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gio, nov 10, 2016  Valentina
Scuola. I Propositi per la Legge di Stabilità
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Fonte: blastingnews.com

Fonte: blastingnews.com

In Italia il destino economico e non solo di molte categorie di lavoratori è legato all’approvazione della Legge di stabilità.

Il comparto sicurezza e il suo famigerato riordino delle carriere è senza dubbio uno dei punti più discussi. Ma anche il futuro della scuola passa attraverso la legge di stabilità. E lo fa su due canali.

Il primo è quello dell’aumento degli organici e il secondo è quello dell’aumento stipendiale.

 

 

 

Scuola. L’aumento Del Personale

 

 

 

La trasformazione delle 25 mila cattedre, di cui 5 mila di sostegno in organico vero e proprio – ammesso che questi numeri vengano confermati – avrà una copertura da parte delle istituzioni pari a 140 milioni per il 2017 e intorno ai 400 per l’anno successivo.

 

Quando si parla di inserimenti in organico, non si può ignorare la situazione attuale degli inserimenti nelle graduatorie ad esaurimento dei diplomati magistrali e degli abilitati TFA e PAS.

La questione si fa tanto più spinosa perché vige ad oggi l’anarchia più assoluta tra gli uffici scolastici, suddivisi tra chi pone una data di scadenza per le ordinanze cautelari e chi invece rispetta le sentenze e modifica di conseguenza le graduatorie.

In entrambi i casi la confusione regna sovrana. Cosa fa il miur di fronte a tanto caos? Nulla. Semplicemente aspetta. Nella speranza che si concluda.

 

 

 

Scuola, L’aumento Stipendiale

 

 

 

In termini di risorse economiche, il rinnovo contrattuale e quindi l’aumento delle retribuzioni dovrebbe attingere ai quasi 2 miliardi stanziati dal governo per il 2017, che sfiorano i 3 miliardi per il 2018.

Le cifre appena fornite non comprendono solo il comparto scuola, ma l’intero settore del pubblico impiego. Ecco perché si sono forti dubbi sul fatto che saranno sufficienti per gli ambiziosi obiettivi posti dal governo.

 

Questi importi compaiono nell’ultima versione della manovra di stabilità e sono riviste al rialzo rispetto a quelli inseriti nelle prime bozze della legge, dove addirittura il plafond per la scuola non trovava neanche menzione.

In generale la spartizione delle risorse verrà effettuata attraverso dei decreti dedicati del presidente del consiglio. Ma basta una mano di conti approssimativa per capire che l’aumento stipendiale non andrà oltre le 40 euro nette di media. Un po’ pochino.

 

Per questo i sindacati hanno già chiesto un ulteriore sforzo alle istituzioni e hanno annunciato anche per il prossimo 9 novembre un sit-in di protesta davanti a Montecitorio, insieme al comparto sanità.

 

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / tecnicadellascuola

 

 

 

 

 

Valentina stipa

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lun, ott 31, 2016  Valentina
Scuola. Aggiornamento GaE, Quale futuro?
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Fonte: blastingnews.com

Fonte: blastingnews.com

Già, perché di fatto il governo si comporta come se non esistessero, non mancando alcuna occasione per ricordare che l’unica via di accesso al ruolo passa dal concorso.

Eppure però le graduatorie, non solo ci sono, ma sono composte da insegnanti, i quali, esasperati, hanno intrapreso in moti casi la via giudiziale.

 

Questo però non ha fatto desistere il governo che non perde occasione per ricordare le sue reali intenzioni in termini di GaE: eliminarle in maniera definitiva.

Ma a fronte delle intenzioni dichiarate dall’esecutivo, molti insegnanti hanno deciso di non arrendersi e hanno intrapreso la strada della giustizia ordinaria, appellandosi al fatto che le graduatorie ad esaurimento, come stabilito per legge, divideranno al 50% i posti con i vincitori del concorso fino al loro svuotamento reale.

