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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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ven, giu 16, 2017  Valentina
Legge 104. Cos’è e come funziona?
4.2 (83.1%) 84 Vota Questo Articolo

La legge 104 del 5 febbraio 1992, successivamente modificata e integrata nel 2000, nel 2001 e nel più recente 2010 è una normativa che disciplina l’assistenza da parte di un lavoratore dipendente a un proprio familiare portatore di handicap.

 

Per portatore di handicap, secondo quanto stabilito all’art. 3 della legge 104 si identifica “colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che causa difficoltà di apprendimento, di relazione o di integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale o di emarginazione” e con una riduzione dell’ autonomia personale “in modo da rendere necessario un intervento assistenziale permanente, continuativo e globale nella sfera individuale o in quella di relazione, la situazione assume connotazione di gravità”.

 

Le agevolazioni previste dalla legge 104/92 riguardano in concreto un serie di permessi lavorativi che il dipendente può richiedere e che sono finalizzati alla cura del familiare disabile.

 

legge-104

 

Esistono poi una serie di agevolazioni fiscali stabilite dalla questa legge in merito ad esempio all’acquisto di un auto da parte di un disabile, il quale potrà usufruire, in questo caso di:

-      detrazione fiscale del 19% della spesa sostenuta

-      L’IVA agevolata al 4%

-      L’esenzione dal bollo auto

-      L’esenzione dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà

Tali benefici però possono essere utilizzati solo una volta ogni 4 anni salvo casi eccezionali previsti dalla stessa legge.

 

Legge 104. Chi può utilizzarla?

 

Tutti i dipendenti con particolare attenzione per quelli pubblici e statali possono usufruire dei permessi previsti dalla legge 104. Prima ancora dei familiari però gli stessi lavoratori disabili possono usufruire di quanto stabilito nella legge, siano essi nel settore pubblico che privato.

 

I benefici possono essere poi estesi ai familiari affini entro il 2^ grado di parentela con possibile estensione al 3^ per casi specifici.

 

Coloro invece che non possono accedere ai benefici della legge 104 sono i lavoratori a domicilio, gli addetti ai lavoro domestici, i lavoratori agricoli a tempo determinato occupati a giornata, i lavoratori autonomi e i lavoratori parasubordinati.

 

Requisiti e Modalità

 

Requisito indispensabile affinché si possa usufruire dei permessi previsti da questa legge  è che la persona disabile non sia in regime di ricovero a tempo pieno.

 

Il lavoratore disabile in base a quanto stabilito dalla legge 104 può usufruire alternativamente dei permessi di tre giorni mensili o di sole ore giornaliere di permesso suddivise  così: due ore al giorno per un orario giornaliero di sei ore; un’ora al giorno per un orario giornaliero inferiore alle sei ore.

 

I parenti invece, come sancito da questa normativa, possono usufruire dei permessi di tre giorni mensili. I genitori che assistono figli di età inferiore ai tre anni in situazione di disabilità grave possono fruire alternativamente del prolungamento del congedo parentale retribuito fino al terzo anno di vita del bambino o nel caso in cui questo sia già stato esaurito, di due ore di permesso giornaliero o di tre giorni di permesso al mese. I giorni di permesso non utilizzati non vanno persi ma si accumulano nel mese successivo.

 

La legge poi prevede la possibilità di poter scegliere la sede di lavoro più vicina alla persona che necessità assistenza.

Con l’integrazione del 2010 alla legge 104 è stato tolto il requisito della convivenza, della continuità e dell’esclusività dell’assistenza.

 

Come Fare Domanda?

 

Coloro che intendono usufruire di questa  legge devono prima di tutto rivolgersi a un medico specialista che rilasci un certificato attestante la presenza dell’inabilità. Successivamente va presentata domanda all’ente INPS.

 

Le domande per usufruire dal 2010 possono pervenire all’INPS solamente in via telematica, attraverso il portale dell’ente previdenziale, nell’apposita sezione e dopo il rilascio del Pin identificativo. Coloro che non siano in grado di accedere autonomamente al servizio telematico, possono rivolgersi al CAAF di zona.

 

La domanda di accesso alla legge 104 scade con l’anno solare e dovrà quindi essere annualmente rinnovata. Nel caso in cui si verifichino cambiamenti prima della scadenza solare, il dipendente è obbligato a comunicarli all’INPS entro 30 giorni.

