Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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sab, set 13, 2014  Marco Brezza
Pensioni Esercito: come uscire da una difficile situazione 5.00/5 (100.00%) 1 Vota Questo Articolo

Il comparto difesa relativo allo Stato italiano sta attraversando una fase in cui diverse problematiche vengono a galla ogni giorno: in particolare per quello che riguarda l’Esercito. Infatti da una parte si concretizza lo spettro della riduzione degli stanziamenti per i programmi militari, attraverso una “spending review” che sfoltisce di 400 milioni le spese nel settore; dall’altra ci sono gli effetti di questa crisi economica che si sono abbattuti da un punto di vista economico su una categoria che non è eccessivo definire “martoriata”: si tratta dei pensionati che nel corso della vita hanno impiegato il loro impegno al servizio dell’Esercito.

 

Fonte: esercito.difesa.it

Fonte: esercito.difesa.it

Pensioni Comparto Sicurezza: la voce del sindacato Csd

 

Una nota del sindacato Csd (Comparto Sicurezza e Difesa) stigmatizza la difficile situazione: “Sono vent’anni che le pensioni non aumentano, pertanto impoverendosi per il mancato adeguamento all’aumento reale del costo della vita. Il Sindacato ritiene indispensabile che le pensioni minime siano portate almeno a 1500 euro al mese e che le pensioni di invalidità, il cui importo si assesta circa 270 euro mensili, siano semplicemente vergognose. I Governi che si sono succeduti nell’ultimo ventennio, hanno operato per stringere, sempre e continuamente, sulle pensioni e sui diritti dei pensionati (…). Il Sindacato Csd esige rispetto per i pensionati spremuti, dimenticati e penalizzati”.

 

Requisiti di accesso al pensionamento

 

A tale riguardo potrebbe essere utile rinfrescare la disciplina dell’accesso al pensionamento del personale del comparto sicurezza-difesa e soccorso pubblico nel nostro paese. Infatti la Direzione Centrale Previdenza dell’INPS ha cercato di chiarire l’attuale meccanismo di acceso al pensionamento : in tal senso continuano ad essere in vigore i requisiti previsti dalla previgente normativa, per cui rimangono pressoché invariati i requisiti necessari sia per il il diritto all’accesso al pensionamento di vecchiaia che di anzianità, a cui andranno aggiunti, per il personale interessato che al 31 dicembre 2010 non aveva raggiunto i requisiti di accesso al pensionamento di anzianità, la cosiddetta “finestra mobile”, ovvero 12 mesi di ulteriore permanenza in servizio ai fini della decorrenza del trattamento. Senza dimenticare gli incrementi connessi all’aumento della speranza di vita.
Una circolare emanata lo scorso anno ha poi confermato il proseguimento dell’applicazione deii limiti ordinamentali stabiliti per la pensione di vecchiaia, ovvero: 60 anni per le mansioni che vanno da Agente a Primo Dirigente, 63 anni per la categoria di Dirigente Superiore, 65 anni per quella di Dirigente Generale. A questo riguardo permane una eccezione: solo nel caso in cui il personale interessato, raggiungendo tali limiti di età per la pensione di vecchiaia, non abbia maturato in precedenza i requisiti previsti per il pensionamento di anzianità, il requisito anagrafico viene incrementato di tre mesi. A questo dovrà eventualmente aggiungersi il regime della decorrenza di 12 mesi.

 

Comparto Sicurezza: le buone notizie

 

A corollario generale di tutto il discorso inerente al comparto sicurezza non va infine dimenticato che per quel che riguarda il 2014 buone notizie giungono dalla Legge di Stabilità: quest’ultima provvederà a rifinanziare per l’importo di 50 milioni di euro il fondo istituito nello stato di previsione del Ministero della Difesa ai sensi dell’articolo 616 del codice dell’ordinamento militare, finalizzato mantenere in efficienza lo strumento militare, attraverso interventi di sostituzione, ripristino e manutenzione di  infrastrutture, scorte mezzi di lavoro ed equipaggiamenti militari.

 

Fonti: silpcgiltoscana.it, sindacatocsd.it

 

Patrizia Caroli

 

 

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mar, ago 12, 2014  Marco Brezza
Polizia di Stato Pensione Privilegiata: Ecco come si configura 5.00/5 (100.00%) 2 Vota Questo Articolo

Assume molta importanza nel settore pubblico italiano la tematica inerente alla Polizia di Stato pensione privilegiata: quest’ultima è infatti rivolta al dipendente della Polizia di Stato che abbia subito menomazioni dell’integrità personale le quali abbiano reso quest’ultimo inabile al servizio. Più precisamente, ha diritto alla prestazione il dipendente afferente alla Polizia di Stato, collocato a riposo per qualsiasi causa, che sia affetto da infermità oppure da lesioni dipendenti da fatti di servizio ascrivibili a categorie inserite in una tabella regolamentare (allegata ad una risalente legge inerente al settore pubblico, la n. 313 del 1968).

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Fonte: cronachecittadine.it

Fonte: cronachecittadine.it

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Polizia di Stato pensione privilegiata: il parere della Corte dei Conti

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Proprio a proposito del tema Polizia di Stato pensione privilegiata, la Corte dei Conti (sezione giurisdizionale per la regione Lazio), attraverso una importante sentenza del 2006, ha confermato che possiede il diritto ad usufruirne il dipendente che, per infermità determinate unicamente da causa ovvero da concausa necessaria e preponderante di servizio, abbia subito menomazioni dell’integrità personale che lo abbiano reso inabile al servizio. Per ciò che inerisce all’accertamento della necessità del requisito della “inabilità al servizio” sembrerebbe necessario, secondo la Corte, fare riferimento all’art. 67 del Decreto presidente della Repubblica n. 1092/1973, all’interno del quale è disposto che al dipendente “le cui infermità o lesioni dipendenti da fatti di servizio, siano ascrivibili ad una delle categorie della Tab. A annessa alla 313/68 e non siano suscettibili di miglioramento , spetta la pensione”.

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La liquidazione dell’assegno

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Pertanto, secondo il dettato della suprema corte tributaria italiana, “al  personale della Polizia di Stato continuano ad applicarsi, ai fini dell’acquisizione del diritto al trattamento di pensione privilegiata, le norme previste per il personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia ad ordinamenti militari”.

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Per ciò che riguarda la durata del trattamento Polizia di Stato pensione privilegiata, l’assegno viene liquidato per un periodo che va dai 2 ai 4 anni, eventualmente rinnovabile per l’assegnazione a vita (ovviamente previo congruo accertamento sanitario). Esiste inoltre una pensione privilegiata ordinaria che viene assegnata a vita, qualora l’infermità che ha colpito il dipendente del corpo di polizia non sia suscettibile di miglioramento. In questi due casi le infermità in questione devono essere inserite nella Tabella A annessa alla legge 313/1968 e successive modificazioni. Qualora tali lesioni dovessero invece far parte della Tabella B (sempre allegato allo stesso strumento normativo), al dipendente spetta una indennità “una tantum” parametrata su una o più annualità afferenti alla pensione di ottava categoria.

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Polizia di Stato pensione privilegiata: la domanda

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La domanda per ottenere la prestazione deve essere rivolta all’Inps. È importante sottolineare come la misura inerente alla pensione di privilegio sia stabilita dall’articolo 67 del D.P.R. n. 1092 del 1973: quest’ultimo stabilisce un’articolazione di importi determinati in funzione delle varie categorie di ascrivibilità relativi a infermità o lesioni. La decorrenza del trattamento parte nel momento in cui il dipendente pubblico viene posto a riposo. Gli effetti inerenti alla questione Polizia di Stato pensione privilegiata si diffondono ampiamente nell’ordinamento italiano, facendo assurgere l’istituto ad importante passaggio nella disciplina del pubblico impiego inerente a questa forza di polizia.

