Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

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mar, dic 6, 2016  Valentina
Bonus Docenti. Arrivato Il Decreto
1 (20%) 1 Vota Questo Articolo

Fonte: giacinto. org

Fonte: giacinto. org

È stato finalmente pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il DPCM che disciplina le modalità di assegnazione e utilizzo della Carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione dei docenti di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado per l’anno scolastico 2016 2017.

 

Il decreto ribadisce il valore nominale della carta, di importo pari a 500 euro, i cui beneficiari sono tutti i docenti di ruolo a tempo indeterminato sia a tempo pieno che a tempo parziale. Vediamo insieme quali sono i passi da fare per l’attivazione della carta.

 

 

 

Bonus Docenti. Come fare

 

 

 

Prima di tutto precisiamo che non sono previste scadenze, pertanto i docenti potranno registrarsi quando lo riterranno opportuno, l’importante è che la registrazione avvenga entro il mese di agosto 2017, chiaramente all’interno dell’anno scolastico in corso.

 

Per poter effettuare la registrazione sulla piattaforma, bisognerà essere in possesso delle credenziali SPID, rilasciate solo da enti autorizzati come Poste Italiane, InfoCert, Tim e Sielte. Per accedere alla piattaforma è necessario digitare questo indirizzo: http://cartadeldocente.istruzione.it/.

Una volta entrati, ci si troverà davanti al pulsante “Entra con SPID”, con il quale selezionare l’Identity Provider utilizzato per l’ottenimento del delle credenziali SPID.

A questo punto verrà richiesto un codice di sicurezza OIT, inviato in tempo reale secondo la modalità prevista dall’Identity Provider.

Verrà infine richiesto il consenso per poter inviare i propri dati personali al fornitore di servizi. Una volta dato il proprio consenso si apre la pagina per l’utilizzazione dei buoni necessari alla fruizione dei famigerati 500 euro.

 

Nella stessa pagina c’è anche una voce che recita “dove spendere i buoni”, nella quale viene riportato un elenco di tutte le strutture, gli esercizi e gli enti di formazione abilitati ad accettare la carta. Se si clicca sul pulsante “crea buono” si potrà scegliere se acquistare di persona oppure on line; da questo punto in avanti inizia la vera e propria scelta per lo sfruttamento del bonus. Nella pagina “Inizia a usare Carta del Docente e crea il tuo primo buono”, si può monitorare l’importo disponibile, i buoni creati e utilizzati e i buoni non ancora spesi.

Per Assistenza tecnica il numero da comporre è 800.863.119, da lunedì a sabato – dalle 08.00 alle 20.00.

 

 

 

Bonus Docenti. Cose da sapere

 

 

 

 

 

Alcune precisazioni, al di là delle modalità pratiche è necessario sottolinearle però. Prima di tutto precisiamo che i buoni generati ma che non vengono spesi non provocano variazioni dell’importo disponibile e che se non si spende l’intero bonus nell’arco dell’anno scolastico, la parte rimanente andrà sommata alle risorse disponibili nella successiva emissione del bonus. In sintesi non andranno perse.

 

Per tutti quei docenti che avevano iniziato a utilizzare il loro bonus prima della sua erogazione, ovvero nel periodo compreso tra il primo settembre e il 30 novembre, dovranno rendicontare le spese direttamente alle istituzioni scolastiche che provvederanno all’erogazione.

 

 

 

 

 

Fonte: orizzontescuola /tecnichedellascuola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina stipa

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mar, nov 17, 2015  Valentina
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Fonte: repubblica.it

Fonte: repubblica.it

Voglio dare la mia vicinanza e solidarietà a tutti quegli insegnanti che hanno deciso di non fare la domanda, seguendo il consiglio di una parte del mondo sindacale. Purtroppo, si sono fidati di cattivi consigli e consiglieri“. Una dichiarazione davvero poco felice quella del Premier Renzi.

Un’ironia, perché così la vogliamo leggere, fuori luogo e fuori tempo.

