Dipendenti statali -il Blog-

Appunti e riflessioni per un dipendente statale

Appunti e riflessioni: il blog di esternazioni liberatorie

Accessibilità per i visitatori: sola lettura, ma potrete presto chiedere la registrazione ed esprimere i vostri pareri.

Categorie

 
lun, mag 22, 2017  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: sicurezzacgs.it

Fonte: sicurezzacgs.it

Il principio di diritto chiaramente affermato dalle due pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo citate dai ricorrenti è, invece, di segno radicalmente opposto: la restrizione dell’esercizio del diritto di associazione sindacale dei militari non può spingersi sino alla negazione della titolarità stessa di tale diritto, pena la violazione dei menzionati articoli 11 e 14 della Convenzione”.

A dirlo è il consiglio di stato con l’ordinanza nu, 2043/2017 che di fatto afferma “l’illegittimità costituzionale dell’art. 1475, comma 2, del d.lgs. 66/2010 (Codice dell’Ordinamento Militare) il quale recita che “i militari non possono costituire associazioni professionali a carattere sindacale o aderire ad altre associazioni sindacali”.
Si tratta di una presa di posizione epocale e di una svolta altrettanto radicale per la quale non tarderanno a farsi sentire le prime conseguenze.

Diritti sindacali militari. Tutto in mano alla Corte Costituzionale

 

 

 

Questa dichiarazione di illegittimità di fatto passa la patata bollente alla corte costituzionale; la stessa nel lontano 1999 aveva già sentenziato che “il divieto sancito per i militari di costituire associazioni professionali a carattere sindacale“, nonché di “aderire ad altre associazioni sindacali non fosse anticostituzionale”. Ad oggi però questa dichiarazione deve essere rivista alla luce di quanto dichiarato dalla corte di Strasburgo.
Sarà ben più difficile per l’italia ignorare il peso di questa ammissione, perché fa riferimento a quanto stabilisce la stessa corte europea dei diritti dell’uomo, la quale all’art. 11 dichiara che “ogni persona ha diritto alla libertà di riunione pacifica e alla libertà d’associazione, ivi compreso il diritto di partecipare alla costituzione di sindacati e di aderire a essi per la difesa dei propri interessi. 2. L’esercizio di questi diritti non può essere oggetto di restrizioni diverse da quelle che sono stabilite dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale e alfa protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il presente articolo non osta a che restrizioni legittime siano imposte all’esercizio di tali diritti da parte dei membri delle forze armate, della polizia o dell’amministrazione dello Stato”.

 

 

Non ci sono margini di interpretazione. Siamo sul binario diametralmente opposto a quanto stabilisce il codice dell’ordinamento militare. A questo si aggiunge anche che la Francia, paese natale del casus belli che ha portato a questa pronuncia si è già adeguata a quanto previsto dalla CEDU.

 

 

 

 

Diritti sindacali dei militari. La necessità è reale

 

 

 

In effetti il caso italiano è davvero peculiare in Europa, dove esistono circa 30 tra associazioni e sindacati di militari attivi in diversi 21 Paesi.

 

Come sottolineato anche da Salvatore Rullo, presidente Assodipro (Associazione Solidarietà Diritto e Progresso) “la richiesta di strumenti di rappresentanza vera, la concessione di diritti, sono necessari affinché i cittadini in uniforme, donne e uomini al servizio del Paese, possano essere integrati completamente ed effettivamente nella società e non come cittadini di serie B, pagando una presunta specificità militare che diventa negatività su diritti e porta all’isolamento”.
Fonte:  infodifesa / beppegrillo
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, apr 12, 2017  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: giacinto.org

Fonte: giacinto.org

Già perché ormai sta diventando un mistero questa storia del bonus di 80 euro. L’ultima scadenza annunciata è lo stipendio di aprile, nel quale dovrebbero confluire tutti gli arretrati da gennaio.

 

 

 

Si tratta evidentemente di un annuncio un po’ troppo ambizioso che farebbe passare la questione dal mistero al miracolo. Tra l’altro se da un lato si parla di quando arriverà, dall’altro si parla di quando sparirà!

 

 

 

Che non sarebbe diventato un provvedimento strutturale e continuativo è chiaro da molto tempo ormai ma che sarà destinato a finire addirittura per il prossimo settembre è una notizia non confermata che però preoccupa molti. Soprattutto chi non lo ha ancora ricevuto. Che rischia concretamente di non vederlo mai.

 

 

 

 

 

Comparto Sicurezza. Si annunciano nuove battaglie di piazza

 

 

 

Neanche a dirlo i sindacati di categoria hanno già dichiarato scioperi e manifestazioni; la lotta riguarda due fronti distinti del bonus: il fatto che con molta probabilità non arriverà neanche il prossimo mese di aprile e la speranza che rimanga anche dopo la riforma di riordino delle carriere, anche se abbiamo già anticipato nel paragrafo precedente, ci sono già voci di termine esperimento…

 

 

 

Comparto Sicurezza. Il Bonus è solo la punta dell’iceberg

 

 

 

 

Ma quello degli 80 euro non è certo l’unica cosa che preoccupa gli appartenenti alle forze dell’ordine in questo momento.