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Fonti: siulp.it, poliziadistato.it

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Roberta Buscherini

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ven, lug 18, 2014  Marco Brezza
Pensione ordinaria corpo forestale: ecco le cinque categorie più importanti 3.00/5 (60.00%) 1 Vota Questo Articolo

L’istituto della pensione ordinaria corpo forestale consta di una struttura composita e stratificata che si delinea attraverso cinque categorie, tutte attraversate dal concetto generale di ordinarietà. Risulta interessante analizzarle rapidamente per comprendere al meglio l’architettura del sistema previdenziale che fa riferimento ai dipendenti pubblici impiegati all’interno di questa forza di polizia ad ordinamento civile che opera nel nostro paese con prevalenti funzioni di polizia ambientale, forestale, venatoria, agroalimentare di sorveglianza di parchi nazionali ed aree naturali statali protette.

 

pensione ordinaria corpo forestale

Fonte: regione.sicilia.it

Pensione ordinaria corpo forestale: trattamento di vecchiaia

 

Il trattamento inerente alla pensione ordinaria corpo forestale di vecchiaia si delinea configurandosi come prestazione dovuta ai dipendenti del Corpo Forestale dello Stato che cessano dal servizio per raggiunti limiti di età: tale limite è definito dal Decreto legislativo 165/1997 e si distribuisce tra i 60 e i 65 anni a seconda del ruolo che si ricopre (ad esempio per gli ispettori è 60 anni, per il personale che effettua attività tecnico-scientifica e simili il limite è 65 anni). Questa prestazione pensionistica (che decorre dal giorno successivo al compimento degli anni) si ottiene tramite domanda, disponibile sul sito internet dell’Inpdap, presentata dall’interessato presso l’ufficio Inpdap territorialmente competente, almeno cinque mesi prima della data di cessazione dal servizio.

 

La pensione di anzianità

 

Per ciò che inerisce invece alla pensione di anzianità per i dipendenti del corpo forestale, la disciplina si tratteggia in questo modo: coloro che abbiano raggiunto i diversificati requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica o di sola anzianità contributiva possono andare in pensione tramite istanza sempre corredata di documentazione. Il tutto si dfinisce attraverso idonei schemi che incrociano anzianità di servizio e età anagrafica, distinti in scaglioni temporali a seconda dell’anno in cui si maturano i requisiti.

 

Pensione ordinaria corpo forestale, la destituzione

 

La pensione ordinaria corpo forestale poi si arricchisce di altre tre tipologie di trattamento: la pensione per destituzione, quella per infermità e quella di reversibilità. Pare qui interessante analizzare la prima tipologia, ovvero quella inerente alla pensione per destituzione. Questa particolare forma di trattamento è destinata ai dipendenti pubblici impiegati presso il corpo forestale dello Stato che sono stati destituiti dal servizio: essi acquisiscono il diritto al trattamento di quiescenza ordinario al verificarsi dei medesimi requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica o di sola anzianità contributiva previsti per gli ordinari pensionamenti di anzianità. Anche in questo caso bisogna effettuare domanda presso la sede Inpdap territorialmente competente.
Rilevante è anche l’istituto della pensione per infermità, definita talora anche come dispensa. Questa tipologia di trattamento pensionistico spetta a coloro i quali sono dispensati dal servizio per infermità, possedendo contemporaneamente un’anzianità contributiva effettiva di almeno 12 anni e una anzianità utile di almeno 15 anni. Decorrenza ed ottenimento della prestazione pensionistica possiedono i medesimi requisiti delle altre tipologie di trattamento.
Varia risulta pertanto la struttura complessiva inerente alla pensione ordinaria corpo forestale: un “corpus” generale che può essere ricondotto alle tipologie qui rapidamente illustrate e che è sempre buona norma tenere in considerazione.