 

 

Scuola. GaE, Unico Ostacolo Alla perfezione Della Buona Scuola?

 

 

La risposta è evidentemente negativa. Gli ostacoli a una scuola dignitosa e funzionante passano ben oltre le graduatorie. Ma il ministro non ci vede. E rimane coerente con gli scopi iniziali della riforma.

E in effetti nonostante le dichiarazioni di intenti, sbandierate anche durante l’ultimo question time al Senato, secondo le quali il concorso pubblico triennale rimane unico accesso all’insegnamento, il ministro Giannini ha di fatto ammesso – e non potrebbe essere altrimenti – la necessità di una fase transitoria fino all’effettivo esaurimento delle graduatorie. Non ha poi mancato di rimarcate la sua promessa: assumere tutti i vincitori entro il prossimo triennio 2016/18, precisando che il ritardo delle operazioni è dovuto proprio alla complessità delle stesse.

 

Questa volontà di specificare ad ogni occasione l’intento della Buona Scuola suona ormai come una sorta di aiuto convincimento più che un modo cdi ricordare l’intento iniziale.

 

 

 

 

Aggiornamento GAE. Fase Transitoria Ancora Da progettare

 

 

 

 

È lo stesso ministro Giannini a spiegare come dovrebbe avvenire la fase transitoria in attesa dello svuotamento delle GaE.

Prima di tutto l’accesso alle graduatorie, conferma il ministro, rimarrà bloccato, pertanto il concorso rimarrà di fatto l’unico strumento possibile per accedere al ruolo.

 

In ogni concorso, su base triennale, riserveranno però la metà dei propri posti disponibili agli iscritti nelle GaE, fino a quando non ci sarà più neanche un iscritto. Questo in concreto si traduce nell’ennesima attesa per gli abilitati precari, che vedranno il prossimo concorso solo nel 2019.

È da qui che nasce la necessità di una fase transitoria. Su questo punto però il ministro non ha ancora le idee chiare.

E nel frattempo cosa dovrebbe fare un iscritto GaE? Rivolgersi alla magistratura. Se lo stato non tutela, vale la pena provare con la giustizia.

 

 

 

Fonte: blastingnews / forexinfo

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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mar, ott 11, 2016  Valentina
Scuola. Con l’anno scolastico ricominciano anche gli scioperi
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Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

E non poteva essere diverso da così. Dopo un’estate calda e un inizio d’autunno incandescente. Dopo il deludente risultato del concorso e dopo le polemiche che ne sono seguite. A scendere in piazza in verità negli ultimi giorni sono stati gli studenti. A riprova del fatto che questa buona scuola ha fallito su tutti fronti.

 

 

Le manifestazione si sono svolte in buona parte delle piazze d’Italia, non sono mancati slogan anti istituzionali, specialmente per gli studenti che hanno raggiunto la sede del Miur. Si sono registrati anche tafferugli fortunatamente senza conseguenze. Una situazione che non promette nulla di buono insomma. Ma le istituzioni sembrano sorde a tutto ciò che arriva dalla piazza.

 

 

 

Scuola. Studenti in piazza contro la “Buona Scuola”

 

 

 

Eppure gli studenti manifestano un disagio che va oltre la Buona scuola. Si lega alla riforma del lavoro, al Job Act e si oppone a quel concetto di scuola-azienda che prevede principi di competizione e punizione al posto di uguaglianza e gratuità del servizio.

 

 

Oggi siamo in piazza per manifestare contro gli effetti della riforma della buona scuola che a un anno dalla sua attuazione ha già dimostrato il suo fallimento; dall’alternanza scuola-lavoro intesa soltanto come manodopera gratuita all’interno delle aziende ai comitati di valutazione che di fatto hanno consegnato la leadership ai presidi” spiega così i motivi dello sciopero Francesca Picci dell’Unione degli studenti.

