Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mar, set 13, 2016  Roberta Buscherini
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Il Governo effettua l’annuncio che non possiede ancora i crismi dell’ufficialità, ma che disegna nell’etere di questo mese di settembre 2016 una certezza: l’Ape, ovverosia l’Anticipo pensionistico creato dalla compagine governativa renziana, diventerà operativo a breve, già a partire dal 2017. E attenzione: sarà applicabile anche ai dipendenti pubblici. Insomma, finalmente si potrà andare in pensione in lieve anticipo, con un piccolo sacrificio in termini economici, graduato tuttavia sulle condizioni del lavoratore. Ma di cosa si tratta, nella sostanza?

 

APE anticipo pensionistico

Anticipo pensionistico (Ape): di cosa si tratta

 

L’Anticipo pensionistico (Ape) è un istituto che consentirà ai nati tra il 1951 e il 1954 di lasciare il lavoro tre anni prima di quanto previsto dalla Legge Fornero. “L’anticipo pensionistico – afferma il sottosegretario alla presidenza del consiglio Tommaso Nannicini, intervistato dal programma di Rai3 “Presadiretta” – è per tutti, indipendentemente dalla gestione previdenziale. Quindi vale per gli autonomi, per le partite Iva della gestione separata, artigiani, commercianti». Come riporta il Corriere della Sera, nell’intervista Nannicini non cita espressamente i dipendenti pubblici, “ma, dopo qualche oscillazione nelle settimane passate, ormai è certo che la misura riguarderà anche loro”.

Non conterà, pertanto, la provenienza della gestione previdenziale. Ma chi potrà accedere all’Ape? Tutti quei lavoratori (350 mila il primo anno, secondo le stime del Governo) cui mancano tre anni e sette mesi alla pensione di vecchiaia. A partire dal 1° gennaio 2017 (a patto che l’accordo venga firmato entro la data tassativa del 21 settembre) potranno andare in pensione, pagando una rata ventennale, i lavoratori con 63 anni di età. Il prestito sarà sperimentato per due anni e la spesa pubblica prevista non dovrebbe superare i 400 milioni di euro. L’anticipo pensionistico si configurerà come una libera scelta del contribuente, consapevole del taglio alla futura pensione di vecchiaia (previsto nell’ordine del 5% dell’assegno lordo per ogni anno che si scelga di anticipare)

 

Anticipo pensionistico APE. Di quanto si riduce la pensione?

 

Sulla pensione anticipata il Corriere della Sera ha effettuato un calcolo riferito alla situazione-tipo di un dipendente pubblico, un docente della scuola in servizio da trentaquattro anni, che al termine di quest’anno scolastico, con il riscatto dei quattro anni della laurea, accumulerà trentotto anni di contributi versati. Nell’ipotesi di non ricorrere alla pensione anticipata, con l’attuale normativa l’insegnante potrà lasciare il posto di lavoro solo a partire dal 1° settembre 2020, con quarantadue anni e tre mesi di contributi totali. Al contrario, con l’anticipo pensionistico coniato dal Governo, il docente potrebbe godere dell’uscita flessibile con decorrenza settembre 2017, tre anni prima della pensione di vecchiaia.

 

APE: Eccezioni e benefici

 

Ovviamente sono al vaglio misure per consentire una flessibilità indolore a determinate categorie di lavoratori: si tratterebbe di agevolazioni per consentire un accesso all’Ape senza costi per i disoccupati, i disabili e i lavoratori privi di ammortizzatori sociali: in tale circostanza l’intera rata di ammortamento andrebbe a carico dello Stato. All’interno di questo novero dovrebbero essere inclusi i lavori particolarmente pesanti (l’ipotesi più probabile è quella che ammette al beneficio i lavoratori dell’edilizia, della scuole di infanzia, macchinisti ed infermieri) purché l’importo della pensione sia inferiore 1.200 euro netti (cioè 1.500 euro lordi).

