattuale. E con l’aggettivo “equo” si va oltre gli 85 euro lordi.  È necessario adeguare i valori dell’indennità di vacanza alla metà dell’inflazione, così come registrata a partire da settembre 2015 sul blocco presente dal 2008. E la cosa grave è che proprio l’indennità di vacanza rischia di dover rimanere ferma fino al 2021…

 

 

 

Scuola. Si mobilita anche L’Europa

 

 
Perfino l’Europa è intervenuta in modo concreto sulla situazione del comparto scuola italiano. È di pochi giorni fa infatti la notizia che il Segretario Generale del Consiglio d’Europa ha preso in carico del reclamo collettivo Anief n.146/2017 sull’abuso di precariato scolastico italiano.
Anche la Commissione per le Petizioni del Parlamento Ue in tema di mancata adozione della Direttiva Ue 1999/70/CE sulla stabilizzazione del personale pubblico con 36 mesi di servizio ha espresso parere negativo, evidenziando notevoli perplessità per il comportamento dello stato italiano.

 

 

Ultima ma non in ordine di importanza che si sta prendendo a cuore la situazione del comparto scuola italiano è la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’Uomo, la quale presto darà il suo parere in tema di abuso del precariato e discriminazioni per i supplenti.

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola

 

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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gio, giu 1, 2017  Valentina
Scuola. 52 mila assunzione per la prossima estate
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Fonte: newspedia.it

Fonte: newspedia.it

È il risultato del braccio di ferro tra ministro dell’istruzione e quello dell’economia, i quali all’unisono hanno annunciato che entro settembre ci saranno 15mila cattedre definitive che fino ad oggi sono state coperte da supplenze; a queste si aggiungono anche le 21mila rimaste libere per pensionamenti e 16 già vacanti da prima.

 

 

La suddivisione, per la precisine verrà in questo modo: il 60% saranno nuove assunzioni, il 30 % trasferimenti e il 10 % passaggi di cattedra e di ruolo.

Questo massiccio progetto di assunzioni sarà finanziato da quasi 540 milioni di euro.

 

 

 

 

Scuola. Come avverranno le assunzioni

 

 

 

 

 

Le assunzioni di cui stiamo parlando saranno tutte a tempo indeterminato e verranno scaglionate come segue:

 

• Il 9 giugno 2017 partiranno le assunzioni per le scuole primarie;

 

 

• Il 19 luglio 2017 inizieranno le assunzioni per le scuole d’infanzia;

 

 

• Il 4 Luglio 2017 sarà la volta delle scuole secondarie di primo grado;

 

 

• Il 20 luglio 2017 termineranno le assunzioni per le scuole secondarie di secondo grado.

 

 

 

Alla fine di questo primo step, si parte con le vere e proprie immissioni in ruolo. I pensionamenti hanno certamente giocato un ruolo fondamentale in questa partita, garantendo quasi 21.000 posti.

 

 

 

 

Scuola. Soddisfazione piena di tutte le parti in causa

 

 

 

Come spiega bene Salvo Intravaia sul sito di repubblica, questo risultato è frutto di uno scontro tutt’altro che  facile. “Il Mef conteggiava in meno di 10mila le cattedre da stabilizzare, mentre il Miur ne chiedeva 25mila. Alla fine saranno poco più di 15mila che sommate agli oltre 20mila pensionamenti e ai 16mila posti liberi determinano un contingente di oltre 51mila posti. Ma il grosso sarà al Nord e per le migliaia di docenti meridionali “costretti” ad accettare una cattedra nelle regioni settentrionali attraverso il piano straordinario previsto dalla Buona scuola le speranze di un rapido ritorno a casa si affievoliscono”.

 

 

L’entusiasmo del ministro fedeli alla notizia di questo accordo è stato massimo: “Trasformare ciò che oggi è organico di fatto in organico di diritto significa scegliere di continuare a investire sulla qualità della formazione delle e dei docenti, mettendo al centro gli interessi di studentesse e studenti, famiglie, insegnanti. L’obiettivo adesso è quello di garantire a studentesse e studenti di trovare tutte le docenti e tutti i docenti in cattedra a settembre fin dal primo giorno di scuola”.

 

 

 

 

 

 

Fonte: repubblica / lavoroediritti

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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dom, mag 28, 2017  Valentina
Bonus Scuola. Un altro Flop
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Fonte: vastarredo.it

Fonte: vastarredo.it

Non ebbe molto clamore all’epoca della sua introduzione, forse perché nessun credeva che sarebbe potuto diventare uno strumento efficace. E in effetti è andata proprio così. Stiamo parlando dello school bonus, uno strumento nato con la riforma della Buona Scuola, che consente a chiunque, privato o impresa, di elargire donazioni a scuole di qualunque natura, paritarie o statali.

 

 

A fronte della donazione viene poi riconosciuto un credito di imposta pari al 65%  per le donazioni effettuate nel 2016, che scende al 50% per quelle del 2017. Neanche a dirlo, tirando le somme, si tratta di un completo fallimento. Nei primi sei mesi, le donazioni hanno raggiunto la modica cifra di 58 mila euro; sono state infatti solo 27, di cui 4 imprese e il resto privati cittadini.