 

Il premier a margine dello sciopero del comparto scuola ha parlato dei 48mila insegnanti che hanno firmato l’assunzione a tempo indeterminato a completamento della fase C del piano di assunzione straordinaria previsto dalla riforma della Buona Scuola.

 

Ma la scuola non ci sta. E a fronte di queste belle promesse, va detto, mantenute, ci sono ancora molti punti del tutto inaccettabili per gli appartenenti al settore, che hanno portato alla manifestazione di piazza di qualche giorno fa indetta da Cobas, Unicobas, Anief e Cub.

 

 

 

Scuola. I Motivi Della Protesta

 

 

 

I punti cardine che hanno portato in piazza migliaia di persone in tutta Italia sono principalmente tre:

 

1. impedire l’applicazione almeno delle parti più deleterie della legge 107 sulla Buona Scuola;

 

2. chiedere la stabilizzazione di tutti i precari esclusi;

 

3. dare battaglia all’umiliante proposta di rinnovo contrattuale che dopo sei anni di blocco prevede un aumento medio di 8 euro lordi al mese.

 

I motivi della discesa in piazza di buona parte degli appartenenti al comparto scuola li riassume bene, nella sua dichiarazione a margine della manifestazione, Marcello Pacifico, presidente Anief: “basta con gli inganni: come si fa a dire che la supplentite è finita, visto che rimangono da assumere quasi 200mila precari abilitati tra Graduatorie a eliminazione e graduatorie d’Istituto? Pure gli 8 euro di aumento previsti dalla Legge di Stabilità 2016 gridano vendetta. Per non parlare della norma di un anno fa che ha cancellato le supplenze per il primo giorno di assenza dei docenti e della prima settimana degli Ata. L’ora della tolleranza è finita”.

 

Alcune piazze si sono scaldate più di altre, come Napoli e Torino, lasciando anche indietro qualche ferito.  Certamente atti da condannare senza riserve. Certamente sintomi gravi di uno stato di agitazione che non accenna a diminuire. Anzi.

 

 

Fonte: blastingnews / rainews / lastampa

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

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lun, gen 26, 2015  Valentina
Dipendenti Provinciali. Al Via La Mobilità
3.25 (65%) 4 Vota Questo Articolo

Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

 

Mobilità sbloccata: 1.071 dipendenti pubblici verso uffici giudiziari dove c’era carenza personale. Priorità a quelli di province”.

Con questo twitter il ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia annuncia il trasferimento definitivo di migliaia di dipendenti pubblici verso tribunali, corti d’appello, procure e ogni altro tipo di ufficio giudiziario.

 

Si tratta di una mobilità di massa mai vista prima in Italia nel settore pubblico e riguarderà lo 0.08% del totale dei dipendenti pubblici.

 

 

 

 

Dipendenti Provinciali. Ecco Cosa Succede

 

 

 

 

La Legge di stabilità prevede che entro il prossimo 31 marzo verrà attuata una razionalizzazione della spesa pubblica che implicherà la mobilità per il 50% dei dipendenti. Ciò si traduce nel percepire l’80% della retribuzione pur stando a casa.

 

Per i dipendenti provinciali questa mobilità definita volontaria rappresenta l’opportunità di non finire nelle eccedenze.

Ma rispetto al riassorbimento degli oltre 20mila dipendenti provinciali, il Presidente dell’Upi, l’Unione delle Province italiane Alessandro Pastacci, riporta tutti con i piedi per terra: “è un obiettivo impegnativo, che, perché sia pienamente raggiunto, ha bisogno di indicazioni certe da parte del Governo a tutte le amministrazioni statali e territoriali, altrimenti non sarà possibile garantire il futuro lavorativo e professionale di persone che sono e devono essere considerate una risorsa preziosa per il Paese”.

 

 

 

Dipendenti Provinciali. La Non Soddisfazione Dei Sindacati

 

 

 

 

C’era da aspettarselo che non tutti sarebbero stati felici di questo provvedimento.

E il prima linea non potevano certo mancare i sindacati CGIL e CISL che per voce delle rispettive leader Susanna Camusso e Annamaria Furlan fanno sapere che il problema della riorganizzazione della Pubblica Amministrazione non si risolve con gli annunci mediatici e chiedono certezze sul futuro dei tirocinanti del comparto giustizia, i quali escono forzatamente penalizzati da questo provvedimento.

 

Il responsabile Settori Pubblici della Cgil, Michele Gentile entra più nel merito del decreto e polemizza sul fatto che “sull’avviso di mobilità continua a non esserci scritto che una priorità è riconosciuta ai lavoratori delle Province e comunque il meccanismo non funzionerebbe se le Province devono dare alle amministrazioni che assorbono il personale il 50% del trattamento economico dei dipendenti trasferiti”.

 

Manifestazioni davanti alle prefetture e sit-in di protesta in piazza Montecitorio sono già stati annunciati e in qualche caso messi in atto da tutte le sigle sindacali.

 

 

 

 

 

Fonte: lastampa / termometropolitico / ilgiorno/ gonews

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

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mer, ott 8, 2014  Valentina
TFR In Busta Paga. Statali Esclusi
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L’ultima trovata del Governo Renzi sulla possibilità di spalmare il trattamento di fine rapporto direttamente nella busta paga dei lavoratori dipendenti del solo settore privato ha già scatenato forti opposizioni e un fiume di polemiche.

 

tfr in bustaConfindustria ha commentato il rpovvedimento con un secco no, sottolineando come “l’ipotesi sul Tfr fa sparire con un solo colpo di penna circa 10-12 miliardi per le piccole imprese italiane”. Ma questo l’esecutivo lo sa. E infatti il provvedimento non riguarderà gli statali, poiché se così non fosse si otterrebbe un’immediata risalita di una spesa corrente che i governi degli ultimi cinque anni hanno congelato con il blocco dei contratti.

 

E in effetti questa consapevolezza esiste anche all’interno dello stesso governo. Il viceministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda si è affrettato a precisare che questa operazione  verrà portata a termine “solo se sarà totalmente neutra per le imprese” proprio perché è arci noto che “il settore industriale è quello che può trainare la ripresa, e va aiutato e supportato” e non certo ulteriormente affondato.

 

 

Statali. Da Sempre Diversi Dai Privati

 

 

Esiste poi un’altra distinzione da fare sui dipendenti statali e il trattamento di fine rapporto, se si decidesse di estendere questo provvedimento anche agli statali. Tutti gli assunti dopo la riforma del 2001 godono di una liquidazione calcolata sulla base dell’ultima busta paga divisa per un coefficiente di trasformazione e moltiplicata per gli anni di servizio.

 

Il diverso trattamento tra dipendenti pubblici e privati è già noto ai governi italiani; già un paio di anni fa infatti la liquidazione prevista dai dipendenti statali viene corrisposta per intero in una sola volta solo se inferiore ai 50mila euro.

Se supera questa soglia può essere erogata in due o addirittura in tre step differenti.

 

 

 

Esclusione Statali. Solo Per Corpri l’ennesima magagna dello stato?

 

 

 

Secondo alcuni però l’esclusione degli statali dal provvedimento sul TFR è legato a ben altro: secondo l’associazione sindacale Anief, lo Stato non ha mai versato quei contributi, se non a titolo figurativo, come prova l’ammanco di 23 miliardi dell’InpDap, ora INPS.

 

L’emendamento ad hoc che l’esecutivo avrebbe disposto nella legge di stabilità non pare sufficiente a coprire l’enorme buco. E anche se si dovessero trovare i fondi per la copertura integrale, il lavoratore non ne trarrebbe giovamento: un aumento di stipendio fa scattare l’aliquota marginale e anche la tassazione diventerebbe maggiore, con un paradossale guadagno per le casse statali.

