Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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ven, lug 17, 2015  Valentina
Riforma Pubblica Amministrazione. Sempre Più Vicina
5 (100%) 4 Vota Questo Articolo

riforma-paIl via libera della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio è arrivato e le novità previste sono tantissime. Non tutte accolte di buon grado dai diretti interessati, che in qualche caso hanno già annunciato scioperi e manifestazioni.

 

Lo scopo del governo è chiarissimo “semplificare e risparmiare. Rendere fluido e ridurre i costi di un comparto, la Pubblica Amministrazione, troppo importante per l’economia dello Strato per lasciarlo a regole, leggi e normative troppo obsolete”.

Se da un lato, la riduzione del numero delle forze dell’ordine e l’introduzione di un numero unico per le emergenze sono provvedimenti di cui si è già parlato – ma non per questo accettati a testa bassa – dall’altro ci sono una serie di novità che cambieranno in maniera incisiva la vita all’interno della pubblica amministrazione a iniziare dai concorsi pubblici di accesso.

 

 

Riforma Pubblica Amministrazione. Cosa Cambierà

 

 

Per analizzare le novità introdotte da questa riforma partiamo proprio dai concorsi pubblici. La conoscenza della lingua inglese verrà verificata e sarà requisito di accesso ai concorsi pubblici, i quali nel lungo periodo vedranno prove sempre più strutturate in maniera centralizzata, attraverso un’agenzia ad hoc che svolgerà proprio questo compito.

 

L’accesso ai concorsi pubblici non vedrà più il requisito dell’ateneo di provenienza e si sta lavorando anche per l’eliminazione del voto minimo di laurea.

 

Sarà poi possibile essere licenziati dalla pubblica amministrazione ma solo dopo aver ricevuto una valutazione negativa. Il dirigente però potrà richiedere di essere demansionato e non licenziato.

 

Anche l’avanzamento di carriera non sarà più automatico, ma dovrà essere giustificato con un parere positivo. Si mira inoltre con questa riforma a livellare gli stipendi di coloro che svolgono compiti all’interno delle Authorities attraverso “criteri omogenei per la determinazione del trattamento economico dei componenti e del personale delle Autorità indipendenti, in modo da evitare maggiori oneri per la finanza pubblica”.

 

In generale comunque lo spirito di questa riforma  è quello di accelerare e snellire la burocrazia italiana “fino al dimezzamento dei tempi, dei procedimenti amministrativi in caso di rilevanti insediamenti produttivi, opere di interesse generale o di interventi con effetti positivi sull’occupazione”.

 

 

Fonte: meteoweb / blastingnews / leggo

 

 

Valentina Stipa

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gio, mag 28, 2015  Valentina
Dipendenti Pubblici. Per La Privacy Arriva Il Garante
2.67 (53.33%) 6 Vota Questo Articolo

Il grande universo della privacy, che fino a qualche decina di anni fa, non esisteva, sta diventando un vero e proprio scoglio per i dipendenti pubblici.

Per questo è intervenuto il garante che ha predisposto un vero e proprio vademecum per la protezione dei dati personali.

 

La premessa è quella che il trattamento dei dati personali dei singoli lavoratori pubblici è lecito solo se è finalizzato ad adempiere obblighi derivanti dalla legge, dal regolamento o dal contratto individuale.

Tutti gli usi diversi da questi o non pertinenti diventano una vera e propria invasione della privacy e della dignità del lavoratore.

 

 

Privacy Dipendenti Pubblici. Come Si Traduce In Concreto

 

 

Dutante una normale giornata lavorativa, le occcasione nelle quali un lavoratore mette a disposizione i propri dati personali sono molteplici e per questo la regolamenteazione era indispensabile.

 

Qualche esempio per essere maggiormente esaustivi: i cartellini identificativi devono riportare tutti i dati anagrafici? Si possono affiggere nella bacheca aziendale le informazioni sulle malattie e i permessi? Il dipendente assente per malattia deve consegnare il certificato medico con la diagnosi? La posta elettronica aziendale è riservata?