 

Fonte: corriere.it

 

Roberta Buscherini

 

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gio, giu 16, 2016  Patrizia Caroli
Dipendenti pubblici: 3 temi critici da evidenziare per il 2016
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Dipendenti pubblici, una categoria posta in questo 2016 di fronte ad una situazione che ha un sapore epocale, sotto differenti profili tematici: il primo che balza all’attenzione è quello delle pensioni, ma non bisogna dimenticare situazioni critiche come il “crepuscolo” delle provincie e la difficile “alba” delle neonate Città metropolitane. Tre profili critici attualissimi che disegnano l’affresco del Pubblico Impiego ai tempi della “ripresina” post-crisi economica. Analizziamoli in rapida sintesi.

 

Dipendenti pubblici

Pensioni dipendenti pubblici: i nuovi dati INPS

 

Sono stati pubblicati pochi giorni fa gli aggiornamenti degli Osservatori sugli assegni erogati dalla Gestione Dipendenti Pubblici e dalla Gestione ex Enpals, con i dati sulle pensioni vigenti al 1° gennaio 2016 e liquidate nell’anno 2015: i dati parlano di circa 2,8 milioni di assegni staccati per un importo totale annuo di 66 milioni di euro corrispondente ad un importo medio mensile pari a 1.795 euro.
L’INPS registra che rispetto all’anno precedente si è percepito un incremento dello 0,8% nel numero delle pensioni (erano 2.818.300) e degli importi annui in pagamento a inizio anno, cresciuti del 2,1% rispetto ai 64.955 milioni del 2015. Analizzando la distribuzione delle pensioni degli ex dipendenti pubblici per categoria e classi di importo mensile, dai dati INPS affiora che circa il 18,2% delle pensioni pubbliche ha un importo mensile inferiore ai mille euro, il 51,3% tra mille e 2mila, il 22,8% di importo tra 2mila e 3mila mentre il 7,8% ha un importo superiore ai 3mila euro mensili lordi in su. Osservando l’area geografica, circa il 38,8% della spesa pensionistica complessiva della Gestione Dipendenti Pubblici viene erogata nell’Italia settentrionale, contro il 36,3% del Mezzogiorno e delle e il 24,8% dell’Italia centrale. Il 58,6% del totale dei trattamenti pensionistici, conclude l’INPS, è erogato alle femmine, contro il 41,4% erogato ai maschi. Dati che fotografano una situazione per ora stabile, ma che non deve essere trascurata nella sua transizione per gli anni a venire, con il numero dei pensionati in aumento esponenziale e le risorse non più illimitate.

 

Città metropolitane: tagli e personale impiegato

 

Altro tema delicato è per i dipendenti statali quello relativo alle Città metropolitane: tali nuovi enti hanno di fatto sostituito le province nei centri più grandi: i tagli ingenti imposti in vista dell’alleggerimento dei costi in tale circostanza sono tuttavia giunti molto prima rispetto agli spostamenti effettivi di personale, che avrebbe dovuto traslare le spese dei nuovi enti di destinazione degli “esuberi”. Inoltre 8 Città metropolitane sulle 10 complessive esistenti nelle Regioni a statuto ordinario hanno sforato nel corso del 2015 il Patto di Stabilità. Ciò significa che quest’anno dovranno pagare una sanzione in ossequio alla legge: sanzione che corrisponde ad un conseguente taglio di risorse, equivalente alla distanza che ha separato gli obiettivi di finanza pubblica del 2015 e i risultati reali scritti nei bilanci. Solo Bologna e Reggio Calabria hanno la possibilità di ignorare tale problema, poiché sono le uniche Città metropolitane ad aver pienamente rispettato i vincoli di finanza pubblica. Elementi critici che ripercuotono i loro effetti sui dipendenti pubblici impiegati presso le Città metropolitane stesse: ci si augura che il taglio di risorse non metta e repentaglio stipendi e posti di lavoro in questi nuovi enti.