 

 

Esiste infatti un altro problema da risolvere nel più breve tempo possibile. Si tratta degli errori commessi in fase di compilazione del cedolino NoiPa di gennaio e febbraio scorsi. Stiamo parlando delle centinaia di migliaia di euro che gli appartenenti alle forze dell’ordine ma anche quelli del comparto scuola, si sono visti indebitamente trattenere nelle buste paga sotto la voce di conguagli, legati al bonus Renzi percepito nell’anno 2016.

 

 

A seguire poi esiste anche il problema legato ai contributi INPS  sui quali non esiste aggiornamento da oltre un anno. Va da sé che considerati i molteplici errori che si sono ripercossi sulle tasche dei dipendenti, il punto non è il mancato aggiornamento, ma le motivazioni di questo ritardo. Non sia mai che si scopra un altro ennesimo errore…

 

 

 

 

Fonte: investireoggi / businessonline / informazionefiscale

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mer, mar 22, 2017  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: italia2tv.it

Fonte: italia2tv.it

La decisione della procura di Roma di aprire un fascicolo contro ignori per indagare sulla vicenda che ha visto una fuga di notizie coperte da segreto istruttorio nell’ambito dell’inchiesta Consip ha fatto chiaramente scalpore.

 

 

Ancora di più ha fatto scandalo la revoca dell’indagine ai carabinieri del NOE, in favore del Nucleo investigativo dei carabinieri di Roma. Un’azione che di fatto sottolinea il dubbio che la fuga di notizie derivi dall’interno.
“Gli accertamenti fin qui espletati hanno evidenziato che le indagini del procedimento a carico di Alfredo Romeo ed altri, sui fatti (poi) di competenza di questa Procura, sono state oggetto di ripetute rivelazioni di notizie coperte da segreto sia prima che dopo la trasmissione degli atti a questo ufficio, sia verso gli indagati o comunque verso persone coinvolte a vario titolo, sia nei confronti degli organi di informazione”. Si legge in una nota della Procura di Roma.

 

 

 

Carabinieri. Una revoca che lascia molti dubbi

 

 

A molti non è sfuggito un particolare: questa vicenda riguarda in primo piano il nucleo NOE al cui vertice, fino al suo discusso trasferimento, c’è Sergio De Capro, meglio conosciuto come Capitan Ultimo.
I dubbi su questa vicenda in realtà sono molti. Il primo in assoluto è di logica: perché un reparto che dovrebbe dedicarsi ai reati ambientali come il Neo viene destinato ad indagare un reati legati alla corruzione.

 

 

 

Questa è senza dubbio la prima grande anomalia. Da ricondurre a capitano Ultimo, il quale grazie alla alle sue capacità di operare sotto copertura sfrutto il NOE proprio per ottenere mandati investigativi, che permisero di svolgere controlli anche all’interno della pubblica amministrazione stessa.
Si capisce che Capitan Ultimo è sempre stato un personaggio scomodo, fino a raggiungere l’apice della scomodità interna, lavorando sull’indagine che vide tra gli indagati anche il comandante Del Sette.
Una serie di strani trasferimenti e cambi di ruolo videro poi protagonista De Caprio, fino alla notizie della revoca delle indagini sul CONSIP, a causa della fuga di notizie.
Una fuga di notizie gravissima che dovrà trovare per forza un colpevole. Ma che lascia anche molti, moltissimi dubbi sui vertici dell’Arma, sulla politica e sulle due cose insieme.

 

 

 

 

Fonte: la stampa / adnkrnosos

 

 

 
Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
lun, mar 20, 2017  Valentina
Vota Questo Articolo

 

Fonte: gonews.it

Fonte: gonews.it

Finalmente una buona notizia. Ha visto la luce l’emendamento del Governo al decreto sicurezza che prevede l’allargamento dei benefici anche alle forze di Polizia Locale. Si inizia dunque a sentire l’odore di equo indennizzo e rimborso spese di degenza per causa di servizio.

 

 

Manca ancora l’approvazione del senato, quindi tecnicamente non si può ancora cantare vittoria, ma siamo sulla buona strada.

 

 

 

 

 

Polizia Locale. Cosa Cambia

 

 

 

 

 

Vediamo nel dettaglio di cosa si tratta esattamente.

Partiamo dall’equo indennizzo. È una somma corrisposta una tantum dall’Amministrazione al dipendente che abbia subito un’invalidità permanente dovuta a cause di servizio, a prescindere dalla diretta responsabilità o meno della Pubblica Amministrazione; tale invalidità deve consistere in una menomazione dell’integrità psico-fisica riconducibile alle tabelle A e B allegate al DPR 30.12.1981, n. 834.

 

 

L’ammontare dell’indennizzo viene calcolata in funzione della gravità dell’invalidità ed è in percentuale rispetto all’importo dello stipendio tabellare registrato al momento della data di presentazione della domanda. Dalla cifra della retribuzione vanno però escluse le altre voci retributive a carattere fisso e continuativo, come la tredicesima ad esempio.

