Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 
ven, mag 6, 2016  Marco Brezza
Vota Questo Articolo

Aria di terremoto in materia pensionistica nel nostro Paese. Tra annunci epocali di Matteo Renzi e crisi congiunturale che tocca inevitabilmente la materia previdenziale, la situazione è in assoluto divenire. Nel frattempo risulta interessante analizzare in che modo si struttura la Cassa trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) con specifico riferimento ai dipendenti pubblici impiegati presso il comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico. Per comprenderlo in maniera più accurata è necessario analizzare “Porte Aperte”.

 

Comparto difesa

 

Il trattamento pensionistico per il comparto difesa

 

Che cos’è concretamente “Porte Aperte”? Si tratta della cassa dedicata ai trattamenti pensionistici dei dipendenti dello Stato (CTPS) istituita nel 1996, in applicazione della legge 8 agosto 1995, n. 335, alla stregua di gestione separata dell’INPDAP. Successivamente, a partire dall’anno 2012, si è concretizzata la soppressione dell’INPDAP che ha determinato il trasferimento dei Fondi gestiti dall’ex INPDAP all’INPS. Alla cassa CTPS sono iscritti i dipendenti dello Stato, della scuola, dell’università e le forze armate: nel complesso si giunge ad un totale di oltre 1 milione e mezzo di iscritti alla cassa previdenziale (per la precisione 1.581.000 iscritti). All’interno di questa nutrita mole ci sono gli iscritti al Comparto difesa, sicurezza e soccorso pubblico (Vigili del Fuoco, Corpi di Polizia, Forze Armate, Carriera Prefettizia, Carriera Penitenziaria) che giungono a circa 536mila unità.

 

Pensioni comparto difesa: Il diritto alla pensione di anzianità

 

Coloro che sono impiegati presso il comparto sicurezza (ovverosia Esercito, Marina, Aeronautica, Carabinieri e Guardia di Finanza, Polizia di Stato, Polizia penitenziaria, Corpo nazionale dei vigili e Corpo Forestale dello Stato) in che momento maturano il diritto alla pensione di anzianità? La risposta: a 57 anni e tre mesi con 35 anni di anzianità contributiva. In alternativa (a prescindere dall’età anagrafica) al raggiungimento dei 40 anni e 3 mesi di contributi. Esiste un’eccezione: coloro i quali, alla data del 31 dicembre 2011, abbiano già raggiunto la massima anzianità contributiva prevista (cioè aliquota massima di pensione pari all’80% della retribuzione pensionabile), possono accedere alla pensione di anzianità all’età di 53 anni e tre mesi.

 

Novità Renzi e pensione ausiliaria comparto difesa

 

Nel frattempo, in materia pensionistica si stanno concretizzando diversi cambiamenti di non poco rilievo: è proprio di questi giorni l’annuncio da parte del premier Matteo Renzi della possibile istituzione dell’APE (il nuovo Anticipo Pensionistico) che potrebbe permettere nei prossimi anni ai nati tra il 1951 e il 1953 di andare in pensione prima del tempo debito. Ma tale novità sarà applicabile al Pubblico Impiego. Ancora non è chiaro, nei prossimi giorni forniremo informazioni in merito.
Tornando ad analizzare da vicino la materia delle pensioni per i dipendenti pubblici, risulta utile effettuare un rapido focus sull’istituto della pensione ausiliaria: quest’ultimo si applica in maniera esclusiva al personale militare (e quindi Forze Armate, Arma dei Carabinieri e Guardia di Finanza). Il collocamento in ausiliaria si concretizza nella possibilità, al raggiungimento dell’età pensionabile, di essere congedati dal servizio attivo, con la disponibilità ad un eventuale richiamo in servizio per un periodo massimo di 5 anni. Al dipendente collocato in ausiliaria, a decorrere dal mese di gennaio 2015, spetta, a complemento del trattamento di quiescenza, una indennità annua lorda, uguale al 50% della differenza tra il trattamento di quiescenza percepito e il trattamento economico che spetta al pari grado collocato in servizio.

