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Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: La Community dei Dipendenti Statali e Pubblici

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mer, apr 13, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. Convenzione per lavori di pubblica utilità
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Fonte: businessonline.it

Fonte: businessonline.it

È fresco di questi giorni la firma della convenzione quadro tra il Ministro della Giustizia Andrea Orlando e il Commissario straordinario di Roma Capitale Francesco Paolo Tronca per “realizzare e promuovere progetti di lavoro di pubblica utilità e di altre attività gratuite a favore della collettività finalizzati a favorire il reinserimento e l’integrazione sociale del detenuto (…) È una convenzione di impianto che immagina un percorso per il reinserimento dei detenuti nella parte più viva della società romana, il decoro della città, la sua manutenzione, il lavoro, insomma le dinamiche più importanti”.

 

Una decisione incisiva quella presa che per molti detenuti e anche per molti baschi blu cambierà il quotidiano in maniera radicale, se non altro per il numero inferiore di detenuti da sorvegliare.

 

Non nascondiamoci però dietro a un dito. Questa iniziativa giova maggiormente ai detenuti e alla città di Roma, che ha un bisogno viscerale di donare nuovamente decoro a un panorama urbano ogni giorno sempre più deteriorato. E in questo in realtà non c’è nulla di male.

 

 

Polizia Penitenziaria. Sicuri che siano la soluzione?

 

 

Quanto appena affermato è tanto più vero se si pensa che le aggressioni ai danni degli agenti di polizia penitenziaria non accennano certo a diminuire.

 

È notizia di pochi giorni di un episodio all’interno delle mura del penitenziario di Pisa, dove un detenuto, apparentemente senza motivo, quando è stato riaccompagnato in cella, ha iniziato a distruggere tutto quanto trovasse a sua portata, compreso l’agente, che ci ha guadagnato 7 giorni di prognosi. E poi ancora dentro al carcere di Monza, a seguito della negazione di un permesso per cambiare cella, un detenuto croato di 40 anni ha aggredito due agenti, finiti entrambi in ospedale per cure mediche ed accertamenti.

 

Insomma una bomba a orologeria quella dei nostri carceri, non c’è dubbio alcuno su questo. Una bomba che va portata all’attenzione delle istituzioni. Ed è proprio quello che succederà il 18 e il 19 aprile prossimi, grazie al coordinamento del sindacato di categoria Sappe. “Le carceri scoppiano: ma solamente per gli Agenti di Polizia Penitenziaria, sempre più al centro di violenze assurde e ingiustificate, favorite anche dal sistema della vigilanza dinamica, che vuole meno ore i detenuti in cella senza però che facciano alcunché”. Si legge in una nota ufficiale del Sappe.

 

 

Fonte: polpen / romait / sappe

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mar, apr 5, 2016  Valentina
Sciopero Polizia Penitenziaria. Aggressioni in pericoloso e costante aumento
3 (60%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: sappebasilicata.it

Fonte: sappebasilicata.it

Se l’amministrazione si gongola per idee e progetti che, a loro dire, dovrebbero migliorare le condizioni di lavoro all’interno delle carceri, la realtà delle cose è ben diversa per coloro che la vivono sulla propria pelle.

 

Negli ultimi giorni, da nord a sud gli episodi di violenza e aggressione ai danni degli agenti di polizia penitenziaria hanno fatto registrare u pauroso e costante aumento che rende ancora più fallimentare quella manciata di provvedimenti presi dall’amministrazione e che già sapevamo essere del tutto irrilevanti in termini di miglioramento delle condizioni di lavoro.

 

 

 

Polizia Penitenziaria. Secco No al corpo di giustizia

 

 

L’ultima idea in termini di tempi, già boccata da tutti i sindacati di categoria, è la creazione di un Corpo di Giustizia.

Le motivazioni di questa forte opposizione è ben spiegata in un comunicato stampa del sindacato autonomo Si.N.A.P.Pe.: “i buoni propositi dell’ampliamento (…) delle competenze esterne della Polizia Penitenziaria non hanno bisogno di riforme legislative per essere attuati, essendo le stesse (…) prerogative insite nei dettami del codice di procedura civile, stante l’attribuzione al Corpo (dal lontano 1990) delle funzioni di polizia. Allargare le maglie fino a ricomprendere sotto una medesima uniforme figure professionali che di polizia non hanno nulla (si pensi agli assistenti sociali piuttosto che agli educatori) non crea delle specializzazioni nel Corpo, ma spersonalizza i 38 mila poliziotti penitenziari che dovrebbero davvero rinunciare alla propria identità”.

 

 

Polizia Penitenziaria. Si scende in piazza

 

 

Anche per questa pseudo riforma del corpo, il 18 e il 19 aprile prossimi si scenderà in piazza a Roma, proprio davanti al carcere di Rebibbia, luogo in cui, è già stato annunciato, si terrà l’ufficializzazione del fine lavori degli Stati Generali dell’esecuzione della pena, alla presenza delle maggiori cariche istituzionali.

