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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mer, apr 12, 2017  Valentina
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Fonte: giacinto.org

Fonte: giacinto.org

Già perché ormai sta diventando un mistero questa storia del bonus di 80 euro. L’ultima scadenza annunciata è lo stipendio di aprile, nel quale dovrebbero confluire tutti gli arretrati da gennaio.

 

 

 

Si tratta evidentemente di un annuncio un po’ troppo ambizioso che farebbe passare la questione dal mistero al miracolo. Tra l’altro se da un lato si parla di quando arriverà, dall’altro si parla di quando sparirà!

 

 

 

Che non sarebbe diventato un provvedimento strutturale e continuativo è chiaro da molto tempo ormai ma che sarà destinato a finire addirittura per il prossimo settembre è una notizia non confermata che però preoccupa molti. Soprattutto chi non lo ha ancora ricevuto. Che rischia concretamente di non vederlo mai.

 

 

 

 

 

Comparto Sicurezza. Si annunciano nuove battaglie di piazza

 

 

 

Neanche a dirlo i sindacati di categoria hanno già dichiarato scioperi e manifestazioni; la lotta riguarda due fronti distinti del bonus: il fatto che con molta probabilità non arriverà neanche il prossimo mese di aprile e la speranza che rimanga anche dopo la riforma di riordino delle carriere, anche se abbiamo già anticipato nel paragrafo precedente, ci sono già voci di termine esperimento…

 

 

 

Comparto Sicurezza. Il Bonus è solo la punta dell’iceberg

 

 

 

 

Ma quello degli 80 euro non è certo l’unica cosa che preoccupa gli appartenenti alle forze dell’ordine in questo momento.

 

 

Esiste infatti un altro problema da risolvere nel più breve tempo possibile. Si tratta degli errori commessi in fase di compilazione del cedolino NoiPa di gennaio e febbraio scorsi. Stiamo parlando delle centinaia di migliaia di euro che gli appartenenti alle forze dell’ordine ma anche quelli del comparto scuola, si sono visti indebitamente trattenere nelle buste paga sotto la voce di conguagli, legati al bonus Renzi percepito nell’anno 2016.

 

 

A seguire poi esiste anche il problema legato ai contributi INPS  sui quali non esiste aggiornamento da oltre un anno. Va da sé che considerati i molteplici errori che si sono ripercossi sulle tasche dei dipendenti, il punto non è il mancato aggiornamento, ma le motivazioni di questo ritardo. Non sia mai che si scopra un altro ennesimo errore…

 

 

 

 

Fonte: investireoggi / businessonline / informazionefiscale

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

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mer, feb 22, 2017  Valentina
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Fonte: lookoutnews.it

Fonte: lookoutnews.it

E’ manifesta la stretta dipendenza tra il reato commesso e la morte e le lesioni riportate dalle vittime“. Con queste parole viene condannato in sede civile l’ex Generale Bruno Stano, comandante in carica all’epoca dei fatti di Nassiriya, in quel 12 novembre 2003, quando un camion bomba si fece esplodere all’ingresso della base dei carabinieri “Maestrale” lungo le rive del fiume Eufrate, uccidendo 28 persone, 19 italiani e 9 iracheni.

 

Dopo la condanna in primo grado a due anni di reclusione con la condizionale inflitta nel 2008 dal tribunale militare, arriva ora la sentenza della corte di cassazione di Roma.

 

 

 

 

Carabinieri Nassiriya. Una condanna che farà discutere

 

 

 

 

La colpa del generale, secondo i giudici della cassazione è stata quella di aver ignorato gli allarmi del Sismi – oggi Aise – i quali annunciavano un imminente attacco contro le nostre forze presenti nel presidio iracheno.

 

In particolare, si legge: “il 23 ottobre i servizi segnalarono un attacco in preparazione al massimo entro due settimane, il 25 ottobre misero in guardia da un camion di fabbricazione russa con cabina più scura del resto ed il 5 novembre avvertirono che un gruppo di terroristi di nazionalità siriana e yemenita si sarebbe trasferito a Nassiriya“. Chiari allarmi che, secondo quanto scritto nella sentenza furono ignorati ed ebbero come estrema conseguenza quelle 28 tragiche morti.

