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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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Nuovi Arrivi Autunnali Uomo
mar, ott 21, 2014  Valentina
Stabilità. Il Governo Approva. Le Regioni Piangono 2.50/5 (50.00%) 2 Vota Questo Articolo

 

Il dado è tratto. La legge di stabilità è stata approvata e tutti i margini di trattativa sono finiti. O quasi. I rappresentanti regionali in tema di sanità chiedono un confronto al premier Renzi, il quale dal canto suo non ritiene di doversi nuovamente sedere a trattare, ritenendo di aver fatto un bel lavoro. L’unico possibile, secondo lui.

 

Legge stabilità sanitàMa le regione pur di non arrendersi a questi provvedimenti che provocherebbero, secondo loro, inevitabili tagli ai danni del cittadino, fanno anche proposte concrete.

È il caso del presidente della Toscana Enrico Rossi che propone per mantenere un servizio universale e gratuito per la stragrande maggioranza dei cittadini (…)  di chiedere ai redditi più elevati il pagamento di un contributo sulle prestazioni sanitarie. Magari verrà tenuto in considerazione per la prossima Legge di stabilità.

 

 

 

Stabilità. Il Punto Sulla Sanità

 

 

 

Facciamo intanto il punto sulle decisioni più importanti prese con questo provvedimento.

 

1. Misure in favore di attività di ricerca e sviluppo e della famiglia. Per tutte quelle aziende che  investono su sviluppo e ricerca nell’arco di tempo tra il 2015 e il 2019 è stato previsto un credito d’imposta pari al 25% delle spese sostenute in più rispetto alla media degli investimenti fatti nei tre periodi precedenti a quello in corso al 31/12/2015 fino a un totale annuo massimo di 5 milioni di euro. Per le famiglie è stato invece creato un Fondo presso il ministero dell’economia e delle finanze pari a 500 milioni di euro a decorrere dal 2015 in favore delle famiglie anche con interventi di carattere fiscale.

 

2. Il finanziamento per il servizio sanitario nazionale è stato deciso in 112.062.000.000 euro per l’anno 2015 e in 115.444.000.000 euro per l’anno 2016. Potenziali risparmi rispetto a queste cifre rimarranno a disposizione delle regioni all’interno del settore sanitario.

 

3. Per il 2015 le borse di studio in ambito di formazione specifica per i medici di medicina generale, i fondi per l’assistenza sanitaria agli stranieri non iscritti al sistema sanitario nazionale e gli importi destinati alla riqualificazione dell’assistenza sanitaria e attività libero-professionale verranno suddivisi con cadenza annuale al momento della suddivisione dei fondi tra le singole regioni.

 

4. Vengono definitivi ruoli competenze e relazioni professionali oltre che responsabilità individuali e di equipe per le professioni sanitarie infermieristiche-ostetrica attraverso la creazione di  percorsi formativi complementari

 

5. All’interno delle singole strutture sanitarie il ruolo del direttore generale sarà strettamente vincolato al raggiungimento degli obiettivi sanitari e assistenziali, che verranno verificati dal comitato permanente per la verifica dell’erogazione dei Lea. Il mancato conseguimento degli obiettivi stabiliti si traduce per il direttore generale in un grave inadempimento contrattuale che porta alla sua rimozione dal ruolo.

A partire dal 2015 verrà istituita una verifica straordinaria da parte delle Unità operative Medico-legali dell’Inps, per l’accertamento del permanere di condizioni psico-fisiche del personale sanitario dichiarato inidoneo alla mansione specifica

 

6. Entro il 31 dicembre 2015 ci sarà una revisione straordinaria del Prontuario farmaceutico nazionale, basata sul criterio costo/beneficio rapportato all’efficacia terapeutica, con l’introduzione di prezzi di riferimento.

 

7. Verrà creata una rete di comunicazione per lo scambio di informazioni preciso e veloce riguardanti incidenti sui dispositivi medici e anche una rete nazionale di collaborazione tra regioni, coordinata da Agenas, per la definizione e per l’utilizzo dei dispositivi medici e per l’Hta.

 

 

 

 

Stabilità. Sanità Regionale A Rischio

 

 

Se da un lato ci sono governatori come Rossi che fanno proposte fuori dagli schemi, dall’altro c’è chi demolisce la legge di stabilità e disegna scenari catastrofici, come Roberto Maroni, presidente della Regione Lombardia: “si rischia la chiusura di almeno 10 ospedali, l’aumento dei ticket, delle addizionali Irap e Irpef e tagli a infrastrutture e trasporti”.