 

Il ricollocamento nelle province

 

Contemporaneamente a ciò si sta provvedendo al ricollocamento di migliaia di dipendenti delle Province all’interno di amministrazioni dove hanno bisogno di personale (come ad esempio cancellerie e tribunali). Un’operazione delicata che si sta tuttavia svolgendo secondo le modalità attese e auspicate dai dipendenti pubblici.

 

Fonte: Sole 24 Ore

Patrizia Caroli

 

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mer, giu 1, 2016  Patrizia Caroli
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Il momento storico di un’Italia attraversata da una timida e tiepida ripresa dalla dura crisi del quinquennio 2008-2013 mette al centro del dibattito senza ombra di dubbio alcuna il tema delle pensioni pubbliche e private. Ecco alcune riflessioni emerse nelle ultime settimane in merito ai trattamenti pensionistici dei dipendenti della Pubblica Amministrazione italiana che può contribuire a comprendere alcuni punti di vista (corroborati dai dati) sul tema.

 

Pensioni impiegati pubblici

Pensioni impiegati pubblici: prospettive immediate

 

In proposito vanno citate le dichiarazioni di Walter Rizzetto, vice Presidente della Commissione Lavoro alla Camera dei deputati (e deputato Fdi), pubblicate sul sito di Fratelli d’Italia: “Gli ultimi dati sul calo dell’aspettativa di vita degli italiani non possono che darci ragione sul fatto che è un parametro obsoleto, ingiusto ed utilizzato dai soliti burocrati per poter fregare il prossimo pensionando di turno, tutto questo con il beneplacito del Pd che ancora discute su quale misura possa essere la migliore rispetto al tema pensioni“. A parere del parlamentare è necessario obliterare definitivamente questo parametro e concentrarsi sui Quota 96, trovando subito una soluzione definitiva per ancora migliaia di esodati.
Quella messa in evidenza non è altro che la grande contraddizione che passa tra quei dipendenti pubblici che non possono andare in pensione per mancato raggiungimento dei requisiti di anzianità e l’ampia mole di persone che attendono da tempo una collocazione lavorativa dopo aver superato i concorsi pubblici. Risulta necessario, anche a parere di un’ampia fetta di opinione pubblica, rinnovare il settore pubblico anche prevedendo un ricambio generazionale che apporti nuove competenze. Lo scorrimento delle graduatorie degli idonei permetterebbe di fare fronte all’esigenza di cambiamento generazionale nel settore pubblico e alla necessità di collocare persone con comprovate competenze.

 

Pensioni: l’impatto sul nuovo assetto del personale della PA

 

“Alla mia richiesta di proroga delle graduatorie – spiega Rizzetto – il ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione Marianna Madia ha più volte dato generiche risposte senza nulla dire su come il governo stia pianificando il nuovo assetto del personale della PA. Ho quindi interrogato il ministro per sapere, una volta per tutte, se intenda prorogare le graduatorie degli idonei anche in vista della ricollocazione del personale delle province e quali provvedimenti siano stati adottati concretamente per pianificare il nuovo assetto del personale pubblico”. Rimaniamo in attesa di risposte su un tema davvero delicato, mentre l’ISTAT conferma il trend fotografando la realtà con le istantanee della statistica: l’età media di pensionamento è in crescita costante.

 

Pensioni dipendenti pubblici: I dati del Rapporto annuale ISTAT 2016

 

Il Rapporto annuale ISTAT 2016 traccia un quadro in cui si comprende perfettamente come tra il 2003 e il 2014 l’età di pensionamento si sia progressivamente innalzata e l’età media dei nuovi pensionati di vecchiaia sia transitata “da 62,8 a 63,5 anni e quella mediana da 60 a 62″. nel quadro tracciato dall’Istituto Nazionale di Statistica risultano in crescita anche il numero di anni di contribuzione con cui si arriva al pensionamento: “Tra i nuovi pensionati di vecchiaia – si legge nel Rapporto – l’incidenza di coloro che hanno versato contributi per non più di 35 anni scende dal 54,9 al 37,5% tra il 2003 e il 2014, quella di chi ha versato contributi per un periodo compreso tra i 36 e i 40 anni passa dal 37,6 al 33,7%, mentre per chi ha percorsi contributivi superiori ai 40 anni l’incidenza si quadruplica, passando dal 7,6 al 28,8 per cento”.

