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mer, mar 9, 2016  Valentina
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Fonte: napoli.zon.it

Fonte: napoli.zon.it

Questa buona scuola conosce ancora troppi punti oscuri e in molti pensano che “buona” non sia proprio l’aggettivo giusto per descrivere questo provvedimento che senza dubbio risulta rivoluzionario.

 

Per questo il 16 marzo prossimo a Roma, nella sala Capranichetta in Piazza Montecitorio è stato organizzato dall’Associazione Docenti Art. 33 e dal sindacato Gilda degli Insegnanti il Convegno nazionale sul tema La Buona Scuola. Profili di Incostituzionalità.

 

L’obiettivo del convegno è quello di affrontare i punti di incostituzionalità che sembrano coinvolgere la legge 107/2015, con lo scopo di arrivare a proporre alcune modifiche normative e valutare anche la possibilità di intraprendere la strada di un referendum.

 

Come si legge sul manifesto del convegno infatti “La legge 107/2015 appare viziata da forzature normative che stravolgono alcuni dei cardini della Costituzione. Le criticità maggiori riguardano la creazione di ambiti territoriali, finalizzati alla chiamata diretta dei docenti, e la presenza di pesanti deleghe che danno al governo una discrezionalità normativa oggettivamente non coerente con il dettato costituzionale”.

 

Il convegno inizierà alle ore 9.30 del 16 marzo prossimo e la partecipazione viene riconosciuta come attività di aggiornamento con esonero dall´insegnamento (art. 64 CCNL 29/11/2007).

 

 

Scuola. Si avvicina l’opzione referendum

 

 

Al di là del convegno, la possibilità referendaria è sempre più tangibile per poter gridare tutto ciò che in questa legge non va e deve essere cambiato. A partire dagli aspetti considerati incostituzionali.

 

La nostra mobilitazione è partita quando la riforma era ancora soltanto un documento del quale abbiamo contestato subito l´impianto, scendendo in piazza il 23 novembre del 2014 (…) Dando voce al dissenso del mondo della scuola, da allora la nostra lotta non si è mai fermata e, coerentemente (…) la Gilda degli Insegnanti ha deciso di non firmare il contratto della mobilità che conferma ambiti territoriali e chiamata diretta da parte del dirigente scolastico, ovvero i pilastri della legge 107”.

 

A dirlo è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, spiegando senza indugi, che su questa posizione non si conosce mediazione.

 

L’aspetto di incostituzionalità è stato portato sotto i riflettori dal prof. Michele Ainis, ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università degli Studi di Roma III ed editorialista del Corriere della Sera e dell’Espresso, il quale ha pubblicato nel numero di marzo di Professione Docente, bimestrale di informazione della Gilda degli Insegnanti un articolo che affrontava proprio questo tema.

 

 

Fonte: gildains / tecnicadellascuola / orizzontescuola

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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gio, feb 25, 2016  Valentina
Scuola. Ecco i posti regionali
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Fonte: triskel182.wordpress.com

Fonte: triskel182.wordpress.com

Per questo concorso a singhiozzo ecco un’altra notizia ufficiale resa nota dal MIUR: la ripartizione di tutti i posti disponibili a livello regionale. Dunque ancora si attende la pubblicazione del concorso nella Gazzetta Ufficiale ma almeno si comincia ad avere una parvenza di concretezza in termini numerici seppure in ambito regionale.

 

Questa ripartizione è stata fatta considerando il fabbisogno sulla base dei numeri attuali relativi agli insegnanti ancora nelle graduatorie ad esaurimento, lasciando da parte la quota dei posti rimanenti dal piano straordinario e considerando invece il numero dei pensionamenti previsti per i prossimi tre anni insieme alle possibili conseguenze della prossima mobilità nazionale.

 

 

Scuola. I numeri delle regioni

 

 

In stretti termini numerici, l’ambito dipliscinare con il maggior numero di posti è AD4 – italiano, storia, geografia e cittadinanza per la secondaria di I grado che vede un complessivo di oltre 5000 cattedre.

I dati analitici ci mostrano questa italia:

 

• ABRUZZO 1304

• BASILICATA 655

• CALABRIA 2360

• CAMPANIA 6413

• EMILIA ROMAGNA 4033

• FRIULI VENEZIA GIULIA 1531

• LAZIO 5987

• LIGURIA 1733

• LOMBARDIA 11176

• MARCHE 1585

• MOLISE 1310

• PIEMONTE 5567

• PUGLIA 3860

• SARDEGNA 1878

• SICILIA 4109

• TOSCANA 4648

• UMBRIA 820

• VENETO 5693

 

Seppure il MIUR ha confermato i numeri del concorso a cattedra – 63.712 totali, di cui 57.611 comuni e 6.101 di sostegno – di fatto siamo ancora tutti in attesa del bando. Pare che i prossimi giorni saranno decisivi da questo punto di vista.

 

Le associazioni sindacali però continuano a non essere soddisfatte e richiedono ancora informazioni al MIUR che fa orecchi da mercante; tra i dati richiesti certamente quelli delle GAE rimaste con il numero, i posti avanzati in fase C divisi per classi di concorso, la tabella di comparazione delle vecchie classi con le nuove, le GAE esaurite.