 

La manifestazione non sarà contro il capo di stato, presente all’evento, ma avrà lo scopo di “portare l’ira e le urla di rabbia di chi ogni giorno rischia di essere aggredito e ferito perché rappresenta lo Stato nella prima linea delle sezioni detentive, gli appartenenti alla Polizia Penitenziaria”.

 

Oltre all’istituzione del corpo di giustizia, i motivi della protesta sono molteplici. Non ultimo, come già detto, l’aumento senza controllo degli episodi di violenza e aggressione ai danni degli agenti in servizio.

Tale escalation è legata, secondo il Sappe, altro sindacato autonomo di categoria, al regime di vigilanza dinamica, che ha modificato lo stare in carcere per i detenuti, a danno dei baschi blu, i quali sono carenti in termini di risorse umane e per questo non possono vigilare come dovrebbero in questo nuovo regime.

 

Non solo, ma le stesse istituzioni hanno anche bocciato un emendamento, proposto nella legge di stabilità, che avrebbe previsto l’inserimento di altri 800 agenti, a partire dagli idonei non vincitori dei precedenti concorsi.

 

 

Fonte: sinappe / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

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gio, mar 31, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. L’inaspettato attacco del Ministro
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Fonte: alsippe.it

Fonte: alsippe.it

Dire che è stato fuori luogo sarebbe riduttivo. Un ministro della giustizia che, parlando di lotta al terrorismo, dichiara all’intera nazione che “la Polizia Penitenziaria non è del tutto in grado di capire i fenomeni le che si determinano nelle comunità straniere. Ci vogliono più specializzazioni. Siamo di fronte a un fenomeno nuovo”, non ha solo usato parole fuori luogo.

È stato un irriconoscente del lavoro che gli agenti dal basco blu quotidianamente svolgono. E svolgono con dignità e devozione nonostante tutto.

 

Il ministro ha pensato bene di dichiararlo davanti alle telecamere della trasmissione della tv nazionale “Porta a Porta” e anche alle pagine di un quotidiano nazionale, dove in entrambi i casi il tema era il terrorismo islamico e i recenti attacchi in Europa.

 

 

Polizia penitenziaria. La risposta senza riserve

 

 

Sarebbe in realtà bastato che il ministro aggiungesse a questa dichiarazione che la colpa di questa incapacità, se di colpa e di incapacità si deve proprio parlare, non può certo essere degli uomini del corpo di polizia penitenziaria.

Piuttosto andrebbe imputata alla parte dirigenziale del corpo che non solo non comprende, ma non provvede alla formazione degli agenti in maniera mirata. Ad esempio con veri e propri corsi di lingua e cultura araba che posano definirsi tali.

 

Nelle parole dei sindacati di categoria “la colpa, caro Ministro è di chi organizza dei corsi all’acqua di rose sul radicalismo islamico, improntati al massimo risparmio di risorse economiche, per la Polizia Penitenziaria; la colpa è della formazione che non adegua le materie di insegnamento alle mutate esigenze della società”.

 

Ma questa non è l’unica precisazione che le associazioni sindacali di categoria ci tengono a fare.

Feriti su un nervo scoperto, colpiti al fianco in modo scorretto e da un nemico che tale non dovrebbe essere hanno concertato una risposta, ricordando a tutta la nazione come non solo siano “in grado di comprendere i fenomeni  che si determinano all’interno delle comunità straniere” ma come, al di fuori delle ore di servizio e di quanto previsto dal loro contratto e dalla loro professione, abbiano prodotto “relazioni di servizio che in quest’ultimo periodo hanno ricevuto il plauso di platee qualificati di altre forze dell’ordine, offrendo spunti di indagine e smascherando jahdisti in erba o simpatizzanti dello stato islamico”.

 

 

 

Fonte: polpen / poliziapenitenziaria

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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mer, mar 23, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. Cambio sede del Concorso per Ispettori
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polizia-penitenziariaLa prova scritta per il posto di 643 nuovi ispettori del corpo di polizia penitenziaria – 608 uomini e 35 donne – in calendario per oggi 23 marzo alle ore 7.30, non avverrà più presso la sede di Roma come annunciato a febbraio, bensì presso l’Hotel & Conference Center ERGIFE.

 

Si potrà pensare che al di là di una semplice comunicazione di servizio, questa notizia non sia particolarmente interessante.

In realtà però non è così. Da febbraio, ovvero dalla prima comunicazione ufficiale, i partecipanti provenienti da tutta Italia si sono organizzati, prenotando alloggi vicino alla Fiera, evitandosi per quel giorno problematiche legate al traffico endemico di Roma, aggravato dallo svolgimento del Giubileo.

 

Il punto non è solo lo spostamento della sede della prova scritta del concorso, ma anche il fatto che il nuovo sito scelto non è certo vicino alla fiera: la distanza tra i due luoghi implica diversi cambi e oltre un’ora sui mezzi pubblici.