 

Fonte: inps.it

 

Roberta Buscherini

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, feb 5, 2016  Patrizia Caroli
Pensione di vecchiaia dipendenti: i requisiti di età per accedervi
3.75 (75%) 4 Vota Questo Articolo

Pensione di vecchiaia: quali sono i requisiti per accedervi ed andare quindi in pensione nel prossimo triennio (ovverosia il 2016-2018)? Con riferimento all’età necessaria per effettuare questo importante passaggio il dato è il seguente: 66 anni e 7 mesi di età.

 

Pensione di vecchiaia

Come accedere alla pensione di vecchiaia?

 

Per accedere alla pensione di vecchiaia, infatti, anche a causa degli inasprimenti portati dalla riforma Fornero, sono necessari, nel 2016, 66 anni e 7 mesi di età. Esiste, tuttavia, la possibilità di accedere alle pensione anticipata con 63 anni e 7 mesi di età anagrafica. Per accedere a questa forma di pensione anticipata bisogna possedere tali requisiti: almeno 20 anni di contributi versati, l’ammontare dell’assegno deve essere superiore a 2,8 volte l’assegno sociale (di fatto una pensione superiore a 1255 euro). Questo percorso idoneo ad accedere alla pensione viene chiamato pensione anticipata contributiva poiché si pensava, erroneamente, fosse dedicata esclusivamente a coloro che hanno contributi versati solo dopo il 1996. Ora sono invece giunti i chiarimenti dell’INPS: attraverso una circolare si è specificato che tale pensione può essere richiesta anche da chi ha contributi versati anche prima del 1996, qualora sia iscritto alla Gestione separata e scelga il cumulo dei contributi per ottenere una sola pensione.

 

Lavoratori dipendenti e insegnanti: pensione di vecchiaia ,l’età pensionabile

 

A tal proposito risulta interessante andare ad analizzare cosa è cambiato dopo legge Fornero del 2011 per tutti i lavoratori dipendenti, con particolare attenzione agli insegnanti della scuola pubblica. Al momento, ai fini della pensione, sono conosciuti i requisiti di età e di contributi necessari per andare in pensione di vecchiaia fino al 2050. Mentre gli anni di contributi minimi saranno sempre 20 anni, i requisiti anagrafici saranno adeguati periodicamente in conseguenza dell’incremento della speranza di vita, anche dopo il 2050: nel triennio in corso, dal 2016 al 2018, l’età richiesta è definitiva (come affermato sopra), mentre a partire dal 2019 l’aggiornamento/adeguamento verrà effettuato ogni due anni. Va rilevato a questo proposito che fino al 2017 i requisiti di età dei lavoratori dipendenti e autonomi, delle lavoratrici del pubblico impiego e delle lavoratrici autonome saranno differenziati. Invece a partire dal 2018 l’età minima sarà la medesima per tutti.

 

E nel 2030 a quale età si andrà in pensione?

 

Infatti, per gli anni 2016 e 2017 i lavoratori autonomi e dipendenti e le lavoratrici statali andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e sette mesi e occorrerà essere nati entro il 31 maggio 1950 (per il 2016) ed il 31 maggio del 1951 (per il 2017), le dipendenti private andranno in pensione a 65 anni e 7 mesi (dovranno essere nate entro il 31 maggio 1951 e 1952). A partire dal 2018 tutte le categorie andranno in pensione di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi, con data di nascita entro il 31 maggio 1952. Negli anni successivi l’età minima pensionabile si alzerà ulteriormente e gradualmente, fino a giungere a 68 anni e un mese nel 2030 (con nascita entro il 30 novembre 1961 e 1962).

 

Fonte: orizzontescuola.it, blastingnews.com

 

Patrizia Caroli

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, feb 3, 2016  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: forexinfo.it

Fonte: forexinfo.it

Con la legge deroga alla riforma Fornero in tema di pensioni nel comparto scuola, per alcuni appartenenti a questo settore si aprono finalmente le prove della tanto agognata pensione.

 

Ma chi potrà usufruire di questo servizio?

Scopriamolo insieme. I presidi, gli insegnanti e gli impiegati Ata che, nel corso del 2011, hanno usufruito di giorni di congedo per l’assistenza di figli con disabilità potranno andare in pensione in deroga. Si tratta di circa 2000 dipendenti.