 

 

Scuola. Arriva lo spettro dell’incostituzionalità

 

 

In un momento così importante e decisivo per la scuola, non si può non fare menzione dell’articolo scritto da Michele Ainis, Professore ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico all’Università degli Studi di Roma III ed editorialista del Corriere della Sera e dell´Espresso dal titolo “Buona scuola, cattivi pensieri”.

 

Il professore esprime forti dubbi sulla “quantità di deleghe che la legge n. 107 del 2015 elargisce nei confronti del governo” e sul “maxiemendamento da quale discende, come un frutto dal seme, la riforma della scuola”.

Rilancia poi quando affronta il tema dei poteri del dirigente scolastico definendolo “un presidenzialismo nemmeno tanto mascherato; ma senza l’impeachment con cui il Congresso americano può licenziare Obama. Da qui i sospetti d’incostituzionalità, perché il principio democratico – che l’art. 1 della Carta pone a fondamento della nostra convivenza – vale per ogni istituzione pubblica, non solo per le assemblee legislative”.

 

Un articolo destinato a fare discutere e riflettere quello del prof. Ainis che non passerà certo inosservato.

 

 

Fonte: blastingnews / gildains

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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lun, gen 11, 2016  Valentina
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Fonte: iconfronti.it

Fonte: iconfronti.it

Il mondo della scuola oggi è diviso in due categorie. La prima è quella di coloro che attendono notizie certe sul reclutamento dei quasi 64.000 docenti; la seconda categoria, ben meno fortunata, riguarda invece coloro che sono rimasti esclusi dal concorso e sui quali è calato un silenzio raggelante.

 

Se per gli esclusi in possesso dell’abilitazione, la Buona Scuola ha previsto una collocazione chiara, ovvero le supplenze, per coloro che l’abilitazione non ce l’hanno si apre uno scenario del tutto nuovo.

Talmente nuovo che la VII commissione Cultura della Camera sta attualmente varando la legge delega sulla formazione iniziale e il reclutamento dei docenti in questione.

 

 

 

Scuola. Partiamo dai punti fermi

 

 

 

Che questa Buona Scuola di effettivamente buono abbia molto meno del previsto ormai è chiaro a molti. La sua pecca più grave però rimane quella di non avere previsto soluzioni – non necessariamente buone – per tutte le categorie coinvolte dalla riforma e di lasciare di fatto nel dubbio più totale buona parte degli appartenenti alla categoria.

 

Per fare un po’ di ordine, partiamo quindi dai punti fermi che ci sono ad oggi per i non abilitati.

Il primo punto fermo è che sono stati esclusi dall’assegnazione delle supplenze, essendo stata cancellata la normativa della cosiddetta terza fascia. L’universo supplenze quindi rimane come già detto prerogativa degli esclusi dal concorso in possesso di abilitazione.

 

Il secondo punto fermo ce lo dà l’On. Ghizzoni, membro della commissione alla camera, il quale prevede prima di tutto uno spartiacque tra chi ha maturato un servizio di almeno 36 mesi e chi invece rimane sotto questa soglia. Alla luce di questa distinzione ci sarebbero poi degli appositi concorsi a cui si legano i tirocini.

 

 

Scuola. Ma non si doveva eliminare il precariato?

 

 

Proprio il tirocinio continua a essere fonte di forte scontro anche in tema di non abilitati. Si prevede infatti quello che è stato definitivo un “concorso-corso” cioè un vero e proprio tirocinio di tre anni alla fine del quale si accede a un concorso. Una sorta di sostituzione del TFA e del suo anno di prova.

 

Dov’è inghippo? Facile. Nella retribuzione. La commissione ha infatti già precisato che questo tirocinio non potrà essere equiparato né ai tirocini d’inserimento o reinserimento lavorativo, riservati ai disoccupati, agli inoccupati o ai soggetti con integrazioni salariali, né ai tirocini d’orientamento, destinati invece ai soggetti che si sono laureati da non oltre 12 mesi e con durata che non supera i 6 mesi.

Dunque non sarebbe prevista neanche la retribuzione minima corrisposta per questi tipi di tirocini.

Da qui le polemiche. Legittime, senza meno. Soprattutto se si pensa che la Buona Scuola nasce principalmente per bloccare il precariato di settore.

 

 

 

 

Fonte:  leggioggi / blastingnews

 

 

 

 

Valentina stipa

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sab, dic 26, 2015  Valentina
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Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Si fa un tanto discutere del concorso a cattedra che permette ad oggi, secondo la Buona Scuola, di diventare insegnanti. Ma dal 2017 per entrare a far parte della categoria basterà un semplice tirocinio formativo della durata di  anni.

 

Non ci sono ancora conferme ufficiali all’interno di questa Legge 107 che di fatto dona al governo una serie di deleghe finalizzate al riordino, all’adeguamento e alla semplificazione del sistema scolastico.

Ma se venisse confermata questa assoluta novità sconvolgerebbe di fatto il comparto scuola perché oltre a scomparire i concorsi a cattedra, scomparirebbero anche TFA e titoli abilitanti poiché i tirocini per diventare insegnanti verrebbero aperti a tutti i laureati magistrali.

 

 

Scuola. Cosa Cambierebbe Con I Tirocini Formativi

 

 

All’interno del testo della Buona Scuola si legge di “un sistema regolare di concorsi nazionali per l’assunzione, con contratto retribuito a tempo determinato di durata triennale di tirocinio. I vincitori sono assegnati a un’istituzione scolastica o a una rete tra istituzioni scolastiche. A questo fine sono previsti tirocini formativi e la graduale assunzione della funzione docente, anche in sostituzione di docenti assenti”.

 

Entriamo nel concreto. Oggi l’accesso al concorso a cattedra è previsto per coloro che hanno svolto i percorsi abilitativi TFA&PAS (che hanno una durata annuale e un costo di 3mila euro circa). Con i tirocini formativi invece verrebbero istituiti dei regolari concorsi aperti a tutti i laureati magistrali.

 

La partecipazione a tali concorsi però non abilita in maniera automatica all’insegnamento, ma solo a un  tirocinio formativo all’interno dei vari istituti scolastici. Il tirocinio comporterebbe un supporto o la sostituzione del docente a fronte di un rimborso spese di circa 350 euro; il tutto su un arco temporale di tre anni.

 

 

Scuola. Nessuno Tocchi Il Concorso A Cattedra!

 

 

Se questa novità verrà ufficializzata, non c’è dubbio, che ci sarà da affrontare non poche proteste da parte dei direttamente coinvolti, in particolar modo da parte degli abilitati TFA&PAS, i quali hanno già provveduto a diffidare il MIUR, con un’azione legale.

Dal lato delle istituzioni però non arrivano conferme né smentite e si parla di un progetto in itinere, del quale ancora non esiste nulla di definitivo.

Dal portavoce ufficiale del MIUR arriva solo un commento: “l’abilitazione è un titolo utile per l’insegnamento, ma non è una garanzia che si insegni al 100%.”. una frase che lascia molti punti interrogativi e tanti, davvero troppi dubbi.

 

 

 

 

Fonte: forexinfo

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mar, dic 22, 2015  Valentina
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Fonte: gildains.it

Fonte: gildains.it

Rifinanziare l’istruzione pubblica con il ripristino delle cattedre che vennero eliminate in seguito all’approvazione della Riforma Gelmini; il superamento della legge Fornero; il riconoscimento ufficiale della seconda fascia delle graduatorie di istituto senza limite o sbarramento all’interno del comprensorio provinciale.

Queste le tre richieste  avanzate dall’ADAM, Associazione Docenti Abilitati per Merito a seguito degli incontri con le rappresentanze di TFA, PAS, SFP, dai quali hanno riscosso parere favorevole.

 

Queste proposte in realtà sono state avanzate dall’onorevole Silvia Chimienti, del Movimento Cinque Stelle, a favore dei docenti abilitati di seconda fascia, e sono state poi sposate e portate avanti dall’ADAM.

 

 

Scuola. Continuano Le Polemiche

 

 

Se da un lato c’è chi propone, dall’altro c’è chi punta i piedi, perché non soddisfatto delle decisioni prese a livello politico.

È il caso dell’Anief che, attraverso Marcello Pacifico, fa sapere si essere pronta “ad impugnare tutti i passaggi che escludono i docenti aventi pieno diritto a partecipare a questo concorso. La verità è che questo governo non solo non ha abbattuto la cosiddetta supplentite, ma è riuscito nell’impresa di far lievitare addirittura il già alto numero di ricorsi nella scuola”.

 

Il riferimento è al fatto che il concorso non prevede l’accesso per i docenti già di ruolo che intendono cambiare materia o grado di scuola né è stato previsto, come richiesto dal sindacato, che il 40% dei posti fosse riservato a coloro che hanno 540 giorni di servizio e ai giovani laureati.

 

Scuola. Ma Le Polemiche Avranno Strascichi Concreti

 

 

All’alba dell’approvazione coatta della Buona Scuola, alcuni sono saliti sul carro dei vincitori, ma non tutti. Anzi.

A differenza di quanto si volle far credere a suo tempo – e in parte anche oggi – la maggior parte del comparto scuola non solo è ancora del tutto contrario alla riforma, ma non è neanche rassegnato alla sua applicazione.

 

La prova di ciò è proprio il referendum abrogativo della legge 107. “La scuola riprenderà la mobilitazione attraverso la nascita di un coordinamento nazionale che possa farsi portavoce delle iniziative incrociate che nascono dal ‘basso’ e prive di influenze politiche” afferma in un articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano, Marina Boscaino, insegnante e fervida combattente contro la Buona Scuola. Si annuncia un Natale gelato quindi tra istituzioni e scuola e si prevede anche un 2016 tutt’altro che collaborativo.

Vedremo chi la spunterà. Oggi possiamo solo dire di aver perso tutti.

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / orizzontescuola

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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