 

Fonti: Il Sole 24 Ore, contattonews.it

 

Patrizia Caroli

 

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ven, mag 6, 2016  Roberta Buscherini
Pensioni comparto difesa: ecco le novità in arrivo
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Aria di terremoto in materia pensionistica nel nostro Paese. Tra annunci epocali di Matteo Renzi e crisi congiunturale che tocca inevitabilmente la materia previdenziale, la situazione è in assoluto divenire. Nel frattempo risulta interessante analizzare in che modo si struttura la Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) con specifico riferimento ai dipendenti pubblici impiegati presso il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Per comprenderlo in maniera più accurata è necessario analizzare “Porte Aperte”.

 

Comparto difesa

 

Il trattamento pensionistico per il comparto difesa

 

Che cos’è concretamente “Porte Aperte”? Si tratta della cassa dedicata ai trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) istituita nel 1996, in applicazione della legge 8 agosto 1995, n. 335, alla stregua di gestione separata dell’INPDAP. Successivamente, a partire dall’anno 2012, si è concretizzata la soppressione dell’INPDAP che ha determinato il trasferimento dei Fondi gestiti dall’ex INPDAP all’INPS. Alla cassa CTPS sono iscritti i dipendenti dello Stato, della scuola, dell’università e le forze armate: nel complesso si giunge ad un totale di oltre 1 milione e mezzo di iscritti alla cassa previdenziale (per la precisione 1.581.000 iscritti). All’interno di questa nutrita mole ci sono gli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria) che giungono a circa 536mila unità.

 

Pensioni comparto difesa: Il diritto alla pensione di anzianità

 

Coloro che sono impiegati presso il comparto sicurezza (ovverosia Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo nazionale dei vigili e Corpo Forestale dello Stato) in che momento maturano il diritto alla pensione di anzianità? La risposta: a 57 anni e tre mesi con 35 anni di anzianità contributiva. In alternativa (a prescindere dall’età anagrafica) al raggiungimento dei 40 anni e 3 mesi di contributi. Esiste un’eccezione: coloro i quali, alla data del 31 dicembre 2011, abbiano già raggiunto la massima anzianità contributiva prevista (cioè aliquota massima di pensione pari all’80% della retribuzione pensionabile), possono accedere alla pensione di anzianità all’età di 53 anni e tre mesi.

 

Novità Renzi e pensione ausiliaria comparto difesa

 

Nel frattempo, in materia pensionistica si stanno concretizzando diversi cambiamenti di non poco rilievo: è proprio di questi giorni l’annuncio da parte del premier Matteo Renzi della possibile istituzione dell’APE (il nuovo Anticipo Pensionistico) che potrebbe permettere nei prossimi anni ai nati tra il 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del tempo debito. Ma tale novità sarà applicabile al Pubblico Impiego. Ancora non è chiaro, nei prossimi giorni forniremo informazioni in merito.
Tornando ad analizzare da vicino la materia delle pensioni per i dipendenti pubblici, risulta utile effettuare un rapido focus sull’istituto della pensione ausiliaria: quest’ultimo si applica in maniera esclusiva al personale militare (e quindi Forze Armate, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Il collocamento in ausiliaria si concretizza nella possibilità, al raggiungimento dell’età pensionabile, di essere congedati dal servizio attivo, con la disponibilità ad un eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni. Al dipendente collocato in ausiliaria, a decorrere dal mese di gennaio 2015, spetta, a complemento del trattamento di quiescenza, una indennità annua lorda, uguale al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico che spetta al pari grado collocato in servizio.