 

 

Fonte: welfarenetwork / lastampa / ilsole24ore / orizzontescuola

 

Valentina Stipa

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mer, giu 18, 2014  Patrizia Caroli
Insegnanti Di Sostegno Normativa: Tutto quello che c’è da sapere
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Come sono configurati gli elementi basilari della tematica inerente agli insegnanti di sostegno normativa? L’interrogativo spalanca con tutta evidenza una settore ampio e di accresciuta importanza per la scuola italiana all’alba di questo ventunesimo secolo. Infatti la figura dell’insegnante di sostegno è penetrata all’interno dell’ordinamento disciplinare della scuola dell’obbligo italiana a partire dal 1977, tramite la legge 517: quest’ultima definisce il docente di sostegno come un insegnante esperto in didattica di tipo speciale idonea a sviluppare l’integrazione degli alunni definiti come “diversamente abili”, o comunque certificati “in situazione di handicap” nei modi e nei termini previsti da strumenti normativi successivi.

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Fonte: lastampa.it

Fonte: lastampa.it

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Insegnanti di sostegno normativa: assegnazione alla classe intera

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Penetrando dentro la tematica degli insegnanti di sostegno normativa ci si imbatte nell’allegato A del Decreto Direttoriale n. 7 del 16 aprile 2012: qui è affermato che “il docente specializzato per il sostegno è assegnato alla classe in cui è iscritto un alunno con disabilità”. In questo senso è  importante sottolineare che l’insegnante di sostegno risulta assegnato alla classe “in toto” e non al singolo alunno: infatti tale risorsa è finalizzata ad attuare interventi di integrazione attraverso strategie didattico-metodologiche specifiche.

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Il professore di sostegno assume la contitolarità della sezione e della classe in cui opera, partecipa alla programmazione educativa e didattica e all’elaborazione e verifica delle attività di competenza dei consigli di interclasse, dei consigli di classe e dei collegi dei docenti, firmando i documenti di valutazione di tutti gli alunni.

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Sinergia e corresponsabilità: un ruolo importante

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Va inoltre sottolineato il fatto che l’insegnante di sostegno specializzato si occupa di tutta una serie di attività educativo-didattiche mediante l’estrinsecazione di attività di sostegno al fine di favorire e promuovere il processo di integrazione degli alunni con disabilità all’interno della classe stessa: l’ottica è quella della sinergia informata ai principi di corresponsabilità e di collegialità. Proprio per questi motivi il docente deve possedere una serie di competenze e conoscenze che costituiscono un profilo di elevata complessità (come ad esempio le competenze teoriche e pratiche nel campo della didattica speciale): ma, vista la crescente importanza del ruolo del docente di sostegno all’interno della scuola pubblica italiana, è giusto che il medesimo venga rivestito da professionisti preparati.

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Insegnanti di sostegno normativa: doppio binario?

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Effettuando un ulteriore passo in avanti per ciò che riguarda la branca settoriale degli insegnanti di sostegno normativa, pare utile osservare la legislazione che illustra il modo in cui diventare docenti di sostegno. Il D.P.R. 31 ottobre 1975, n. 970, all’art. 8, afferma che “il personale direttivo e docente preposto alle istituzioni, sezioni o classi deve essere fornito di apposito titolo di specializzazione da conseguire al termine di un corso teorico-pratico di durata biennale presso scuole o istituti riconosciuti dal Ministero della pubblica istruzione. I programmi del predetto corso sono approvati con decreto del Ministro per la Pubblica Istruzione, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione”. Va poi evidenziato che nella legge 104/92 si afferma che l’utilizzazione in ruoli di sostegno di docenti privi dei prescritti titoli di specializzazione è consentita unicamente nel caso in cui vi sia mancanza assoluta di docenti di ruolo o non di ruolo specializzati: una disposizione particolare, che tende ad edificare un secondo binario di accesso al sostegno. Un’opzione che tende a creare una certa confusione per il settore degli insegnanti di sostegno normativa.

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Fonti: wikipedia, sostegno.org, orizzontescuola.it

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Patrizia Caroli

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