 

Anche il presidente della Conferenza delle regioni Sergio Chiamparino, non ritiene che la manovra sia giusta né risolutiva e la definisce insostenibile.

 

Ma Renzi tuona dai social network che a protesta delle regioni  è al limite della provocazione e che “prima di fare polemica bisogna guardare in casa propria e ridurre gli sprechi, per poter finalmente ridurre le tasse. Le famiglie stanno facendo degli sforzi, lo facciano anche le Regioni, che stanno usando parole contro la realtà”.

 

Per ciò che riguarda le categorie mediche, i sindacati si sono dati appuntamento per il prossimo 25 ottobre a Benevento, per focalizzarsi sul nuovo ruolo che il medico ha in un sistema incentrato sulla spending review.

A differenza delle regioni, i medici e il personale sanitario iniziano a fare i conti con questa nuova visione delle cose, nella speranza che si possa comunque migliorare ancora qualcosa. Ma meglio iniziare a farsi un’idea di come sarà per garantire al minimo delle risorse, il massimo dell’efficienza.

 

 

 

Fonte: quotidianosanita / ilfattoquotidiano /repubblica /iltamtam

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

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sab, set 6, 2014  Valentina
Legge 104. Questa Sconosciuta 5.00/5 (100.00%) 3 Vota Questo Articolo

 

Una recente ricerca Censis-Unipol ha evidenziato come nell’ultimo anno la spesa sanitaria privata si è ridotta per unità pro-capite da 491 a 458 euro all’anno.

 

In termini monetari questo calo si traduce in  6,9 milioni di prestazioni mediche private a cui le famiglie italiane hanno rinunciato, nonostante, ricordiamolo, il servizio sanitario nazionale sia sovvenzionato con le tasse dei cittadini.

 

Legge 104In questo preoccupante contesto anche il welfare familiare comincia a mostrare segni di cedimento e l’assistenza ai familiari in difficoltà diventa sempre più una questione tra parenti.

 

Fatta questa dovuta premessa, va da sé l’importanza sempre crescente della Legge 104 che, seppure ormai dovrebbe essere assodata e riconosciuta, si scontra invece ancora ricorsi e difficoltà di applicazione.

L’ultima vicenda in ordine di tempo si registra a Lecce, dove l’Asl è stata condannata dal giudice del lavoro per non aver concesso i giorni di permesso ad un dipendente. Si tratta di un medico in servizio presso la “Cittadella della Salute” del Distretto S.S. di Lecce, al quale il Direttore dell’U.O. ha negato più volte, “per esigenze di servizio”, la concessione dei permessi L.104/92.

Il giudice del lavoro invece ha ricordato che il diritto ad usufruire dei benefici concessi dalla Legge 104/92 non è subordinato a valutazioni discrezionali connesse all’organizzazione aziendale.

 

 

Legge 104. Ricordiamo Cos’è e Quando Richiederne L’Applicazione

 

 

La legge 104 e le sue successive modifiche – Legge 8 marzo 2000, n. 53, dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e dalla Legge 4 novembre 2010, n. 183 – in sintesi riconoscono agevolazioni lavorative per i familiari che assistono persone con handicap e per gli stessi lavoratori con disabilità; tali agevolazioni si traducono in tre giorni di permesso mensile o, in alcuni casi, in due ore di permesso giornaliero.

 

La documentazione necessaria per accedere ai permessi lavorativi sono diverse in base al richiedente che può essere un genitore, un familiare o lo stesso dipendente affetto da handicap grave.

 

Tutte le informazioni necessarie in questo senso si possono trovare sul sito dell’INPS, l’ente che attualmente si occupa della ricezione delle domande per il riconoscimento dello stato di invalidità sulla base di un certificato medico.

 

La domanda può essere inoltrata solo in via telematica e per ogni domanda inoltrata, il sistema informatico genera una ricevuta con il protocollo della domanda.