 

Fonte: uilcfs.it

Marco Brezza

 

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gio, lug 17, 2014  Roberta Buscherini
Pensioni Polizia di Stato: Tutti i requisiti per il trattamento 2.83/5 (56.67%) 6 Vota Questo Articolo

Tempo di spending review e di tagli alla spesa pubblica, tempo di modifiche dei trattamenti pensionistici. Tra flessibilità, superprelievi e penalizzazioni per uscite anticipate, la materia sembrerebbe essere divenuta molto complessa. Ma all’interno di questi argomenti terremotati dall’attuale situazione storica, come si conforma la situazione inerente alle pensioni Polizia di Stato? Il trattamento pensionistico garantito al personale dipendente della forza di polizia che possiede la competenza sulla gestione dell’ordine pubblico nel nostro paese si configura attraverso uno schema non diverso da quello che sovrintende la struttura delle pensioni dei dipendenti pubblici in genere.

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pensioni polizia di stato

Fonte: www.ternioggi.it

Pensioni Polizia di Stato di vecchiaia: i requisiti

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Va innanzitutto citata, tra le pensioni Polizia di Stato, la pensione di vecchiaia: hanno diritto ad usufruire di questa tipologia di trattamento i dipendenti che hanno raggiunto l’età massima per la permanenza in servizio così come fissata dai singoli ordinamenti: i limiti di età sono delineati nel compimento dei 65 anni di età per i dirigenti generali, 63 per i dirigenti superiori e 60 per ciò che concerne le qualifiche inferiori. Ovviamente il requisito minimo per il diritto alla pensione di vecchiaia è costituito dal raggiungimento dei 20 anni di anzianità contributiva.

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La pensione di anzianità

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Per ciò che riguarda invece la cosiddetta pensione di anzianità ovviamente il discorso cambia: possono accedere a questa tipologia di trattamento pensionistico i dipendenti della Polizia di Stato che possiedono i seguenti requisiti di anzianità contributiva e di età anagrafica: 57 anni e 3 mesi di età uniti a 35 anni di anzianità contributiva, oppure 40 anni e 3 mesi di anzianità contributiva utile. In ulteriore istanza si può accedere alla pensione di anzianità, tenendo ovviamente in considerazione la specificità del rapporto di impiego e le obiettive peculiarità ed esigenze dei rispettivi settori di attività, al raggiungimento della massima anzianità contributiva fissata dagli ordinamenti di appartenenza, ovvero raggiungendo i 53 anni e 3 mesi di età e possedendo la massima anzianità contributiva prevista dall’ordinamento di appartenenza. In questo senso la legge stabilisce che la quota di pensione corrispondente alle anzianità contributive maturate a decorrere dal primo gennaio 2012 venga calcolata attraverso il sistema contributivo.

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Per quel che riguarda le pensioni Polizia di Stato di anzianità resta fermo il regime delle decorrenze previsto dalla Legge n. 122 del 2010: va qui rammentato che nel caso di accesso alla pensione con il requisito dei 40 anni di contribuzione indipendentemente dal dato dell’età anagrafica (con congruo adeguamento agli incrementi della speranza di vita a partire dal 1 gennaio 2013), occorre tenere presente che l’accesso al trattamento pensionistico subisce, rispetto ai 12 mesi di finestra mobile, un ulteriore posticipo di un mese per quanto riguarda i requisiti maturati nell’anno 2012, di due mesi per i requisiti maturati nell’anno 2013 e di tre mesi per i requisiti maturati a decorrere dal corrente anno.

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Pensioni Polizia di Stato: uno sguardo generale

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Osservando, da un angolo visuale più ampio, la materia delle pensioni Polizia di Stato, si può constatare che la gestione dei trattamenti pensionistici dei dipendenti delle Amministrazioni statali è stata affidata al Servizio Trattamento di Pensione e di Previdenza della Direzione Centrale per le Risorse Umane: quest’ultimo, oltre a svolgere attività di programmazione, indirizzo, raccordo in materia di trattamento di quiescenza e di previdenza del personale della Polizia di Stato, si occupa anche di predisporre gli atti istruttori propedeutici alla concessione del trattamento privilegiato diretto ed indiretto da parte dell’Inpdap al personale della Polizia di Stato cessato dal servizio a decorrere dal 2005. Inoltre il suddetto Servizio si occupa del contenzioso pensionistico, in particolare prendendosi cura della rappresentanza nei giudizi pensionistici di fronte al giudice unico e alle sezioni d’Appello della Corte dei Conti.