Molti di questi temi sono già stati disciplinati da leggi ad hoc, ma il garante ha voluto specificare tutti gli aspetti in un unico contesto per facilitarne la consultazione e l’apprendimento da parte degli enti somministratori di lavoro.

 

Per ciò che riguarda il cartellino identificativo il garante dichiara che sullo stesso basta riportare un codice, il nome e il ruolo professionale. Tuto ciò che concerne permessi e malattie invece non può essere affisso in una bacheca aziendale.

 

Le pubbliche amministrazioni inoltre possono pubblicare sui propri siti web documenti amministrativi che contengono dati personali solo se espressamente previsto dalla normativa di settore. Il trattamento però deve essere finalizzato allo svolgimento delle funzioni istituzionali, in base al Codice privacy, alle leggi e ai regolamenti.

 

In ambito pubblico infine, le istituzioni non possono utilizzare i cosiddetti dati biometrici dei dipendenti in maniera incontrollata,ma devono garantirne la sicurezza e la conservazione. Anche i controlli della navigazioni in internet durante l’orario di lavoro diventano leciti solamente per motivi organizzativi o di sicurezza.

 

 

 

 

Fonte: ilnuovogiornaledeimilitari

 

 

Valentina Stipa

 

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lun, gen 26, 2015  Valentina
Dipendenti Provinciali. Al Via La Mobilità
3.25 (65%) 4 Vota Questo Articolo

Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

 

Mobilità sbloccata: 1.071 dipendenti pubblici verso uffici giudiziari dove c’era carenza personale. Priorità a quelli di province”.

Con questo twitter il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia annuncia il trasferimento definitivo di migliaia di dipendenti pubblici verso tribunali, corti d’appello, procure e ogni altro tipo di ufficio giudiziario.

 

Si tratta di una mobilità di massa mai vista prima in Italia nel settore pubblico e riguarderà lo 0.08% del totale dei dipendenti pubblici.

 

 

 

 

Dipendenti Provinciali. Ecco Cosa Succede

 

 

 

 

La Legge di stabilità prevede che entro il prossimo 31 marzo verrà attuata una razionalizzazione della spesa pubblica che implicherà la mobilità per il 50% dei dipendenti. Ciò si traduce nel percepire l’80% della retribuzione pur stando a casa.

 

Per i dipendenti provinciali questa mobilità definita volontaria rappresenta l’opportunità di non finire nelle eccedenze.

Ma rispetto al riassorbimento degli oltre 20mila dipendenti provinciali, il Presidente dell’Upi, l’Unione delle Province italiane Alessandro Pastacci, riporta tutti con i piedi per terra: “è un obiettivo impegnativo, che, perché sia pienamente raggiunto, ha bisogno di indicazioni certe da parte del Governo a tutte le amministrazioni statali e territoriali, altrimenti non sarà possibile garantire il futuro lavorativo e professionale di persone che sono e devono essere considerate una risorsa preziosa per il Paese”.

 

 

 

Dipendenti Provinciali. La Non Soddisfazione Dei Sindacati

 

 

 

 

C’era da aspettarselo che non tutti sarebbero stati felici di questo provvedimento.

E il prima linea non potevano certo mancare i sindacati CGIL e CISL che per voce delle rispettive leader Susanna Camusso e Annamaria Furlan fanno sapere che il problema della riorganizzazione della Pubblica Amministrazione non si risolve con gli annunci mediatici e chiedono certezze sul futuro dei tirocinanti del comparto giustizia, i quali escono forzatamente penalizzati da questo provvedimento.

 

Il responsabile Settori Pubblici della Cgil, Michele Gentile entra più nel merito del decreto e polemizza sul fatto che “sull’avviso di mobilità continua a non esserci scritto che una priorità è riconosciuta ai lavoratori delle Province e comunque il meccanismo non funzionerebbe se le Province devono dare alle amministrazioni che assorbono il personale il 50% del trattamento economico dei dipendenti trasferiti”.