 

 

 

 

Scuola. Nessun passo indietro dal Miur

 

 

 

 

Nonostante scioperi, proteste e proclami di ulteriori manifestazioni, il ministro Giannini persevera negli errori e carica i docenti di nuovi obblighi.

“Ancora troppi docenti applicano il vecchio modello di insegnamento: io sto in cattedra, spiego e voi ascoltate (…) tutti i 750 mila insegnanti torneranno sui banchi di scuola” a seguito del piano nazionale di formazione obbligatoria presentato pochi giorni fa che è costano un investimento di 325 milioni di euro.

 

 

La molla che ha spinto il governo e il ministero a studiare un piano di aggiornamento professionale per i docenti deriva dalla nuova gioventù che siede sui banchi di scuola oggi. Si tratta di giovani che si destreggiano tra pc e smartphone e con i quali può diventare difficile comunicare se non si conoscono i nuovi strumenti di massa.

 

Per questo la formazione punta sul digitale, sulle lingue straniere, sull’alternanza scuola-lavoro, sulla prevenzione del disagio giovanile, fino all’autonomia didattica.

 

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola / repubblica

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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gio, set 29, 2016  Valentina
Pensioni Scuola. Le ultime novità
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Fonte: investireoggi.it

Fonte: investireoggi.it

Finalmente il governo butta là una proposta che non trova subito il parere contrario dei sindacati di categoria. Si tratta andare prima in pensione per alcune categorie ben definite senza il vincolo di restituzione dell’anticipo in 20 anni.

 

 

Questo è un terreno scivoloso che va ancora definitivo nei termini e nei limiti, ma che di fatto trova al momento il parere favorevole dei sindacati.

Ci stiamo battendo affinché l’Ape sociale sia a costo zero per i disoccupati di lungo corso, per chi svolge lavoro di cura assistendo un familiare disabile e per i lavoratori che svolgono mansioni particolarmente faticose, come operai del settore edile, insegnanti della scuola primaria e d’infanzia, alcune tipologie di infermieri, personale marittimo imbarcato, macchinisti ed autisti”. A dichiararlo è il sindacato confederale UIL all’indomani della dichiarazione del governo.

 

 

A breve dunque dovrà svolgersi un incontro per sottoscrivere il vero e proprio accordo. Ma chi del mondo ella scuola potrà usufruire di questo vantaggio?

 

 

 

Pensioni Scuola. Accordo Sindacati – Governo Alle Porte

 

 

 

Il nodo da sciogliere riguarda proprio i destinatari nel comparto scuola che potranno godere di questo beneficio; l’obiettivo dei sindacati è di estendere la possibilità anche agli insegnanti della scuola primaria e non solo a quelli dell’infanzia.

 

 

È innegabile che da parte loro i sindacati di categoria stanno lavorando da diverso tempo per modificare al meglio il sistema previdenziale, in generale e la prossima legge di stabilità dovrebbe vedere premiati questi sforzi.

 

 

Il mood con il quale i sindacati si presenteranno davanti al governo per discutere l’accordo sarà dettato dalla volontà di “individuare una soluzione per i lavoratori precoci, rendere non onerose le ricongiunzioni dei periodi contributivi, abolire strutturalmente la penalizzazione per chi va in pensione con 42 anni di contributi ed ha meno di 62 anni di età, semplificare l’accesso alla pensione per chi ha svolto lavori usuranti allargandone le maglie, equiparare la no tax area per tutti i pensionati, estendere la quattordicesima ai pensionati con redditi fino a 1.000 euro”.

 

 

La storia dell’anticipo però parte da più lontano e una mediazione tra le parti ha portato a far calare da 4 anni a 3 anni e 7 mesi tale soglia, considerando che con la Riforma Fornero l’età pensionabile era stata stabilita in 66 anni e 7 mesi.

 

 

Al momento questo aspetto va considerato ancora una sorta di esperimento che riguarderà solo i nati dal 1952 al 1954. Rimane però il nodo dell’anticipo e delle sue rate da sciogliere. Nel caso specifico degli insegnanti, la rata di ammortamento sulla pensione è definitiva in circa 200 euro al mese per 20 anni. Il 6% su base annua della pensione percepita. Una bella somma.