Da questa fascia sono stati esclusi invece coloro che nel corso del 2011 hanno usufruito dei permessi previsti dalla legge 104.

 

Per poter presentare domanda di pensione in deroga si dovranno però rispettare alcuni requisiti base oltre a quelli già citati ovvero dovranno essere stati maturati i requisiti di età e contribuzione previsti dalla quota 96 entro il 31 dicembre 2015.

 

 

Pensione Scuola. Cosa Fare

 

 

La nota numero 41637 del 30 dicembre scorso emessa dal MIUR stabilisce tutti i dettagli circa la presentazione della domanda di pensione in deroga.

 

Prima di tutto la domanda va presenta entro il primo marzo 2016 per poter accedere alla pensione già dal primo settembre prossimo. Sul sito lavoro.gov.it è possibile scaricare la domanda, la quale dovrà essere inoltrata alla direzione territoriale del lavoro della propria residenza attraverso l’utilizzo di posta elettronica certificata oppure tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

Alla domanda di pensione in droga dovrà essere allegata anche la dichiarazione sostitutiva del provvedimento di congedo utilizzato nel 2011.

 

 

Pensioni Scuola. Non Tutti Però Sono Soddisfatti

 

 

È il caso di Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, che pur comprendendo “la volontà del ministro del Lavoro di studiare soluzioni ai temi previdenziali sospesi tra cui le ricongiunzioni onerose” ricorda che “il tempo dello studio (…) è scaduto. Ci sono sul tappeto, infatti, proposte ragionevoli in tema di introduzione della flessibilità a 62 anni, della soluzione a quota 96 della scuola, del completamento della salvaguardia degli esodati e della più efficace definizione dei lavori usuranti”.

 

Insomma la strada è ancora lunga e se è vero che una rondine non fa primavera, bisogna però almeno apprezzare gli sforzi compiuti.

 

 

 

 

Fonte: blastingnews / tecnicadellascuola / orizzontescuola

 

 

 

 

Valentina stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
ven, dic 4, 2015  Valentina
Pensioni Scuola. Ecco Le Novità
5 (100%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: scuolathena.it

Fonte: scuolathena.it

Il ministero non perde tempo e decide di dare una accelerata per le pensioni a partire dal primo settembre prossimo. Non solo per gli insegnanti, ma per tutti gli appartenenti al comparto scuola e ATA.

 

In attesa del decreto che ufficializzerà i modi e i tempi di accesso alle domanda di pensionamento, facciamo insieme il punto sulla base delle notizie che abbiamo oggi.

 

Iniziamo subito con il precisare che al primo settembre 2016 coloro tra il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) con contratto a tempo indeterminato che vorranno presentare domanda di pensione, potranno farlo solo se ci sarà una delle seguenti condizioni:

 

- Raggiungimento del limite di servizio o dimissioni volute;

 

- Trattenimento al lavoro per raggiungere il minimo contributivo

 

- Cambiamento del contrato in part-time

 

 

Se l’ufficializzazione di questo decreto arriva prima del tempo dettato dallo stesso ministero, significherà che anche la scadenza per la presentazione delle domande per il 2015, fissata allo scorso 15 gennaio, dovrà necessariamente essere anticipata.

 

 

 

Pensioni Scuola. Cosa Cambia Con L’anticipo

 

 

 

Il dato certamente positivo da registrare nel caso in cui questa anticipazione della domanda di pensione venisse effettivamente attuata è quello per il quale si potrebbero avere dei numeri precisi sulle cattedre che si liberano per l’anno 2016-2017 e di conseguenza si potrà programmare in maniera più sistematica anche la mobilità per il 2016.

 

Il numero degli insegnanti e dei dipendenti Ata che potrebbero lasciare il lavoro a settembre 2016 dovrebbe superare le 20 mila unità secondo calcoli non ancora ufficiali. Ci sarebbe quindi una diminuzione del 35% rispetto al numero di personale andato in pensione nello scorso settembre.

 

Rimane però ancora in sospeso la questione sulla pensione anticipata a 63 anni e 7 mesi con una penalizzazione. Tema di forte scontro tra il presidente dell’Inps Tito Boeri e il ministro del Lavoro Giuliano Poletti. Tema che andrebbe a incidere notevolmente, qualunque sia la piega che prenderà, sui numeri che abbiamo appena citato.

