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Vigili Urbani. Dove Non Arriva La Politica, Arriva Whatsapp



Vigili Urbani. Dove Non Arriva La Politica, Arriva Whatsapp
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Whatsapp-vigili-urbaniMassima diffusione con circa 800 milioni di utenti dichiarati dai vertici fondatori e costi di gestione inesistenti.

Questi due dati da soli bastano a spiegare come uno strumento flessibile e di facile impiego come l’applicazione Whatsapp possa essere usato anche per scopi di utilità pubblica, sfruttandolo di fatto per ottenere quell’aiuto che le istituzioni spesso non danno ai propri stessi dipendenti, come nel caso dei vigili urbani.

 

Di fatto si tratta di quello che un tempo era il duplex della SIP.

È bastato infatti fornire un numero di telefono diretto del comando per permettere i cittadini di segnalare episodi che richiedano un intervento degli ufficiali, sviluppando da un lato un senso civico che va perdendosi e dall’altro aiutando in modo concreto il corpo dei vigili urbani che, per carenze di personale e di risorse non può essere presente in tutti i punti di criticità che lo richiederebbero.

 

Vigili Urbani e Whatsapp: A volte La Tecnologia Non Basta

 

 

Lo sanno bene i vigili urbani che se nell’immaginario collettivo rappresentano una di quelle categorie di dipendenti statali privilegiati, di fatto sono i fratelli minori degli uomini in divisa e assorbono problemi  e carenze sia come forze dell’ordine che come dipendenti statali.

 

Le questioni ancora irrisolte per i sindacati di categoria, sono sempre le stesse da mesi: i festivi infrasettimanali, gli standard della polizza infortuni e la distribuzione dei turni e dei servizi.

L’adeguamento in particolare della polizza infortunio è non più procrastinabile: il rischio di infortunio per un Agente che opera su strada è esponenziale rispetto a chi opera prevalentemente in luoghi “protetti”, dunque un giusto adeguamento dei massimali della polizza e la copertura delle spese mediche è davvero indispensabile.

 

A Piacenza i sindacati di categoria sono in agitazione da diverso tempo ormai e non accennano a farlo finire, fino a quando le istituzioni non daranno delle risposte concrete e scandite da scadenze temporali. “Restiamo in attesa dell’esito dell’incontro del 5 maggio, al quale parteciperà anche il nuovo Comandante e in quell’occasione nulla sarà per noi, più rimandabile (…) Se anche in quell’occasione non dovessimo ottenere risultati tangibili, per noi, l’ipotesi più probabile resta quella dello sciopero”. La posizione del sindacato Diccap Sulpl è chiara e molto decisa.

 

 

Fonte: ancupm / liberta / ilpiacenza

 

 

 

 

Valentina Stipa

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