 

Manifestazioni davanti alle prefetture e sit-in di protesta in piazza Montecitorio sono già stati annunciati e in qualche caso messi in atto da tutte le sigle sindacali.

 

 

 

 

 

Fonte: lastampa / termometropolitico / ilgiorno/ gonews

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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sab, set 6, 2014  Valentina
Legge 104. Questa Sconosciuta
4 (80%) 16 Vota Questo Articolo

 

Una recente ricerca Censis-Unipol ha evidenziato come nell’ultimo anno la spesa sanitaria privata si è ridotta per unità pro-capite da 491 a 458 euro all’anno.

 

In termini monetari questo calo si traduce in  6,9 milioni di prestazioni mediche private a cui le famiglie italiane hanno rinunciato, nonostante, ricordiamolo, il servizio sanitario nazionale sia sovvenzionato con le tasse dei cittadini.

 

Legge 104In questo preoccupante contesto anche il welfare familiare comincia a mostrare segni di cedimento e l’assistenza ai familiari in difficoltà diventa sempre più una questione tra parenti.

 

Fatta questa dovuta premessa, va da sé l’importanza sempre crescente della Legge 104 che, seppure ormai dovrebbe essere assodata e riconosciuta, si scontra invece ancora ricorsi e difficoltà di applicazione.

L’ultima vicenda in ordine di tempo si registra a Lecce, dove l’Asl è stata condannata dal giudice del lavoro per non aver concesso i giorni di permesso ad un dipendente. Si tratta di un medico in servizio presso la “Cittadella della Salute” del Distretto S.S. di Lecce, al quale il Direttore dell’U.O. ha negato più volte, “per esigenze di servizio”, la concessione dei permessi L.104/92.

Il giudice del lavoro invece ha ricordato che il diritto ad usufruire dei benefici concessi dalla Legge 104/92 non è subordinato a valutazioni discrezionali connesse all’organizzazione aziendale.

 

 

Legge 104. Ricordiamo Cos’è e Quando Richiederne L’Applicazione

 

 

La legge 104 e le sue successive modifiche – Legge 8 marzo 2000, n. 53, dal decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151 e dalla Legge 4 novembre 2010, n. 183 – in sintesi riconoscono agevolazioni lavorative per i familiari che assistono persone con handicap e per gli stessi lavoratori con disabilità; tali agevolazioni si traducono in tre giorni di permesso mensile o, in alcuni casi, in due ore di permesso giornaliero.

 

La documentazione necessaria per accedere ai permessi lavorativi sono diverse in base al richiedente che può essere un genitore, un familiare o lo stesso dipendente affetto da handicap grave.

 

Tutte le informazioni necessarie in questo senso si possono trovare sul sito dell’INPS, l’ente che attualmente si occupa della ricezione delle domande per il riconoscimento dello stato di invalidità sulla base di un certificato medico.

 

La domanda può essere inoltrata solo in via telematica e per ogni domanda inoltrata, il sistema informatico genera una ricevuta con il protocollo della domanda.

 

 

 

Fonte: vita / quotidianoinfermieri /handylex / prontoinfermieri

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

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mar, feb 11, 2014  Marco Brezza
Buonuscita Dipendenti Pubblici 2014: I tempi si allungano
4 (80%) 8 Vota Questo Articolo

Arrivano novità per i dipendenti pubblici con riferimento al tema delle regole della buonuscita: e si tratta di novità non esattamente buone. Ma vediamo con ordine che cosa sta accadendo. La Legge di Stabilità, approvata nella scorsa fine di dicembre (attraverso la l. 147/2013), è pienamente in vigore dal primo di gennaio 2014: all’interno dei suoi numerosi articoli sono anche previsti importanti cambiamenti per quanto riguarda la disciplina della buonuscita dei dipendenti pubblici (ovvero ciò che afferisce agli istituti del TFR e TFS). Le modifiche hanno interessato i commi 484 e 485 del suddetto strumento legislativo, apponendo modifiche scalari agli scaglioni quantitativi attraverso i quali è delineata la disciplina della liquidazione della buonuscita.