 

Dalla scuola arriva comunque la richiesta di sopperire a due grandi assenti della riforma in tema di pensioni ad oggi: il pensionamento dei quota 96 della scuola e una misura che tuteli le donne, ovvero l’8% degli appartenenti al comparto.

Entrambi questi temi sono stati più volte oggetto di discussione senza mai un accordo finale chiaro e concreto. Questi due temi sono i prossimi obbiettivi sindacali del comparto scuola.

 

 

 

 

Fonte: blastingnews /  orizzontescuola

 

 

 

 

 

Valentin Stipa

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, set 23, 2015  Valentina
Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Storia Infinita
4.4 (88%) 5 Vota Questo Articolo

Oltre al danno la beffa. Questa volta è proprio il caso di dirlo per centinaia di servitori dello stato, appartenenti alle forze di polizia che per anni hanno cercato di farsi riconoscere il mancato avvio della previdenza complementare.

 

Sono stati infatti condannati dalla corte d’appello di Perugia al pagamento di una sanzione di mille euro per, si legge nella sentenza, “aver intentato una lite temeraria”, evidentemente basata su pretese infondate e chiamando in causa un Giudice non competente per giurisdizione (il Tar anziché la Corte dei Conti)”. Ma andiamo con ordine.

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. La Cronistoria

 

 

 

pensioni comparto sicurezzaTutto nasce a causa della legge 335/95, la Riforma Dini, che sancì il passaggio dal sistema retributivo al quello misto in termini di pensione per chi al 31/12/1995 non aveva ancora maturato almeno 18 anni di contribuzione.

Per coloro che invece erano stati assunti dal primo gennaio 2016, il passaggio era verso un sistema contributivo puro. Inutile dire che questo cambiamento di calcolo è peggiorativo in termini economici e ha creato una distanza tra i vecchia e nuova guardia che in qualche modo avrebbe dovuto essere colmata. Come? Con la previdenza complementare, finanziata attraverso il TFR e con delle quote paritetiche mensili volontarie stabilite dal contratto di lavoro, ripartite tra il dipendente ed il datore di lavoro.

 

Se per tutti i lavoratori tale ancora si salvezza tardò ad arrivare – ad esempio per i dipendenti pubblici – per i dipendenti del comparto difesa e sicurezza non fu mai attivata, creando un danno economico di notevole portata.

Tanto per dare un’idea in termini numerici di quanto questa riforma ha inciso sulle tasche dei pensionati vi basti pensare che coloro che sono stati assunti dopo il 1196, percepiranno una pensione che non supererà il 50% del loro ultimo stipendio.

Per questo la previdenza complementare è tanto importante. Per questo l’inadempienza dello stato è altrettanto importante.

 

 

 

Previdenza Complementare Comparto Sicurezza. Il Paradosso Dell’Iter Giudiziario

 

 

Per portare alla luce proprio l’inadempienza statale, il personale del comparto sicurezza le ha provate tutte: scioperi, manifestazioni, ricorsi sindacali. Fino all’estrema ratio della giustizia intrapresa nel 2009 con un ricorso al Tar del Lazio. La sentenza che ne è derivata – pubblicata peraltro con un ritardo ingiustificato – si limitava esclusivamente a ritenersi non competente in materia indicando invece la competenza della Corte dei Conti.

 

Il vero problema è arrivato con l’istanza di appello presentata alla corte di Perugia per l’eccessiva durata del procedimento processuale, che è rimasto attivo per quasi il doppio degli anni consentiti dalla legge: sei invece che tre.

Da qui la richiesta di indennizzo, in base alla legge Pinto  non inferiore ai 500 e non superiore ai 1500 euro per ciascuno. Questo smacco non mette certo la parola fine alla battaglia del comparto sicurezza sulla previdenza complementare. Anzi. Regala ulteriore sprint per la prossima battaglia sempre a colpi di ricorsi che si giocherà prossimamente sempre al teatro di Perugia.

Staremo a vedere chi vincerà.

 

 

 

 

Fonte: supu

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest