Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 
mar, dic 27, 2016  Valentina
Pensioni Scuola. Cosa cambia con la Legge di Stabilità
4 (80%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: urbanpost.it

Fonte: urbanpost.it

Se per molte categoria la legge di bilancio 2017 è uno spauracchio tutt’altro che positivo, per la scuola sembra invece essere una buona novella. In particolare per coloro che si apprestano ad andare in pensione. O così sembra solamente. Perché in effetti quello che in apparenza sembra positivo, nel concreto non lo è affatto.
L’articolo 1 della nuova legge di Bilancio 2017, al comma 195, definisce la possibilità di cumulare i contributi previdenziali per poter accedere alla pensione, sia anticipata che di vecchiaia. Ma andiamo a vedere come.

 

 

 

Pensioni Scuola. Precisazione sul cumulo

Iniziamo con il precisare che il cumulo dovrà rispondere a precise regole; si potranno infatti cumulare i versamenti contributivi delle varie gestioni per l’accesso alla pensione di vecchiaia o anticipata solo se questi rientrano nell’elenco qui riportato:

• Assicurazioni obbligatorie per le invalidità, per la vecchiaia e per i superstiti dei contribuenti dipendenti;
• Autonomi;
• Iscritti alla gestione separata;
• Forme sostitutive di previdenza;
• Gestioni delle varie casse di categoria (ingegneri, commercialisti, avvocati, ecc.).

 

Questo cumulo poi sarà gratuito solamente per chi non è già titolare di una pensione collegata all’elenco appena fatto.  Il rispetto dei requisiti anagrafici e contributivi previsti dalla riforma Fornero è vincolo indispensabile per procedere al cumulo.
Rivediamoli insieme. Per la pensione di vecchiaia i dipendenti del comparto scuola dovranno raggiungere nel 2017 l’età di sessantasei anni e sette mesi e venti anni di contributi già versati.
Per ciò che riguarda invece l’accesso alla pensione anticipata, senza prendere in considerazione il requisito anagrafico, serviranno quarantuno anni e dieci mesi per le donne e un anno di più gli uomini.

 

Pensioni Scuola. I dettagli per l’accesso

 

Va precisato però che nel caso della pensione anticipata l’accredito della buonuscita ai dipendenti della scuola avverrà solo alla maturazione della pensione di vecchiaia e, dunque, successivamente al 1° settembre 2017.
Il termine ultimo per presentare domanda di pensione, ricordiamolo, è il 20 di gennaio 2017, come stabilito dal Decreto 941 del 1 dicembre 2016. Possono presentare domanda i docenti, i dirigenti (inclusi gli insegnanti di religione), il personale educativo e gli Ata.
Le domande vanno presentate online, tramite web Polis “Istanze online”; unica eccezione per il personale che presta servizio all’estero o nelle province di Trento, Bolzano ed Aosta e coloro che chiedono il trattenimento in servizio per raggiungere il minimo contributivo.
Fonte: blatingnews / orizzontescuola
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, nov 7, 2016  Patrizia Caroli
Vota Questo Articolo

A partire dall’anno prossimo (2017) i lavoratori con almeno 63 anni di età e 20 di contributi potranno smettere di lavorare fino a 3 anni e 7 mesi prima rispetto al raggiungimento della pensione di vecchiaia? Questo quello che affiora dal disegno di Legge di Bilancio 2017 presentato dal Governo il 29 ottobre scorso. Il testo transiterà all’esame delle commissioni della Camera in questo mese di novembre e poi al Senato per l’approvazione finale da ottenere (dopo la necessaria pausa per il referendum costituzionale del 4 dicembre) entro Natale. Ma cerchiamo di capire meglio come dovrebbe essere applicato l’istituto dell’anticipo pensionistico (APE, che esisterà in 3 tipologie, volontario, aziendale e social) o anticipazione pensionistica ai lavoratori del Pubblico Impiego. Una novità molto importante presente nelle bozze di quella che fino all’anno scorso era denominata Legge di Stabilità.

 

Pensioni Pubblico Impiego: APE

APE; L’Anticipo pensionistico nella Legge di Bilancio: cosa sappiamo

 

Già nello scorso mese di luglio uno dei nodi più rilevanti delle mosse programmatiche del Governo Renzi in vista della Manovra d’autunno era rappresentato dal progetto dell’APE e dalla sua potenziale estensione anche al Pubblico Impiego. L’ipotesi era quella della composizione di un pacchetto specifico per coloro che sono impiegati presso la Pubblica Amministrazione: anche a questi ultimi si punta pertanto a garantire l’APE, tenendo conto delle leggere differenze che attualmente sopravvivono in parte sulle “uscite” e in toto sulle liquidazioni, accantonate figurativamente nel pubblico impiego sotto forma di Tfs.

 

Come fruire dell’APE

 

L’art. 25 della attuale bozza della Legge di Bilancio, recante rubrica “Anticipo Finanziario a garanzia pensionistica – APE sociale” disciplina infatti la possibilità di accedere alla pensione in via anticipata a decorrere dal 1 maggio 2017 e fino al 31 dicembre 2018, attraverso l’attivazione dell’istituto di un prestito finanziario fino alla maturazione della pensione di vecchiaia. I requisiti per poter accedere a tale istituto sono i così enumerati: è necessario essere iscritti all’assicurazione generale obbligatoria, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima e alla gestione separata, aver una età anagrafica minima di 63 anni, aver maturano il diritto ad una pensione di vecchiaia entro 3 anni e 7 mesi ed essere in possesso del requisito contributivo minimo di 20 anni. Per accedervi non si può già essere già titolari di un trattamento pensionistico diretto.
Qualora si sia in possesso dei requisiti richiesti, i soggetti sono tenuti ad inoltrare domanda direttamente o tramite un intermediario autorizzato all’INPS, tramite il suo portale. L’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, una volta verificati i requisiti, sarà in grado di comunicare al soggetto richiedente l’importo minimo e l’importo massimo dell’APE ottenibile. Importante sottolineare come l’eventuale domanda di APE e di pensione non sono revocabili.

 

L’esito della domanda di accesso all’Anticipo pensionistico

 

Inoltre nella domanda prestata dal soggetto richiedente, deve essere assolutamente indicato il finanziatore cui richiedere l’APE, oltre all’impresa assicurativa alla quale richiedere la copertura del rischio di premorienza. Nel caso di esito positivo, l’INPS avrà il compito di trattenere successivamente sulla pensione mensile l’importo della rata per il rimborso del finanziamento riversandolo al finanziatore tempestivamente e comunque non oltre 180 giorni dalla data di scadenza della medesima rata.

 

Fonte: IlSole24Ore

 

Patrizia Caroli

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, ott 18, 2016  Valentina
Vigili del Fuoco. Ennesima delusione dalle Istituzioni
4.97 (99.41%) 236 Vota Questo Articolo

Beati gli ultimi perché saranno i primi! Ma quando?! Perché in effetti l’attesa ormai sembra senza fine per i vigili del fuoco. Categoria di lavoratori socialmente importante, presente nel quotidiano di ognuno di noi e in prima linea ad ogni emergenza. Eppure per la politica sembrano essere diventati una universo invisibile.

 

 

 

Di fatto è accaduto proprio questo in tema di pensioni. La più assoluta indifferenza ed esclusione per questa categoria, a dispetto di un tanto pubblicizzato accordo – e non potrebbe essere altrimenti dato che le trattative hanno superati i 4 mesi –  tra sindacati  confederali e governo circa le modifiche al regime previdenziale da introdurre nella prossima legge di stabilità. A nulla sono serviti i moniti del sindacato autonomo Conapo, da sempre attento alle esigenze della propria categoria. I vigili del fuoco sono stati semplicemente ignorati sia dalle sigle sindacali chiamati al tavolo di discussione che dalle istituzioni.