 

 

 

 

Bonus Scuola. Le ragioni del fallimento

 

 

 

 

La motivazione principale di questa debacle è da ricercarsi prima di tutto nella mancata pubbicità di questa iniziativa. A differenza di altri aspetti della riforma della buona scuola, il bonus non ha ricevuto la stessa divulgazione mediatica, pertanto l’eco è stato misero.  A questo si aggiunge un altro problema tipicamente italiano: la complessità della parte amministrativa e la ristrettezza dei campi di azione.

 

 

Quindi non solo in pochi conoscono la possibilità di poter fare donazioni in favore della scuola, ma i pochi che lo sanno, si devono scontrare con una modalità molto articolata e possono donare solo per tre aree già definite, cioè ricostruzione di nuove scuole, ristrutturazioni e manutenzione edilizia o aumento dell’occupabilità. Il terzo ambito è tutto da interpretare e la circolare che avrebbe dovuto chiarire questo aspetto non è mai stata fatta.

 

 

Ammesso anche che si conosca la possibilità di poter donare e si decida a quale ambito rivolgere la propria donazione, bisogna sapere che il versamento deve essere fatto alla Tesoreria dello stato, per poi passare nelle mani del ministero delle finanze, poi della ragioneria dello stato, poi ancora al MIUR e infine alla scuola. In questa serie di assaggi, la donazione subisce una decurtazione del 10% che verrà destinato alle scuole più problematiche.

 

 

 

 

Bonus Scuola. Contrasto con Fundraising

 

 

 

 

Proprio per le modalità complesse e in particolare per l’impossibilità di eseguire donazioni dirette alle scuole, è stata richiesta un’interrogazione parlamentare per il Ministro Fedeli, da parte di Anna Ascani, appartenente al Partito Democratico, la quale sostiene che tale impossibilità di donazione diretta si ain contrasto con la disciplina del fundraising, uno strumento che, rispetto al passato ha visto un incremento di utilizzo. Attendiamo a questo punto la risposta del Miur sul tema.

 

 

 

 

 

 

Fonte: quotidiano /scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mar, apr 18, 2017  Valentina
Scuola. Arriva La Buona Scuola Bis
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Fonte: unita.tv

Fonte: unita.tv

E’ fondamentale dare ai nostri concittadini la sicurezza che il governo mette in pratica, mantiene, sviluppa, le decisioni che hanno caratterizzato l’azione di questi anni”. A dirlo è il premier Gentiloni in seguito all’approvazione definitiva degli 8decreti attuativi della legge 107 passata alla storia come Buona Scuola.
Il contenuto di questo provvedimenti di fatto contribuisce a creare un vero e proprio rinnovamento in tema di istruzione professionale, con lo stanziamento di nuove risorse per il diritto allo studio, l’introduzione dell’educazione della fascia 0-6 anni, per le scuole all’estero e l’inclusione degli studenti disabili.

 

 

 

 

Scuola. Ecco cosa cambia

Vediamo nel dettaglio cosa prevedono questi 8 decreti e cosa cambia in sostanza rispetto a ora.
Iniziamo dalle buone notizie. I comuni riceveranno finalmente i soldi necessari a garantire il servizio degli asili nido. Si tratta di oltre 600 milioni di euro.
Si triplicano anche i fondi per le borse di studio per gli studenti frequentanti gli ultimi due anni delle superiori, destinate all’acquisto di libri di testo, ai mezzi di trasporto e all’accesso a beni e servizi di natura culturale. Gli alunni delle 4 e delle 5 superiori avranno poi l’esonero dalle tasse scolastiche.
Grande contributo in termini di risorse umane arriva anche dall’estero con 50 nuovi insegnanti a cui verrà garantito ‘accesso ai bandi relativi al piano nazionale scuola digitale.
Anche il percorso dei docenti ha subìto un rinnovamento con questi decreti attuativi superando l’attuale articolazione dei cosiddetti due bienni più uno per lasciare il posto a 2+3; anche gli indirizzi aumentano da 6 a 11 e le attività di laboratorio vengono potenziate.
Il nuovo sistema di reclutamento per la classe docente poi permetterà a chi vuole fare l’insegnante di riuscirci in 3 anni, entrando in ruolo; la fase transitoria poi garantirà agli insegnanti di seconda e terza fascia con 3 anni di servizio la stabilizzazione del posto di lavoro.

Molte novità poi riguardano anche gli studenti, con una nuova maturità da affrontare e più spazio alle arti creative. Una parentesi a parte merita la parte di decreto che pur non aumentando il tetto massimo di studenti disabili all’interno delle classi – che rimane fermo nel rapporto 1 a 20 – è stata scremata in modo incisivo la parte burocratica. Inoltre verrà garantita la presenza di insegnanti di sostegno più formati e preparati.

 

 

 

Scuola. Primo sciopero già programmato

Se con l’attuazione di questa Buona Scuola Bis gli animi di una parte degli addetti ai lavori si è calmata, lo stesso non si può dire per gli studenti. È già stato indetto infatti uno sciopero per il prossimo 9 maggio. Ad annunciarlo è stata Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Studenti.

 

 

 

 

Fonte: ansa / news.leonardo
 

 

Valentina Stipa

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