 

 

 

Fonte: vita / quotidianoinfermieri /handylex / prontoinfermieri

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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ven, dic 7, 2012  Valentina
Trasferimenti Polizia di Stato: Domanda di Trasferimento con Congedo 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

Trasferimenti Polizia di Stato:

 

La circolare n. 333-A/9802.B.B.5.4 del Ministero dell’Interno del 28 ottobre 1993 definisce le modalità delle richieste di trasferimenti Polizia di Stato sulla base di “preminenti fini di pubblico interesse ”.  Devono quindi sussistere esigenze di servizio affinché si possa procedere a presentare la domanda di trasferimenti Polizia di Stato e, come stabilito dal primo comma dell’art. 55 del D.P.R. 335/1982, è necessario che il richiedente presti servizio nella medesima sede per almeno 4 anni consecutivi, che scendono a due nel caso in cui la sede in questione sia nell’elenco di quelle considerate “disagiate” dal Ministero dell’Interno con apposito decreto a cadenza annuale.

 

Requisiti Trasferimenti Polizia di Stato

 

trasferimenti Polizia di Stato

Fonte: pesaronotizie

Gli altri due criteri sui quali si basa la stipula della graduatoria di trasferimenti Polizia di Stato sono:
-    L’anzianità di servizio e di sede a cui fanno eccezioni i periodi di aspettativa e quelli in posizioni di comando o fuori ruolo.
-    La situazione familiare ovvero lo stato civile, il numero dei figli a carico e la possibilità di un ricongiungimento familiare
-    Stato di servizio ovvero la richiesta di trasferimenti Polizia di Stato deve coincidere con la domanda da parte dell’ufficio di destinazione di quel ruolo e della sua competenza.

 

 

 

 

 

 

 

Trasferimenti Polizia di Stato: Come presentare la domanda di trasferimento?

 

La presentazione della domanda di trasferimento per la Polizia di Stato deve seguire la gerarchia del corpo dunque va inoltrata alla direzione centrale del personale, che dovrà come primo passo verificare la disponibilità dei posti nella sede richiesta e successivamente predisporre il provvedimento di trasferimenti Polizia di Stato se non sorgono situazioni di emergenza di servizio che impongano un rinvio.

 

Trasferimenti Polizia di Stato

 

 

In termini di trasferimenti Polizia di Stato va ricordato anche l’art. 15 del D.P.R. 395/1995 a cui va integrato poi l’art. 19 comma 2 del D.P.R. 164/2002, che ha introdotto il congedo straordinario per trasferimento ovvero un periodo di riposo dal corpo per espletare esigenze di ordine pratico legato ai trasferimenti Polizia di Stato come il trasloco e la riorganizzazione familiare presso la nuova sede di destinazione. Il tempo previsto dal congedo straordinario per trasferimenti Polizia di Stato varia in base a se il nuovo luogo di lavoro si trova su territorio nazionale o estero.
Nel primo caso  vengono previsti 20 giorni per il personale coniugato o con famiglia a carico o con almeno 10 anni di servizio e 10 giorni per il personale senza famiglia a carico con meno di 10 anni di servizio. Nel caso in cui il trasferimento avvenga invece in sedi estere i giorni diventano 30 se si è coniugati o con famiglia a carico o con almeno 10 anni di servizio e 20 giorni al personale senza famiglia a carico con meno di 10 anni di servizio.
Precisiamo infine che dal punto di vista del trattamento economico e previdenziale non ci sono variazioni nel periodo del congedo straordinario di trasferimenti Polizia di Stato rispetto alla normale retribuzione e al normale trattamento ai fini pensionistici .

 

Valentina Stipa

 

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gio, nov 15, 2012  Roberta Buscherini
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Arezzo accoglierà, dal 20 al 23 di novembre, il 1° Forum Internazionale su ‘Ambiente, Sviluppo e Salute’ nel quale saranno trattati questioni legate al cambio di paradigma, le politiche ambientali e la salute.

 

Si tratta di un evento importante per quel che riguarda la scienza e lo sviluppo in materia di salute e benessere. Inoltre, l’evento ospiterà anche una sessione del Regional Enviroment Center di Budapest, l’istituzione dell’ONU, della UE cui aderiscono fino a 30 paesi del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale.
Nello specifico esperti, medici e scienziati parleranno su temi che riguardano la salute dei cittadini e lo sviluppo del territorio per fare in modo di trovare un punto d’incontro sulle incidenze dei fattori ambientali nelle condizioni di salute della popolazione. In effetti, molte volte il rispetto all’ambiente è stato considerato come un blocco o un impedimento allo sviluppo, all’industrializzazione e all’edificazione, una scusa magari per fermarsi.
“Oggi invece – come spiega Vasco Giannotti, Direttore della Fondazione Gutenberg che ha ideato e organizzato l’evento – è possibile trovare un modo affinché la valorizzazione dell’ambiente e la promozione della salute siano occasioni per coniugare una nuova qualità di sviluppo economico”.
D’altro lato, il Ministro dell’ambiente, Corrado Clini, considera che ad oggi le politiche industriali devono essere coerenti con le politiche ambientali in tutti i paesi dell’Europa. In questo senso assicura che un errore di questo genere “ ha pesato sulla politica ambientale italiana, che è stata più caratterizzata dall’ esercizio del potere di interdizione che da proposte positive per la crescita sostenibile. Il mio lavoro di questi mesi è stato guidato dall’ esigenza di superare questo errore, riportando l’ ambiente al centro delle politiche di sviluppo”.
Il Ministro si è preso il compromesso di evitare che questo tipo di errori vengano ripetute e assicura che “la strada giusta è quella di accelerare la riqualificazione ambientale degli impianti, secondo le migliori tecnologie disponibili, e non quella di ritenere che l’ ambiente si salva chiudendo l’ Ilva. Se la riqualificazione ambientale di Ilva procede, la siderurgia italiana potrà contare su tecnologie «pulite» e competitive, a vantaggio dell’ impresa e dell’ ambiente. Se Ilva chiude, oltre al disastro sociale ed economico, resterà il deserto di un ambiente contaminato.”

 

Fonti: Repubblica.it / Il Fatto Quotidiano

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mar, ott 30, 2012  Roberta Buscherini
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“I cittadini devono capire che la sanità pubblica è quasi morta e devono scendere in piazza con noi per dire basta ai tagli ”. Questo il leitmotiv che ha guidato migliaia di camici bianchi – oltre 20.000 secondo gli organizzatori – in piazza sabato scorso a Roma per dire basta ai tagli che la spietata spending review prevede per il servizio sanitario nazionale.

 

Seppure non presenti in piazza anche i 340 mila infermieri hanno aderito all’iniziativa.

 

 

Spending Review Sanità: I Numeri

 

30 miliardi di tagli in 5 anni, 18.000 posti letto in meno e 2 miliardi di ticket in più per i cittadini dal 2014. Sono queste le motivazioni principali che hanno spinto alla manifestazione di piazza una categoria professionale considerata sotto molti aspetti privilegiata.

“A dispetto di una spesa tra le più basse in Europa, con indicatori di salute tra i migliori, la sanità italiana è diventata il settore più bersagliato da tagli indiscriminati, incentivando così un processo di privatizzazione del sistema, a tutto vantaggio del privato che opera fuori dal Sistema sanitario nazionale ”; questa la dichiarazione di Costantino Troise, segretario nazionale dell’Anaao Assiomed.

Tra slogan e fischi, un cartello su tutti spiccava nella folla, quello che riportata l’articolo 32 della nostra Costituzione in tema di Tutela della salute. Proprio per difendere il  loro diritto alla salute e il legittimo sostegno per le loro famiglie, oltre 70 affetti da patologie gravissime, tra le quali anche la sla, avevano iniziato lo sciopero della fame chiedendo il ripristino del fondo non-autosufficienti azzerato dal Governo Berlusconi e un impegno preciso dell’attuale ministro Fornero.

Impegno che si concretizza al momento con l’incontro previsto oggi tra il ministro della Salute, Renato Balduzzi, e una delegazione  delle organizzazioni promotrici.

 

Proposte del Comitato

 

 

Alcune delle alternative proposte dai rappresentanti dei medici sono, ad esempio, un progetto organico, a costo zero, che creerebbe oltre 90.000 posti di lavoro; è proprio di questo che i manifestanti vogliono parlare ai tre ministri del welfare, della sanità e delle finanze. I sindacati di categoria dei camici bianchi hanno giustificato questa scesa in piazza spingendo proprio sul pericolo che questi indiscriminati tagli provocano ai cittadini: “di tagli si può morire, visto che chi può pagare va nel privato, ma chi non può, si cura sempre di meno ”; è l’allarme lanciato da Massimo Cozza, segretario della CGIL medici, con il quale si invitano anche i cittadini a scendere al fianco dei camici bianchi in segno di una protesta estesa, poiché  riguarda l’intero sistema sanitario internazionale ormai al collasso e quindi tutti gli italiani.

 

Fonti: Ansa, LiberoQuotidiano, Repubblica.it, Tg1.

Foto: Ansa

 

 

 

 

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