 

 

Fonte: nursind / coopleali / giacinto

 

Valentina Stipa

 

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lun, set 12, 2016  Valentina
Pubblica Amministrazione. Aumenti in vista. E non solo di stipendio
1 (20%) 1 Vota Questo Articolo

aumento-stipendio-pubblica-amministrazioneQuesta riforma della pubblica amministrazione continua a riservare tantissime soprese. Tutte ancora indiscrezioni, nulla di ufficiale, ma gli animi si stanno già scaldando al solo pensiero. Pare infatti che tecnici della pubblica amministrazione e sindacati stiamo lavorando a un progetto di aumento delle ore settimanali dei dipendenti statali, dalle attuali 36 alle ordinarie 40 del settore privato.

 

 

Tale progetto sarebbe però legato alla volontà del dipendente di scegliere o meno il nuovo orario, non ci sarebbero imposizioni.

 

 

 

Pubblica Amministrazione. Tutto ruota intorno alla flessibilità

 

 

 

 

Il principio della flessibilità dunque rimane un perno imprescindibile per questa riforma madia. Per coloro che sceglieranno di aumentare le proprie ore di lavoro ci sarà anche un aumento della retribuzione mensile.

 

 

Le indiscrezioni di cui stiamo parlando arrivano dal quotidiano “il messaggero” di giovedì 8 settembre e riportano anche che questa proposta sarebbe frutto dei sindacati, non del governo, ma che avrebbe comunque trovato terreno fertile nelle istituzione e un tavolo di discussione già aperto. Tale disponibilità deriva anche dalla volontà di voler adeguare le ore settimanali alla media europea.

Quello sulla flessibilità di orario non è l’unico tema di confronto in realtà.

 

 

Dalle indiscrezioni si deduce anche che potrebbero esserci altri due ambiti nei quali l’intenzione del governo è quella di restringere l’azione.

Il primo è quello dei permessi previsti dalla legge 104/1992 per l’assistenza a parenti disabili. Questa legge è stata usata e abusata per troppo tempo e merita una revisione e un giro di vite.

 

 

Il secondo ambito riguarda invece le assenze registrate nei giorni di venerdì e lunedì, notevolmente più alte rispetto a quanto avviene nel settore privato, quindi degno di una revisione.

 

 

La prima scadenza sarà dunque il 15 settembre, giorno nel quale si concluderà la prima parte della negoziazione tra le parti. Per tutti gli aspetti invece tecnici si dovrà attendere febbraio prossimo e il testo unico che dovrà disciplinare l’intera riforma. Entro fine mese comunque dovrà essere apposta la firma tra i sindacati di categoria e il ministro Marianna Madia.

 

 

 

 

 

Fonte: blastin gnews / ilmessaggero

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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ven, giu 17, 2016  Valentina
Licenziamento Pubblico Impiego. Niente Legge Fornero
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Fonte: mobilitapubblicoimpiego.it

Fonte: mobilitapubblicoimpiego.it

Grande scalpore per una sentenza che di fatto non aggiunge granché di nuovo.

La Cassazione ha depositato la sentenza numero 11868 con al quale ha confermato, non certo per la prima volta, che il licenziamento per il personale del pubblico impiego non può rispondere alle regole stabilite con la Legge Fornero, ma deve seguire quanto prevede l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, nella sua formula originaria, prima della legge di modifica.

 

 

 

 

Licenziamento Pubblico Impiego. Contrasti normativi da sanare

 

 

Le motivazioni di questa decisione della cassazione sono molto chiare: “la formulazione dell’articolo 18, come modificato dalla ‘legge Fornero’, introduce una modulazione delle sanzioni con riferimento ad ipotesi di illegittimità pensate in relazione al solo lavoro privato, che non si prestano ad essere estese all’impiego pubblico contrattualizzato per il quale il legislatore ha dettato una disciplina inderogabile, tipizzando anche illeciti disciplinari ai quali deve necessariamente conseguire la sanzione del licenziamento”.

 

Di fatto quindi la cassazione dà ragione al Governo, nella persona del ministro Madia, che da sempre ha sostenuto l’inapplicabilità di questa riforma per il pubblico impiego, con particolare riferimento al reintegro nel posto di lavoro.

 

Ora la necessità di armonizzare questo ambito è più sentita che mai; a dirlo è anche Aldo Bottini, presidente degli Avvocati giuslavoristi italiani, “il contrasto andrà chiarito dalle Sezioni unite o da un intervento legislativo di interpretazione autentica, che peraltro il governo aveva annunciato di voler fare fin dallo scorso anno, quando entrò in vigore il Jobs Act ed era in discussione la riforma del pubblico impiego”.

