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Vittime Uranio Impoverito. Facciamo Il Punto



Vittime Uranio Impoverito. Facciamo Il Punto
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uranio impoveritoEmicranie lancinanti, problemi alla vista, tremori alle gambe. Diagnosi mortale. Tumore al cervello. 18 mesi e 15 giorni di agonia per un veterano dell’esercito, orgoglio dell’Arma dei Carabinieri.  Il suo nome era Giovanni, ma non è affatto importante. Perché Giovani è uno degli anelli di una vergognosa catena di morte, che ha colpito centinaia di famiglie e che ancora non ha un colpevole certo e riconosciuto. Ha però un complice: l’uranio impoverito o il radon, un gas radioattivo completamente inodore che deriva sempre dallo stesso metallo.

 

Dati ufficiali parlano di 3700 uomini di ritorno da missioni all’estero che negli ultimi dieci anni si sono ammalati di tumore a cui si sommano i 314 che dal 1999 ad oggi hanno perso la vita. Si tratta di numeri a dir poco spaventosi e per i quali lo stato e le istituzioni hanno fatto orecchi da mercante.

 

 

Ma Come Si è Arrivati A Questi Omicidi?

 

 

 

La domanda è lecita se si pensa che nel lontano 1999 l’U.S. Army divulgò un’informativa rivolta ai vertici militari di tutti i Paesi presenti in missioni nella ex Yugoslavia sulla pericolosità delle neo-particelle di uranio impoverito e sulla sua terribile capacità di provocare negli anni malattie irreversibili.

 

Dunque “gli americani erano stati chiari: neanche un lembo di pelle doveva rimanere esposto a quel metallo, e i soldati erano tenuti a indossare tute completamente impermeabili. Invece i nostri erano vestiti poco più che in braghe di tela, si sedevano nelle camionette dove sui sedili era rimasta la polvere di uranio, che si infilava nelle mutande e nei pantaloni. E questo spiega l’anomala insorgenza di tumori non solo alle vie respiratorie, ma anche ai testicoli e rettali” spiega l’ammiraglio Falco Accame, oggi presidente dell’associazione Ana-Vafaf, che tutela le famiglie dei militari deceduti in tempo di pace.

 

 

 

Uranio Impoverito. Ministro Pinotti, Lo Stato Dov’è?

 

 

 

L’atteggiamento delle istituzioni, se di base è menefreghista, in concreto ha modus operandi del tutto altalenanti e illogici; pur non riconoscendo al responsabilità del ministero della difesa, lo stesso ha istituito nel 2012 un pool di esperti, finanziandolo con 30 milioni di euro annui, finalizzati a risarcire le vittime.

 

uranioimpoveritoDall’altra parte però, le lettere dei militari ammalati e delle loro famiglie vengono sistematicamente ignorati e cadono nel vuoto, nonostante il riscorso a i tribunali e la lunga collezione di condanne a carico del ministero, 25 per la precisione.

 

Ad oggi a nessuna di queste condanne ha ancora fatto seguito un euro di risarcimento. Il ministero si difende a spada tratta e precisa che dal 2013 sono state introdotte nuove regole che danno la possibilità di ottenere le indennità di servizio non solo a chi si è ammalato di patologie collegate all’uranio impoverito, ma anche a chi è affetto da altre malattie invalidanti sorte durante il periodo lavorativo.

 

Ma la responsabilità non ricade solo sullo stato. Anche i vertici militari tremano. Esiste infatti già un fascicolo di indagine al momento contro ignoti con l’accusa di omicidio colposo e omessa esecuzione di un incarico. Sono proprio i vertici militari infatti che avrebbero dovuto conoscere i rischi ai quali andavano incontro i soldati e salvaguardare la loro incolumità.

 

È di poche settimane fa poi la sentenza della corte di cassazione che rappresenta una vittoria per i militari: è stato sancito infatti che la giurisdizione competente a valutare il danno per gli eredi dei militari morti sia quella dei tribunali ordinari.

Un piccolo passo avanti nella giusta direzione. Che certamente non riporterà in vita i morti né farà guarire i malati. Ma renderà loro giustizia e onore, così come è giusto e doveroso che sia.

 

 

Fonte: forzearmate / espresso.repubblica / balcanicaucaso/ befan

 

 

Roberta Buscherini

 

 

 

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