 

Non dimentichiamo poi che la partecipazione al concorso è vincolata all’uniforme, la quale dovrà essere indossata fin da subito, non essendoci possibilità di un cambio sul luogo dell’esame. Vi lascio immaginare come si possa affrontare serenamente più di un’ora di viaggio sui mezzi pubblici della Capitale, in perfetta uniforme di prima mattina e con il pensiero di un esame da affrontare.

 

 

Polizia Penitenziaria. Non tutto il male viene per nuocere

 

 

Questo cambio repentino e poco puntale del luogo di svolgimento della prova scritta per il posto di ispettore di polizia penitenziaria ha chiaramente scatenato polemiche tra i sindacati di categoria, Sinappe in testa, il quale lamenta una frettolosa organizzazione del concorso che non ha valutato correttamente tutti gli aspetti, mettendo in difficoltà i partecipanti.

 

Anche il sindacato autonomo Sappe interviene sul tema con una lettera ufficiale all’amministrazione, nella quale si chiede uno slittamento dell’orario di presentazione dei candidati dalle 7.30 alle 8.30 per “garantire correttezza nell’accesso e consentire l’effettiva presenza degli interessati”.

 

Alla luce di una nota proprio del sindacato Sinappe, il DAp ha prontamente risposto prendendo atto del problema e impegnandosi ad agevolare gli spostamenti dei partecipanti al prossimo concorso interno per la qualifica di vice ispettore.

 

 

 

Fonte: sinappe / sappe

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, mar 14, 2016  Valentina
Polizia Penitenziaria. Lo scandalo carceri violente
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Fonte: vita.it

Fonte: vita.it

Quando un programma televisivo dagli ascolti molto alti e destinato a un target di pubblico di ampio spettro pone l’accento su argomenti delicati e di interesse pubblico è sempre un bene per la società intera.

 

Quando lo fa non dando tutte le informazioni e rimane troppo da un solo lato della barricata rischia invece di fare non solo dell’informazione non corretta ma di mettere in pericolo un’intera categoria di lavoratori come quelli della polizia penitenziaria.

 

Il riferimento è al servizio mandato in onda dal programma “Le Iene”, il quale trattava lo scomodo tema delle violenze in carcere, descrivendo con l’aiuto dei racconti scioccanti di un detenuto e altrettanto forti di un ex agente di polizia penitenziaria, la condotta di una manciata di agenti dalla mano a dir poco pesante all’interno di un istituto penitenziario italiano di Asti tra il 2004 e il 2005.

 

 

Polizia Penitenziaria. La risposta del Sappe

 

 

Come era prevedibile, il sindacato autonomo di categoria Sappe non ha perso tempo, rispondendo con una lettera pubblica direttamente a Matteo Viviani, autore del servizio tv, con alcune precisazioni, tutte volte a non fare di tutta l’erba un fascio: “la responsabilità penale è personale e chi si è reso responsabile di gravi reati, una volta acquisite le prove certe e inequivocabili, ne deve pagare le conseguenze anche in relazione all’appartenenza al Corpo di Polizia Penitenziaria, che è una Istituzione sana”.

 

Il sindacato poi non manca di ricordare che l’ex agente di polizia penitenziaria intervistato è stato “destituito dalla Polizia Penitenziaria, perché giudicato responsabile di diversi reati tra i quali spaccio di droga, truffa, ricettazione, favoreggiamento e spendita di banconote false”.

Dunque oltre ad avere dubbia attendibilità non è certo stato un agente modello.

 

 

Arriva anche la precisazione del Dap

 

 

A riprova del fatto che non corrisponde al vero che i 5 agenti incriminati non abbiano subito provvedimenti, proprio a seguito della messa in onda del servizio, il dipartimento di amministrazione penitenziaria si è affrettato a chiarire subito che “ha intrapreso le azioni disciplinari non essendo ostative le pronunce giudiziarie e ha adottato due provvedimenti di destituzione dal servizio e due provvedimenti di sospensione dal servizio”.

 

Questo, nonostante la sentenza 78 del febbraio 2012 pronunciata dal tribunale di Asti assolveva uno degli agenti per non aver commesso il fatto, dichiarava di non doversi procedere per difetto di querela nei confronti di altri due agenti e il non doversi procedere nei confronti degli ultimi due a seguito del decorso del termine prescrizionale per il reato di cui all’art. 608 c.p.

 

Questa dichiarazione del Dap ha il solo intento di controbilanciare quanto divulgato nel servizio tv e a precisare ancora una volta con forza che i “singoli condannabili episodi, (…) non devono e non possono minimamente ledere l’onore e il prestigio dei singoli appartenenti e del Corpo nel suo insieme, cui va tributato il riconoscimento per il difficile compito al quale sono chiamati quotidianamente per la tutela dei diritti e delle garanzie dei principi costituzionali”.

 

 

 

 

Fonte: polpen / peoplexpress / sappe

 

 

 

 

Valentina Stipa

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