 

 

 

 

 

Fonte: tecnicadellascuola

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

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gio, set 15, 2016  Valentina
Scuola. Rese pubbliche le tabelle per le assunzioni in ruolo
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Fonte: gildatorino.it

Fonte: gildatorino.it

A dispetto dei più pessimisti il Miur ce l’ha fatta. Habemus tabella!

Ecco dunque tutti i posti disponibili per il nuovo anno scolastico che, come da copione, vedrà l’immissione di un numero inferiore di docenti dopo le varie operazioni di mobilità.

 

In termini numerici infatti i posti disponibili sono esattamente 29.720 dei quali 7.221 saranno dedicati al sostegno e 22.499 ai cosiddetti “posti comuni”.
La comunicazione ufficiale del ministero che porta la firma del ministro Giannini stabilisce già anche la suddivisione dei posti disponibili.
Tra infanzia, primaria, secondaria I e secondaria II saranno a disposizione rispettivamente 3632, 3859, 7570 e 7438 mentre per i sostegni si avranno a disposizione 787, 4043, 1845 e 546 cattedre.
I tempi per le nomine non possono andare oltre il 10 settembre, questo per permettere la scelta della preferenza territoriale dal 10 al 13 sempre di settembre. A ruota, tra il 14 e il 15 ci sarà l’inserimento dei curricula per la chiamata diretta. Riusciranno gli uffici scolastici a rispettare una tabella di marcia così serrata? Vedremo…

immissioni-in-ruolo

 

Scuola. Il mistero delle conciliazioni

 

 

 

L’impegno degli uffici scolastici non riguarda solo il lavoro legato alle immissioni in ruolo e i tempi strettissimi di messa in opera, ma verte anche su un altro tema, portato sotto i riflettori da Giuseppe Mascolo, segretario generale Ugl, Unione Generale del Lavoro: “i dirigenti degli Uffici Scolastici territoriali hanno posto un veto sugli elenchi dei tentativi di conciliazione in corso e non è possibile avere spiegazioni in merito, nemmeno in seguito a sollecitazioni scritte”.

 

I tentativi di conciliazione riguardano le operazioni di mobilità nella scuola primaria e dell’infanzia, che dopo le polemiche hanno scatenato anche una serie di tentativi di conciliazione appunto insieme al ministero.
I riscontri a tali tentativi sono stati sterili e con poche spiegazioni: semplicemente veniva indicata la sede alternativa. È questo che contestano i sindacati, a ragione, certo. Ma a onor del vero però le procedure ministeriali non sono mai state né trasparenti tantomeno esaustive, e questo caso non fa eccezione.

 

 

 

Scuola. Esodo verso nord

 

 
L’altra grande conseguenza, del tutto nuova per gli ultimi 20 anni di storia, riguarda la logistica dell’immissioni in ruolo. Mi spiego meglio: per la prima volta negli ultimi decenni le immissioni a ruolo riguarderanno per la maggior parte il nord Italia.

 

Questo fenomeno è legato alla mobilità straordinaria concessa dalla riforma ai tantissimi docenti del sud, trasferiti al nord che avrebbero voluto l’avvicinamento a casa e anche al rientro dei capi famiglia del nord assunti secondo l’algoritmo governativo rimasto un mistero.
La verità è anche che al sud i posti vacanti sono ormai saturi e per questo le immissioni riguarderanno quasi solamente il nord.
Traducendo la teoria in numeri tre assunzioni a tempo indeterminato su quattro andranno al settentrione ovvero il 74 per cento, pari a 18.780 posti. Al Sud ne arriveranno soltanto 2.741, pari all’11 per cento. Il rimanente 5% riguarderà il centro Italia.

 

 

Fonte: blastingnews / repubblica

 
Valentina Stipa

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