Fonte: ilgiornale.it

Fonte: ilgiornale.it

 

 

VVF. Ecco le loro richieste

 

 

 

Nonostante questa ennesima batosta, perché di questo si tratta, i vigili del fuoco non si arrendono e per voce del sindacato autonomo più rappresentativo Conapo, ricordano ancora una volta alle istituzioni quali sono le necessità di questo corpo e quali le azioni da mettere in atto per renderlo quantomeno uguale agli altri corpi dello stato.

 

 

Ricordiamo un solo dato che rende l’idea di questa differenza ingiustificata: rispetto ai cugini delle forze di polizia a ordinamento civile per esempio sul piano retributivo si conta una sperequazione di oltre300 euro mensili.  Evidente che tale disparità debba essere sanata. Il corpo dei vigili del fuoco non essendo parte del comparto sicurezza non gode degli stessi diritti di cui godono gli altri corpi dello stato chiamati alla difesa dei valori fondamentali della Repubblica. Il sindacato Autonomo Conapo promuove da sempre l’inserimento dei vigili del fuoco nel comparto sicurezza, fatte salve le rispettive attribuzioni e le normative dei vigenti ordinamenti al fine di equipararne le condizioni economiche e non si spiega questa disparità di trattamento in termini di retribuzione ma non solo rispetto alle altre forze in campo.

 

 

Vediamo meglio nel dettaglio quali sono le rcihieste avanzate e quindi anche le differenze rispetto agli altri corpi dello stato.

La prima richiesta riguarda l’introduzione dello scatto dell’assegno funzionale ai 17, 27 e 32 anni di servizio come già previsto dal lontano 1987 per gli agenti di polizia a ordinamento civile.

 

 

La seconda richiesta è quella di pareggiare tutti gli importi di indennità di rischio almeno a quelli dell’indennità pensionabile che viene corrisposta, a parità di qualifica, agli appartenenti alla polizia di stato a ordinamento civile.

 

 

Servirebbero poi sei scatti aggiuntivi sull’importo della pensione e l’aumento di un anno ogni cinque di servizio ai fini della pensione così come già previsto e regolamentato per gli agenti di polizia a ordinamento civile. Anche il personale direttivo e dirigente necessita di un aumento retributivo scagionato ai 13 e 23 per il primo caso e 15 e 25 per i dirigenti.

 

 

Anche in questo caso si tratta solo di equiparare la categoria dei vigili del fuoco ai poliziotti a ordinamento civile. Di fatto non si tratta di vere e proprie richieste, ma di un doveroso adeguamento che non può aspettare oltre.

 

 

 

 

 

VVF. Possibile tutta questa indifferenza?

 

 

 

Si danno risposte ai pensionati e ai pensionandi con interventi sulla quattordicesima, sulla no tax area, sui lavori usuranti, sui lavoratori precoci e sulle ricongiunzioni onerose”. A dirlo è Ivan Pedretti, segretario generale Spi-Cgil.

 

 

 

Certamente è un segno importante ma c’è chi legittimamente non condivide tutto questo entusiasmo. È Antonio Brizzi, segretario generale del sindacato dei vigili del fuoco Conapo, il quale sottolinea come “anche questa volta sono stati dimenticati in materia di pensioni (…) Siamo il Corpo dello Stato più penalizzato, senza i dovuti riconoscimenti dei servizi operativi ai fini pensionistici. Ma, attenzione, non chiediamo privilegi ma solo ciò che è già riconosciuto a tutti gli altri Corpi, tra cui il meccanismo dei 6 scatti pensionabili che hanno tutte le forze armate di polizia, altrimenti diventeremo i pensionati più poveri. Da tempo lo chiediamo invano al premier Renzi e ai ministri Alfano, Madia e Poletti dai quali auspichiamo un incontro”.

 

 

 

 

 

Fonte: conapo / ilfattoquotidiano

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, set 13, 2016  Roberta Buscherini
Vota Questo Articolo

Il Governo effettua l’annuncio che non possiede ancora i crismi dell’ufficialità, ma che disegna nell’etere di questo mese di settembre 2016 una certezza: l’Ape, ovverosia l’Anticipo pensionistico creato dalla compagine governativa renziana, diventerà operativo a breve, già a partire dal 2017. E attenzione: sarà applicabile anche ai dipendenti pubblici. Insomma, finalmente si potrà andare in pensione in lieve anticipo, con un piccolo sacrificio in termini economici, graduato tuttavia sulle condizioni del lavoratore. Ma di cosa si tratta, nella sostanza?

 

APE anticipo pensionistico

Anticipo pensionistico (Ape): di cosa si tratta

 

L’Anticipo pensionistico (Ape) è un istituto che consentirà ai nati tra il 1951 e il 1954 di lasciare il lavoro tre anni prima di quanto previsto dalla Legge Fornero. “L’anticipo pensionistico – afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini, intervistato dal programma di Rai3 “Presadiretta” – è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale. Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, artigiani, commercianti». Come riporta il Corriere della Sera, nell’intervista Nannicini non cita espressamente i dipendenti pubblici, “ma, dopo qualche oscillazione nelle settimane passate, ormai è certo che la misura riguarderà anche loro”.

Non conterà, pertanto, la provenienza della gestione previdenziale. Ma chi potrà accedere all’Ape? Tutti quei lavoratori (350 mila il primo anno, secondo le stime del Governo) cui mancano tre anni e sette mesi alla pensione di vecchiaia. A partire dal 1° gennaio 2017 (a patto che l’accordo venga firmato entro la data tassativa del 21 settembre) potranno andare in pensione, pagando una rata ventennale, i lavoratori con 63 anni di età. Il prestito sarà sperimentato per due anni e la spesa pubblica prevista non dovrebbe superare i 400 milioni di euro. L’anticipo pensionistico si configurerà come una libera scelta del contribuente, consapevole del taglio alla futura pensione di vecchiaia (previsto nell’ordine del 5% dell’assegno lordo per ogni anno che si scelga di anticipare)

 

Anticipo pensionistico APE. Di quanto si riduce la pensione?

 

Sulla pensione anticipata il Corriere della Sera ha effettuato un calcolo riferito alla situazione-tipo di un dipendente pubblico, un docente della scuola in servizio da trentaquattro anni, che al termine di quest’anno scolastico, con il riscatto dei quattro anni della laurea, accumulerà trentotto anni di contributi versati. Nell’ipotesi di non ricorrere alla pensione anticipata, con l’attuale normativa l’insegnante potrà lasciare il posto di lavoro solo a partire dal 1° settembre 2020, con quarantadue anni e tre mesi di contributi totali. Al contrario, con l’anticipo pensionistico coniato dal Governo, il docente potrebbe godere dell’uscita flessibile con decorrenza settembre 2017, tre anni prima della pensione di vecchiaia.

 

APE: Eccezioni e benefici

 

Ovviamente sono al vaglio misure per consentire una flessibilità indolore a determinate categorie di lavoratori: si tratterebbe di agevolazioni per consentire un accesso all’Ape senza costi per i disoccupati, i disabili e i lavoratori privi di ammortizzatori sociali: in tale circostanza l’intera rata di ammortamento andrebbe a carico dello Stato. All’interno di questo novero dovrebbero essere inclusi i lavori particolarmente pesanti (l’ipotesi più probabile è quella che ammette al beneficio i lavoratori dell’edilizia, della scuole di infanzia, macchinisti ed infermieri) purché l’importo della pensione sia inferiore 1.200 euro netti (cioè 1.500 euro lordi).

 

Fonte: corriere.it

 

Roberta Buscherini

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
gio, giu 16, 2016  Patrizia Caroli
Dipendenti pubblici: 3 temi critici da evidenziare per il 2016
4 (80%) 2 Vota Questo Articolo

Dipendenti pubblici, una categoria posta in questo 2016 di fronte ad una situazione che ha un sapore epocale, sotto differenti profili tematici: il primo che balza all’attenzione è quello delle pensioni, ma non bisogna dimenticare situazioni critiche come il “crepuscolo” delle provincie e la difficile “alba” delle neonate Città metropolitane. Tre profili critici attualissimi che disegnano l’affresco del Pubblico Impiego ai tempi della “ripresina” post-crisi economica. Analizziamoli in rapida sintesi.

 

Dipendenti pubblici

Pensioni dipendenti pubblici: i nuovi dati INPS

 

Sono stati pubblicati pochi giorni fa gli aggiornamenti degli Osservatori sugli assegni erogati dalla Gestione Dipendenti Pubblici e dalla Gestione ex Enpals, con i dati sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2016 e liquidate nell’anno 2015: i dati parlano di circa 2,8 milioni di assegni staccati per un importo totale annuo di 66 milioni di euro corrispondente ad un importo medio mensile pari a 1.795 euro.
L’INPS registra che rispetto all’anno precedente si è percepito un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.818.300) e degli importi annui in pagamento a inizio anno, cresciuti del 2,1% rispetto ai 64.955 milioni del 2015. Analizzando la distribuzione delle pensioni degli ex dipendenti pubblici per categoria e classi di importo mensile, dai dati INPS affiora che circa il 18,2% delle pensioni pubbliche ha un importo mensile inferiore ai mille euro, il 51,3% tra mille e 2mila, il 22,8% di importo tra 2mila e 3mila mentre il 7,8% ha un importo superiore ai 3mila euro mensili lordi in su. Osservando l’area geografica, circa il 38,8% della spesa pensionistica complessiva della Gestione Dipendenti Pubblici viene erogata nell’Italia settentrionale, contro il 36,3% del Mezzogiorno e delle e il 24,8% dell’Italia centrale. Il 58,6% del totale dei trattamenti pensionistici, conclude l’INPS, è erogato alle femmine, contro il 41,4% erogato ai maschi. Dati che fotografano una situazione per ora stabile, ma che non deve essere trascurata nella sua transizione per gli anni a venire, con il numero dei pensionati in aumento esponenziale e le risorse non più illimitate.

 

Città metropolitane: tagli e personale impiegato

 

Altro tema delicato è per i dipendenti statali quello relativo alle Città metropolitane: tali nuovi enti hanno di fatto sostituito le province nei centri più grandi: i tagli ingenti imposti in vista dell’alleggerimento dei costi in tale circostanza sono tuttavia giunti molto prima rispetto agli spostamenti effettivi di personale, che avrebbe dovuto traslare le spese dei nuovi enti di destinazione degli “esuberi”. Inoltre 8 Città metropolitane sulle 10 complessive esistenti nelle Regioni a statuto ordinario hanno sforato nel corso del 2015 il Patto di Stabilità. Ciò significa che quest’anno dovranno pagare una sanzione in ossequio alla legge: sanzione che corrisponde ad un conseguente taglio di risorse, equivalente alla distanza che ha separato gli obiettivi di finanza pubblica del 2015 e i risultati reali scritti nei bilanci. Solo Bologna e Reggio Calabria hanno la possibilità di ignorare tale problema, poiché sono le uniche Città metropolitane ad aver pienamente rispettato i vincoli di finanza pubblica. Elementi critici che ripercuotono i loro effetti sui dipendenti pubblici impiegati presso le Città metropolitane stesse: ci si augura che il taglio di risorse non metta e repentaglio stipendi e posti di lavoro in questi nuovi enti.

 

Il ricollocamento nelle province

 

Contemporaneamente a ciò si sta provvedendo al ricollocamento di migliaia di dipendenti delle Province all’interno di amministrazioni dove hanno bisogno di personale (come ad esempio cancellerie e tribunali). Un’operazione delicata che si sta tuttavia svolgendo secondo le modalità attese e auspicate dai dipendenti pubblici.

 

Fonte: Sole 24 Ore

Patrizia Caroli

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest