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Taglio stipendi insegnanti: il Governo fa dietrofront



Taglio stipendi insegnanti: il Governo fa dietrofront
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Un’ enorme ondata di proteste era stata sollevata lo scorso 3 gennaio quando un annuncio del Mef aveva lasciato presagire una perentoria richiesta di restituzione inerente agli scatti di anzianità 2012. Il famigerato ectoplasma del prelievo di 150 euro mensili dagli stipendi degli insegnanti italiani aveva innescato un vortice di proteste davvero intenso. La questione ha avuto un forte impatto mediatico, proprio per la delicatezza dell’ambito coinvolto, lasciando evidenti strascichi. Per questo motivo pare importante ripercorrere quel momento.

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Fonte: www.larena.it

Fonte: www.larena.it

Taglio stipendi insegnanti: l’ondata di proteste

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Proprio a partire da quella giornata il Sindacato Gilda aveva annunciato uno sciopero generale avviando anche la procedura di conciliazione prevista dalla normativa. A ruota avevano seguito tutti i principali sindacati afferenti al settore scolastico. Il picco dell’agitazione era stato raggiunto il 7 gennaio, al ritorno a scuola dopo le vacanze natalizie, con la notizia, ormai rilanciata dai principali quotidiani nazionali, a rimbalzare nelle case degli italiani.

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Il prelievo veniva ulteriormente confermato dal Ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il quale dichiarava che “il recupero delle somme relative agli scatti degli stipendi del personale della scuola è un atto dovuto da parte dell’amministrazione”, rilevando il persistere in vigore di un provvedimento che estendeva il blocco degli scatti a tutto il 2013. Non erano mancate poi le dichiarazioni bellicose provenienti dal Sindacato insegnanti Gilda: “Siamo stanchi di aspettare: vengano restituiti ai docenti gli scatti stipendiali 2012 o sarà sciopero generale”. La situazione giungeva pertanto a limiti insopportabili.

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Scatti di anzianità: la marcia indietro

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Poi, improvvisamente, l’8 gennaio, il Governo fa marcia indietro. Ad anticipare questo stop era stato il contegno del Ministro dell’Istruzione Maria Chiara Carrozza, la quale si era invece schierata al fianco delle associazioni sindacali, inviando una missiva proprio al Ministro Saccomanni (quest’ultimo criticato da tutte le direzioni, in particolar modo da tutto lo scacchiere di rappresentanze parlamentari, tra cui Partito Democratico e Movimento 5 Stelle) nella quale si implorava la sospensione immediata del prelievo. Insomma, un vero e proprio vespaio mediatico, con membri del Governo che si contraddicono vicendevolmente e i movimenti sindacali inferociti.

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Lo stop vero e proprio era quindi giunto in Consiglio dei Ministri proprio l’8 gennaio: non ci sarà alcun prelievo, annunciava il Governo. Il respiro di sollievo della categorie coinvolte era giunto con evidenza. Il sindacato Gilda aveva accolto con soddisfazione il dietrofront, mentre il coordinatore nazionale del medesimo sindacato si augurava che il Governo mantenesse la parola data.

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Storia di un autogol mediatico

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Ad oltre un mese dagli eventi, il Governo parrebbe aver chiuso quell’insidioso “file”: l’autogol mediatico dell’annuncio poi “rimangiato” in apnea rimane però una mossa che ha lasciato il segno, non contribuendo in alcun modo a rasserenare gli animi segnati dalle profonde difficoltà del periodo storico di crisi. Nelle giornate successive il Governo è riuscito a chiudere e a risolvere la tenzone inerente agli  scatti di anzianità dei docenti: è stato infatti approvato il Decreto Legge che permetterà a 52mila persone, tra docenti e personale Ata, di non restituire gli aumenti stipendiali ricevuti nel 2013 e di mantenere il nuovo livello retributivo. Le risorse sembrerebbero essere state reperite in parte attraverso una parziale decurtazione del fondo per il miglioramento dell’offerta formativa e per la restante quota attingendo alle risorse giunte dai tagli effettuati dall’ultimo governo di centrodestra.

 

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