 

 

 

Licenziamento Pubblico Impiego. E’ Davvero Tutto Così Negativo?

 

 

La risposta a questa domanda è no. L’abolizione del diritto al rientro nel posto di lavoro in caso di licenziamento senza giusta causa avrà come effetto indiretto un inevitabile aumento della produttività, in particolare nel pubblico impiego. Questa sentenza infatti potrebbe trasformarsi anche in un deterrente verso quei lavoratori del pubblico impiego che percepiscono il loro posto fisso quasi come dovuto.

 

Nessuno si scandalizzi per questa affermazione. In Italia il posto di lavoro all’interno delle amministrazioni pubbliche è sempre stato percepito dagli stessi dipendenti come una botte di ferro dove di fatto, al di là del buon senso e della coscienza, i controlli del datore di lavoro sono inesistenti, provocando quindi un naturale abbassamento del livello di produttività, che nel mondo privato accade molto meno di frequente.

 

Il riferimento quindi all’articolo 18, nella sua versione primaria, per ciò che riguarda i licenziamenti nel pubblico impiego potrebbe diventare un motore di produttività.

 

 

 

 

Fonte: corriere / lastampa / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

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lun, mag 23, 2016  Patrizia Caroli
Pubblico Impiego: in Italia l’età media più alta d’Europa
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Trasformazione della Pubblica Amministrazione in pieno divenire: è di questi giorni l’ufficiale entrata in vigore del primo decreto attuativo (quello sulla trasparenza) che conferisce la prima sterzata concreta al progetto di “ristrutturazione” dell’architettura nel nostro ordinamento amministrativo. Passaggi ancora più importanti dovranno essere intrapresi nei prossimi mesi, con quella che si preannuncia come la più rilevante operazione di cambiamento della macchina amministrativa dello Stato nella storia repubblicana. Ma qual è lo stato di salute della complessiva macchina della Pubblica Amministrazione italiana?

 

pa

Lo stato di salute (precario) della PA italiana

 

Per comprendere in maniera lucida i profili e l’entità di questo percorso progressivo risulta senz’altro utile analizzare alcuni punti emersi all’interno di un interessante studio condotto da ForumPa, il Forum della Pubblica Amministrazioni in corso questa settimana a Roma. La Pubblica Amministrazione alla vigilia della completa attuazione della riforma targata Marianna Madia si presenta come un gigante di argilla immobile, in procinto di consumarsi senza essere pienamente governato.

 

Pubblico Impiego: un confronto europeo per capire

 

Il confronto europeo, nella comparazione elaborata dagli esperti di ForumPa, mette sotto i raggi X l’ultimo periodo della PA italiana in rapporto alle dinamiche registrate negli altri Paesi (in particolare Francia e Regno Unito). E il confronto appare impietoso. I blocchi reiterati su turnover e contratti danno alla Pubblica Amministrazione italiana il record (negativo) dell’età media dei dipendenti, destinata a oltrepassare quest’anno la barriera dei 50 anni. Contestualmente va detto che i suddetti blocchi non hanno in alcun modo contribuito ad alleggerire il peso economico degli uffici pubblici sui conti del Paese. La flessione della ricchezza nazionale, che nel 2015 è faticosamente ritornata ai livelli del 2008 dopo la doppia caduta di questi anni, ha annullato gli effetti dei tagli pesanti a cui la PA è stata sottoposta. Nel 2007 l’Italia destinava agli stipendi pubblici il 10,9% del Pil e oggi gira il 10,6%: un effetto praticamente nullo, tanto più se paragonato all’entità (sanguinosa) degli sforzi effettuati.

 

I giovani, la vera generazione perduta?

 

Oggi la Pubblica Amministrazione italiana arruola nelle sue fila meno del 15% degli occupati totali, mentre il medesimo indicatore tocca il 20% nella media OCSE, con punte del 25% nel Regno Unito dell’irreale 35% nei Paesi scandinavi. Il colmo della situazione è che i tagli effettuati alle Pubbliche Amministrazioni in questa epoca di “austerity” non risultano uguali per tutti, con le entità più leggere le strutture più leggere: vedi piccoli e medi Comuni chiamati a veri e propri i miracoli per ricomporre organici sempre più stiracchiati e far quadrare i bilanci.
Vittime assolute di questa sciagurata “austerity” pubblica sono poi loro, vessati e “mazziati”, i giovani, vera generazione perduta di questa temperie storica nel Pubblico Impiego: meno di un dipendente su mille ha meno di 25 anni contro il 5% abbondante degli altri Paesi europei, soltanto il 7% è nella fascia tra 25 e 34 anni (negli altri paesi questa fascia di età vale il triplo), mentre gli over 50 sono ormai netta la maggioranza. Una forza lavoro così composta si imbatte in evidenti problemi del cambiare dall’interno un sistema che ha probabilmente smarrito i connotati dell’efficienza.