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Fonti: www.poliziadistato.it, www.forzearmate.org

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 Roberta Buscherini

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ven, giu 13, 2014  Roberta Buscherini
Riforma Delle Pensioni Comparto Scuola: Ecco cosa cambia nel 2014 3.60/5 (72.00%) 5 Vota Questo Articolo

Le difficoltà dell’attuale momento congiunturale nel nostro paese rendono la riforma delle pensioni comparto scuola un tema di eminente rilevanza: e contemporaneamente una materia da manovrare con i guanti, dal momento che trovare la “quadra” del sistema appare un compito molto arduo.

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riforma delle pensioni comparto scuola

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Riforma delle pensioni comparto scuola: il Governo Renzi cosa fa?

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C’è sicuramente grande attesa per le azioni che l’attuale Governo Renzi cercherà di implementare per il sistema pensioni

del comparto scolastico: intanto le novità non paiono giungere per le pensioni inerenti ai cosiddetti “Quota 96”. Le “news” governative si occupano per ora dell’importanza della scuola, del piano per l’edilizia scolastica e del via a tagli Irpef importanti per buste paga anche per gli insegnanti (a patto di percepire meno di 1500 euro al mese): ma per ciò che inerisce alle pensioni dei “Quota 96” ed al ringiovanimento del corpo docente italiano, le novità ancora devono giungere. La riforma delle pensioni comparto scuola è ancora lungi dall’essere completata.

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I requisiti per raggiungere la pensione docenti

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Intanto pare doveroso dare un’occhiata ai requisiti contributivi e di anzianità per raggiungere la pensione a partire dal settembre 2014. Per chi li ha raggiunti entro il 31 dicembre 2011 i requisiti per la pensione di anzianità sono: età non inferiore a 60 anni con almeno 36 anni di contributi, oppure 61 anni e 35 di anzianità contributiva, o infine almeno 40 anni di contribuzione indipendentemente dall’età. Al fine di raggiungere la famigerata “Quota 96” è possibile aggiungere diverse frazioni tra anzianità contributiva ed età anagrafica.

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Per ciò che riguarda la pensione di vecchiaia è necessario per gli uomini avere un’età anagrafica di 65 anni e le donne almeno 61 con un’anzianità contributiva di almeno 20 anni (oppure aver conseguito un’anzianità contributiva di almeno 40 anni).

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Riforma delle pensioni comparto scuola, si torna ai requisiti pre-Fornero?

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Gettando un’occhiata alla riforma delle pensioni comparto scuola, ci si accorge che i requisiti cambiano al passaggio della Riforma Fornero: in questo caso la pensione di vecchiaia si configura con il compimento dei 66 anni e 3 mesi entro l’agosto 2012. In tal caso il collocamento avviene d’ufficio, mentre va fatta la richiesta qualora si concretizzi la maturazione di almeno 20 anni di contribuzione. La pensione anticipata sviluppa invece i suoi effetti per gli uomini con 42 anni e 6 mesi di contribuzione alla fine del 2014 e per le donne con almeno 41 anni e 6 mesi di contribuzione alla medesima data.

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Intanto il Presidente del Consiglio Matteo Renzi sta lavorando alacremente insieme al Ministro del Lavoro Giuliano Paoletti ed al responsabile del dicastero economico Pier Paolo Padoan al fine di rintracciare la soluzione più corretta ed efficiente per risolvere l’annosa questione ed implementare definitivamente una riforma delle pensioni comparto scuola: si profilano importanti modifiche in un percorso che dovrà attraversare anche la temuta Commissione Bilancio del Governo. Intanto la bozza del disegno di legge Ghizzoni-Marzana è in procinto di essere completata: parrebbe prospettarsi per la scuola la reintroduzione dei requisiti pensionistici esistenti prima della approvazione della riforma Fornero.

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Fonti: Blasting news, pensioniblog.it

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Roberta Buscherini

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