Questa estensione di diritti verso la polizia locale non include le pensioni privilegiate, come stabilito dalla Riforma Fornero, che pertanto non ne godrà.

 

 

Gli stessi sindacati poi sottolineano l’importanza della possibilità da parte degli peratori di “di avere accesso alle banche dati in uso alle altre forze di polizia, al fine di rafforzare e dare concreta attuazione alla collaborazione e al rapporto sinergico tra i diversi corpi”.

Altra nota non certo di secondaria importanza è lo sblocco del turn over, che permetterà un intervento incisivo sugli organici in essere al fine di “garantire servizi adeguati e sicurezza ai cittadini”.

 

 

 

 

Polizia Locale. È Un Passo Avanti, Ma Non è Abbastanza

 

 

 

 

 

La soddisfazione da parte delle sigle sindacali è inanime da tutti i fronti chiaramente; di fatto questo emendamento, purché venga approvato anche dal senato, porrà finalmente fine a una discriminazione nei confronti della polizia locale rispetto agli altri corpi del comparto sicurezza che dura da troppi anni ormai.

 

 

Continueremo a monitorare l’iter di questa legge, che ora dovrà passare al vaglio del Senato, chiedendo anche il riconoscimento dell’istituto della pensione privilegiata e l’estensione dei benefici dell’equo indennizzo e della causa di servizio anche al personale della polizia provinciale che rivendica su questo stesso fronte uguali diritti. Dobbiamo dare attuazione alle giuste rivendicazioni dei sessantamila operatori che sino ad oggi hanno continuato a svolgere il proprio lavoro con serietà e abnegazione nonostante le condizioni di estrema precarietà e la mancanza di adeguati riconoscimenti normativi e giuridici“. È la promessa delle sigle Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl.

 

 

 

 

 

 

Fonte: bari.zon / pensionioggi /ansa

 

 

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest
mar, mar 14, 2017  Valentina
Vota Questo Articolo

Fonte: skuola.net

Fonte: skuola.net

Certezza ancora non c’è. Ma l’ipotesi sta facendosi largo da qualche giorno e più se ne parla più sembra vera. Parliamo di un nuovo concorso riservato per i precari che ancora non hanno trovato la cattedra attraverso il piano straordinario di assunzioni della buona scuola.

 

Si intravede all’orizzonte infatti un’altra sanatoria per i precari che hanno già maturato una parte almeno dei requisiti fino ad oggi richiesti per entrare in ruolo ovvero laurea, concorso e tre anni di tirocinio di cui due in classe.

 

Scuola. Tutto in mano al ministro Fedeli

 

 

Nell’audizione in parlamento il ministro Fedeli ha annunciato che i docenti abilitati entreranno in ruolo con un esame orale, mentre i non abilitati con 36 mesi di servizio entreranno in ruolo partecipando a un concorso semplificato con un solo scritto, anziché due, e svolgendo un tirocinio ridotto rispetto ai nuovi laureati.

 

 

Da qui la possibilità poi di un concorsino per stabilizzare anche i precari abilitati di II fascia delle graduatorie d’istituto e quelli di III fascia che abbiano fatto 36 mesi di supplenze almeno.
Tutti questi progetti e tutte queste ipotesi non avranno di certo una partenza veloce, poiché per il prossimo anno scolastico, verranno assunti ancora i vincitori del concorso dello scorso anno.

 

 

Quindi conti alla mano, se i supplenti sono circa 80 mila e i posti in organico circa 45 mila questi progetti di stabilizzazione riguardano indicativamente 35 mila soggetti.

 

Scuola. Poco Entusiasmo Anche Per L’aumento

 

E intanto nessuno si sente soddisfatto della firma apposta dal ministero in termini di aumento stipendiale per il comparto scuola.

 

A spiegare la posizione delle associazioni a tutela dei dipendenti del settore è Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti: “delle risorse necessarie per raggiungere i miseri 85 euro lordi di aumento promessi ad oggi risulta stanziata meno della metà. Inoltre, per quanto concerne la parte normativa, va sottolineato che non si è concluso l’iter di revisione del Testo Unico nel quale sono ancora presenti ambiguità su quale sia la sfera riservata alla contrattazione (…) Come è stato evidenziato anche dai recenti dati della Tesoreria dello Stato sugli stipendi degli statali, la scuola resta fanalino di coda del settore pubblico. Chiediamo dunque al Governo di reperire le risorse per recuperare il potere di acquisto dei docenti, cioè almeno 150 euro mensili”.
Vediamo gli sviluppi delle prossime settimane. Certamente la situazione rimane incandescente su tutti i fronti. E non si vedono prospettivi di miglioramento a breve termine.

 

 

 

 

 

Fonte: corriere / orizzontescuola / scuolainforma

 

 

 

 

 

 

Valentina Stipa

 

 

 

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • RSS
  • Pinterest