 

Fonte: IlSole24Ore

Patrizia Caroli

 

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mer, apr 6, 2016  Patrizia Caroli
Rivoluzione nel Pubblico Impiego: ok all’accordo che riduce i comparti
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Il tweet del ministro Marianna Madia ha aperto la giornata di ieri consegnando la notizia del giorno: “Stanotte chiuso accordo su riduzione a 4 comparti #PA. Sistema contrattuale più semplice e innovativo per lavoratori pubblici e Paese”. E’ infatti stato firmato tra Aran (l’agenzia che rappresenta la Pubblica Amministrazione come datore di lavoro) e sindacati l’accordo che riduce i comparti del pubblico impiego a quattro. Un’intesa raggiunta dopo mesi di trattative al termine della nottata di martedì (con 17 ore di trattativa filata). Un passaggio determinante nel grande percorso di implementazione di un nuovo modello di gestione di e contrattazione nel Pubblico Impiego.

 

Rivoluzione nel Pubblico Impiego

Pubblico Impiego: la aggregazione dei comparti

 

Il punto focale dell’accordo è collocato sull’aggregazione dei comparti che da 11 (il numero di comparti in cui è diviso oggi il Pubblico Impiego) vengono ridotti a 4: Funzioni centrali, Funzioni locali, Sanità e Istruzione e ricerca. Inizia ora tuttavia la vera e propria partita per i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici, con il pallino che passa al Governo che sarà tenuto ad elaborare una proposta con i 300 milioni di euro messi a disposizione dall’ultima Legge di Stabilità, a cui si devono sommare i fondi che Regioni ed Enti locali dovranno recuperare in completa autonomia. A parere del presidente dell’Aran Sergio Gasparrini “la riduzione drastica del numero dei contratti collettivi nazionali potrà favorirne la rapida definizione, e si potrà anche provare ad utilizzare la strumentazione, rimasta nel cassetto in questi anni, per valutare performance e premi di produttività“.

 

L’accordo tra Aran e sindacati dopo mesi di trattative

 

La riforma che sta andando a compimento in questi giorni non è altro che quella prevista nel 2009 dal Decreto Brunetta. Quest’ultimo strumento, al fine di semplificare i contratti e dare una sfoltita alla rete di sigle e prerogative sindacali fissò in 4 il numero massimo dei comparti a partire dal “successivo rinnovo contrattuale”: l’anno successivo tuttavia la crisi di finanza pubblica spinse l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti a bloccare la contrattazione nel pubblico impiego, con una misura poi rinnovata due volte prima che a luglio la Corte costituzionale, con la sentenza 178/2015, imponesse di far ripartire il processo di riforma.

 

Un passo decisivo verso i rinnovi contrattuali

 

Le operazioni di accorpamento hanno riguardato 2 comparti in particolare: Funzioni centrali (ministeri, agenzie fiscali, enti pubblici non economici) e Istruzione e ricerca (prima scuola, ricerca, università e Afam erano distinte). Le novità più rilevanti si concentrano proprio su quest’ultimo comparto: “istruzione e conoscenza” riunirà infatti i circa 100mila dipendenti dell’università (con l’esclusione dei docenti, che in regime di diritto pubblico) e i 20mila degli enti di ricerca a quel milione di persone che lavora nella scuola.
E’ pertanto ora posizionato il tassello del puzzle che darà il via al tanto atteso sblocco dei contratti nel Pubblico Impiego (congelati da 6 anni): si riapre ora il tavolo per il rinnovo dei contratti dipendenti statali, questa volta (finalmente) su perimetro semplificato di quattro comparti e quattro aree dirigenziali, con ragionevole motivo di pensare che si giungerà al rinnovo dei contratti tramite le risorse ad esso destinate.

 

Fonte: Sole24Ore, Ansa.it

 

Patrizia Caroli

 

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