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Fonte: www.gazzettadellavoro.com

Fonte: www.gazzettadellavoro.com

Il nuovo meccanismo di liquidazione della buonuscita

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Osservando con attenzione le cifre si evince che, in pratica, il meccanismo di liquidazione è stato modificato a tutto svantaggio del dipendente pubblico: infatti, se fino al 31 dicembre scorso il pagamento inerente alle competenze di fine rapporto per i dipendenti pubblici avveniva attraverso un meccanismo di rateizzazione a partire da una certa somma ma con scadenze comunque relativamente vicine, ora le cose sono cambiate. Infatti qualora l’importo della buonuscita non dovesse oltrepassare la quota di 50mila euro, il trattamento potrà essere liquidato in un’unica soluzione; ma qualora la cifra dovesse salire sopra tale soglia, il pagamento della buonuscita dovrà forzatamente essere effettuato in un due tranche annuali. Nel caso in cui, poi, la buonuscita dovesse superare quota 100mila euro, il pagamento si dovrà configurare attraverso la suddivisione in due tronconi da 50mila euro ciascuno e solo successsivamente, attraverso una terza tranche, si andrà a completare la somma, sempre attraverso una scansione annuale.

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Indennità di buonuscita: un piccolo focus

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In questa direzione pare interessante fare un piccolo focus sul tema delle indennità di fine rapporto. L’indennità di buonuscita si configura infatti come una somma di denaro corrisposta al lavoratore nel momento in cui questi termina il servizio. Questo diritto (che può concretizzarsi anche in riliquidazioni o aggiornamenti) va in prescrizione nel termine di 5 anni dal momento in cui è venuto ad esistere (sia per gli iscritti che per i loro eventuali discendenti superstiti). È importante sottolineare che la prescrizione può essere interrotta da qualsiasi atto dell’interessato rivolto all’Inps Gestione Dipendenti Pubblici o all’amministrazione di appartenenza dal quale possa rilevarsi l’intenzione di avvalersi del diritto stesso. L’indennità di buonuscita è prevista per i lavoratori iscritti al fondo di previdenza per i dipendenti civili e militari dello Stato gestito dall’Inps, assunti con contratto a tempo indeterminato entro la data del 31 dicembre 2000, che hanno risolto, per qualunque causa, il rapporto di lavoro e quello previdenziale con l’Inps Gestione Dipendenti Pubblici avendo alle spalle almeno un anno di iscrizione. Per quel che riguarda invece i lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato presso l’impiego pubblico  in una data successiva al 31 dicembre 2000 va applicata la disciplina trattamento di fine rapporto.

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La corresponsione viene differita nel tempo

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Tornando alle novità apportate dalla Legge di Stabilità per il 2014, non rimane che constatare come la disciplina, abbassando le singole tranche di liquidazione delle quote da versare, contribuisca a far sì che la corresponsione del trattamento debba essere rinviata (e maggiormente diluita nel tempo) per un numero maggiore di lavoratori. Questo ovviamente garantisce allo Stato una maggiore quantità di risorse in cassa per un più lungo periodo di tempo (una vera e propria manna in tempi di crisi e spending review): ma tutto ciò a scapito del dipendente pubblico il quale vede giungere la totalità della propria buonuscita in un lasso di tempo troppo lungo. Ecco manifestarsi pienamente la difficoltà di contemperare le diverse esigenze di Stato e dipendenti: una delle sfide più difficili che la temperie di crisi economica presenta.

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Fonte: Blasting News

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Marco Brezza    

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