 

Fonte: inps.it

 

Roberta Buscherini

 

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ven, feb 5, 2016  Patrizia Caroli
Pensione di vecchiaia dipendenti: i requisiti di età per accedervi
3.75 (75%) 4 Vota Questo Articolo

Pensione di vecchiaia: quali sono i requisiti per accedervi ed andare quindi in pensione nel prossimo triennio (ovverosia il 2016-2018)? Con riferimento all’età necessaria per effettuare questo importante passaggio il dato è il seguente: 66 anni e 7 mesi di età.

 

Pensione di vecchiaia

Come accedere alla pensione di vecchiaia?

 

Per accedere alla pensione di vecchiaia, infatti, anche a causa degli inasprimenti portati dalla riforma Fornero, sono necessari, nel 2016, 66 anni e 7 mesi di età. Esiste, tuttavia, la possibilità di accedere alle pensione anticipata con 63 anni e 7 mesi di età anagrafica. Per accedere a questa forma di pensione anticipata bisogna possedere tali requisiti: almeno 20 anni di contributi versati, l’ammontare dell’assegno deve essere superiore a 2,8 volte l’assegno sociale (di fatto una pensione superiore a 1255 euro). Questo percorso idoneo ad accedere alla pensione viene chiamato pensione anticipata contributiva poiché si pensava, erroneamente, fosse dedicata esclusivamente a coloro che hanno contributi versati solo dopo il 1996. Ora sono invece giunti i chiarimenti dell’INPS: attraverso una circolare si è specificato che tale pensione può essere richiesta anche da chi ha contributi versati anche prima del 1996, qualora sia iscritto alla Gestione separata e scelga il cumulo dei contributi per ottenere una sola pensione.

 

Lavoratori dipendenti e insegnanti: pensione di vecchiaia ,l’età pensionabile

 

A tal proposito risulta interessante andare ad analizzare cosa è cambiato dopo legge Fornero del 2011 per tutti i lavoratori dipendenti, con particolare attenzione agli insegnanti della scuola pubblica. Al momento, ai fini della pensione, sono conosciuti i requisiti di età e di contributi necessari per andare in pensione di vecchiaia fino al 2050. Mentre gli anni di contributi minimi saranno sempre 20 anni, i requisiti anagrafici saranno adeguati periodicamente in conseguenza dell’incremento della speranza di vita, anche dopo il 2050: nel triennio in corso, dal 2016 al 2018, l’età richiesta è definitiva (come affermato sopra), mentre a partire dal 2019 l’aggiornamento/adeguamento verrà effettuato ogni due anni. Va rilevato a questo proposito che fino al 2017 i requisiti di età dei lavoratori dipendenti e autonomi, delle lavoratrici del pubblico impiego e delle lavoratrici autonome saranno differenziati. Invece a partire dal 2018 l’età minima sarà la medesima per tutti.

 

E nel 2030 a quale età si andrà in pensione?

 

Infatti, per gli anni 2016 e 2017 i lavoratori autonomi e dipendenti e le lavoratrici statali andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi e occorrerà essere nati entro il 31 maggio 1950 (per il 2016) ed il 31 maggio del 1951 (per il 2017), le dipendenti private andranno in pensione a 65 anni e 7 mesi (dovranno essere nate entro il 31 maggio 1951 e 1952). A partire dal 2018 tutte le categorie andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi, con data di nascita entro il 31 maggio 1952. Negli anni successivi l’età minima pensionabile si alzerà ulteriormente e gradualmente, fino a giungere a 68 anni e un mese nel 2030 (con nascita entro il 30 novembre 1961 e 1962).

 

Fonte: orizzontescuola.it, blastingnews.com

 

Patrizia Caroli

 

 

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