 

Su questa responsabilità in capo al comandate non ci sono dubbi. Ma va sottolineato però che Stano era al comando di quella base da un mese, dunque di fatto si è trovato a ereditare una linea già intrapresa dal suo predecessore.

Non solo.

 

L’altro aspetto che certamente fa discutere è che il comandante di fatto è stato condannato solo in sede civile a risarcire le famiglie delle vittime. Una decisione bizzarra, considerando tra le altre cose anche il fatto che gli indennizzi sono già stati erogati dallo stato.

 

 

 

Carabinieri Nassiriya. Un precedente da non sottovalutare

 

 

 

Questa condanna ha anche un altro effetto meno eclatante ma che certamente avrà effetti ben più pesanti e più a lungo termine sui diretti interessati.

 

Alla luce di quanto sta accadendo quale generale si sentirà libero e sereno nel prendere decisioni sul campo in situazioni critiche, dal omento che rischia, nel caso di valutazioni errate, di dover pagare di tasca propria?

 

Il mondo dell’arma, e più in generale quello militare, ha una giustizia parallela e uno stato che risponde anche in termini economici in caso di vittime in servizio.

Aver creato un precedente, per il quale a pagare è concretamente chi dirige le operazioni in un contesto di delicatissima missione internazionale, sarà un grande freno psicologico per tutti comandanti a venire.

 

 

 

Fonte: tgcom / analisidifesa / ilprimatonazionale

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

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gio, lug 14, 2016  Valentina
Concorsi Forze Armate. Scoperto algoritmo per superare i concorsi
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: mybelice.it

Fonte: mybelice.it

Una scoperta piuttosto sconcertante che getta fango e ombre su una categoria di lavoratori ce da sempre è al di fuori di scandali di questo tipo.   Eppure quanto è emerso dall’indagine portata avanti dalla guardia di finanza non lascia spazio a molti dubbi: in una delle caserme del napoletano è stato infatti trovato l’algoritmo che permetteva di passare l’esame per entrare a far parte delle forze armate. Da questa scoperta ne sono scaturiti 14 indagati, ma è solo un dato parziale.   Le fiamme gialle hanno rinvenuto buste con dentro migliaia di euro, liste di nomi di persone che avevano pagato per ottenere il posto e tariffari per superare le prove. Dalle indagini è emerso un vero e proprio giro di affari, con candidati disposti a versare anche fino a 50 mila euro pur di indossare illecitamente la divisa dell’esercito. Un inizio tutt’altro che onorevole, visto che quella divisa rappresenta l’Italia, la patria, lo stato e l’onore.

Concorso Forze Armate. Come funzionava l’imbroglio

Inutile sottolineare come lo sgomento di fronte a notizie di questo tipo sia alto: se chi dovrebbe rappresentare la legalità e garantire la sicurezza è il primo a lucrare, cosa ci si può aspettare? Ma d’altronde in Italia, il miraggio del posto fisso e della sicurezza che emana ha da sempre fatto fare scelte sbagliate e creato dei veri e propri circoli di delinquenti, pronti a tutto pur di raggiungere quel benedetto posto di lavoro.   Nel caso delle forze armate, l’imbroglio avveniva in modo molto semplice. All’interno della caserma è stato scoperto una sorta di codice, un algoritmo appunto, che permetteva a chi aveva pagato per entrarne in possesso, di superare i test di ammissione a pieni voti.

Decrittare l’algoritmo però non era cosa semplice: sulla base dell’ultima cifra della domanda, ad esempio per la domanda 15, il numero 5), si doveva aggiungere il numero di lettere della prima parola della domanda precedente, più una serie di variabili che cambiavano se la domanda era di numero pari o dispari.

Nel rimo caso la risposta andava letta da sinistra a destra, nel caso si fosse trattato di una domanda dispari allora la lettura andava fatta da destra a sinistra.   Per quanto la truffa sia semplice, il sistema che la sorreggeva è ben più complesso e coinvolge ufficiali e sottufficiali, senza dimenticare anche le commissioni esaminatrici. Il lavoro della guardia di finanzia è ancora in corso e non sarà certo né facile né breve.

 

Fonte: Forexinfo / ilfattoquotidiano

 

Valentina Stipa

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lun, dic 14, 2015  Valentina
Marò Prigionieri In India? Indiani Disoccupati In Italia
5 (100%) 2 Vota Questo Articolo

Fonte: huffingtonpost.it

Fonte: huffingtonpost.it

Qualche superficialone ha subito commentato la notizia tacciando l’imprenditore di razzismo. In verità dietro a questa provocazione c’è ben altro. C’è la voglia di smuovere animi e coscienze di coloro che sembrano essersi dimenticati dei nostri fucilieri.

 

L’iniziativa tanto discussa è stata presa da un’agenzia di collocamento di una città del nord Italia, Lecco, ed è stata trascritta in un cartello che campeggia all’ingresso e lascia poco spazio a dubbi: “questa azienda non assumerà personale di nazionalità indiana finché i nostri soldati non verranno liberati”. Lecco non è nuova a iniziative forti per riportare l’attenzione su Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Già un anno fa infatti l’allora governatore della provincia Daniele Nava si era opposto alla la richiesta di una casa di produzione cinematografica indiana di Bollywood di ambientare a Villa Monastero di Varenna alcune scene di un nuovo film, giustificando tale presa di posizione con la convinzione che “un uomo delle istituzioni non potesse avallare una richiesta del genere”.

Di fatto l’imprenditore dovrà rispondere all’Ispettorato del lavoro per questo cartello, definito discriminatorio anche dal sindaco della città coinvolta. Il messaggio comunque è arrivato forte e chiaro.

 

 

 

Marò. Iniziano a Uscire I Primi Scheletri Politici

 

 

 

Se noi non dimostriamo una chiarezza di convincimento sulla loro assoluta innocenza ed estraneità ai fatti, se non manifestiamo in modo sufficientemente vigoroso la posizione dell’ Italia, e diamo la sensazione che qualsiasi cosa ci va bene, se continuiamo a mantenere un profilo bassissimo su questa vicenda di cui più nessuno sta parlando, ho grossi timori su quello che i giudici arbitrali potranno decidere”. Una dichiarazione forte dell’ex ministro degli esteri Giulio Terzi. Ma nulla a confronto del resto confidato ai microfoni di Radio radicale.

 

Fu il Governo Monti a fare pressione per far ripartire i nostri marò verso l’India, dopo la licenza natalizia gentilmente concessa dalle autorità indiane a quanto confessa l’ex ministro. Sulle motivazioni, ad oggi solo illazioni in attesa di conferma. Ma che non possono far pensare. “Io non vedo nessun motivo se non quello di coprire alcuni scheletri nell’armadio di personalità politiche e di governo che hanno voluto rimandare i nostri fucilieri di marina in India per considerazioni che sono intuibili, legate agli affari e agli interessi economici ma che non appartengono a una buona conduzione della politica estera e di sicurezza del nostro Paese”. Un’accusa pesante che non potrà non avere conseguenze. O forse sì, se risultasse vera.

 

 

 

Marò. Tra Politica e Gossip, C’è Chi Li Prende Ad Esempio

 

 

 

Un esempio di “disciplina, serenità e dignità di noi militari” li ha definiti il capo di stato maggiore della Difesa Claudio Graziano durante la cerimonia di giuramento  dei 104 allievi ufficiali dell’Accademia Navale di Livorno.

Un pensiero a quei due fucilieri che, nello svolgere un compito di stato, si son trovati invischiati in una vicenda che ha sempre più un sapore politico e sempre meno di cronaca. “Voi avrete il privilegio di rappresentare la nostra Marina e la Nazione – ha aggiunto il capo di stato maggiore della Marina, Giuseppe De Giorgi   – siatene sempre degni. Ricordatevi che in Marina non si abbandona mai la nave e non si lascia nessuno in mare”.

 

Già, non si lascia nessuno in mare, caro stato. Nessuno.

 

 

 

 

 

Fonte: ilgiorno /imolaoggi /lanazione

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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gio, mag 7, 2015  Valentina
Marò. Arbitrato Internazionale, Ultima Spiaggia
4.5 (90%) 4 Vota Questo Articolo

Fonte: internazionale.it

Fonte: internazionale.it

Il governo italiano sta valutando l’ipotesi di ricorrere entro giugno prossimo all’arbitrato internazionale, affinché si decida in via definitiva dove devono essere processati i due marò italiani Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, prigionieri, è il caso di dirlo, in India da troppi anni ormai.

 

L’applauso non serve. Decisione tardiva, inutile e neanche confermata dal ministro degli esteri Paolo Gentiloni, che si è limitato a liquidare il giornalista con un “non commento, sono indiscrezioni”.

 

Un’ipotesi che non restituirà ai nostri due fucilieri della marina militare la libertà di cui sono stati privati, così come non restituirà loro il tempo non vissuto con i figli e le mogli. Non restituirà neanche dignità allo stato italiano che agli occhi del mondo, non solo Indiano, è ormai alla mercé del fato.

 

 

Arbitrato Per I Marò. A Cosa Serve

 

Questa ipotesi di rivolgersi all’arbitrato internazionale avrebbe in concreto però la conseguenza che il governo indiano di Narendra Modi avrebbe un tempo limitato per dare una risposta e, nel caso in cui non lo faccia, il contenzioso diverrà finalmente e a tutti gli effetti un confronto di carattere internazionale e pubblico.

 

L’ipotesi dell’arbitrato arriva dopo il fallimento della proposta di mediazione diplomatica e dopo mesi e mesi di tentativi di accordo con il governo indiano, tutti sistematicamente finiti in una bolla di sapone.

Se anche venisse percorsa la strada dell’arbitrato, rimane da capire quale arbitrato internazionale verrebbe proposto, poiché ogni tipologia riporta procedure e tempi diversi.

 

Quello classico ad esempio vuole il consenso dell’India e presumibilmente vedrebbe, anche nel lontano caso di risposta affermativa da parte di New Delhi, tempi lunghissimi.

 

Se invece si ricorresse all’arbitrato obbligatorio previsto dalla Convenzione sul Mare e in capo al Tribunale di Amburgo, essendo un ricorso unilaterale, si può procedere in contumacia.

 

 

Marò. Servono Fatti, Non Ipotesi

 

Lo scoop di fatto comunque non esiste. Se anche le indiscrezioni sul ricorso all’arbitrato internazionale venissero confermate, questa soluzione era già stata anticipata dallo stesso governo: “siamo usciti dall’alveo bilaterale per innalzare il contenzioso a livello internazionale: siamo ancora aperti a discutere con gli indiani (…) non abbiamo altra via che ricorrere all’arbitrato internazionale. Non accettiamo un processo indiano di cui non riconosciamo la validità”. Recitava così il ministro della Difesa, Roberta Pinotti proprio durante un’audizione in Senato sulla questione dei marò di pochi giorni fa.

 

E quindi, l’India rinvia, per la milionesima volta un’udienza che non avrebbe neanche ragione di esistere e noi tentiamo di darci nuovamente un contegno, tirando fuori dal cilindro, come se fosse la prima volta, sperando nell’effetto sorpresa,  il coinvolgimento del le istituzioni sovrane internazionali.

 

Suona ridicolo perfino scriverlo. Un gioco infantile sulla pelle di due militari, servitori dello stesso stato che oggi, ridicolo e piccolo, non sa fronteggiare una situazione che è passata oltre da tutti i punti di vista.

 

 

 

 

Fonte: ansa / giornaledisicilia / secoloditalia

 

 

 

 

Valentina Stipa

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