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Uranio Impoverito. Lo Stato Pagherà



Uranio Impoverito. Lo Stato Pagherà
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Magra, magrissima consolazione rispetto al calvario vissuto. Ma pur sempre una vittoria. Che merita le luci della ribalta. Che meriterebbe di essere conosciuta. Il condizionale è purtroppo d’obbligo in questo caso, perché quando si parla di chi con tutte le forze, anche quelle che non ha più, si oppone allo stato, dopo averlo servito con fedeltà per anni e alla fine vince, si ha sempre un retrogusto amaro nel diffondere la notizia, in questa Italia fatta di ombre e ricatti.

Lorenzo Motta

 

Lorenzo Motta oggi può dirsi guarito nel fisico, anche se di fatto lo è momentaneamente, perché l’uranio impoverito non ti abbandona. Le ferite mentali, che non si vedono, quelle non guariranno mai. Ma sono proprio loro a dargli la forza per rivendicare con orgoglio la sua vittoria contro uno stato che si è dimostrato meschino e bieco, di fronte a una malattia conclamata come il linfoma di Hodgkin, di cui ormai anche la magistratura ne ha conferito piena responsabilità agli organi statali coinvolti.

 

Una precisazione però è dovuta. Nessuno si ammala di uranio impoverito. L’uranio impoverito infatti è una lega, che alla temperatura di 3000 gradi rilascia una serie di metalli pesanti che, se vengono a contatto con l’uomo, provocano poi linfomi e tumori. La colpa dello stato è quella di non aver tutelato i suoi figli in missione e di averli lasciati a contatti con queste particelle, nonostante fossero in dotazione tutte le attrezzature necessarie per evitarlo.

Ma andiamo con ordine.

 

 

Uranio Impoverito. La Guerra Di Lorenzo

 

Nel 2005, Lorenzo Motta nel pieno della sua carriera all’interno della Marina Militare come specialista nel sistema di combattimento Telecomunicatore, dopo diverse missione all’estero tra cui Afghanistan e Golfo Persico, gli viene diagnosticato il linfoma di Hodgkin. Iniziano 8 cicli di chemioterapia e 35 cicli di radioterapia, a cui si aggiunge una lettera della Marina Militare che comunica una riduzione delle sue competenze  del 50%, annunciando anche che, nel caso in cui la malattia si fosse protratta per altre 3 mesi, le competenze si sarebbero azzerate, così come lo stipendio.

 

Le cure durano 17 mesi, durante i quali Lorenzo e la sua famiglia hanno dovuto fare i conti, come se non bastasse il tumore, anche con uno sfratto, legato proprio alla mancanza di stipendio. Inizia da qui una strada tutta in salita a livello professionale e personale, tra perizie del centro Nanodiagnostics dell’Università di Modena e trasferimenti se non intimidatori, quantomeno poco pertinenti considerata la situazione.

 

Si arriva così al 2010 quando il comitato di verifica del ministero dell’economia e delle finanze trasmette per conto del ministero della difesa parere negativo rispetto alla causa di servizio, che avrebbe dato a Lorenzo accesso a una serie di facilitazioni anche di carattere economico. Il ministero della difesa trasforma in tutta fretta il parere del comitato in decreto, formalizzando di fatto la non causa di servizio, credendo erroneamente di porre la parola fine a questa vicenda.

 

Il 23 gennaio di quest’anno invece Lorenzo insieme al suo avvocato si rivolge al Tar, ultima speranza, anche a seguito di una serie di illeciti burocratici commessi dai vari ministeri nell’emissioni dei pareri e dei decreti negativi.

 

Il 19 marzo scorso arriva la sentenza. Storica. Non c’è dubbio. Il Tar condanno lo stato italiano tramite il ministero della difesa e quello dell’economia e delle finanze a risarcire Lorenzo, riconoscendo di fatto, oltre a una serie di illeciti amministrativi, la causa di servizio, legata alla mancanza di impiego di attrezzatura adeguata, nonostante una circolare internazionale che ne obbligava all’utilizzo.

 

 

 

 Uranio Impoverito. Vincere Lo Stato Si Può E Si Deve

 

L’importanza di questa sentenza del tribunale amministrativo del Lazio è storica e crea un precedente certamente scomodo per lo stato italiano. Forse proprio per questo non è stata diffusa e non ha avuto la cassa di risonanza che meritava.

 

Ricordiamo che ad oggi ci sono ancora centinaia di militari malati, molti altri che non ce l’hanno fatta ed altri ancora che non hanno avuto la forza e la costanza di Lorenzo nel combattere un gigante che nei fatti è stato il loro stesso padre. Quel padre al quale hanno gridato a piena voce e con il braccio teso LO GIURO, per poi essere ringraziati così.

 

Oggi il grido di Lorenzo non è rivolto al tricolore, ma a tutti quelli che come lui lottano contro un gigante e rischiano di perdere la speranza. Ragazzi, la speranza c’è e questa sentenza lo dimostra senza meno. Si può vincere contro uno stato assassino. Si può e si deve.

 

Chiunque abbia avuto modo di parlare con un militare non può non essere colpito dall’orgoglio con cui indossa la divisa: petto largo, testa alta e occhi severi. Quella stessa divisa che agli uomini come Lorenzo, è stata strappata, infliggendo, nonostante tutto, un ennesimo lutto. Nonostante tutto. Perché si può pensare che se lo stato che servi per anni con diligenza e fedeltà ti tradisce, diventa lecito odiarlo, denigrarlo e non rispettarlo più. Ma chi è militare, lo rimane per sempre. Nonostante tutto. Anche senza la divisa.

 

 

 

 

Valentina Stipa

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